L'affilatura degli utensili manuali è una pratica fondamentale per ogni artigiano del legno. In questo articolo, vorrei parlare dell’affilatura degli scalpelli e delle lame delle pialle. Come sempre, cercherò di scrivere l’essenziale, ciò che ho effettivamente sperimentato nel mio fare, evitando tanti (e, secondo me, inutili tecnicismi). Anzitutto, perché trattare in un unico articolo l’affilatura degli scalpelli e dei ferri pialla? Perché la procedura è pressoché identica, se escludiamo l’angolo di affilatura del tagliente della lama.
Il prerequisito fondamentale per ottenere buoni risultati è una pialla perfettamente affilata. Solo una pialla con un ferro affilato può produrre una superficie pulita, lasciando solo pochi segni di pialla appena visibili e senza strappi. Un tagliente affilato esiste solo dove due piani (ad es. il lato speculare e la smussatura di un coltello da pialla o di uno scalpello) si incontrano con raggio zero. Naturalmente, il raggio zero è un ideale teorico che non raggiungeremo mai, ma a cui dovremmo aspirare. Su un tagliente ci sarà sempre un raggio, ma è nostro compito rendere questo raggio il più piccolo possibile.
Angoli di Affilatura Ottimali per Lame e Scalpelli
La scelta dell'angolo di affilatura è cruciale e può variare a seconda dell'utensile e del tipo di legno da lavorare. Generalmente infatti le lame degli scalpelli vengono affilate tra i 25 ed i 30 gradi (25 gradi per legni teneri e 30 gradi per legni duri e lavori più gravosi) mentre quelle dei ferri pialla a 25 gradi. Questo in linea teorica. Nella pratica possiamo tranquillamente trovare ferri pialla affilati a 30 gradi e scalpelli affilati a 35 gradi e anche lame con i due diversi gradi di affilatura contemporaneamente. Ciò dipenderà molto dal tipo di legno che dobbiamo lavorare, dal tipo di lavorazione che andremo ad affrontare ma anche dalle preferenze personali.
Le lame della maggior parte dei pialletti e dei pialletti a una mano sono affilate a 25°, il che - come alcuni sostengono - non è così importante, purché sotto la smussatura rimanga un po' d'aria (il cosiddetto "angolo di libertà"). In altre parole: poiché la lama media è posizionata a 45° nel letto del pialletto, ogni lama con un angolo di cuneo inferiore a 45° è sufficiente per generare questo necessario angolo di libertà. Con una smussatura più spessa, cioè un angolo di cuneo maggiore, la lama dura di più. I pialletti e i pialletti a una mano hanno solitamente un angolo di cuneo di 25°. James Krenov ha suggerito un angolo di cuneo di 30° per le nostre lame e scoprirete voi stessi qual è l'angolo migliore per i legni che lavorate e per il vostro stile di lavoro.
Metodi di Affilatura: Una Panoramica Completa
Esistono nella pratica molti sistemi di affilatura. Tutti i comuni materiali abrasivi rendono il tuo tagliente affilato. Cosa scegli è affar tuo. Si può affilare con la mola a secco o ad acqua (soprattutto per interventi gravosi di ripristino del tagliente e quando questo risulta molto danneggiato), con la carta abrasiva (il sistema c.d. scary sharp di cui parlerò in un articolo dedicato) o con l’impiego di pietre ad acqua, ad olio o diamantate.
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Fatta eccezione per il primo tipo di affilatura (di solito utilizzato in casi eccezionali), tutti gli altri sono molto praticati, estremamente validi e presentano tutti pregi e difetti che ne fanno propendere di volta in volta la scelta verso l’uno o verso l’altro sistema.
Vediamo alcuni dei metodi più diffusi:
- Pietre ad Olio (Arkansas): Il venerabile pietra ad olio ARKANSAS è leggendaria e mantiene la sua forma e planarità con poco sforzo. L'ARKANSAS è un prodotto naturale della cava e dura una vita intera.
