La Colonna Traiana: Un Capolavoro di Ingegneria, Storia e Narrazione Visiva

La Colonna Traiana svetta oggi, come una quinta scenografica, all’inizio di Via dei Fori Imperiali, che da Piazza Venezia conduce al Colosseo. Questa straordinaria opera d'arte e ingegneria, fulcro del monumentale Foro di Traiano, rappresenta una testimonianza inestimabile della civiltà romana, narrando le gesta dell'imperatore e le audaci imprese costruttive dell'epoca, tra cui l'innovativo ponte sul Danubio.

Il Contesto del Foro di Traiano e la sua Grandezza

Il Foro Traiano fu costruito vicino agli altri Fori, innalzati dai predecessori di Traiano, da Cesare a Nerva. Poiché non esisteva in quella zona un’area pianeggiante adeguata alla grandiosità del progetto, si provvide a crearla eliminando la cresta che univa il Campidoglio al Quirinale, con una titanica opera di sbancamento. Prodigiosamente completato in soli sei anni (dal 107 al 113 d.C.), il Foro occupava un’area vastissima, dominata dalla grandiosa statua equestre in bronzo di Traiano, nota anch'essa dalle monete.

Al Foro (lungo 300 metri e largo 185) si accedeva attraverso un grande arco trionfale, di cui solo alcune monete di Traiano ci restituiscono un’immagine: ai lati dell’unico fornice si aprivano quattro nicchie (due per parte), con statue raffiguranti probabilmente Daci prigionieri. La Colonna occupava il centro di un piccolo cortile di circa 25 metri per 18 metri, limitato dalla Basilica Ulpia, dalle due biblioteche (greca e latina) e dal colonnato d’accesso al più vasto cortile dove sarebbe sorto, dopo la morte di Traiano (117 d.C.), il tempio a lui dedicato. Altre statue e rilievi decoravano il Foro e, come informa Aulo Gellio, “per ogni dove furono poste statue in bronzo dorato di cavalli e d’insegne militari, e sotto corre la scritta: KX MANUBUS [dal bottino di guerra]”.

Il Foro Traiano e la sua Colonna stupivano anche a distanza di secoli. Ammiano Marcellino, ad esempio, lasciò una breve cronaca del soggiorno a Roma di Costanzo II nel 357 d.C.: “quando arrivò al Foro Traiano, fabbrica senza confronto al mondo, e meravigliosa anche per consenso dei numi, vi rimase a lungo attonito, aggirandosi assorto fra quegli edifici giganteschi che non possono descriversi con parole, né mai più essere anche solo immaginati dai mortali”. Secondo Cassio Dione, l’architetto del Foro era stato quello stesso Apollodoro di Damasco che per Traiano costruì anche le Terme: uomo geniale e versatile, di cui Traiano si servì anche come architetto militare, portandoselo dietro nelle guerre di Dacia e affidandogli la costruzione di un ardito ponte sul Danubio.

La Colonna Traiana: Dimensioni e Dettagli Costruttivi

La Colonna Traiana, costruita dall'architetto Apollodoro di Damasco su ordine dell'imperatore Traiano, non è solo una preziosa cronaca visiva della guerra dacico-romana, ma anche una testimonianza della nostra storia comune nei secoli. Innalzata in pochissimi anni, fu inaugurata il 12 maggio 113 d.C. per celebrare le campagne contro i Daci (101-107), con cui fu conquistata all’impero una nuova provincia (corrispondente all’odierna Romania).

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Essa poggia su un basamento decorato da bassorilievi raffiguranti cataste di armi. È alta 35 metri, e formata da 29 colossali blocchi di marmo di Carrara: otto parallelepipedi per il podio (dove si apre anche la porticina di accesso), mentre fusto e capitello sono fatti con diciannove monoliti cilindrici. Il fusto, alto 100 piedi romani (pari a circa 30 metri), è composto da 17 colossali rocchi monolitici di marmo bianco di Carrara, dal diametro di quasi 4 metri. Il vuoto della scala alleggerisce di 1/3 il peso originario di ognuno dei rocchi della Colonna, che sono legati l’uno all’altro da quattro perni di bronzo ancorati con piombo fuso. Enorme il peso della Colonna, 1.036 tonnellate: i singoli blocchi pesano da 22 a 72 tonnellate.

