Gli Effetti dei Tacchi Alti sulla Salute, la Postura e l'Impatto sui Pavimenti in Parquet

I tacchi sono un accessorio amato da tantissime donne. Le scarpe con il tacco rappresentano da sempre un simbolo di eleganza e femminilità. Slanciano la figura e valorizzano l’abbigliamento. Il forte desiderio di utilizzare i tacchi si scontra con la paura di arrecare un danno eccessivo al proprio corpo. Si sente dire spesso “I tacchi fanno male ai piedi!”…ma cosa succede nello specifico e quali sono le problematiche più comuni? L'utilizzo di una calzatura inadeguata è una concausa di patologie. Questo non significa che le scarpe con i tacchi vadano eliminate completamente dal guardaroba, tuttavia è importante imparare a farne a meno quando non ce ne sarebbe proprio bisogno. Gli studi scientifici che confermano i danni provocati dai tacchi alti alla salute di piedi, gambe, schiena e collo delle donne ormai si sprecano e dunque è fuori discussione che le scarpe con i tacchi siano potenzialmente dannose.

Per quanto possa sembrare strano, perlomeno per i canoni odierni, nell’antichità i tacchi furono indossati inizialmente dagli uomini. Le prime testimonianze parlano di cavalieri che, nei primi secoli dopo Cristo, li usavano per agganciare meglio il piede alle staffe. Solo successivamente il tacco è diventato un accessorio femminile da sfoggiare con un bell’abito. La vera rivoluzione c’è stata nei primi del ‘900, col tacco a spillo - o stiletto.

Impatto dei Tacchi Alti sui Piedi

Nel piede, esistono circa 28 ossa, numerosi muscoli, articolazioni, nervi e vasi sanguigni. In stazione eretta, la pianta del piede, rappresenta l'interfaccia costante tra ambiente esterno e sistema posturale. Le informazioni dei recettori podalici sono, infatti, le uniche a derivare direttamente da un riferimento fisso quale è il suolo. Quando si indossano scarpe con tacco alto, il peso si sposta in avanti e grava soprattutto sull’avampiede. Il tacco posiziona le tue articolazioni come se fossi in punta di piedi: il quanto dipende dall’altezza del tacco. Il nostro piede è fatto per avere una larga base di appoggio: le dita devono “aprirsi ed allargarsi” per generare un contatto saldo e sicuro con il terreno. Se gli impediamo tutto ciò, è molto probabile che prima o dopo nasceranno problematiche.

Pressione sull'Avampiede

Camminare sui tacchi significa mantenere il piede in una posizione inclinata costante. Lo spostamento del carico in avanti aumenta la pressione sui metatarsi. Indossando tacchi alti la pressione sull’avampiede aumenta molto, da un 25% per un tacco di circa 3 cm fino ad arrivare ad un 75% per un tacco da 8 cm.

Altezza del Tacco (cm)Aumento Pressione sull'Avampiede
2.5+22%
3+25%
4Significativo
7Raddoppiata
8+75%

Con un tacco di 7 cm la percentuale di peso che i metatarsi devono accettare è già raddoppiata rispetto ad una scarpa classica! Essi non sono fatti per accettare così tanto carico, soprattutto per tempi prolungati! Nel breve periodo possono comparire bruciore plantare e stanchezza.

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Tacchi alti? Piedi doloranti?

Deformità delle Dita: Alluce Valgo e Dita a Martello

Non solo: più il tacco è alto, più le dita si troveranno in estensione ovvero “piegate verso l’alto”. Le scarpe con punta stretta comprimono le dita. I tacchi a punta o stretti anteriormente (e questo vale per qualsiasi tipo di scarpa) riducono lo spazio delle dita che si trovano quindi a doversi “schiacciare” uno contro l’altro per trovare una via libera. Se gli impediamo tutto ciò, è molto probabile che prima o dopo nasceranno problematiche.

