L'elefantino che salta la staccionata significato e origine

Il Liotru è un simbolo intriso di significato culturale e storico per i catanesi. In verità, non sentirete mai un catanese definire elefante né l’animale raffigurato nella suddetta statua né la sua rappresentazione come emblema della città. Per noi, il simbolo di Catania ha un nome preciso: “Liotru”.

L’immagine dell’elefante è già presente in questa cultura e lo desumiamo da reperti numismatici risalenti al VI sec. a.C. È un punto di partenza da cui partono diverse narrazioni plausibili alle quali non si riesce a dare una vera collocazione storica. Per questo motivo le leggende hanno preso il sopravvento.

Descrizione di U Liotru e il Suo Profondo Simbolismo

U Liotru è una statua in pietra lavica, raffigurante un elefante che sormonta la Fontana dell’Elefante in Piazza del Duomo, ritenuto il simbolo della città di Catania. La fontana fu progettata da Giovanni Battista Vaccarini e completata nel 1737. Vaccarini aggiunse gli occhi in pietra bianca e le zanne issandola poi sulla fontana monumentale con la proboscide rivolta verso Sant'Agata. La statua nella sua reinterpretazione è abbastanza complessa. I vari elementi hanno tutti un significato evocativo, come il martirio, la purezza, la croce simbolo cristiano.

Partendo dal basso si osserva un basamento realizzato in marmo bianco che si trova nel mezzo di una vasca di marmo. Sopra al basamento si erge l’elefantino che ha una posizione non casuale, la sua proboscide infatti è rivolta verso la cattedrale di Sant’Agata. Anche i colori ci possono dare delle indicazioni interessanti. Il corpo della statua dell’elefante è nero poiché deriva da un unico blocco di pietra lavica. Gli occhi e le zanne sono invece chiari e realizzati in pietra calcarea. Venne aggiunta anche la gualdrappa in marmo bianco sul dorso dell’elefante che riporta gli stemmi della patrona di Catania, Sant’Agata.

Ben visibile si erge sulla schiena un obelisco realizzato in granito alto 3,66 mt. Lo stile è tipico egiziano anche se non ci sono dei geroglifici. In cima all’obelisco è stato posizionato un globo che a sua volta riporta una corona di foglie di palma e un ramo di gigli, infine la croce.

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Dettagli Tecnici di U Liotru

Elemento Descrizione/Misura
Nome Popolare U Liotru
Materiale Principale Pietra lavica nera
Materiale Occhi e Zanne Pietra calcarea
Altezza (solo elefante) Tre metri
Peso Complessivo Sette tonnellate
Obelisco Granito, alto 3,66 mt
Data Completamento Fontana 1737

Le Antiche Origini del Liotru

Non è semplice risalire alle origini del Liotru poiché nel corso dei secoli si sono avvicendati racconti che sono divenuti leggende. Possiamo partire dalla stessa nascita della città etnea, Katane (Catania) ad opera di Calcide, un’antica polis greca che fondò diverse città nel Mediterraneo.

Non lo sappiamo con esattezza ma è noto che un tempo, ben prima della colonizzazione greca dell’isola, la Sicilia fosse abitata da elefanti nani. Secondo la tradizione (testimoniata già in tempi molto antichi), un elefante scacciò dall’area sulla quale sorge oggi Catania tutti gli animali pericolosi, facendo sì che potesse essere abitata. Gli antichi abitanti di Catania consideravano l'elefante un simbolo di protezione contro le eruzioni dell'Etna e la statua originale sarebbe stata costruita durante la dominazione cartaginese. La pietra lavica con cui è realizzata sottolinea il legame profondo tra la città e il vulcano. Si suppone che prima della colonizzazione greca, l’isola fosse abitata da elefanti nani.

Com'è noto in quell’anno Catania e l’intera Sicilia vennero colpita da un sisma di portata catastrofica che hanno danneggiato u Liotru. Il sisma del 1693 arrecò seri danni al Liotru: la proboscide si spezzò e le zampe posteriori si frantumarono. Giovanni Battista Vaccarini fu incaricato della ricostruzione nella prima metà del XVIII secolo. Prima della ricostruzione settecentesca di Catania, la scultura si trovava sotto l’Arco di Liodoro, ed in precedenza era stata custodita dai monaci benedettini.

U Liotru è subentrato solo nel 1239. I catanesi decisero di cambiare in seguito ad una serie di rivolte per poter passare da semplice dominio di un vescovo-conte a città demaniale. Fino al 1239, il simbolo di Catania era un altro: l’effigie di san Giorgio. In quell’anno, Federico II elevò Catania al rango di città regia, non più alle dipendenze del vescovo bensì demanio del re.

La Leggenda di Eliodoro e il Nome "Liotru"

Resta ancora da capire perché l’elefante di Catania si chiama Liotru. Anche questo aspetto è legato ad una leggenda. La più affascinante racconta di un mago, Eliodoro. Il nome (Liotru) sarebbe una storpiatura di quello dell'antico mago-burlone che, secondo la leggenda, tormentava i catanesi con le sue stregonerie.

