Nulla a bordo è più elegante del teak, un legno esotico con straordinarie qualità di resistenza e longevità. Il legno a bordo di una barca è ancora oggi segno di eleganza, marineria e amore per questi straordinari oggetti naviganti. A volte può rappresentare un’esibizione di ricchezza. In realtà quello che veramente se ne apprezza è che si tratta di un materiale vivo, naturale, evocativo quanto nessuna altra sostanza può essere. In ogni caso quando si sale a bordo e si trova una coperta in teak tenuta a regola d’arte è sempre un piacere metterci i piedi sopra; inoltre è il miglior biglietto da visita di una barca e del suo armatore.
A patto di prendersene cura, tenerlo pulito e dedicarsi alla manutenzione periodica. Il teak, infatti, è un legno particolarmente pregiato caratterizzato da due distinte qualità che lo rendono ideale per le coperte: le sue proprietà meccaniche e le sue qualità estetiche. Le sue affascinanti venature, le sue tonalità che giocano tra il miele, il bruno il giallo e persino il rossastro rendono difficile resistere al teak. Tuttavia, è invece facile, per disattenzione o incuria, rovinarlo, spesso in modo irrimediabile.
Nei forum e sulle banchine, sembra non si parli d'altro che di come proteggere il teak. Tutti i diportisti, infatti, prima o dopo sono stati trascinati in una conversazione/discussione sul teak, materiale marinaresco per eccellenza, in grado di donare alle barche un’eleganza semplicemente impareggiabile. Molti dicono 'non dare nulla', ma anche lì ci sono i propri punti di vista.
Caratteristiche e Origini del Teak (Tectona grandis)
Il teak proviene dagli alberi tropicali della famiglia delle Verbenaceae, il cui nome esatto è Tectona Grandis. Originario del Sud Est asiatico, cresce nelle foreste tropicali e subtropicali del Laos, del Vietnam e della Birmania. Alta circa 40 metri, questa pianta preferisce terreni collinosi, temperature medie di 20-25 gradi e precipitazioni annue non inferiori ai 1.000 mm. Per crescere, il teak ha bisogno di temperature piuttosto alte, al di sopra dei 20 gradi, e di sole per tutto l’anno.
Il teak ha innanzitutto un’ottima resa estetica; è caratterizzato da una tessitura mediamente fine con fibre dritte e compatte, senza nodi e da venature irregolari, ondulate, molto marcate. Il colore naturale va dal giallo chiaro, quasi biancastro, all’ambrato, fino al bruno e al rosso. Con l’esposizione alla luce il teak si ossida e tende a diventare più uniforme con toni di colore grigio-argento. Il colore naturale va dal giallo chiaro-quasi biancastro, dal bruno-cioccolato, al rosso o persino al nero. Con l’esposizione alla luce, il teak è sottoposto al fenomeno di ossidazione e il legno tende a diventare più uniforme con toni di colore che raggiungono il dorato. Il teak, inoltre, è caratterizzato da un disegno naturale, variegato con striature irregolari e ondulate.
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Oltre al suo aspetto, il teak è pregiato per le sue doti eccezionali di resistenza meccanica e agli agenti atmosferici. Pur essendo un legno piuttosto poroso, ha infatti le fibre impregnate da una speciale resina (la cui natura oleosa si percepisce anche al tatto) che lo rendono resistente all’acqua, all’umidità e alla salsedine, nonché immune da attacchi di insetti, parassiti e muffe. A questo si sommi la grande qualità di subire variazioni igroscopiche minime, fattore cruciale per non avere variazioni dimensionali in presenza di umidità. Il legno Teak possiede oli naturali che lo proteggono anche quando si tarda o non si effettua una manutenzione costante nel tempo.
Il miglior teak è quello ricavato da alberi pienamente maturi, e si distingue dagli altri per la robustezza massima. Lo stesso albero può dare teak di qualità differenti: quello più interno, il durame, è più solido, e si presenta del colore del miele; quello più esterno, vicino dunque alla corteccia, è invece più debole, assomiglia a quello degli alberi giovani, e presenta una quantità minore di resina e di olio. Un teak di qualità e trattato bene può resistere più di un secolo: si tratta infatti di un legno in grado di affrontare le intemperie, i parassiti, i funghi, il sole e il gelo. Grazie al suo elevato contenuto di resine, si mantiene elastico. Insomma, sembra proprio il materiale perfetto per la coperta di una barca.