La patologia podalica più frequentemente associata all'utilizzo di un rialzo eccessivo sotto il calcagno (tacco alto) è l'alluce valgo, che si presenta come una deformazione del primo dito del piede che appare deviato lateralmente verso le altre dita, rivolgendo la falange verso le altre dita, con contemporanea sporgenza mediale del primo osso metatarsale. Fino al 50% della popolazione adulta presenta alluce valgo, eppure c’è ancora poca conoscenza di questa condizione. Nelle prime 3, a gradi diversi, l’alluce è spinto verso l’interno, situazione che rispecchia esattamente quello che accade in caso di alluce valgo. Il sintomo principale dell'alluce valgo consiste nella presenza di dolore, che riflette un cambiamento nell'anatomia del piede. La deviazione laterale dell'alluce evidenzia la formazione della cosiddetta "cipolla", una protuberanza che indica un'infiammazione dolorosa della borsa mucosa (borsite), che tende a peggiorare con lo sfregamento della scarpa. A livello della protuberanza ossea, sul lato esterno del piede, la cute presenta arrossamento, intorpidimento ed ispessimenti che la rendono dura e callosa (ipercheratosi). Oltre all'infiammazione cronica, l'alluce valgo può comportare lesioni ossee, ulcerazioni, callosità e, se particolarmente grave, un'alterazione funzionale della dinamica del piede. Con il tempo, il disturbo può evolvere in una vera e propria sindrome posturale (considerato che l'alluce è sfruttato nella deambulazione per spingere in avanti e bilanciare) con tendenza al ginocchio valgo, rigidità delle anche ed accentuazione della curva lombare, associata a lombalgia cronica.

Il “dito a martello” è una deformazione che colpisce soprattutto il 2° dito ed è caratterizzato da un’angolazione anormale dell’articolazione centrale del dito (tra le prime due falangi). Accentua questo problema. Non trovando lo spazio necessario, le dita si “accartocciano” su se stesse, portando un po’ alla volta allo sviluppo di tale deformità.

Anche il neuroma di Morton può essere una conseguenza; il termine intimidisce un po'.

Fascite Plantare

In termini semplici, la fascite plantare si verifica quando i tessuti sotto la pianta del piede (in particolare la fascia plantare) vanno incontro ad un’irritazione. Le dita, trovandosi in posizione di estensione come mostrato in precedenza, pongono la fascia plantare in una posizione di costante allungamento. L’utilizzo di una calzatura inadeguata è una concausa di questa patologia. Lo stretching è una tecnica terapeutica, ma come per altre cose, il dosaggio è ciò che conta.

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Polpacci e Tendine d'Achille

Il tacco alto mantiene il polpaccio in accorciamento costante. Recenti studi hanno dimostrato che l’arco plantare di una donna che utilizza un tacco alto si trova accorciato al termine della giornata. Una ricerca ha evidenziato che il polpaccio di chi indossava regolarmente tacchi era 13% più corto rispetto a donne che utilizzavano scarpe basse. Per questo accade che, una volta tolti i tacchi, si provi una forte sensazione di tensione (o dolore). A livello del polpaccio il tricipite surale appare accorciato e produce il 29% in meno di forza perché in questa posizione non può lavorare nella sua integrità, dovrà produrre più forza per ottenere lo stesso lavoro. Stessa cosa avviene per il tendine d’Achille che si trova accorciato. Nel tempo questo può creare tensione sul tendine d’Achille e ridurre la mobilità della caviglia. Se hai i polpacci e le gambe stanche, pesanti o doloranti, forse non hai mai pensato che avessero a che fare con la calzatura. Ebbene, sono proprio un classico effetto dei tacchi.