- Pietre ad Acqua: Le pietre artificiali ad acqua - recentemente sempre più importate dal Giappone - hanno una grande tradizione come pietre naturali. Queste pietre affilano più velocemente perché sono più morbide. Le particelle smussate vengono rapidamente lavate via e nuove particelle fresche e affilate emergono. Tuttavia, proprio questa morbidezza richiede una frequente rettifica. Se la pietra è stata affilata a forma concava, un'affilatura e rettifica ragionevoli non sono possibili.
- Carta Abrasiva (Scary Sharp): Molti falegnami utilizzano diversi fogli di carta abrasiva bagnata come loro materiale abrasivo. Un vetro serve come piano piatto. Per passare al livello successivo di affilatura, si sovrappongono semplicemente fogli abrasivi più fini uno dopo l'altro. I bassi costi iniziali, la facilità d'uso e una varietà di grane fino a 2000 o superiori rendono questo metodo una buona scelta per i principianti.
- Altre Opzioni: Poi ci sono le pietre diamantate (ottime per l'affilatura grossolana), le piastre metalliche, le pietre ceramiche, le strisce di cuoio (eccellenti per l'affilatura fine) e un'infinità di macchine per affilare. Tutto questo per semplificare il compito dell'affilatura!
Se hai un metodo che ti piace, con cui ti trovi bene, sostienilo e rimani fedele ad esso.
Le Pietre Diamantate: Vantaggi, Scelta e Manutenzione
Avendoli provati un po' tutti, sono arrivato alla conclusione che per me il miglior metodo di affilatura, quello che rappresenta il miglior compromesso, fosse quello a mano libera sulle pietre diamantate che poi è il metodo che insegna l’artigiano Paul Sellers.
Le pietre diamantate sono costose, sicuramente più costose delle pietre ad acqua e ad olio e della carta abrasiva. A fronte di un investimento non indifferente godremo però di molti vantaggi. Tra questi la velocità di affilatura, l’alta capacità di abrasione, la tendenza a rimanere piatte molto a lungo (anche se comunque non sono eterne) ed il fatto di sporcare molto poco. Inoltre non necessitano di ulteriori pietre di rettifica come succede per le pietre ad olio e ad acqua che tendono a consumarsi più velocemente.
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Le pietre che possiedo misurano 203 mm X 76 mm. Questa misura permette di affilare agevolmente tutte le misure degli scalpelli e delle lame delle pialle, essendo queste ultime quasi tutte più larghe degli scalpelli. Il mio consiglio quindi è di non scendere sotto questa misura.
Tra le pietre diamantate le Eze Lap non sono sicuramente le migliori (le Dmt e le Atoma sono di qualità superiore, ad esempio) ma hanno un ottimo rapporto qualità prezzo. La pietra a grana grossa è quella che costa di più tra le tre che possiedo ed è anche quella che tende a consumarsi più velocemente visto che è la più sfruttata, per il semplice fatto di essere utilizzata per far comparire la bava sul tagliente. La pietra a grana grossa (coarse) che possiedo ha 250 grit ma ne esistono anche a grana più grossa (extra coarse) e costano un po' di più. La seconda pietra che utilizzo è a grana intermedia (grana fine a 600 grit) ed è forse quella sulla quale faccio meno passate. Assieme alle pietre extra fine costano meno della pietra precedente. Come pietra a grana intermedia si può usare anche un pietra a grana 400. L’ultima pietra che utilizzo è quella extra fine (a 1200 grit).
Il consiglio che posso dare è di dotarsi di un supporto per le pietre come quello che mi sono autocostruito. È semplice da farsi, comodo da utilizzarsi (si blocca nella morsa del banco) e mantiene stabili ed al sicuro le pietre. È buona norma, se si utilizza il lubrificante spray, rimuovere con uno straccio, alla fine del processo di affilatura, il liquido rimasto sulle pietre.
