Quando si tratta di chitarre elettriche, ci sono molti fattori che influiscono sul tono, sulla suonabilità e sull'estetica. Uno degli elementi chiave della costruzione di una chitarra è il manico e, nello specifico, la scelta del legno per il manico può avere un impatto significativo sul suono e sulla sensazione complessivi dello strumento. Due delle scelte più popolari per i manici delle chitarre sono l'acero e il palissandro, ciascuno con le proprie proprietà e vantaggi distinti.
Acero: Robustezza e Velocità
L'acero è un legno denso, duro e rigido che viene spesso utilizzato per i manici delle chitarre grazie alla sua forza e stabilità. I manici in acero sono generalmente di colore più chiaro rispetto ai manici in palissandro, con una finitura liscia e chiara che mette in risalto le venature naturali del legno. Uno dei principali vantaggi di un manico in acero è la sua durata. La durezza del legno lo rende resistente all'usura, quindi i manici in acero hanno meno probabilità di deformarsi o danneggiarsi nel tempo. Anche i manici in acero sono preferiti da molti musicisti per la loro superficie di gioco veloce e liscia. La finitura liscia del manico in acero consente alla mano del musicista di muoversi facilmente su e giù lungo la tastiera, rendendolo ideale per stili esecutivi veloci e tecnici.
Palissandro: Calore e Comfort Tattile
Il palissandro è un legno denso e oleoso dal tono caldo e ricco che viene spesso utilizzato per le tastiere delle chitarre. I manici in palissandro sono tipicamente di colore più scuro rispetto ai manici in acero, con una venatura visibile che può variare da diritta e uniforme a irregolare e complessa. Uno dei principali vantaggi di un manico in palissandro è la sua comodità. La natura porosa e oleosa del legno fornisce una superficie liscia e tattile, piacevole sotto le dita. Un altro vantaggio del manico in palissandro è la sua complessità tonale. Il tono caldo e ricco del palissandro può aggiungere profondità e carattere al suono di una chitarra, rendendola una buona scelta per generi come il blues e il jazz dove un tono pieno ed espressivo è importante.
Alla fine, la scelta tra manico in acero o palissandro dipenderà in gran parte dalle preferenze personali e dallo stile esecutivo. I manici in acero sono ideali per i chitarristi che apprezzano la durabilità, il tono brillante e la velocità di esecuzione, mentre i manici in palissandro sono preferiti dai chitarristi che danno priorità al comfort, alla complessità tonale e ad un suono caldo e ricco. Vale la pena notare che molte chitarre presenteranno una combinazione di entrambi i legni, ad esempio con manico in acero e tastiera in palissandro. Questo può offrire il meglio di entrambi i mondi, consentendo ai musicisti di godere dei vantaggi di entrambi i legni in un unico strumento.
L'Evoluzione Storica dei Manici Fender e l'Avvento del Palissandro
I Manici in Acero Fender Originali
Le Stratocaster costruite tra il 1954 e la metà del 1959 erano tutte dotate di un manico in acero privo di tastiera separata. Talvolta l'acero usato per il manico poteva essere splendidamente figurato, ma Freddie Tavares ricorda come Leo Fender non fosse molto propenso ad utilizzare legni particolarmente appariscenti: «Leo always discouraged the beautiful wood in the neck because it's so rare. If we were a custom instruments′ maker, fine, we could get enough of it, but not to make plenty of guitars. So, Leo was very much against it, because it's not a good thing to do to have the ordinary run of the mill products to look like superlative instruments now and then for the same price». Tuttavia non sono rare le Stratocaster, soprattutto quelle costruite tra il 1954 e il 1956, che mostrano manici in acero figurato.
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Durante gli anni '50 e '60, i manici erano rifiniti con tre strati: turapori, primer e trasparente alla nitrocellulosa. Il truss rod veniva inserito dalla parte posteriore del manico, facendo un'incisione longitudinale, che era riempita con una striscia di noce, detta skunk stripe. All'altezza del capotasto, il punto di ancoraggio del truss rod era anch'esso nascosto con un tassello di noce, dall'aspetto di una goccia, spesso chiamato walnut plug. La sua forma non era perfettamente uguale in tutte le Stratocaster, probabilmente per i diversi template utilizzati.
