La pialla manuale è uno strumento essenziale per trasformare il legno grezzo in un pezzo squadrato e levigato. Che si tratti di assottigliare tavole, spianare superfici o recuperare scarti di legno, la pialla è uno strumento prezioso per ogni appassionato del fai da te. Oggi parliamo di uno specifico elemento della falegnameria tradizionale: l’uso delle pialle manuali che, nonostante possa sembrare anacronistico, è ancora molto attuale. Nell’era preindustriale, la lavorazione del legno era principalmente manuale. Sono moltissime le situazioni in cui una pialla manuale risulta essere lo strumento più adatto.
In questo articolo, esploreremo come restaurare una pialla, sia essa in legno o in metallo, per riportarla al massimo delle sue potenzialità. In particolare, ci riferiremo ad una classica pialla occidentale in metallo, come una "Numero 4" stile Bailey, ma le indicazioni possono adattarsi a quasi tutte le pialle da banco. Non è difficile acquistare una pialla in metallo usata, soprattutto se si cerca su ebay, o qualche altro sito deputato alla vendita on line. Il restauro e la preparazione di una pialla includono tutti quegli accorgimenti propedeutici al suo corretto funzionamento, come l’affilatura della lama (dorso e tagliente), la spianatura della suola e dei fianchi e l’assetto generale della pialla affinché questa riesca a produrre trucioli.
Esistono diverse tipologie di pialle, ognuna adatta a specifici impieghi: alcune sono di legno, altre di metallo. Le pialle occidentali in metallo, evoluzione della tradizionale pialla di legno, sono famose per la loro robustezza e precisione. Le pialle giapponesi (o “kanna”), hanno una struttura unica che permette alla lama di tagliare tirando verso di sé, a differenza delle pialle occidentali che funzionano spingendo. Infine, esistono pialle generaliste, versatili e adatte a un’ampia gamma di lavori, e pialle altamente specializzate, concepite per compiti specifici come la creazione di scanalature e modanature, o la finitura di superfici particolari.
Ecco una tabella riassuntiva delle diverse tipologie di pialle e dei loro utilizzi:
| Tipo di Pialla | Utilizzo |
|---|---|
| Piallone | Sgrossatura di tavole grezze |
| Piallino | Rifinitura di pezzi prossimi al montaggio |
| Sponderuola | Levigatura in costa, rifinitura degli spigoli e superfici limitate |
1. Ispezione Visiva e Smontaggio Preliminare
Se avete acquistato una vecchia pialla o non la usate da molto tempo, dovreste concentrare la vostra attenzione su alcune aree. La prima operazione da fare è quella di smontare la pialla, avendo l’accortezza di non forzare viti arrugginite ed utilizzare in questi casi appositi prodotti sbloccanti e cacciaviti di misura adeguata. Osservate la pialla da tutti i lati. Com'è la suola della pialla, ci sono segni di usura? Tenete un righello di prova sulla suola in senso longitudinale e trasversale per vedere quanto è uniforme. Che aspetto ha il bordo del ferro? È arrugginito? C'è qualcosa incastrato nella bocca della pialla? Il cuneo di legno è intatto o ha i bordi scheggiati?
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Per prima cosa è necessario smontare la pialla. A tal fine, rimuovere il ferro da stiro e il rompitruciolo (noto anche come aletta). Le parti in ottone sono le più facili da pulire in quanto basta trattarle con una spazzola rotante collegata al trapano a colonna. Con lo stesso sistema conviene pulire il lever cap (la piastra che tiene fermo il gruppo ferro-controferro), evitando i metodi chimici che possono dare effetti indesiderati sulla nichelatura eventualmente presente. Il frog e le altre viti possono essere trattate con un bagno d’aceto e poi spazzolate. Infine, approfittiamo per pulire tutte le varie parti, quindi smontando il frog, lubrificando con olio o WD40 la leva di spostamento laterale, la rotella di avanzamento e arretramento della lama e tutte le varie viti.
2. Rimozione della Vecchia Vernice e Trattamento della Ruggine sul Corpo Pialla
Spesso le pialle usate presentano strati di vernice danneggiati e ruggine diffusa. La sverniciatura si può evitare se la vernice è in buone condizioni. In caso contrario, è essenziale sverniciare il legno per avere un manufatto resistente alle intemperie e godere di un risultato bello da vedere.