La Procedura Dettagliata di Affilatura a Mano Libera
Cercherò di spiegare quindi, nel modo più chiaro e sintetico possibile, come procedo per l’affilatura degli scalpelli e delle lame delle pialle. Il procedimento di affilatura in sintesi:
- Preparazione del Piano di Lavoro: Su un supporto di legno opportunamente sagomato ho inserito tre pietre diamantate di diverse grane: una pietra a grana grossa (250 grit), una pietra a grana intermedia (600 grit) ed una pietra a grana fine (1200 grit). Bloccato il supporto nella morsa del banco lubrifico le tre pietre con un paio di spruzzate di semplice detersivo spray per vetri.
- Impugnatura e Mantenimento dell'Angolo: Impugno con la mano dominante il ferro pialla o lo scalpello e con le due dita (indice e medio) dell’altra mano tengo premuto e ben aderente alla pietra il bisello della lama (il bisello è la parte smussata della lama) ad un’angolatura di 25 gradi (tra 25 e 30 gradi per gli scalpelli).
- Movimento sulla Pietra a Grana Grossa (Formazione della Bava): Partendo da un’inclinazione di circa 30 gradi con un movimento avanti ed indietro e la lama tenuta leggermente in diagonale rispetto alla direzione di movimento faccio scivolare il bisello sulla pietra avendo cura che solo nella fase terminale del movimento di spinta in avanti il tagliente si stacchi un pochettino dal supporto abrasivo. Procedo sulla pietra a grana grossa fino a quando non si sarà formata su tutta la lunghezza del tagliente una uniforme e continua bava metallica (ricciolo o filo). Per i ferri pialla ogni tanto alzo gli angoli per arrotondarli leggermente.
- Progressione sulle Grane Intermedie e Fini: Quando ho ottenuto la bava passo alla pietra di grana intermedia per rimuovere i graffi lasciati dalla pietra precedente. Successivamente passo alla pietra ancora più fine per rimuovere i graffi lasciati dalla pietra a grana media.
- Rimozione della Bava e Lappatura Finale: Per finire, con il dorso della lama rivolto verso il basso, faccio una piccolissima passata a ritroso sulla pietra a grana più fine solo sulla parte dove si è formata la bava metallica al fine di rimuoverla e poter passare poi alla lucidatura (lappatura) del tagliente. Per farla, rimuovo il supporto delle tre pietre ed inserisco nella morsa un pezzo di legno con sopra incollata una striscia di pelle sulla quale ho applicato una pasta abrasiva a 10000 grit. Con un movimento a tirare e con il bisello sempre alla stessa inclinazione e sempre rivolto verso il basso faccio dalle 20 alle 30 passate. Questo in estrema sintesi il procedimento che seguo.
Affilatura lama inclinata di una pialla per battute.
Il Ricciolo (Bava Metallica) del Tagliente
Il tempo da dedicare all’affilatura del tagliente dipenderà dallo stato e dalla qualità della pietra e dalle condizioni in cui si trovava la lama prima dell’affilatura. Se si tratta solo di riprendere un poco il filo del tagliente spesso bastano solo alcune passate sulle pietre fine ed extra fine. Ma se dobbiamo riaffilare completamente un tagliente allora l’obiettivo che dobbiamo raggiungere è quello di ottenere sulla pietra a grana grossa il cosiddetto ricciolo (burr) o bava metallica, praticamente una sorta di ispessimento del tagliente sul retro della lama, nella parte in cui il dorso di questa ed il bisello si incontrano.
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Fino a quando non avremo ottenuto questo risultato uniforme e per tutta la lunghezza del tagliente non potremo passare alla pietra successiva di grana intermedia. La bava metallica è visibile ad occhio nudo e la si sente passando leggermente il polpastrello sul retro della lama. Questo filo non sarà molto visibile e diventerà più piccolo man mano che si passa alle grane più fini - ma ci si rimarrà attaccati con l'unghia! Se il raggio di taglio è ancora grande (una bella espressione per un tagliente davvero smussato), ci vorrà naturalmente un po' di tempo prima che un tale filo appaia. Ma questo filo deve apparire, altrimenti hai limato troppo poco.
Rimozione dei Graffi e Lappatura Finale del Bisello
Dopo aver formato il ricciolo, è il momento di perfezionare il tagliente.