L'Introduzione del Palissandro: Slab Board
Dalla metà del 1959 la Fender iniziò a montare, sopra il manico in acero, una spessa tastiera in palissandro brasiliano, probabilmente dopo le lamentele di alcuni musicisti o rivenditori che mal digerivano la tendenza delle tastiere in acero a scurirsi in poco tempo. Infatti la nitrocellulosa usata sul manico era igroscopica e tendeva ad assorbire molto il sudore. A parità di pickup ed amplificatore, il palissandro aveva un attacco minore e rendeva il suono della chitarra più scuro.
Dato che la base di contatto tra i due legni era piatta, queste tastiere vennero chiamate slab board. Siccome non era più necessario inserire il truss rod dalla parte posteriore del manico, ma veniva inserito prima di incollare la tastiera, le nuove Stratocaster con tastiera in palissandro erano prive di skunk stripe e walnut plug. È interessante notare come i cataloghi del 1959-60 mostrassero una Stratocaster con tastiera in palissandro ma con un walnut plug sopra il capotasto.
FENDER Stratocaster | la STORIA
Le Tastiere "Veneer" o "Round Lam"
Dall'agosto del 1962 fino alla metà del 1983 la Fender utilizzò tastiere più sottili delle slab board e dalla base arcata e non più piatta, conosciute con il nome di veneer o round lam. È opinione comune che questo passaggio fosse dovuto alla volontà di risparmiare il palissandro, anche se, secondo Dan Smith, Leo decise di impiegare le tastiere veneer solo a causa del differente coefficiente di espansione del palissandro e dell'acero. I due legni si contraggono, infatti, in modo diverso in base alle differenti condizioni di umidità e siccome questa differenza poteva comportare alcuni problemi al modo in cui venivano tagliati i solchi dei tasti delle Stratocaster, Fender decise di modificare il tipo di tastiera: «On the most of slab boards, slots are cut straight across, parallel to the flat back. They go almost all the way through, so instead of a solid hunk of wood, the effect is to have a bunch of little blocks. When the weather changes, and the rosewood and maple expand or contract at different rates, they can twist or warp. It's not a big problem with deep slots, because the fingerboard is more flexible and there's some “give.” But Leo used a swing-arm fret slot cutter, and the slots were curved on top and not as deep, so he had this thick beam of rosewood running down the neck, and it could twist or bend with shifts in the weather; it didn't “give”."
La Transizione dal Palissandro Brasiliano all'Indiano
Nel 1965, il governo brasiliano, per favorire le imprese locali, impose un embargo sull'esportazione del palissandro brasiliano, che non poteva essere più esportato così com'era, ma già parzialmente tagliato in blocchi. La Fender, che non era soddisfatta della qualità dei blocchi di legno provenienti dal Brasile, smise quindi l'importazione di questo legno, esaurendone in breve le scorte, preferendo il palissandro indiano. Come ogni transizione il passaggio non è stato netto, ma graduale, ed è possibile trovare Stratocaster con tastiera in palissandro brasiliano datate ottobre '65. Nonostante non sia più stato preso in considerazione dalla Fender, se non in alcune rare chitarre fatte dopo il buyout del 1985, il palissandro brasiliano venne inserito nelle specie protette del CITES solo nell'estate del 1992.
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Segnatasti e Marcatori di Posizione
L'Importanza dei Segnatasti
Sulle Stratocaster dal manico in acero degli anni '50 furono impiegati i segnatasti circolari neri, larghi 0,25 pollici, conosciuti come black dots. Quando il palissandro sostituì l'acero per le tastiere, per rendere i segnatasti maggiormente visibili, la Fender preferì usare dei dot di colore bianco opaco, che spesso con il tempo tendevano ad ingiallire e a diventare marrone chiaro, che oggi sono noti con il termine paper dots o più frequentemente come clay dots. Essendo costituiti da un materiale fibroso (che, analizzato in laboratorio risultava, costituito principalmente da zinco cloridrato e cellulosa), e non da una pasta chiamata "ivorina", come a volte erroneamente riportato, venivano inseriti nella tastiera come dischi alti solo 0,0625 pollici, così sottili che, durante i refret, potevano anche saltare via.
Fino alla metà del 1963, lo spazio tra i due segnatasti al dodicesimo tasto era maggiore perché questi intersecavano la corda di La e quella di Si (wide spacing). In seguito lo spazio fu ridotto e i due segnatasti iniziarono ad essere quasi tangenti alle due corde (narrow spacing). È importante ricordare che non esisteva una distanza fissa tra i due segnatasti, ma poteva variare, anche se solo in modo quasi impercettibile, da una tastiera all'altra.
