I giorni successivi a una mancata qualificazione a un Mondiale sono diventati, purtroppo, un dejà-vu in Italia, un'abitudine dura a morire; i discorsi sull’inadeguatezza del sistema calcio si sprecano e la cosa buffa è che sono sempre gli stessi, solo con una cassa di risonanza diversa.
Forse è una buona idea descrivere tutto quello che è successo in queste ultime partite del ciclo Gattuso per andare più a fondo, cercando di capire quali sono le cause di questa atavica rigidità calcistica caratteristica della Serie A e dell'intransigenza di tanti allenatori italiani che poi si trasferisce sui giocatori che vanno a rappresentare il paese.
La "Paura" e la Rigidità Tattica: Le Partite Decisive della Nazionale
L’Italia, è bene dirlo, arriva alla sfida con l’Irlanda del Nord con tanta paura e un carico emotivo non indifferente. La parola chiave delle partite con nordirlandesi e Bosnia? Paura.
Gattuso, dopo la partita, si è appellato alla difficoltà nel trovare Locatelli dietro la prima linea di pressione avversaria. Da qui si vedeva il "rifiuto" dell’Italia a progredire centralmente col pallone, prediligendo invece soluzioni comode e conosciute verso l'esterno.
La soluzione al problema infatti era di facile lettura: una delle mezzali poteva fare un movimento incontro per poi trovare il terzo uomo - Locatelli. Il risultato? Locatelli si abbassava sulla linea dei difensori per toccare più palloni e provare a costruire, ma i compagni di reparto si erano allontanati.
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Questo è un problema sia per la creazione di gioco che nelle transizioni difensive: la squadra risulta spaccata in due. Se si fosse perso il pallone, la struttura dell’Italia non sarebbe stata abbastanza stratificata per tentare una riaggressione efficace, anzi i costruttori erano lontani dal pallone ed erano costretti ad affrontare la transizione negativa indietreggiando.
Nonostante questo, però, l’Italia arriva alla finale playoff: troppo innocua l'Irlanda del Nord.
L'Analisi Tattica contro la Bosnia
Contro la Bosnia, Gattuso ripropone la stessa Italia a livello di uomini, seppur il piano gara riesca con più facilità per una serie di fattori. In primis, Dzeko e compagni si orientavano sull’uomo e scoprivano il centrocampo, col trequartista che rimaneva attaccato a Locatelli.
Bosnia-Erzegovina - Italia | 1-1 Pen 4-1 | Highlights | Spareggi UEFA Qualificazioni Mondiali 2026
Il problema, di nuovo, è che non sembrava esserci altra soluzione: l’Italia avrebbe potuto ragionare di più col pallone, trovando combinazioni in fase di costruzione e sfruttando il moto perpetuo di un Barella che aveva approcciato molto bene la partita.
Il centrocampista dell’Inter è stato più propositivo nel venire incontro, fungendo talvolta addirittura da primo costruttore. La pressione della Bosnia non era del tutto intensa: tendeva ad andare a disturbare il portiere, per cui si apriva la possibilità di combinare in maniera molto basica col terzo uomo.
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L’Italia proprio non riusciva a rimanere alta nella sfida a Zenica nonostante qualche giocatore - spesso Locatelli - incitasse i compagni ad alzare il baricentro. Questo ha permesso ai bosniaci di guadagnare campo a dismisura, permettendo ai suoi esterni di puntare l’uomo con continuità e crossare. Il discorso dell’inferiorità numerica non regge: l’Italia non ha giocato bene neanche prima dell’espulsione di Bastoni.
Le Cause Profonde della Crisi Calcistica Italiana
Il filo comune che ha caratterizzato le ultime due dell'Italia di Gattuso è l'insieme di elementi che perseguitano il calcio italiano da anni: riduzione del rischio, ideologia, rigidità, banalità fatta passare per pragmatismo, pigrizia nel trovare soluzioni alternative, mancanza di ambizione.
Detto che i profili calcistici che genera il sistema italiano non soddisfano le richieste del calcio moderno, e ribadito allo stesso modo che in ogni caso l’Italia aveva una squadra migliore della Bosnia, cosa poteva fare di più Gattuso con gli uomini a disposizione?