- Rimozione dei Graffi: Il ruolo della pietra a grana grossa è quello di formare il ricciolo. Una volta formato dobbiamo passare ad una pietra di grana più fine, come ad esempio una grana 600. Lo scopo è quello di rimuovere i graffi lasciati sul bisello dalla pietra precedente. Quando i graffi più evidenti saranno rimossi, la pietra avrà di nuovo lasciato dei nuovi graffi questa volta più fini. Passando alla pietra con grana extra fine, come ad esempio una grana 1200, si provvede a rimuovere i graffi lasciati dalla pietra precedente.
- Eliminazione del Ricciolo: Per finire, su quest’ultima pietra faremo un paio di passate sul dorso della lama dove si è formato il ricciolo, per rimuoverlo.
- Lappatura e Lucidatura: Per effettuare la lappatura e lucidatura del tagliente, ci sono vari metodi ma lo scopo è sempre quello di ottenere una superficie perfettamente a specchio e senza graffi. Il metodo che seguo io prevede l’utilizzo di un supporto in legno sul quale su un lato ho incollato una striscia di pelle (il c.d. strop). La pelle è reperibile presso qualunque calzolaio per pochi euro. Va incollata dal lato liscio, lasciando quello ruvido esposto e pronto a ricevere la pasta abrasiva. Quindi si applica sul supporto della pasta abrasiva composta da ossidi di alluminio ed altri minerali a 15000 grit. A questo punto a seconda della grandezza dello scalpello o della lama della pialla effettueremo dalle 30 alle 40 passate, sempre in un movimento a tirare e mai a spingere, per evitare che il tagliente si impunti nel supporto. È importante esercitare una forte pressione con il palmo della mano che va in appoggio alla lama durante il movimento e cercare di mantenere sempre l’inclinazione alla quale abbiamo affilato il tagliente. Il movimento, oltre che con le braccia, dovrebbe essere accompagnato anche con il busto, così da evitare il più possibile di perdere l’inclinazione. Alla fine del procedimento possiamo fare un paio di passate al retro della lama sulla pasta abrasiva e pulire infine con uno straccio il tagliente appena formatosi. La pasta che uso io è della Veritas e trovo sia veramente un ottimo prodotto.
Spianatura del Dorso della Lama: Un Dettaglio Cruciale per la Precisione
Parliamo infine della spianatura del dorso della lama. Pianificare il lato di riflessione, cioè renderlo perfettamente piano, è altrettanto importante quanto affilare la smussatura. Ripeto: Pianificare il lato di riflessione è altrettanto importante quanto affilare la smussatura. Se ci pensate, vi sarà chiaro: in un piano con la smussatura rivolta verso il basso, come in tutti i piani da banco, il lato di riflessione determina la qualità del taglio.
Il lato di riflessione deve essere piano per garantire che il taglio sia dritto, liscio e affilato - senza onde, avvallamenti o denti di topo. Alcuni falegnami credono che l'intero lato di riflessione, dal taglio alla fessura di montaggio della vite per il rompitruciolo (valvola), debba essere assolutamente piano e liscio. Altri, invece, pensano che alcuni millimetri nella zona del taglio siano sufficienti, poiché il rompitruciolo copre comunque il resto del lato di riflessione. A voi la scelta, secondo ciò che preferite!
Fate scorrere il ferro con pressione in movimenti lenti, fermi e uniformi sulla pietra, in modo che rimanga sempre piano sulla superficie della pietra di affilatura. Continuate finché l'intera area destinata all'affilatura non è coperta da righe uniformi del processo di affilatura attuale. È abbastanza comune che i ferri da piano siano leggermente concavi sul lato di riflessione e la pianificazione porta alla luce un arco di metallo fresco sul taglio e sui bordi. Potete ampliare quest'area secondo necessità, fino a quando l'intero lato di riflessione non è uniformemente coperto da righe grossolane. Quando avete lavorato a fondo il lato di riflessione e la superficie piana del lato di riflessione incontra la superficie piana della smussatura (zero raggio!), appare un filo sul lato della smussatura. Quando avete ottenuto la superficie speculare con la prima grana grossa sufficientemente piana, ora sarà più facile e veloce.