Sfide e Vulnerabilità del Teak: Danni e Macchie
Pur avendo doti eccezionali, il teak non è immune da problemi di invecchiamento e usura derivanti dalla vita a bordo. Nonostante la sua resistenza, rimane per esempio un legno tenero, soggetto ad ammaccature per urti, caduta di oggetti o applicazione di carichi concentrati su piccole superfici. Soffre anche i graffi e le incisioni, procurate per esempio da sassolini presenti sotto alle suole delle scarpe o dalle unghie dei cani. È propenso ad assorbire macchie di unto e grassi, che rischiano di lasciare segni indelebili se non trattate correttamente.
Un altro punto debole del teak è che soffre i raggi solari e con l’esposizione prolungata all’azione diretta del sole sviluppa un fenomeno di ossidazione che ne trasforma il colore in un grigio chiaro-argento. In realtà ad alcuni diportisti non dispiace questa decolorazione del teak che rimane comunque naturale. In ogni caso, soprattutto quando lo scafo rimane all’ormeggio, sarebbe bene coprire il legno con tendalini e cagnari che proteggono il teak e rallentano questo processo di invecchiamento.
Un problema specifico e molto comune sono le macchie gialle, spesso causate da coloranti presenti in prodotti per il trattamento del teak, come il Teak Wonder (TW). "Ho dato una mano di troppo in quel punto o forse non ho mescolato continuamente la pozione….fatto sta che il mio pozzetto con meno di due anni ha delle macchie gialle lasciate da colorante del TW. Su un sedile ne ho dato troppo perché era conciato male e ora è scuro scuro..". Questo dimostra l'importanza di un'applicazione corretta e uniforme dei prodotti.
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Pulizia e Manutenzione Ordinaria del Teak
Per preservare il teak, in primis, è necessario andare incontro alle sue esigenze. Pulire regolarmente il teak è un obbligo: chi non vuole farlo, molto semplicemente deve virare verso un altro tipo di coperta. Per proteggere il teak in barca, è necessario partire dall’eliminazione di tutto quello che può minacciarlo. Niente scarpe con i tacchi a spillo sulla coperta in teak, né cani con unghie - o artigli - pronti a creare righe antiestetiche. La regola delle “scarpe da barca” vale per tutte le barche, ma soprattutto per quelle con una coperta in teak: camminare qui e lì con un sassolino conficcato nella suola, infatti, potrebbe fare grossi danni, quindi è sempre meglio avere un paio di calzature a suola barca da usare solo a bordo.
Come abbiamo detto, il teak è un legno che fa della resina oleosa contenuta nelle sue fibre un baluardo contro l’invecchiamento e il disseccamento e per tale motivo questa dev’essere preservata il più a lungo possibile. Per preservare le resine del teak non bisogna sospendere le pulizie: bisogna invece agire nel modo giusto, eliminando sul nascere approcci e prodotti aggressivi. Cancelliamo dalla mente e dal panorama delle possibilità, quindi, l’utilizzo di acqua a pressione o di idropulitrici per la pulizia ordinaria, in quanto possono danneggiare le fibre delicate del legno.
Tecniche e Prodotti per la Pulizia
Per pulirlo efficacemente basta spazzolarlo, dopo averlo bagnato con acqua dolce o di mare se pulita, con una spazzola a setole fitte ma non troppo rigide e un detersivo neutro. Per pulire il teak è infatti necessaria una spazzola a setole fitte ma morbida, così che non vada ad intaccare la struttura fibrosa del legno stesso.
Perché l’acqua di mare? Perché il sale è un ottimo antibatterico e inoltre i suoi cristalli trattenuti nelle porosità del legno lo mantengono umido quel tanto che basta per rallentarne il disseccamento, evitando che l’olio evapori. L’acqua di mare, inoltre, grazie ai cristalli di sale, rallenterà ulteriormente il diseccamento delle fibre, rallentando così l’evaporazione degli oli qui contenuti.
Importante, nello spazzolare, è bene avere cura nel non seguire il senso delle vene. La venatura del teak, infatti, è composta da un’alternanza di fibre, dure e morbide: seguire la vena quando umida è dannoso in quanto tenderà ad asportare o danneggiare le componenti di questa più soffici, lasciando segni e compromettendo le qualità del materiale. Lavorare in maniera perpendicolare o angolata rispetto a queste è di gran lunga preferibile.
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Venendo al lavaggio a se stante, la questione è relativamente semplice: basta avere cura. Dopo aver bagnato abbondantemente il ponte, si procederà a spazzolarlo utilizzando saponi/detergenti neutri (possibilmente anche bio-degradabili), che andranno poi sciacquati via con cura (salvo non siano prodotti dedicati che non prevedono quest’ultima operazione).