Metodi per la Rimozione della Vernice
- Agenti Chimici: Puoi usare degli agenti chimici per togliere leggeri strati di vernice. Con una raschietta puoi completare l'opera e togliere i residui. Potrebbe essere necessario un passaggio di carta abrasiva leggera per livellare le imperfezioni. Esistono speciali strumenti a punta e lama per togliere i residui di vernice dagli angoli e dalle decorazioni. Ci sono diversi prodotti specifici, si può anche usare la soda caustica ma resta sempre un prodotto pericoloso sia per la pelle e gli occhi, sia per il legno data la sua eccessiva aggressività.
- Pistola Termica: Una delle tecniche migliori per sverniciare il legno: puoi usare la pistola termica, quella che emana aria calda. Così puoi sverniciare il legno riscaldando lo strato di vernice, senza danneggiare la base. Una volta ammorbidita la vecchia vernice, basta usare la spatola per eliminare lo strato e poi eliminare i residui prima di verniciare nuovamente.
- Carta Abrasiva: Uno dei metodi per togliere la vecchia vernice dal legno: devi usare la carta abrasiva, un foglio coperto di materiale in grado di togliere strati di materiale se passato su una superficie con la giusta intensità. Puoi regolare la forza e la qualità grazie all’abilità di chi opera ma anche al tipo di carta.
Rimozione della Ruggine: Bagno Elettrolitico
Per il corpo pialla dei modelli più lunghi (6-8) si può adottare il metodo della rimozione della ruggine mediante elettrolisi. Per il bagno elettrolitico si utilizza una bacinella di plastica abbastanza lunga da contenere il corpo pialla. Esso è sommerso in una soluzione contenente Soda (Carbonato di Sodio) nella quantità di circa un cucchiaio ogni due litri. Il polo negativo viene collegato all'oggetto da trattare; il polo positivo è collegato ad un pezzo di ferro sacrificale (ad esempio un pezzo di tubolare quadro). Per una #7 la reazione va lasciata andare avanti per circa 15 ore. Come alimentatore si può utilizzare un caricabatteria (intensità max dichiarata 6 ampere). Il processo può essere reso più efficiente se si utilizza una batteria di auto o di moto, sempre collegata al caricabatteria.
Ecco come si presenta la soluzione alla fine del processo. Il ferro sacrificale fa il suo dovere, anche se la maggior parte della ruggine, sporco etc. si disperde per tutto il bagno. Finito il bagno elettrolitico il pezzo va sciacquato con cura, aiutandosi con una spazzola in Nylon e asciugato con rapidità (il forno di casa è l’ideale). Per rimuovere la ruggine sulle parti in acciaio di tutto il gruppo lama ho eseguito un bagno in immersione di aceto bianco per 48 ore: successivamente con una paglietta di acciaio da cucina ho pulito facilmente i pezzi dalla ruggine. Mi sono poi occupato del corpo della pialla che è stato ripulito con carta abrasiva per rimuovere i diversi schizzi di vernice, poi sgrassato.
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Riparazioni al Corpo Pialla
Nel caso in cui il corpo pialla sia danneggiato è possibile tentare una riparazione mediante saldatura, operazione piuttosto delicata, soprattutto per i modelli di maggiori dimensioni nei quali è facile causare la perdita di planarità della suola.
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3. Riverniciatura del Corpo Pialla (Japanning)
Dopo la sverniciatura e la rimozione della ruggine, il corpo della pialla è pronto per la riverniciatura. La verniciatura può essere fatta con una vernice per metalli. Ho avuto buoni risultati con una vernice gel per esterni ma poiché questi attrezzi sono, se utilizzati, esposti ad uso intensivo, è meglio utilizzare una vernice epossidica bicomponente, prodotto reperibile facilmente dai fornitori per carrozzerie. Se si vuole imitare la tonalità di una vecchia Stanley conviene prendere il colore nero opaco. Mi sono poi occupato del corpo della pialla che è stato ripulito con carta abrasiva per rimuovere i diversi schizzi di vernice, poi sgrassato, ed infine verniciato con uno smalto nero per metalli. Se la vernice del corpo pialla si fosse staccata potremo intervenire con nuova vernice (c.d. japanning).