All’interno dei blocchi del fusto è scavata una scala a chiocciola che con 185 gradini sale fin sul capitello, e qui si apre una terrazza (con vista mozzafiato) che può ospitare 30 persone. Gli elenchi dei monumenti di Roma dell’epoca (come il Curiosum e la Notitia Urbis), pur senza effettuarne un’analisi dettagliata, ne ricordano alcune curiosità: l’altezza (indicata variamente da 127 a 144 piedi), il numero dei gradini della scala interna (180 o 185), il numero delle piccole finestre che la rischiarano (45) e, soprattutto, il fatto che le ceneri di Traiano fossero state deposte in un’urna d’oro nel basamento stesso della Colonna, come indicato persino da San Girolamo.

Dettagli Tecnici della Colonna Traiana

Caratteristica Misura/Descrizione
Altezza totale 35 metri
Altezza fusto 100 piedi romani (circa 30 metri)
Materiale Marmo bianco di Carrara
Numero blocchi totali 29 (8 per podio, 19 per fusto e capitello)
Numero rocchi fusto 17 monolitici
Diametro rocchi Quasi 4 metri
Peso totale 1.036 tonnellate
Peso blocchi singoli Da 22 a 72 tonnellate
Gradini scala interna 185
Finestre scala interna 45
Lunghezza fregio svolto 250 metri
Figure umane nel fregio 2.570 (Traiano ricorre 59 volte)

La Narrazione Visiva delle Campagne Daciche

Sul lato esterno, visibile da piazza Venezia, i rocchi sono scolpiti con il gigantesco fregio delle campagne di Traiano, che si avvolge 23 volte intorno al fusto come fosse di stoffa. Se mai potessimo svolgerlo, sarebbe lungo 250 metri, con 2.570 figure umane (quella di Traiano ricorre 59 volte), 33 navi, 205 alberi e vari ponti, fra cui quello, enorme, edificato dai romani sul Danubio.

La Colonna Traiana racconta per immagini le due campagne militari degli anni 101-102 e 105-106 d.C. con le quali l’imperatore Traiano (98-117 d.C.) conquistò la Dacia, corrispondente in gran parte all’attuale Romania. La lunga trama decorativa della Colonna, minuziosamente elaborata dal Maestro della Colonna, era composta da due ingredienti principali. Da un lato c’era ovviamente la trama stessa degli eventi della prima (101-102) e della seconda guerra dacica (105-106 d.C.), estratta probabilmente dai diari di Traiano ma che il pubblico contemporaneo comunque ben conosceva sia per diretta testimonianza di reduci che grazie alla solenne celebrazione delle vittorie che si era tenuta in Roma alla fine di ciascuna campagna. Dall’altro lato c’era però un ingrediente specificamente iconografico: le pitture trionfali che, per lunga e solidissima tradizione, almeno dal III secolo a.C. presentavano al popolo romano, dopo ogni guerra vittoriosa, una sorta di compendio degli eventi, centrato sulla descrizione dei luoghi e sulla narrazione delle battaglie: esposti sulle pareti esterne della Curia, questi grandi quadri su tavola erano suddivisi in scene in grado di trasportare sul campo di battaglia tutti gli osservatori, sostanziando il racconto nelle immagini.