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Eliodoro si trasformò da uomo colto e ambizioso a vero e proprio stregone quando nel 765 gli fu preferito a ricoprire la carica di Vescovo della diocesi di Catania, Leone II (detto Il Taumaturgo). La sua collera fu tale da compiere diversi misfatti e a trasformare la statua dell’elefante di Catania, da lui appositamente forgiata, in un animale in grado di essere cavalcato. L'elefantino era anche capace di proteggere la città dalle eruzioni dell'Etna.

La storia narra che fu lui stesso a scolpirlo con la lava dell'Etna e a dargli vita con la magia per girare in città sul suo dorso. Egli aveva anche il potere di animarla e cavalcarla durante le sue scorribande in città. In groppa al suo elefante, Eliodoro compiva tragitti lunghissimi, spostandosi fra Catania e Costantinopoli. Circolano diversi aneddoti sui numeri di magia di Eliodoro: pare ad esempio che egli avesse l’abitudine di fare acquisti pagando per mezzo di pietre preziose. Un giorno Eliodoro convinse un giovane (il nipote del vescovo, sembra) a puntare tutto sulla vittoria di un cavallo, durante una corsa. Eliodoro era in grado di acquistare qualsiasi mercanzia con pietre preziose ed oro, che però diventavano normali sassi nelle mani dei poveri mercanti.

Fu Leone II nel 778 a fermarlo condannandolo al rogo. Secondo una versione più fantasiosa, il vescovo sfidò Eliodoro a camminare sopra una distesa di carboni ardenti (o un falò improvvisato sul momento). U cavaddu i Liotru, “il cavallo di Eliodoro“ è una traduzione evocativa.

Il Liotru come Simbolo Catanese

Per il catanese questa statua ha grande rilievo da moltissimo tempo, si pensi che con l’Unità d’Italia fu proposta una nuova location identificata in Piazza Palestro. Se la statua non si sa da chi è stata scolpita si sa che è presente a Catania da moltissimo tempo. È stato il popolo catanese a sceglierla come simbolo cittadino. Ogni anno, durante la festa di Sant’Agata, patrona della città, il Liotru viene omaggiato con spettacoli, processioni e manifestazioni che coinvolgono l’intera comunità catanese. La statua rappresenta il ricco patrimonio storico e culturale della città, custodendo le tradizioni e le leggende che hanno contribuito a forgiare l’anima di Catania nel corso dei secoli.

La festa di Sant'Agata a Catania

L'Elefante Incatenato: Una Potente Metafora di Vita

Conosci la storia dell’elefante incatenato? È una bellissima storia che ci racconta come un avvenimento accaduto nel nostro passato possa influenzare drasticamente le nostre scelte di oggi. Quando ero piccolo adoravo il circo, ero attratto in particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi, era l’animale preferito di tanti altri bambini. Durante lo spettacolo faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune… ma dopo il suo numero, e fino ad un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre legato ad un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe.

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Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri, e anche se la catena era grossa mi pareva ovvio che un animale del genere potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire. Che cosa lo teneva legato? Chiesi in giro a tutte le persone che incontravo di risolvere il mistero dell’elefante; qualcuno mi disse che l’elefante non scappava perché era ammaestrato… allora posi la domanda ovvia: “se è ammaestrato, perché lo incatenano?”. Non ricordo di aver ricevuto nessuna risposta coerente.

Con il passare del tempo dimenticai il mistero dell’elefante e del paletto. Per mia fortuna qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era stato tanto saggio da trovare la risposta: l’elefante del circo non scappa perché è stato legato a un paletto simile fin da quando era molto, molto piccolo. Chiusi gli occhi e immaginai l’elefantino indifeso appena nato, legato ad un paletto che provava a spingere, tirare e sudava nel tentativo di liberarsi, ma nonostante gli sforzi non ci riusciva perché quel paletto era troppo saldo per lui, così dopo vari tentativi un giorno si rassegnò alla propria impotenza. L’elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché crede di non poterlo fare: sulla sua pelle è impresso il ricordo dell’impotenza sperimentata e non è mai più ritornato a provare… non ha mai più messo alla prova di nuovo la sua forza… mai più!

A volte viviamo anche noi come l’elefante pensando che non possiamo fare un sacco di cose semplicemente perché una volta, un po’ di tempo fa ci avevamo provato ed avevamo fallito, ed allora sulla pelle abbiamo inciso “non posso, non posso e non potrò mai”. L’unico modo per sapere se puoi farcela è provare di nuovo mettendoci tutto il cuore… tutto il tuo cuore! Questa è una storia di Jorge Bucay. È una metafora di vita perfetta. Un fatto traumatico, una regola imposta da bambini, una credenza comune ben radicata in noi possono bloccarci e farci credere che quella cosa che vogliamo non possa accadere. Viviamo condizionati da quel pensiero e da mille altri che limitano la nostra libertà. Riconosciamo quei paletti e accorgiamoci di quanto semplice sia staccarsi da loro. A volte basta solo un passo e tu lo puoi fare!

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