Questo tipo di vernice va usata in ambiente ben areato ed occorre indossare dei guanti protettivi mentre la si prepara ed utilizza. Per preparare la dose occorrente è bene munirsi di una siringa da 50-60 cc. in plastica ed una più piccola per il catalizzatore (proporzione 1:5). Una volta aggiunto il catalizzatore si hanno un paio d’ore per poter utilizzare la miscela. Due mani di epossidica bicomponente sono necessarie per un risultato ottimale.
4. Restauro e Finitura dei Manici in Legno
I manici (spesso rotti) vanno riparati e trattati per riportali all’antico splendore. Molto spesso capita di avere il manico posteriore spaccato a metà, danno che si procura facilmente quando la pialla cade in terra. In questi casi basta semplicemente rincollarlo. Molti consigliano di usare della colla epossidica, tuttavia se le superfici sono tenute bene a contatto anche una colla vinilica funzionerà egregiamente.
Le superfici vanno solo un po’ pulite, senza alterare la morfologia della spaccatura che consentirà un perfetto combaciamento delle due parti. Il manico posteriore, per la sua forma, non può essere agevolmente tenuto in pressione con morse e morsetti. Si può usare un lungo bullone M6, una grossa rondella e un dado a farfalla per bloccare il tutto con una discreta forza e lasciare asciugare. Per sicurezza spargo una goccia d’olio sul corpo del bullone in modo da scongiurare qualsiasi aderenza della colla su di esso.
Una volta che la colla si è seccata, se è necessario, si può procedere alle operazioni di carteggiatura. Si può cominciare con una grana 150, passando poi alla 240 e alla 320, infine lana metallica 0000, avendo cura di seguire l’andamento della venatura. Per il pomello anteriore l’operazione è facilitata dalla possibilità di utilizzare il perno M6, rondellone e dado a farfalla per attaccare il tutto al trapano a colonna e procedere alla carteggiatura con le stesse modalità indicate prima.
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Pomello anteriore e manico sono stati completamente carteggiati per rimuovere la vecchia finitura che in alcuni punti era deteriorata, sono stati poi tinti con un mix di mordenti per 2/3 color noce chiaro, e 1/3 mogano medio, quindi trattati ad olio e finiti con gommalacca che ho applicato a pennello. Ho quindi ripetuto questa operazione cambiando abrasivo prima a grana 240 e infine 400, anche per le due sponde. La finitura sui manici di Palissandro può essere effettuata con tre mani di gommalacca, date a pennello e una o due mani di cera. Per i manici in Faggio ho utilizzato con successo una vernice all’acqua colore Noce-Antico. Il risultato è garantito.
5. Spianatura della Suola e dei Fianchi
La spianatura della suola è un’operazione sempre necessaria per le pialle usate (spesso anche per quelle nuove). Una pialla nuova di fabbrica normalmente non ha bisogno di rettifiche particolari, ad eccezione dell’affilatura della lama. Se invece abbiamo acquistato una pialla vintage è importante controllare svariate cose, tra cui la planarità della suola. Aiutandoci con un righello in metallo verifichiamo se esistono concavità, soprattutto in prossimità della bocca. Se ci fossero dobbiamo eliminarle.
La suola può essere anche portata a rettificare in un’officina specializzata, ma non è difficile (e più soddisfacente) provvedere con sistemi fatti in casa. Assicuriamoci che la superficie dove apponiamo la carta sia piana e rigida (come un piano in vetro o in granito o del multistrato spesso). La pialla va montata in ogni sua parte (la lama non sporgente dalla suola, naturalmente). Per controllare e lavorare ulteriormente la suola della pialla, il ferro deve essere posizionato in modo che il tagliente si trovi circa 0,5-1 mm dietro la suola della pialla. Stringere il ferro dando qualche colpetto al cuneo. Tratteggiare la suola della pialla con linee a matita, in modo da poter riconoscere facilmente le aree della suola che sono state trattate. Particolarmente importante è l'area direttamente davanti al tagliente. Il tratteggio dovrebbe essere particolarmente visibile.