Affilatura con Guida o a Mano Libera?
Affilatura con la guida o a mano libera? In realtà è un falso problema perché entrambi i metodi sono assolutamente validi ed identici nei movimenti da eseguire. La differenza è esclusivamente nel montare la lama sul supporto.
Potremmo dire che l’affilatura con la guida è preferibile quando siamo dei principianti o non si ha ancora piena padronanza dell’affilatura. La guida supplisce a queste carenze in quanto permette di mantenere la posizione della lama da affilare all’esatta inclinazione desiderata e di mantenerla per tutta la durata dell’affilatura, essendo questo il problema maggiore quando si deve affilare uno scalpello o la lama di una pialla. L’uso della guida risulta molto utile anche quando dobbiamo riprendere taglienti molto danneggiati o storti.
Per contro trovo che il dover montare le lame sulla guida interrompa il ritmo di lavoro e si perda comunque del tempo per il corretto settaggio dell’inclinazione. La guida che ho utilizzato per tanto tempo con soddisfazione era una Stanley 0 14 050. La guida Stanley è economica e facilmente acquistabile su internet. E’ venduta in un kit comprensivo di pietra per affilatura (di qualità alquanto scadente) e relativo liquido lubrificante. Se vogliamo andare sul vintage si può cercare su Ebay la storica guida Eclipse n.36.
L'affilatura a mano libera è sicuramente più veloce e secondo me anche più efficace grazie alla possibilità di poter esercitare una maggiore pressione sulla lama nella zona vicino al tagliente ed in generale fornisce una maggiore consapevolezza durante l’affilatura. Bisogna però sempre prestare particolare attenzione all’inclinazione della lama che, non potendo usufruire dell’assistenza della guida, potrebbe condurre a non mantenere perfettamente il grado di affilatura desiderato. In questo caso il pericolo di rovinare il tagliente e farlo venire storto è sempre dietro l’angolo. Se dovesse succedere sarebbe difficile riuscire a riprendere il tagliente sulle pietre, costringendoci così ad usare la mola.
Il consiglio quindi è di iniziare con la guida e poi impratichirsi con l’affilatura a mano libera su qualche scalpello economico o qualche lama di pialla di poco valore. È importante che il ferro venga mantenuto allo stesso angolo durante l'intero processo di affilatura. Se si inclina o si dondola il ferro durante il movimento di affilatura, la smussatura diventa arrotondata e l'angolo del cuneo è notevolmente più grande di quanto previsto. Non è la fine del mondo - ma i confronti sull'idoneità degli angoli del cuneo in relazione agli stili di lavoro o ai tipi di legno diventano naturalmente impossibili.
Se stiamo utilizzando la guida, il movimento che andremo ad effettuare sarà molto semplice. Basterà spingere avanti ed indietro la guida sulla pietra senza prestare particolare attenzione all’inclinazione della lama ed al tipo di movimento da effettuare. L’operazione si complica un pochettino se affiliamo a mano libera. In questo caso infatti è fondamentale cercare di mantenere nel movimento avanti ed indietro sempre la stessa inclinazione.
Il Movimento di Affilatura a Mano Libera e lo Smusso Secondario
Ogni tanto durante il movimento possiamo alzare gli angoli della lama della pialla per arrotondarli leggermente. Questo tornerà utile in fase di piallatura perché gli angoli così smussati non lasceranno i segni nel legno.
Il bevel (o smusso) secondario è un secondo grado di affilatura del tagliente che va ad aggiungersi al bevel (smusso o tagliente) primario. Quando si affila la lama di una pialla l’angolo di affilatura è di norma di 25 gradi. Una volta ottenuto questo grado di affilatura spesso si è soliti aggiungere un secondo smusso (bevel secondario) affilato a 30 gradi (ma è sufficiente aggiungere un paio di gradi). Lo si ottiene di solito passando il bisello solo sulle pietre fini ed extrafini. Il bevel secondario favorisce l’azione di piallatura ed è molto usato in falegnameria. Usando la guida per l’affilatura è necessario smontare la lama dal supporto e reimpostare l’inclinazione a 30 gradi.