La Fender impiegò i clay dots sulle Stratocaster fino a quando, nel novembre del 1964, li sostituì gradualmente con segnatasti dall'aspetto perlato e leggermente più grandi, i pearloid dots, che furono utilizzati sulle tastiere in palissandro fino alla metà del 1983, quando furono sostituiti da segnatasti completamente bianchi, a volte chiamati whitish dots. Ovviamente, quando dalla fine degli anni '60 l'acero tornò disponibile sulle tastiere delle Stratocaster, in alternativa al palissandro, furono impiegati nuovamente i black dots, anche se questa volta i due dot al dodicesimo tasto non erano distanziati come quelli delle Stratocaster degli anni '50. Anche sulle tastiere delle Vintage Reissue spiccavano i whitish dots perché la Fender non fu in grado di replicare gli storici clay dots.
Cronologia dei Tipi di Tastiera e Segnatasti Fender
| Periodo | Tipo di Tastiera | Materiale Principale | Segnatasti Principali | Note Aggiuntive |
|---|---|---|---|---|
| 1954 - Metà 1959 | Acero (pezzo unico) | Acero | Black Dots | Truss rod inserito posteriormente (skunk stripe, walnut plug) |
| Metà 1959 - Agosto 1962 | Slab Board | Palissandro Brasiliano | Clay Dots | Tastiera spessa e piatta, truss rod inserito anteriormente |
| Agosto 1962 - Nov 1964 | Veneer (Round Lam) | Palissandro Brasiliano | Clay Dots (con narrow spacing dal '63) | Tastiera più sottile con base arcata |
| Nov 1964 - Metà 1983 | Veneer (Round Lam) / Maple Cap (dal '65) | Palissandro (anche Indiano dal '65) / Acero | Pearloid Dots (su palissandro), Black Dots (su acero) | Acero "maple cap" disponibile come alternativa dal '65 |
| Metà 1983 in poi | Vari | Vari | Whitish Dots | Introduzione dei whitish dots, soprattutto sulle Reissue |
Manici per Chitarra Mancina: Specificità e Scelte
Progettazione e Differenze
Suonare la chitarra da mancini non significa dover scendere a compromessi. Oggi il mercato offre moltissime soluzioni dedicate, pensate per garantire comfort, suonabilità e qualità sonora ai chitarristi mancini di ogni livello. Una chitarra mancina è progettata come immagine speculare di una chitarra per destrorsi. Il manico viene impugnato con la mano destra mentre la sinistra si occupa della pennata. Questo comporta un diverso orientamento del ponte, del capotasto, delle meccaniche, e dei controlli nel caso delle chitarre elettriche. Anche la disposizione interna delle catene nelle acustiche e classiche è adattata per garantire una risposta sonora corretta.
La scelta della chitarra mancina dipende da diversi fattori come stile musicale, livello di esperienza e budget. È importante valutare il tipo di chitarra più adatto alle proprie esigenze, elettrica, acustica o classica, senza dimenticare materiali, elettronica e profilo del manico. Chi si avvicina al mondo delle chitarre mancine ha spesso dubbi pratici e curiosità legate alla scelta e all’utilizzo dello strumento. Le differenze riguardano l’orientamento delle corde, del manico, del ponte e dei controlli. Anche la struttura interna nelle acustiche è speculare. Sicuramente su una chitarra classica per destrorsi puoi invertire le corde e imbracciarla come fosse per mancini.
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Manici Specifici per Mancini: Esempi e Caratteristiche
Impossibile negare il fascino di un manico in acero roasted. Resistenti alle variazioni di umidità e dall'incantevole look scuro, offrono più sustain e aggiungono una nota esclusiva alla voce dello strumento. Questo autentico manico Fender Telecaster mancino è realizzato nei nostri impianti a Ensenada, Messico. Con un comodo profilo "Flat Oval", tastiera in acero con raggio da 12" (30,48 cm) e 22 tasti jumbo, questo manico è stato progettato per la massima velocità e comfort. Tra le caratteristiche rinnovate vi è una finitura satinata all'uretano e bordi della tastiera smussati per un comfort imbattibile, che offrono le sensazioni di un manico già ben rodato.