Impugnando la pialla per i manici, viene spinta avanti e indietro su una lastra di vetro (almeno 1 cm di spessore) sulla quale viene incollato un foglio di carta abrasiva. Si comincia con una grana 80 (potremmo partire anche da una grana superiore, dipende dalle condizioni della suola) e si continua fino a che tutta la suola non abbia subito l’azione abrasiva (facilmente rilevabile visivamente) e tutti i segni di matita siano stati rimossi, e sulla bocca della pialla sia di nuovo presente un bordo pulito. Non è fondamentale che tutta la suola sia perfettamente spianata ma bisogna assicurarsi assolutamente che lo siano le zone critiche, in particolare quelle più vicino alla bocca, garantendo così che in quella porzione di suola vi sia perfetta planarità. Dopo la grana 80 si può passare alla 150 ed oltre se si vuole una superfice a specchio, non indispensabile comunque da un punto di vista funzionale. Passiamo quindi alle grane successive, arrivando almeno alla grana 250. Infine, è consigliabile incerare la suola con cera per pialle o cera per candele (paraffina) e lucidarla con alcuni trucioli.
Anche i fianchi possono essere trattati allo stesso modo. Poniamo quindi di lato la pialla e levighiamo anche i fianchi. Se la pialla deve essere usata con una shooting board occorre che i fianchi siano a 90° rispetto alla suola e bisogna tenerne conto nell’operazione di spianatura, utilizzando delle guide per favorire l’operazione. Con poche passate di lima arrotondiamo leggermente anche gli spigoli vivi del corpo pialla, in particolar modo tra la suola e i fianchi. Se vogliamo, possiamo rifinire successivamente anche con la carta abrasiva. La ruggine è sempre in agguato e tende a riformarsi rapidamente. Una spruzzata di WD-40 ne rallenta la formazione.
6. Preparazione e Regolazione del Frog, Lama e Controferro
Una volta che la base è stata verniciata e le parti metalliche ripulite per bene si può passare alle operazioni di tune up. Il frog è un po’ il cuore della pialla, sostiene il tagliente e mediante il suo spostamento regola l’apertura della bocca. Per queste ragioni esso deve essere il più stabile possibile nel contatto con la sua sede nella base. Inoltre la superficie che fa da letto alla lama deve essere a sua volta piana per rendere più stabile il tagliente. Per questa operazione si può utilizzare lo stesso sistema utilizzato per la base: vetro e carta abrasiva. Per un lavoro più preciso si dovrebbe smontare la leva laterale e spianare tutta la superficie del frog. Se non si vuole fare ciò si può utilizzare un pezzo di MDF (che è abbastanza piano) tagliato opportunamente per alloggiare il meccanismo laterale durante l’operazione di spianatura. I punti di contatto tra il frog e la base vanno liberati dai residui di vernice per assicurare un contatto preciso. Si può utilizzare la punta di un cacciavite fisso per scrostare le tracce di vernice nei punti di appoggio del frog e una piccola lima per correggere eventuali imperfezioni della bocca, soprattutto utile per pulire i due bordi anteriore e posteriore, dove andranno a passare i trucioli.
Lama e Controferro: Riparazione e Affilatura
Questi componenti, oltre alla ruggine, presentano spesso il cosiddetto fenomeno del “pitting”, una sorta di craterizzazione dovuta alla corrosione. Mentre è ininfluente se presente nelle parti di lama che non sono vicine al tagliente, il pitting può compromettere l’affilatura se situato in prossimità del tagliente sul retro della lama. Se il fenomeno è contenuto si può provare a spianare fino a che si riporta tutto alla planarità, altrimenti la lama non è correttamente utilizzabile. La lama va chiaramente affilata a dovere e il controferro viene affilato e levigato sulla parte dove scivolano i trucioli; esso deve aderire perfettamente al ferro per evitare che qualche truciolo si infili tra di essi, portando all’ostruzione della bocca.
