Il teak, una delle essenze lignee più pregiate e ambite nel settore nautico, ha una storia lunga e affascinante. Così, dalle ossature in castagno, larice, olivo, quercia e rovere e dai fasciami e alberature in legni di abete, spruce, pino e douglas, tutte essenze europee, col tempo si è passati all’utilizzo di mogani ma soprattutto di teak. Le caratteristiche del teak sono uniche nel suo genere. È un legno durissimo, adatto anche per la costruzione di fortini (resiste alle cannonate) ed è inattaccabile dai parassiti. Il teak, il più famoso legno per imbarcazioni è diventato ormai un puro fattore estetico.
Per comprendere appieno come trattarlo, dobbiamo considerare la sua provenienza. Il legno è come il vino. Prima di capire come riportarlo a nuovo, dobbiamo cercare di capire che provenienza ha. Esistono diverse tipologie: il teak naturale da foresta “morto in piedi” e poi segato e il teak di recupero da demolizioni. I primi due legni sono più scuri. Quello naturale addirittura può contenere venature bronzacee o verdastre. Gli altri sono più chiari e uniformi dal colore paglierino, dato il clima diverso nel quale crescono e non raggiungono mai gli invecchiamenti dei primi tronchi naturali che arrivavano al diametro di 2 metri e ad un’altezza di 30 o 40. Tutti conservano la caratteristica del “pelo”.
Perché il Teak della Barca ha Bisogno di Pulizia?
La pulizia del teak è una fase molto importante della manutenzione della nostra barca. I suoi principali nemici sono l’inquinamento atmosferico, i raggi UV emessi dal sole e i forti sbalzi di temperatura. A questi si aggiungono quelle sostanze che vi si depositano regolarmente, come le creme solari, gli schizzi di combustibile o le scolature di ruggine. Anche l’umidità può in un certo senso danneggiarlo, in quanto è la causa principale delle macchie nere e dei segni di muffa. A essa si possono collegare anche i primi sintomi di indebolimento delle colle e dei comenti, la gomma tra le doghe. Con il passare degli anni, con le pulizie a bordo, l’acqua di mare e gli agenti atmosferici, la quantità di olio nelle fibre del teak si riduce rendendolo grigio e più soggetto a crepe e spaccature.
Principi Fondamentali per una Pulizia Efficace
Per mantenere il teak in ottime condizioni e preservarne la bellezza, è fondamentale seguire alcune linee guida. La pulizia del teak marino è utilissima. Per evitare brutte sorprese conviene effettuare lavaggi con acqua salata (non del porto), una o due volte al mese. Contro l’azione dei raggi solari, che possono far perdere il colore originale del legno, portandolo da rosa a grigio (un processo per altro naturale), un trattamento al teak della barca che rallenta, seppur di poco la mutazione cromatica, è sempre il continuo lavaggio con acqua di mare. Il miglior lavaggio lo si ottiene non con acqua dolce, ma con quella salata. Il sale trattiene l’umidità e ciò impedisce l’eccessivo disseccamento delle fibre del legno che mantengono così la resina oleosa che lo rende così longevo.
Strumenti e Tecniche di Spazzolatura
Particolare riguardo va prestato agli strumenti che ci aiutano nella pulizia. Per il teak marino sono bandite le idropulitrici e i saponi troppo aggressivi. Lo spazzolone, per intenderci, pur dando un grosso aiuto, diventa estremamente lesivo se usato in modo sbagliato. Ogni volta che lo utilizziamo andiamo a intaccare le parti morbide del legno scavando tra le venature e creando degli scalini; attenzione quindi nel suo impiego, rigorosamente a 45° in un senso e nell’altro rispetto alle venature e senza imprimere troppa forza. Per il trattamento teak barca si consiglia di utilizzare solo spazzole a setole fitte, ma non troppo rigide, adatte al legno.
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Il legno va pulito procedendo in senso trasversale alle doghe, non parallelo. Può sembrare molto più semplice e rapida la pulizia in senso parallelo, ma rischiate di spolpare il legno privandolo delle sue fibre pregiate che lo contraddistinguono dagli altri legni. Molti di noi sono costretti a fare queste operazioni durante il giorno. Dato che il teak non va trattato quando è troppo caldo, è necessario raffreddarlo bagnandolo abbondantemente. Non basta una semplice sciacquata come si fa per la vetroresina, infatti il teak tende a trattenere il calore all’interno delle sue fibre per poi rilasciarlo gradualmente. Potete notarlo anche al tramonto quando, nonostante non siano presenti i raggi solari, l’acqua sul legno tende ad evaporare rapidamente.