La Colonna Traiana parla con grande eloquenza: ogni battaglia, ogni ambasceria, ogni marcia è diversa da ogni altra, ma la formula iconografica del racconto storico è lineare ed uniforme. Se lo sfondo cambia di continuo, le scene ed i personaggi si ripetono con relativa costanza. Come detto, Traiano compare sulla Colonna poco meno di sessanta volte, e accanto a lui riconosciamo pochi comites; nel campo opposto, è possibile attribuire un nome al solo re dei Daci, Decebalo. Lo sguardo del pubblico contemporaneo era in ogni caso chiamato soprattutto a riconoscere le insegne delle legioni, distinguendole l’una dall’altra.

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Temi Ricorrenti nel Fregio

  • Scene di Adlocutio: Otto volte, nella Colonna, Traiano si confronta col suo esercito parlando a una piccola folla di soldati dall’alto di un piedistallo: queste scene di adlocutio sono tutte costruite secondo uno schema identico, sempre riconoscibile e però sempre variato nei singoli dettagli.
  • Lavori di Costruzione: Altrettanto frequenti sono le scene che presentano lavori di costruzione di castra, di disboscamento o di approntamento di strade: si tratta delle tradizionali opere che segnano visibilmente la romanizzazione del territorio e ne garantiscono percorribilità e difesa. Il grande rilievo che questi temi assumono nella trama della Colonna assicura la loro importanza per il popolo romano, ed è perciò naturale che lo stesso Traiano compaia sull’alto delle mura, sempre coi suoi comites, come a sovrintendere ai lavori (scene 11-12).
  • Battaglie e Assedi: In questa che è soprattutto la narrazione di una guerra, sono relativamente poche le scene che rappresentano propriamente una battaglia o un assedio: circa una dozzina, sui duecento metri di sviluppo lineare del fregio figurato. Il cozzo fra i due eserciti è presentato spesso mediante lo scontro degli scudi secondo una diagonale che segue il ritmo ascensionale del fregio; intorno a questa linea si dispongono le schiere degli armati, addensandosi qua e là in duelli individuali o di piccoli gruppi.
  • Daci e Propaganda: Poco dopo Traiano, fra due ausiliarii e un comes, accoglie i primi che tornano dalla battaglia in corso, mostrandogli le teste appena tagliate dei nemici uccisi quale sanguinoso trofeo foriero di vittorie: il Princeps non solo quindi dirige le operazioni militari, ma constata con serenità l’inevitabile vittoria. Il favore degli dei e la continua presenza di Daci caduti (in tutta la Colonna non è mai rappresentato un solo Romano morto in battaglia!) tracciano le coordinate di un discorso che non è dunque meramente narrativo, ma rappresentativo di un’avanzata inarrestabile, di una vittoria che nessuno può contrastare.
  • Raffigurazione del Danubio: Il Danubio viene raffigurato molteplici volte, in particolare nella scena d’apertura, dove il torace del fiume-dio coronato di canne propizia, emergendo fra le rocce, il passaggio di due file di soldati romani carichi d’insegne sopra due munitissimi ponti di barche.

Le Due Campagne e la loro Conclusione

Un’immobile Vittoria alata scrivente su uno scudo, assai diffusa in simili decorazioni trionfali, divide le due campagne l’una dall’altra, a metà della spirale (scena 78). La prima campagna si era aperta mostrando sentinelle in armi sulle rive del Danubio, e poi il passaggio degli eserciti romani su ponti di barche (scena 4). Poco dopo, altre scene di battaglia: cavalieri romani inseguono nemici dalle singolari corazze a squame che coprono anche il corpo dei cavalli (i cosiddetti catafratti), mentre medici militari romani curano alcuni feriti.

La seconda campagna si apre con un lungo viaggio di Traiano verso il teatro della guerra: prima l’attraversamento dell’Adriatico (scena 79), poi soste e sacrifici in varie città sulla strada (scena 86), ancora un tratto di mare (scena 87) ed infine l’incontro coi Daci già sottomessi e fedeli ai Romani (scena 90). L’incalzare dei Romani lascia ormai poche speranze ai Daci; e in una grande, concitata scena che non ha né precedenti né paralleli in tutta l’arte antica, una moltitudine di Daci entro le chiuse mura di un forte si uccide attingendo il veleno da un vaso, dispiegando in gesti ora solo rassegnati ora parossistici la gamma di ogni disperazione, mentre alcuni fuggono nei boschi in preda al terrore (scena 121).