Caviglie e Stabilità

Essendo il tacco una base di appoggio molto più piccola e instabile rispetto ad una scarpa bassa, richiede un costante lavoro della muscolatura di caviglia e piede per mantenere l’equilibrio. Stare sui tacchi richiede abilità di equilibrio notevoli, basti pensare alle prime volte che si indossano. Rispetto ad una scarpa piatta dove la base è ampia e stabile, il tacco è stretto e con un appoggio a terra molto limitato. Oppure, potrebbe esserti ancora capitato che proprio usando i tacchi - magari per un passo falso o un terreno irregolare - la caviglia cedesse, facendo un movimento rapido, per poi tornare in posizione. Tuttavia, il ripetersi di questi micro-traumi può causare danni ai legamenti che stabilizzano la caviglia o l’insorgenza di infiammazioni e dolori. Con questa tipologia di calzature la muscolatura della caviglia aumenta il suo lavoro in modo proporzionale all’aumento di cm di altezza e la sola caviglia non può compensare completamente la posizione innaturale del piede. Le donne che sono abituate ad indossare scarpe a tacco alto sembrano produrre maggiore forza dai muscoli della pianta del piede, dell’articolazione della caviglia e tibiale anteriore per controllare la perdita di equilibrio; può aumentare altresì il rischio di traumi meccanici come distorsioni che aumentano con l’aumentare dei cm di altezza dei tacchi.

Effetti sulla Postura e sulla Parte Superiore del Corpo

L'uso quotidiano di tacchi alti, soprattutto se superano i 7 centimetri, altera inevitabilmente la postura con conseguenze che possono essere di varia entità. Questo assetto modifica l’equilibrio naturale del corpo. Con i tacchi il baricentro si sposta. Per evitare di cadere, la donna può effettuare due tipi di compensazione: la prima a livello del ginocchio, la seconda a livello della schiena.

Compensazioni Posturali

Sbilanciando il corpo in avanti per non cadere si mettono in atto due tipi di compensazioni. Flettendo le ginocchia, queste si spostano in avanti, facendo traslare indietro il centro di gravità e riportandolo in equilibrio, sopra i piedi. La curva lombare si riduce e la curva dorsale si accentua. Questo atteggiamento è tipico delle donne poco atletiche che salgono sui tacchi, ottenendo un effetto estetico negativo, perché con questo tipo di compensazione la camminata è in genere goffa. Anche il vantaggio della maggiore altezza garantita dal tacco viene in parte persa perché flettendo le ginocchia ci si abbassa di qualche centimetro. Oppure, se le gambe restano tese il bacino sporge di più all’indietro e il petto più esposto in avanti. Se invece le ginocchia non si flettono o si flettono poco, per non cadere è necessario inarcare la schiena portando indietro la parte alta del tronco. In questo modo il sedere sporge di più all’indietro, la gamba è più slanciata, la curva lombare è accentuata e il torace è più esposto in avanti. Questa compensazione a livello del tronco non è fisiologica e può portare a dolori alla schiena, contratture muscolari e nel lungo tempo vere e proprie degenerazioni articolari come discopatie ed ernie. Per compensare, il busto arretra e la zona lombare accentua la propria curvatura. Patologie come l'alluce valgo, l'iperestensione delle ginocchia e la relativa iperlordosi lombare, se non risolte tempestivamente, possono evolvere in veri e propri dimorfismi a carico delle strutture muscolo-scheletriche delle ginocchia e del tratto finale del rachide vertebrale. Questi effetti, combinati con l’invecchiamento, implicano una popolazione anziana più incline ai dolori vertebrali, effetti amplificati dal lavoro dei muscoli erettori spinali più attivi.

Ginocchia e Anche

Considerando l’articolazione del ginocchio si riscontra un aumento considerevole del carico e delle sollecitazioni, anche del 25%. La camminata sui tacchi richiede una flessione continua del ginocchio. Il tempo per raggiungere la flessione diventa più lungo e sui tacchi non si raggiunge comunque il grado di flessione che sulla scarpa piana; questo farebbe sì che si interrompa il meccanismo di sblocco del ginocchio che avviene nello schema motorio del passo rendendolo più incline agli infortuni. I muscoli estensori concentrici del ginocchio hanno un carico di lavoro più alto del 200% e per una maggiore stabilizzazione del ginocchio si richiederebbe rinforzo al quadricipite. Anche l’articolazione dell’anca viene sollecitata, con un aumento in fase di flessione del 23% e un’ulteriore fase di lavoro del muscolo gluteo medio. Bisogna tener presente che i cambiamenti posturali dei tacchi alti causano un aumento complessivo della rigidità della catena cinetica quindi un maggior rischio di lesioni.