Come pulire il teak con il detergente per teak Iosso®
Considerazioni Ambientali e di Sicurezza
È fondamentale scegliere prodotti specifici per il teak, formulati da aziende che investono in ricerca sugli effetti dei loro prodotti sulla natura, l'ambiente e gli utilizzatori. Queste aziende dichiarano in etichetta e nelle schede tecniche e tossicologiche, sia gli effetti che le composizioni dei loro prodotti. Abbiate cura di usare i prodotti all’aperto in luogo ventilato (sono a base di derivati del petrolio e abbastanza tossici) e non vi abbassate troppo per controllare il vostro lavoro. Usate piuttosto una spazzola con prolunga. Non usate detergenti casalinghi, rischiate di danneggiare il legno in maniera irreversibile.
Deve essere ben chiaro che non esiste al mondo un prodotto 100% biodegradabile; ogni prodotto porta degli effetti più o meno dannosi all’ambiente e al sistema marino. Ad esempio, sversare in mare una tonnellata di succo di pomodoro o di un altro prodotto vegetale provoca una destabilizzazione del sistema, eppure è un prodotto naturale. Ciò non toglie che vi siano in commercio prodotti a base vegetale che sono molto efficaci nel pulire il teak e hanno un minimo impatto sull’ambiente. È stato notato come prodotti comunemente ritenuti innocui, come il Napisan in polvere, possano in realtà contenere un ventaglio di agenti chimici che, sebbene non al pari di una bomba batteriologica, sarebbe meglio evitare di disperdere in mare.
Metodi di Pulizia e Sbiancamento del Teak
In alternativa ai metodi tradizionali, la chimica ci viene incontro con una serie di prodotti specifici per il teak. Basta solo seguire le istruzioni per avere risultati eccellenti a dispetto comunque di una buona dose di fatica. Il primo passo per mantenere il legno di teak della tua barca in ottime condizioni è la pulizia. Che sia prima, durante o dopo la stagione estiva, non è mai troppo tardi per effettuare la pulizia del teak.
Approccio Tradizionale: Acqua di Mare e Spazzola
Avrete senz’altro visto qualche film dove la ciurma, sotto le grida del comandante, strofinava i ponti dei velieri con spazzola e acqua di mare. Alcuni usano dopo il lavaggio, bagnare con acqua di mare le fibre nuove in maniera tale da rallentarne l’essiccazione che, come è noto, scurisce la fibra. Per sciacquate giornaliere, niente di meglio che una secchiata di buona e pulita acqua di mare.
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Un metodo suggerito da un utente esperto prevede di bagnare preventivamente e abbondantemente il teak a pompa con pistola a getto ventaglio. A teak ben bagnato, si comincia con una piccola zona di circa 50x50 cm spolverandola con un prodotto come il Napisan in polvere. Si ribagna leggermente in modo che la polvere si inumidisca e quasi si sciolga sulla superficie del teak. Si comincia a spazzolare seguendo longitudinalmente le venature, evitando spazzolate di traverso. Nel caso la parte tendesse a seccarsi, si ripassa una sventagliata leggera di acqua con la pistola. Si noterà che alla prima sciacquata l’acqua non scorrerà via nera, ma di più, sbiancando il legno già dalla prima passata. Con due passate del genere, quando il teak sarà asciutto assumerà la naturale colorazione che virerà verso il rosa.
Pulizia e Sbiancamento con Prodotti Specifici
Il Teak Wonder è uno dei migliori prodotti del mondo per la pulizia e la manutenzione del legno. Dalla ricerca dei laboratori è arrivato anche Semco Teak Sealer, un prodotto unico. SEMCO Teak è, infatti, un sigillante a base solvente che contiene pigmenti, inibitori UV e protezione dall'umidità. Una volta applicato, il teak non diventerà grigio né permetterà alla muffa di crescere.