Come Traiano Conquistò l'Inconquistabile — Le Guerre Daciche

L'Arte di Costruire: Dalla Colonna al Ponte sul Danubio

Come sia stata costruita la Colonna Traiana nessuna fonte lo dice. C’è da chiedersi come siano stati sollevati e montati i blocchi giganteschi l’uno sull’altro con la tecnologia di quel tempo. Per scolpire l’immenso fregio in così pochi anni fu necessaria un’accurata pianificazione (disegni? modelli o proplasmata?). Dobbiamo dunque immaginare una grande squadra al lavoro, maestranze specializzate nella lavorazione del marmo sia per la scala interna che per il fregio figurato in esterno, sotto la ferrea regia dell’architetto e di uno scultore-capobottega (secondo alcuni, lo stesso Apollodoro).

Le domande sulla costruzione della Colonna presero nuova urgenza durante i grandi restauri del monumento, promossi da Adriano La Regina e diretti da Bruno Zanardi. In quegli anni (1981-88) la Soprintendenza, con ricerche guidate da Giangiacomo Martines, fece significativi progressi sia nell’accertare i dati conoscitivi sulla Colonna sia nell’analizzarne i principi costruttivi e statici. In particolare, uno scultore di grande esperienza, Claudio Capotondi, che nel suo studio di Pietrasanta ha piena familiarità col marmo delle vicine cave di Carrara, sviluppò per la Colonna Traiana quella speciale passione che viene non solo dalla curiosità intellettuale, ma dall’affinità manuale. Si è messo idealmente nei panni di quelle antiche maestranze, si è chiesto come quei blocchi giganteschi fossero stati tagliati dalla cava di Fantiscritti (ancora attiva a Carrara), trasportati a valle e poi sul mare, e poi a Roma per nave e lungo il Tevere, e infine lavorati secondo il maestoso progetto, fino a formare uno dei vertici più nobili dello skyline di Roma.

Giovanni Di Pasquale, vicedirettore scientifico del Museo Galileo e co-curatore del progetto espositivo, aggiunge: «La Colonna Traiana è un’opera di ingegneria di complessità inaudita, che testimonia i vertici elevatissimi raggiunti dalla civiltà romana nell’arte del costruire. La mostra racconta la fatica e l’ingegno di uomini che hanno estratto tonnellate di marmo per poi affrontare con slitte di robusto legno i quasi 700 metri di dislivello per raggiungere la pianura e il porto di Luni, dove enormi navi erano pronte a raggiungere Ostia e Roma. È difficile oggi immaginare l’organizzazione di un cantiere così complesso e la precisione meccanica necessaria per la composizione del monumento, con i suoi blocchi precisamente giustapposti uno sull’altro e i gradini della scala interna a combaciare perfettamente.»

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Il Ponte di Traiano sul Danubio: Un Capolavoro di Carpenteria e Ingegneria Idraulica

Tra i monumenti più celebri dell’impero vi era il ponte che Traiano fece costruire sul Danubio tra il 102 e il 104, tra la prima e la seconda campagna in Dacia. Il ponte fu progettato dall'architetto Apollodoro di Damasco, autore del Pantheon e del foro di Traiano a Roma.

Nella sua Storia romana lo storico Cassio Dione descrive il ponte in modo molto particolareggiato: «Ci sono altre opere per le quali [l’imperatore] si distinse, ma questa le sorpassò tutte». Furono necessarie diverse legioni e quasi due anni di lavoro per portare a termine l’impresa. Stando a quanto riferisce Cassio Dione, il ponte poggiava «su venti pilastri in pietra quadrangolare di 150 piedi d’altezza escluse le fondamenta (circa 45,7 metri) e di 60 di larghezza (18,3 metri); questi, distanti 160 piedi l’uno dall’altro (48,7 metri), sono collegati da archi» con una luce compresa tra i 38 e i 35 metri.