Assemblaggio e Regolazione Fine
Una volta affilata la lama e controllato il controferro, accostiamoli ponendo il controferro ad una distanza compresa tra 1 e 2 mm. dal tagliente della lama e avendo cura di allineare bene i fianchi tra loro, facendo attenzione a non far toccare il tagliente affilato al controferro. Il controferro va inserito sul dorso della lama e non dalla parte del bisello. Quindi serriamo lama e controferro per mezzo della vite centrale. Poniamo la pialla sul banco e inseriamo il gruppo tagliente così formato usando come inserti la vite centrale e lo slot a forcella presente sul frog che va ad inserirsi nel foro superiore presente sul controferro. Il gruppo va montato sul frog in modo tale che il bisello si trovi verso il basso (pialla in posizione bevel down).
Quindi inseriamo il lever cap nella vite centrale e facciamolo scivolare verso il basso. Infine abbassiamo la leva del lever cap per bloccare il tutto in posizione. Se la chiusura risultasse troppo difficoltosa allentiamo leggermente la vite centrale superiore con un cacciavite. Se invece non serrasse abbastanza stringiamo la vite. Procediamo per tentativi sino a quando non otterremo una chiusura che opponga un po’ di resistenza ma non così tanto da sforzare. Una chiusura troppo rigida infatti renderà difficile ruotare agevolmente la rotella che comanda il movimento avanti e indietro della lama mentre una chiusura troppo debole non manterrà fermo in posizione il gruppo lama.
Arretriamo la lama facendo in modo che questa non esca dalla bocca, afferriamo la pialla capovolta, quindi con la suola rivolta verso l’alto, tenendola con il pomello anteriore nella mano sinistra mentre con la mano destra ruotiamo la rotella zigrinata che comanda il movimento della lama agendo verso destra fino a quando non vedremo fuoriuscire il tagliente dalla bocca della suola. Per questa operazione è consigliabile mettersi in favore di luce e traguardare la suola con un solo occhio così da poter migliorare la messa a fuoco. L’obiettivo è quello di far fuoriuscire il tagliente in modo uniforme dalla bocca della suola. Se dovessimo notare che il tagliente fuoriesce più da un lato rispetto all’altro agiamo sulla leva laterale spostandola nella stessa direzione di quella dove il tagliente fuoriesce maggiormente. Quindi se il tagliente fuoriesce maggiormente sulla destra spostiamo la leva che comanda lo spostamento laterale della lama verso destra. Questo movimento è possibile grazie alla terminazione della leva di spostamento laterale che, inserendosi nell’apertura della lama, ne permette lo spostamento. Quando saremo soddisfatti del corretto allineamento del tagliente rispetto alla bocca della suola ritraiamo la lama fino al di sopra della bocca.
Test e Ulteriori Regolazioni
Blocchiamo nella morsa un pezzo di legno posto di costa con uno spessore di circa 2 cm., poniamo la pialla sul pezzo e proviamo a piallare. Al primo tentativo, avendo ritratto la lama, non otterremo alcun truciolo. Ruotiamo quindi la rotella di avanzamento della lama di un quarto di giro e proviamo ancora a piallare. Se ancora non esce niente insistiamo nel far avanzare la lama fino a quando questa, a contatto con il legno, non comincerà a produrre trucioli finissimi. Continuiamo ad abbassare la lama fino a quando il truciolo prodotto sarà della stessa larghezza del pezzo di legno e di una consistenza (spessore) uniforme. Se dovessimo ottenere un truciolo non omogeneo dobbiamo agire sempre sulla leva di spostamento laterale. Infatti, se il truciolo fosse più spesso sul lato destro significa che la lama fuoriesce di più sul lato destro mangiando più legno su quel lato. Spostando la leva laterale che comanda la lama verso destra faremo avanzare il tagliente sulla sinistra e al contempo lo faremo arretrare sul lato destro, fino ad ottenere il parallelismo necessario tra il tagliente e la bocca della pialla.
La preparazione di una pialla necessita di tante accortezze. Quelle di cui ho parlato sono basilari e sono quelle che ci permettono di cominciare a lavorare il legno. Durante la piallatura poi, potremo adottare tutta una serie di accorgimenti sia tecnici (quindi riguardanti l’impostazione della pialla, come ad esempio la regolazione della bocca) che pratici, come ad esempio la direzione di piallatura. Personalmente non amo gli interventi troppo invasivi sulle pialle vintage. Mi piace mantenere alcuni difetti e quella patina depositata dal tempo che ne testimonia gli anni vissuti.