Un altro esempio è il manico della chitarra stile Firebird, realizzato in acero canadese con tastiera della chitarra in palissandro e capotasto in osso. Questo manico firebird palissandro verniciato arriva levigato e verniciato, pronto da montare sulla tua chitarra. Con la sua testa stile Firebird e la tastiera in palissandro, ti offre un manico pronto da montare che puoi lasciare nella finitura naturale oppure riverniciare per adattarlo al tuo progetto.
Famosi Chitarristi Mancini
Tra i chitarristi mancini più celebri troviamo Tony Iommi, Kurt Cobain, Paul McCartney bassista e chitarrista, Albert King e Jimi Hendrix. Tutti esempi di come essere mancini non sia mai stato un limite alla creatività e al successo musicale.
Chitarre Mancine Notabili
- La Gibson ES-335 Vintage Burst LH è una semiacustica iconica che unisce calore e definizione.
- La Gibson Les Paul Standard 50s HCS LH offre il classico suono Les Paul con un carattere caldo e potente. Il manico profilo anni cinquanta e i pickup humbucker la rendono perfetta per rock e hard rock.
- La Fender Am Ultra II Strat LH EB TXT rappresenta l’evoluzione moderna della Stratocaster.
- La PRS SE Silver Sky Piano Black LH combina estetica elegante e grande attenzione al dettaglio.
- La Fender Player II Tele LH RW PWT è una solid body essenziale e diretta. Il suono brillante e incisivo la rende perfetta per country, rock e indie.
- La Cordoba GK Studio Negra Lefthand è una classica pensata per il flamenco. Il suono è secco e reattivo, con grande proiezione.
- La Martin Guitar D28 Satin LH è una dreadnought acustica di alto livello. Il suono è profondo e ricco di armoniche, ideale per accompagnamento e fingerstyle.
- La Maton EBG808 Tommy Emmanuel Left nasce dalla collaborazione con Tommy Emmanuel ed è progettata per il fingerstyle.
- La Gibson 50s J-45 Original Vint. SB LH è una acustica dal carattere caldo e avvolgente.
- La Martin Guitar GPC-13EL-01 Ziricote LH combina comfort moderno e materiali ricercati.
Il Dibattito sul Suono: Tastiera in Palissandro vs. Acero
Il Mito delle Differenze Timbriche
Tastiere in palissandro e in acero dividono il popolo dei chitarristi a metà, ma un sottile strato di legno diverso sotto le dita può davvero modificare il suono in maniera sensibile? Lo YouTuber e musicista Darrell Braun è solito provare a rispondere ai quesiti più curiosi dell'universo chitarristico con delle utili prove sul campo e confrontando davanti alla telecamera strumenti di concezione differente. In un recente appuntamento, ha provato a verificare l'assioma che vorrebbe le chitarre con tastiere in acero caratterizzate da un suono brillante e definito contro quello più caldo e articolato delle tastiere in palissandro.
Siamo abituati ad associare suoni profondamente diversi alle chitarre con tastiere in palissandro e in acero. Dai musicisti ai costruttori, chi in maggiore chi in minore misura, tutti assicurano e giurano che quel sottile strato di legno che si frappone tra il manico e i fret è più che sufficiente per caratterizzare una chitarra e farla preferire a un'altra. Controbattere a quest'affermazione è impossibile o quantomeno molto difficile, in quanto l'unico modo per verificarla o sbugiardarla sarebbe alternare sullo stesso strumento un manico interamente in acero a uno in acero con tastiera in palissandro.
L'autore dell'esperimento ha individuato un body già completo di elettronica che facesse da riferimento per la prova e riducesse le variabili al minimo. I manici sono simili per fattura e livello costruttivo, provengono dalla stessa fabbrica e rappresentano l'unica variabile in ballo. Darrell ha impostato il tutto a metà tra un confronto diretto e un blind test. L'esito del test è decisamente interessante. Delle variazioni timbriche, magari sottili, ci sono. Nel trarre le proprie conclusioni, non bisogna dimenticare che non tutti i manici con tastiere incollate sono uguali. L'unica cosa saggia da fare, forse, è imbracciare qualunque strumento senza preconcetti, perché un suono più brillante potrebbe nascondersi anche nella finitura calda di una Strat in total black e, se è quello che l'occhio cerca, sarebbe un peccato privarsene per un "sentito dire".
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