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Da non trascurare, inoltre, sono i diversi problemi a carico del sistema circolatorio-venoso che potrebbero insorgere proprio a causa dello "schiacciamento" innaturale (soprattutto a carico dell'avampiede) di alcuni capillari situati in zone del piede che, normalmente, non vengono occlusi, né oppressi da sovraccarichi. A livello di dispendio energetico aumenta il consumo di ossigeno, il consumo di energia e quindi l’insorgere della fatica che può ridurre i tassi di risposta riflessa e volontaria oltre ad influenzare la forza muscolare. Con il tallone sollevato la fase di appoggio del passo aumenta, mentre la cadenza rimane invariata e si tenderebbe a tenere i piedi in posizione leggermente più intraruotata con una leggera perdita di fluidità dell’andatura rendendola meno efficiente.

Tacchi Alti e Pavimenti in Parquet

Parquet e tacchi a spillo. Un binomio che suscita tanta curiosità quanto terrore. Si può? Non si può? Ci sono legni che sopportano meglio? Finiture magiche? Meglio quindi far entrare in casa elefanti piuttosto che donne sui tacchi? Le ammaccature, però, possono capitare anche con i mobili e soprattutto con le sedie, con e senza ruote girevoli. Quindi la risposta alla domanda è ni. Il primo e fondamentale fattore, tuttavia, è la scelta del legname. Abbiamo scelto rovere naturale spazzolato, in modo che sia meno delicato. Gli oli per parquet della linea Solid di Renner Italia possono essere una soluzione ottimale. Scegliere un olio invece della vernice, significa optare per una manutenzione più costante nel tempo. La preoccupazione per i segni dei tacchi è così evidente che a volte si finisce per chiedere agli ospiti di togliersi le scarpe.

Io non chiedo di mettersi le ciabatte perché mi vergogno, ma i miei genitori e mia sorella se le portano da casa quasi sempre quando vengono da me. Per me non è tanto un problema di "tacchi&parquet" quanto in generale di "scarpe sporche su tappeto e pavimento pulito": a casa mia mi piace sedermi per terra o sul tappeto oppure girare scalza, ma se c'è stata gente con le scarpe evito di farlo... Comunque è soggettivo. Con il sole ancora alto, ho visto gli effettivi danni sul mio parquet. Una grattugia...una vera e propria grattugia. Il parquet non aveva un graffio, eppure la precedente famigliola aveva 2 bimbi piccoli. Mi dite voi come vi comportate a riguardo, ma è vero che questi segni dei tacchi sono così evidenti? Sì, sono dei fissati. L'alternativa è affrontare la realtà e seguire un approccio saggio.

Consigli e Strategie di Prevenzione

Comprendere che, tramite determinati accorgimenti e strategie, puoi continuare ad utilizzare i tacchi ma con meno fastidi, dolori e tensioni, preservando nel tempo una maggiore salute del tuo piede. Nessuna scarpa deve essere demonizzata e sconsigliata, dipende dall’uso che se ne fa; le donne quindi possono tirare un sospiro di sollievo, non è necessario eliminare i tacchi dalla scarpiera. Le scarpe con tacco non risultano dannose in modo assoluto, ma un uso frequente e prolungato può compromettere la salute del piede e influire sulla postura. I tacchi alti non sono vietati, mettono a dura prova la nostra postura ma se ciò non avviene sistematicamente con le dovute precauzioni si riescono a tollerare; questo dipende dal carattere genetico e dalla predisposizione della singola persona ma anche dalla sua forma fisica e dalle misure che vengono attuate per contrastare gli effetti nocivi di posture scorrette. Moda e comfort non sempre vanno d’accordo.