Prodotti Specifici per Trattamento e Protezione
Alcuni prodotti per il trattamento del teak sono costituiti da polveri da spargere sul legno bagnato che vanno risciacquate dopo averle lasciate agire per qualche minuto. Esistono anche detergenti liquidi che invece non necessitano di risciacquo.
Bisogna usare prodotti detergenti per la pulizia del teak: parliamo del mitico Teak Wonder, ma anche di Sika Teak Cleaner e di Magic Teak Cleaner. Uno di questi per esempio è il Teak Wonder Cleaner che consente di lavar via dalla coperta il grigio accumulatosi, mentre il Teak Wonder Brightener, tecnicamente uno sbiancante, consente di riscoprire il suo originale colore dorato in pochi minuti e senza asportare millimetri di preziosa essenza della coperta, come avviene nel caso della carteggiatura. Si tratta di composti non aggressivi né caustici che non danneggiano gomma, pitture, vernici o acciai.
Se invece si vuole restituire al teak il colore originario, bisogna ricorrere a oli e cere specifiche: l’importante è verificare l’assorbimento omogeneo da parte del legno e scegliere prodotti poco grassi che restituiscono all’essenza la porosità naturale e l’impermeabilità. Un buon prodotto presente sul mercato è il Teak Wonder Dressing & Sealer che conserva il tek con il suo splendido aspetto dorato senza la necessità di quotidiani lavaggi con acqua dolce. L’applicazione di questo prodotto sigilla i pori del legno impedendo a polvere e sporcizia che lo scuriscono di penetrare e protegge gli olii del teak dai raggi ultravioletti che ne provocano l’ossidazione e la decolorazione. Con questo trattamento si contrasta la penetrazione nel legno di liquidi quali gasolio, olio, sangue dei pesci, vernici, facilitandone la pulizia successiva. È disponibile anche un pratico spray per rimuovere istantaneamente macchie d’unto sul legno della barca.
Oli e Protettivi
Terminata la pulizia, è bene procedere con un’ulteriore operazione per proteggere il teak. Tipicamente in questi casi si utilizza dell’olio per teak, il quale andrebbe dato almeno una volta all’anno: lo scopo è quello di ricompensare il legno dell’olio naturale perso nei mesi precedenti per colpa delle intemperie, rendendolo quindi via via più grigio, nonché meno resistente. L’olio va applicato sulla coperta perfettamente asciutta, e quindi preferibilmente due giorni dopo le pulizie, avendo cura di rimuovere l’eccesso d’olio con un panno.
Sopra abbiamo detto che la pulizia del teak non deve essere eccessiva. Ma come si può ridurre la frequenza dei lavaggi della coperta in teak senza compromettere la sua durata? Andando ad aumentare l’idrorepellenza del teak, un prodotto protettivo riesce a mantenerlo pulito e protetto nel tempo, così da ridurre la frequenza dei lavaggi. La prossima volta che pulirai la tua coperta, dunque, ricordati di usare anche il protettivo idrorepellente per teak: penetrerà per qualche millimetro del legno, proteggendolo a lungo senza lasciare traccia, senza mutare in alcun modo l’aspetto del legno.
Allegrini Nautica - Trattamento pulizia e protezione teak / Cleaning and protection of teak
Rimozione di Macchie Gialle Ostinate e Trattamenti Specifici
Le macchie gialle, soprattutto se causate da coloranti persistenti, possono essere ostinate. "Ho già lavato con last e spugna e non cambia nulla...è mordente giallo." Questo indica la necessità di interventi più mirati.
Rimedi Casalinghi e Meno Aggressivi
- Lavaggi ripetuti: Prova a lavare la coperta con spugna e shampo per auto oppure con Last al limone, o Sole Piatti diluito. Meglio ancora Finish per lavapiatti. Sciacqua dopo bene tutto, inclusa la vetroresina e le fiancate per evitare di veder colature. Dopo quattro o cinque lavaggi così dovrebbero sparire quasi del tutto.
- Lavaggio basico: Se non sei soddisfatto puoi provare con un lavaggio basico (bicarbonato o candeggina diluita) lasciando agire per una decina di minuti e poi, come sempre, sciacquando bene e con attenzione alle zone con alluminio che si possono corrodere.
Trattamenti Sbiancanti e Specifici
Se i metodi precedenti non sono sufficienti, si può ricorrere a prodotti sbiancanti. "Usando sbiancanti ho paura che mi sbianchino anche il resto del legno non macchiato." Questa è una preoccupazione valida, quindi l'applicazione deve essere precisa e attenta.
- Sbiancanti specifici: Puoi provare a fare una sbiancata con il Teak Wonder B oppure con la polvere di Cecchi, o con l'acido ossalico.