Secondo il rilievo della colonna di Traiano, le arcate del ponte sul Danubio non erano in pietra, quindi non era necessario alcuna impalcatura lignea per la sua costruzione. Alcuni studiosi ritengono che queste immagini mostrino il ponte quando era in fase di costruzione, mentre altri le considerano una prova che si trattava di un’infrastruttura mista di pietra e legno. Cassio Dione osserva: «Tuttavia [ora] quel ponte non ci è di alcuna utilità, dato che non ne restano che i piloni, senza una strada che vi corra sopra, come se l’unico scopo per cui era stato costruito fosse quello di dimostrare che non c’è nulla che l’ingegno umano non possa realizzare».

Tecniche di Costruzione dei Ponti Romani

Gli ingegneri romani svilupparono tecniche complesse per costruire diversi tipi di ponti, che fossero di legno, di barche, una combinazione di legno e pietra o interamente di pietra.

  • Ponti fatti di barche: In guerra, la facilità di montaggio e smontaggio dei ponti era più importante della loro resistenza. Il processo di costruzione di un ponte di barche è dettagliatamente rappresentato nei rilievi delle colonne di Traiano e Marco Aurelio. La costruzione prevedeva l’allineamento di numerose imbarcazioni leggere (monoxyli) disposte in modo da coprire l’intera larghezza del fiume. Se la corrente era molto forte, le barche venivano ancorate al letto del fiume. Dopodiché veniva installata una piattaforma di tronchi, stabile e sufficientemente robusta per sostenere il passaggio di soldati e animali, con il relativo carico militare. I ponti di questo tipo erano utilizzati essenzialmente per il trasferimento delle truppe e venivano distrutti non appena venivano attraversati. Tuttavia i ponti di barche furono costruiti anche a scopo puramente propagandistico.
  • Cementificazione di un ponte: La durata di un ponte dipendeva principalmente dalle sue fondamenta. Era necessario fissare i pali su un terreno solido, cosa difficile quando il fondo del fiume era fangoso. In alcune occasioni, i pali di fondazione potevano essere ancorati direttamente al letto del fiume mediante una macchina chiamata festuca, un battipalo verticale. Più spesso, però, era necessario costruire una cassa di colmata o una palizzata a tenuta stagna, per delimitare e drenare l’area di lavoro. Una volta costruita la barriera, si procedeva all’estrazione dell’acqua e del terreno molle al suo interno tramite ruote idrauliche e viti di Archimede. Per creare una base solida, e solo quando necessario, si riempiva l’interno della cassa di colmata con strati di calcestruzzo, una miscela di calce, ciottoli e cenere pozzolanica, che permetteva agli aggregati di indurirsi anche sott’acqua.
  • Una struttura ad archi: Sulla struttura di fondazione veniva posata la pila di blocchi squadrati disposti a corsi alternati con filari e di testa - alternando quelli collocati sul lato più lungo e quello più corto - e “a secco”, cioè senza malta. A una certa altezza dalla base si trovava una fila di blocchi più grandi su cui poggiava una struttura lignea semicircolare: la falsa opera. Sopra l’armatura venivano collocati i conci dell’arco. Per posizionare i blocchi di pietra si utilizzavano gru dotate di carrucole. È stato osservato che le facce esterne dei blocchi presentano sempre un foro, la cui posizione varia a seconda del punto che occupa il concio nell’arco.