Criteri per la Scelta delle Calzature

  • Altezza: Già dai 4 cm abbiamo visto che la pressione sull’avampiede è significativamente aumentata. Un tacco di 3 cm può essere utilizzato tutti i giorni, un 5 cm permette di camminare senza stancarsi. Un tacco basso, nell’ordine dei 3 cm, sarebbe favorevole per il benessere di piede e postura, andando a diminuire la tensione della fascia plantare, e un tacco di 5 cm sarebbe addirittura utile nel trattamento della fascite plantare.
  • Tipo di punta: La punta stretta è una delle caratteristiche più deleterie e non vale solo per i tacchi ma per qualsiasi scarpa. Le scarpe con punta stretta comprimono le dita.
  • Ampiezza della base di appoggio: Più ampia è, meno dolori e rischio di distorsioni avrai. Una zeppa distribuisce il peso su tutta la pianta del piede.
  • Misura corretta: A volte si prendono delle scarpe perché sono belle, anche se il numero non è proprio perfetto. Piuttosto, si aggiungono degli spessori per farlo andare “bene”. Recenti studi hanno dimostrato che l’arco plantare di una donna che utilizza un tacco alto si trova accorciato al termine della giornata, inoltre sembrerebbe che le donne utilizzerebbero scarpe di un numero più piccolo rispetto alla loro misura sia perché l’altezza del tacco come abbiamo visto accorcia la lunghezza del piede e sia per sentire la scarpa più sicura.

Le scarpe ideali dovrebbero garantire un appoggio uniforme a tutto il piede, offrendo dei punti che fungano da ammortizzatori naturali. Optate per scarpe di qualità, dalla suola morbida e che accompagnino la forma del piede. Il piede sostiene il peso corporeo e garantisce stabilità durante la camminata. Per camminare in equilibrio il peso andrebbe distribuito il 50% sul tallone e il 50% sull’avampiede, più il tacco è alto e più il peso si sposta in avanti. Per una maggiore stabilizzazione del ginocchio si richiederebbe rinforzo al quadricipite. Se proprio non si riesce a lasciare la scarpa con il tacco nell’armadio il trucco sta nell’alternare diversi modelli e altezze.

Strategie di Prevenzione e Sollievo

  • Limitare il tempo trascorso sui tacchi rappresenta la strategia più efficace.
  • Durante la giornata conviene alternare calzature diverse.
  • A seguito di una condizione di grande sollecitazione dell’apparato muscolo-scheletrico come in questo caso è importante far seguire una fase di scarico che parta dalla pianta del piede come può essere l’utilizzo di palline da massaggiare, e che si estenda al resto del corpo.
  • Questo aspetto può essere significativamente migliorato da trattamenti manuali specifici eseguiti dal fisioterapista.
  • Se vuoi scoprirli, resta sintonizzato!

Sono Carlo Dusini, Fisioterapista e titolare di Recupero Efficace di Verona e Bussolengo. Quando ho aperto lo studio, mi sono reso conto che è davvero complicato per un paziente capire come evitare di sprecare tempo e soldi in visite ed esami inutili. Hai capito che è ora di agire?

Dott.ssa Melania Balzarin

Riferimenti bibliografici: Esenyel M, Walsh K, Walden JG, Gitter A. Kinetics of high-heeled gait. J Am Podiatr Med Assoc. 2003 Jan-Feb;93(1):27-32. Kerrigan DC, Johansson JL, Bryant MG, Boxer JA, Della Croce U, Riley PO. Moderate-heeled shoes and knee joint torques relevant to the development and progression of knee osteoarthritis. Arch Phys Med Rehabil. 2005 May;86(5):871-5. The effect of heel height on gait and posture: a review of the literature. J Am Podiatr Med Assoc.

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