- Teak Wonder incolore: Per il Teak Wonder, in passato ce n'era uno che era incolore. Poiché il colore tende a depositarsi nel fondo della lattina, potresti provare a travasare solo la parte superiore così avrai un colore molto più chiaro, ricordandoti di mescolare bene il tutto prima di ogni singola passata di pennello o spugna.
Soluzioni Estreme per Macchie Profonde
In casi di macchie estremamente resistenti, si possono considerare trattamenti più aggressivi, pur ricordando che l'uso di idropulitrici è generalmente sconsigliato per la manutenzione ordinaria a causa del rischio di danneggiare il legno. Tuttavia, per un ripristino profondo, può essere contemplato un approccio cautelativo.
- Idro-pulitrice e perossido di idrogeno: Utilizzare una idro-pulitrice (con cautela per non intaccare il legno) e poi perossido di idrogeno (acqua ossigenata) 30%, che corrisponde a circa 100 volumi. Applicare con pennello, indossando guanti e occhiali per sicurezza. Sciacquare bene e carteggiare via i pelucchi che si sono sollevati. Seguire con un impregnante incolore effetto cerato.
Oli Post-Trattamento e Alternative
Dopo qualsiasi trattamento, è importante nutrire e proteggere il legno.
- Se ti piace l'aspetto 'grasso' pennella con olio paglierino, usato poco e non è colorato.
- In passato sono stati usati anche olio della Sika o olio di jojoba, ma tendono a scurire. Una alternativa è l'olio di vaselina, che costa meno di un terzo degli altri prodotti. Alcuni pensano di mescolarci un pochino di antimuffa da muri, ma è un approccio non convenzionale.
Teak per Pavimentazioni Esterne e Alternative Sostenibili
Vuoi realizzare una pavimentazione esterna in legno nel tuo giardino o sul tuo terrazzo? La pavimentazione esterna in legno è sicuramente la più ambita perché conferisce un’atmosfera calda ed elegante. Abbiamo a disposizione diverse essenze con cui poter realizzare i nostri progetti ma attenzione sempre alla durabilità e alla manutenzione. La pavimentazione esterna in legno è abbastanza costosa, proprio per questo dobbiamo conoscere le caratteristiche del prodotto per avere un ottimo risultato senza spendere una fortuna per il nostro progetto ma prevedendo anche che duri nel tempo. Il legno in generale ha bisogno di molta manutenzione, soprattutto se esposto agli agenti atmosferici.
Il Teak vs. L'Ipe: Un Confronto
Confrontiamo due prodotti in particolare e vediamone le caratteristiche.
Il Teak (Tectona grandis) è un legno che proviene dagli alberi tropicali della famiglia delle Verbenaceae, caratterizzate da un legno duro e resistente. Il teak infatti, è caratterizzato da una tessitura mediamente fine, da una fibratura generalmente dritta e da venature ben evidenti e marcate. Il colore naturale va dal giallo chiaro-quasi biancastro, dal bruno-cioccolato, al rosso o persino al nero. Il Teak con l’esposizione alla luce, è sottoposto al fenomeno di ossidazione e il legno tende a diventare più uniforme con toni di colore che raggiungono il dorato. Il teak, inoltre, è caratterizzato da un disegno naturale, variegato con striature irregolari e ondulate. La sua composizione lo rende ottimo da impiegare per le costruzioni navali (data la sua leggerezza) e per realizzare pavimenti pregiati e resistenti. Il Teak è immune agli attacchi degli insetti ed è anche molto resistente all’azione penetrante e corrosiva dell’acqua. Al tatto si caratterizza di una sensazione di oleosità e questa caratteristica lo rende un legno ampiamente impiegato anche per le pavimentazioni per esterni, anche senza l’impiego di trattamenti preservanti.