Usando il metodo di Paul Sellers a mano libera invece il bevel secondario diventa un tutt’uno con il primario ottenendo di fatto una leggerissima curvatura del bisello che varierà quindi dai 25 ai 30 gradi di inclinazione.
Verifica del Risultato: Come Capire se la Lama è Affilata
Per capire se abbiamo ottenuto un buon tagliente esistono alcuni metodi empirici:
- Test Visivo: Se la lama è ben affilata il tagliente non dovrebbe riflettere la luce. Se alla luce di una lampada o con l’ausilio di una torcia la luce viene riflessa ciò significa che esiste una superficie riflettente e quindi uno spessore sul tagliente che non dovrebbe esserci. Infatti l’incontro tra il dorso della lama ed il bisello dovrebbe essere tale che lo spessore del tagliente formatosi tra le due superfici sia praticamente inesistente e quindi invisibile.
- Test della Carta: Una pratica utilizzata è anche quella di passare il tagliente su un foglio di carta. Il tagliente dovrebbe essere in grado di ricavare curve nella carta con estrema facilità.
- Test dei Peli: Un’altra prova è quella di provare la lama provando a rasarsi i peli del braccio. Una lama affilata rade i peli senza una pressione significativa. Un metodo un po' rustico ma di sicuro effetto visivo!
- Test dell'Unghia/Plastica: Ma se hai pochi peli sulle braccia o non ti piace affatto, ci sono altri modi: una lama affilata afferra delicatamente la superficie di un'unghia o il corpo in plastica di una penna a sfera, mentre una lama smussata scivola sopra. È davvero così semplice. Provalo un paio di volte per avere una sensazione.
Qualunque sia il metodo scelto, il miglior modo per vedere se una lama è affilata rimane comunque quello di metterla al lavoro e vedere come si comporta sul legno.
Consigli per l'Uso della Pialla: Massimizzare l'Efficacia dell'Affilatura
Una volta affilata la lama, la sua efficacia dipende anche dalla corretta configurazione della pialla. I seguenti suggerimenti sono utili per entrambi i tipi di pialla.
1. Posizione del Rompitruciolo
Il rompitruciolo (noto anche come aletta sulle pialle per legno) si trova sopra il ferro della pialla e di solito è fissato con una sola vite. Verificare innanzitutto che la parte anteriore del rompitruciolo sia ben appoggiata sul lato a specchio del ferro da stiro. I trucioli possono rimanere incastrati nello spazio tra il rompitruciolo e il ferro e intasare la pialla durante il lavoro. Per garantire che il rompitruciolo possa svolgere il suo lavoro, dovrebbe trovarsi parallelamente al tagliente per un massimo di 0,5-1 mm (o più vicino se l'asportazione del truciolo è più sottile). Posizionare sempre il rompitruciolo leggermente indietro sulla barra della pialla e spingerlo con cautela in avanti in modo che non tocchi o danneggi il tagliente.
2. Spessore del Truciolo: Sottile è Meglio
A parte la sgrossatura con il banco di sgrossatura, i trucioli più sottili offrono sempre un risultato di piallatura migliore, anche se quelli più spessi rimuovono molto materiale più rapidamente. Con i trucioli spessi c'è sempre il rischio di strappi profondi, che possono essere rimossi solo in seguito con una notevole manodopera e un'ulteriore asportazione di materiale. È quindi meglio rimuovere molti trucioli sottili piuttosto che uno troppo spesso.
3. La Cera per una Piallatura Fluida
A volte una pialla non scivola dolcemente sul legno nonostante l'asportazione dei trucioli sia stata regolata con precisione. Ciò può essere dovuto a una piastra sporca. Tuttavia, le resine e gli oli presenti nel legno di solito causano una maggiore resistenza. Si può rimediare con paraffina o cera per piallare (la cera d'api non è adatta!). Spalmate di tanto in tanto la suola della pialla con un po' di cera e la vostra pialla "galleggerà" sulla superficie del legno come se fosse da sola.