Diverse aziende offrono oli protettivi, rigeneranti e sbiancanti, spesso venduti in kit. Un esempio è il
Per quanto riguarda i detergenti, in commercio ci sono vari prodotti. Ad esempio, il Duoteak della Italiamarine può essere diluito in acqua, contenendo così la quantità di prodotto da utilizzare, non tanto per un risparmio economico quanto più per una minore aggressione alle fibre del legno. Teak Cleaner è un detergente potente ma delicato che rimuove lo sporco, i residui di grasso e le macchie senza danneggiare il legno. Basta spruzzare il detergente sulla superficie del teak, lasciarlo agire per alcuni minuti e poi strofinare delicatamente con un panno o una spazzola morbida.
Dopo aver rimosso il detergente pulente, si procede alla seconda fase del processo di pulizia del teak: lo sbiancamento. Una volta che il teak è pulito e asciutto, è il momento di applicare il lucidante
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Guida Passaggio per Passaggio alla Pulizia e Sbiancamento
| Fase | Descrizione |
|---|---|
| 1. Preparazione | Innanzitutto bagniamo in maniera uniforme il teak che vogliamo pulire. Se si opera durante il giorno e il teak è caldo, è necessario raffreddarlo bagnandolo abbondantemente. |
| 2. Pulizia | Applichiamo il detergente a piccole aree e procediamo a pulire il legno rapidamente prima che l’acqua evapori lasciando seccare il sapone. Si strofina delicatamente con un panno o una spazzola morbida, seguendo le venature e muovendosi trasversalmente alle doghe. Quando ti sembrerà di aver eliminato più sporco possibile risciacqua abbondantemente con acqua dolce. |
| 3. Sbiancamento | Ora puoi decidere di aspettare che il teak sia asciutto per controllare che l’operazione di pulizia sia venuta come ti immaginavi oppure puoi decidere di sbiancare il teak usando il Teak Brightener, lo sbiancante. Puoi versare il prodotto direttamente sul teak oppure usare un pennello o una spugna Scotch Brite dal lato non abrasivo. Come potrai notare lo sbiancamento è immediato. |
| 4. Protezione (Opzionale) | Una volta ottenuto il colore chiaro del teak potete scegliere di tenerlo così o di proteggerlo dandogli dell’olio. |
Protezione e Manutenzione Post-Pulizia
Una volta ottenuto il colore chiaro del teak potete scegliere di tenerlo così o di proteggerlo dandogli dell’olio. L’olio va dato una o due volte l’anno per consentire al legno di riacquistare l’olio naturale che lo protegge dalle intemperie. L’olio va applicato sul legno perfettamente asciutto per consentirne la penetrazione omogenea nelle doghe, per cui è consigliato aspettare 24/48 ore dal trattamento di pulizia. La protezione va stesa con un rullo o pennello a setole piatte e larghe. Stendete l’olio procedendo a piccole zone, e qualche minuto dopo l’applicazione passate un panno in microfibra per rimuovere l’eccesso di prodotto che non è stato assorbito dal legno. In commercio si trovano diverse marche di prodotti, ad esempio il teak oil WB della Gustavo Cecchi, a base d’acqua, che evita problemi di compatibilità della gomma dei comenti con gli idrocarburi presenti nell’olio. Infine, tenete presente che quasi tutti gli olii protettivi tendono a dare un colore più scuro al legno, per cui mettete in conto un aumento della temperatura di superficie sotto al sole rovente.
Magari utilizzando degli oli protettivi indicati per il teak che mantengono inalterato il colore originale del legno. Dalla ricerca dei laboratori è arrivato anche Semco Teak Sealer un prodotto unico. SEMCO Teak è, infatti, un sigillante a base solvente che contiene pigmenti, inibitori UV e protezione dall'umidità. Una volta applicato, il teak non diventerà grigio né permetterà alla muffa di crescere.
La Questione della Levigatura
Sulla levigatura del teak, ci sono pareri contrastanti. Alcuni consigliano di non levigarlo mai, poiché un po' di rugosità funge da efficacissimo antisdrucciolo. Inoltre, levigando si consuma il cosiddetto “strato libroso”, che è duro e protegge dal calpestio lo strato “fibroso” che è morbido. Levigare non dà alcun vantaggio, né estetico né funzionale; inoltre, in breve tempo lo strato morbido (fibroso) si consumerà nuovamente e tutto tornerà come prima, ma a uno spessore più basso. Altri suggeriscono che ogni 4 o 5 anni si può dare una passata leggera di orbitale con grana piuttosto fine, che serve a levigare la superficie e a pareggiare quei dislivelli che si creano tra la gomma dei comenti e le doghe di teak.
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