L’Ipe (Ipè Tabebuia) proviene dalle foreste pluviali del Brasile, dal Paraguay, e dalla Bolivia. È ritenuto il legno più duro al mondo, tanto compatto e resistente quanto il Teak. Visivamente si presenta con toni di colore che vanno dal marrone al verde oliva e rossastro, con striature più chiare e più scure, è piuttosto oleoso e con una densità interna elevatissima. Come per tutti i legni, per effetto del sole il colore tenderà comunque ad uniformarsi nel tempo, assumendo una colorazione tendente al grigio. È molto apprezzato per le sue caratteristiche di resistenza, flessibilità e durezza, che garantiscono prestazioni elevate per uso in ambiente esterno, molto resistente all’umidità. È molto utilizzato per pavimentazioni esterne ma anche altri elementi di arredo, come panchine, mobili da giardino, gazebo. Ha un’elevata durevolezza nel tempo, molto resistente agli attacchi da agenti atmosferici, termiti, tarme, con un deperimento del materiale pressoché nullo. È inoltre resistente al fuoco ed è stato elencato tra i materiali ignifughi di serie A. Come su tutti i legni, la luce ha un’azione schiarente ed arriva ad ossidarsi totalmente fino a diventare di colore grigio. Per mantenere il colore originale del legno vanno utilizzati degli impregnanti cerosi all’acqua trasparenti: ravvivano il colore del legno, non sfogliano, sono resistenti a neve, acqua, sole ecc. Se si lascia ossidare il legno diventa completamente grigio (si sposa molto bene l’abbinamento con l’acciaio, il verde dell’erba, ciottoli bianchi, pietre etc.), esso non necessiterà più di manutenzione. Per ripristinare il legno una volta ossidato, si deve intervenire con qualsiasi altro legno, levigandolo e riportando il colore originale passando degli impregnanti per legno.
In realtà, la qualità del legno Ipè è equiparabile se non più alta a quella del legno teak. Il legno Ipè ha quasi quattro volte la durezza del Teak ed ha una densità tale che affonda in acqua. Praticamente pesa molto di più rispetto al Teak però la qualità di questo legno è apprezzata perché, come il teak, è resistente agli insetti e alla decomposizione. Se devi acquistare il legno per il tuo spazio esterno e stai cercando una valida alternativa al Teak, puoi utilizzare tranquillamente il legno Ipè. Dimenticavo, in genere l’Ipè costa il 30/40% in meno rispetto al Teak.
| Caratteristica | Teak (Tectona grandis) | Ipe (Ipè Tabebuia) |
|---|---|---|
| Origine | Sud Est asiatico (Laos, Vietnam, Birmania) | Foreste pluviali (Brasile, Paraguay, Bolivia) |
| Durezza | Duro e resistente | Il legno più duro al mondo (quasi 4x il Teak) |
| Densità | Relativamente leggero (usato in costruzioni navali) | Elevatissima (affonda in acqua) |
| Colore naturale | Giallo chiaro, ambrato, bruno, rosso, nero | Marrone, verde oliva, rossastro con striature |
| Colore ossidato | Grigio-argento / dorato | Grigio |
| Olio naturale | Elevato contenuto, protegge bene | Piuttosto oleoso |
| Resistenza | Acqua, umidità, salsedine, insetti, muffe | Umidità, agenti atmosferici, termiti, tarme, fuoco (classe A) |
| Manutenzione colore | Oli e cere specifiche | Impregnanti cerosi all'acqua trasparenti |
| Costo (rispetto al Teak) | Riferimento | 30-40% in meno |
Il Futuro del Teak Nautico: Tra Scarsità e Sostenibilità
Purtroppo le belle coperte in teak stanno diventando sempre più rare sui moderni cabinati, un po’ perché il teak di qualità ormai scarseggia e anzi è a rischio estinzione in molti Paesi, quindi per questioni di costo si utilizzano versioni meno nobili e soprattutto lavorate in modo dozzinale. Avere grande cura della propria coperta in teak, al giorno d’oggi, è particolarmente importante. Il motivo è semplice: saranno sempre meno le barche che potranno vantare questo materiale in coperta.
Non ci sono dubbi, il teak è il migliore tra i materiali che possono essere usati per la realizzazione di ponti su navi, yacht e barche di dimensioni inferiori. Ma è anche vero che le foreste naturali di teak stanno diventando sempre meno. Partendo dal presupposto che l’albero del teak cresce solo nelle foreste di India, di Thailandia, di Laos e di Myanmar, e che solo quest’ultimo paese ha finora posticipato il divieto di taglio delle foreste naturali, si capisce che si tratta già di per sé di un materiale via via più raro. La faccenda diventa ancora più oscura nel momento in cui si scopre che importare teak naturale dal Myanmar significa anche finanziare il regime militare che ha preso il potere con un colpo di stato.
Certo, le piantagioni di teak coltivate dall’uomo danno legname di ottima qualità, che però non è paragonabile a quello naturale: si potrebbe quindi pensare che il solo fatto di continuare a costruire ponti di questo tipo sia, direttamente o indirettamente, un modo per incentivare la deforestazione. Come hanno più volte sottolineato quelli della FAO, peraltro, è difficile sapere esattamente a quanto ammonta il declino delle foreste di teak, poiché questi alberi crescono in misura variabile (tra il 4 e il 35%) in foreste di latifoglie e di sempreverdi tropicali. Insomma, l’impressione - e da un certo punto di vista, la speranza - è che in futuro si produrranno sempre meno coperte in teak.