Tante soluzioni, le più immediate, sono state proposte e sono tutte sacrosante: insistere con Bastoni centrale non è una buona idea, Palestra avrebbe meritato di partire titolare, Esposito era molto più in forma Retegui.
Riproponendo Bastoni centrale, si sarebbe potuto fare in modo di sfruttarlo meglio in fase di non possesso: più di una volta si è visto giocare da ultimo uomo dietro il primo costruttore senza una funzione ben precisa. In questo modo a sinistra si sarebbe ricreata una una catena che gioca a memoria con Calafiori, altro giocatore molto associativo che dà il meglio di sé quando può muoversi "anarchicamente".
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Come si sarebbe potuta disporre in campo l'Italia? Il problema della formazione di Gattuso non è di certo il modulo: si sarebbe potuto fare qualcosa di interessante anche con la stessa disposizione, ma abbinandoci il coraggio di giocare e strategie chiare per fare male all’avversario. Il classico «siamo ciò che mangiamo» spiega bene il concetto.
Il Sistema Calcio e i Moduli Tattici
L’Italia può mettere in campo solo giocatori di questo tipo, dunque il problema sta a monte: perché dalle giovanili esce fuori quasi soltanto tipo di calciatori?
Quando si chiede se il problema del 3-5-2 sia più offensivo o difensivo, probabilmente diremmo il primo, afferente la produzione offensiva. Tuttavia, in Europa la costruzione a 3 è oramai sdoganata anche nei sistemi difensivi che prevedono un'iniziale linea 4: il modulo è in effetti solo un numero.
Gasperini e Conte - il primo con la difesa uomo su uomo e il secondo con gli automatismi diventati Bibbia del 3-5-2 - sono riusciti nell’impresa di semplificare concetti che ai tempi erano all’avanguardia e tiravano fuori il meglio dalle loro squadre - o meglio, tiravano fuori il peggio dalle squadre avversarie.
Bosnia-Erzegovina - Italia | 1-1 Pen 4-1 | Highlights | Spareggi UEFA Qualificazioni Mondiali 2026
Ciò che manca è la curiosità, la sperimentazione, la ricerca.
A livello tattico, il campionato italiano è la perfetta rappresentazione della povertà degli Azzurri: la stragrande maggioranza delle squadre gioca a 3, e non è questo il problema principale. Piuttosto, lo è la conseguenza nata dalle nostre credenze.
Ormai le partite in Serie A seguono un canovaccio ben preciso: squadra A costruisce e squadra B porta una pressione uomo su uomo; squadra A supera la pressione con un lancio verso le punte che proteggono il pallone e scaricano; superato il pressing, squadra B si chiude in blocco medio-basso, con squadra A che non ha le armi per scardinarlo, non trova spazi centrali e allarga la struttura sbattendo spesso contro un muro di gomma.
Oltre il Campo: Problemi Strutturali e Culturali
L'ennesima disfatta di questa squadra ha portato alle dimissioni di Gravina, Buffon e Gattuso, che anche dopo la partita hanno continuato a non centrare il punto parlando delle cene fatte, del gruppo, di cuore, continuando a descrivere il calcio da una prospettiva retorica.
Hanno parlato anche, come da tradizione all'italiana, di episodi. Alle nuove figure si chiede una cosa: si diffonda la cultura dell'accettazione dell'imprevisto.
Si diffonda una cultura dove la ricerca possa diventare il mantra di ogni allenatore, senza avere la paura di essere sottoposti alla gogna mediatica da parte degli arroganti che credono ancora di avere la chiave del successo.
In un calcio italiano dove i problemi organizzativi, legali e finanziari sono all’ordine del giorno a tenere banco è la situazione surreale e senza precedenti che sta vivendo l’Entella. Il caso della società ligure è un paradosso, forse senza precedenti, che rappresenta alla perfezione il caos che ha travolto quest’estate la Serie B, a causa dei ricorsi e delle scelte scellerate del Coni. C’è un fantasma che si aggira per i tornei del calcio italiano, una formazione sospesa che esiste, ma non disputa partite e non ha una lega di riferimento.