Dettagli Tecnici del Ponte di Traiano sul Danubio

Caratteristica Misura/Descrizione
Numero pilastri 20
Materiale pilastri Pietra quadrangolare
Altezza pilastri (escl. fondam.) 150 piedi (circa 45,7 metri)
Larghezza pilastri 60 piedi (circa 18,3 metri)
Distanza tra pilastri 160 piedi (circa 48,7 metri)
Luce archi Tra 38 e 35 metri
Materiale arcate (dibattuto) Legno o pietra/legno misto

La Colonna Traiana Oggi: Simbolo, Studio e Innovazione

La funzione simbolica di quest’opera si traduce, infatti, già molto presto nella sua replicabilità. In molti, in realtà, apparvero confusi su chi la avesse eretta, quantomeno nei secoli bui del Medioevo. Nel Medioevo l’area fu profondamente rimaneggiata e vi furono costruiti due monasteri e almeno sette chiese, certamente riutilizzando in parte le strutture esistenti. Le antiche funzioni amministrative e di rappresentanza di quest’area monumentale tramontarono per sempre e, una volta trasferito al Papato l’onere della manutenzione degli edifizi già fatiscenti, il miglior modo di provvedervi fu di installarvi monaci e chiese.

Il vero studio della Colonna Traiana iniziò in realtà solo quando gli artisti ebbero modo di cominciare a ricopiarne le scene a bassorilievo. Ai primi del Cinquecento, il bolognese Jacopo Ripanda disegnò per primo tutta la Colonna, facendosi calare dall’alto del capitello sospeso dentro un cestone: nacquero proprio da questa eroica impresa tutti i libri a stampa che riprodussero con incisioni l’intero fregio della Colonna, a partire da quello curato da Girolamo Muziano nel 1576. Questa fu la fortuna della Colonna, da monumento “politico”, a oggetto dal forte valore didattico e formativo, fino al destino di “replica” e “copia”.

«La Colonna Traiana è la porta d’ingresso al Parco archeologico del Colosseo, essa si trova all’avvio di quel percorso che, con un’unica passerella, oggi unisce il Foro di Traiano e quello di Cesare con il Foro Romano e il Palatino fino al Colosseo - commenta il Direttore del Parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo. Ma la Colonna, innalzata a celebrare le gesta di Traiano e la massima espansione dell’impero romano, oggi è anche un simbolo dell’Europa come dimostra la sua “presenza” diffusa nelle collezioni dei principali musei europei. Ed è motivo di orgoglio proseguire il percorso di conoscenza, tutela e valorizzazione di un monumento così iconico, contribuendo alla sua fortuna nel tempo».

Oggi, il patrimonio di disegni, stampe e riproduzioni, ma soprattutto il patrimonio di calchi che dalla metà del XVI secolo e fino al XX secolo hanno “invaso” l’Europa, le corti e le collezioni dei principali musei del continente - dalla Francia alla Romania all’Italia - fotografano la fortuna della Colonna. Ma è da qui che la mostra intende riavvolgere il nastro della Storia: dal calco, come opera d’arte in sé in quanto testimone di un procedimento tecnologico di riproduzione di un modello, al calco, come testimone dello scorrere del tempo sulle superfici della Colonna nel corso dei secoli, scaturisce l’immagine di un monumento unico e irripetibile e per questo destinatario ormai da quarant’anni e senza soluzione di continuità di restauri e manutenzioni, ma anche di estese campagne di documentazione fotografica, rilievi e da ultimo riprese 3D fotogrammetriche, di cui la camera immersiva al termine del percorso di visita concepita e realizzata da Sergio Fontana offre una straordinaria suggestione. Qui, i visitatori si ritroveranno letteralmente immersi nei paesaggi della Dacia del II secolo d.C., e potranno ammirare il fregio della Colonna che si svolge davanti ai loro occhi a grandezza naturale, con un dettaglio e una qualità delle immagini mai raggiunti in precedenza.

Così, se oggi è possibile srotolare i quasi trecento metri di fregio ammirando in un sol colpo d’occhio le imprese di Traiano, allo stesso modo è possibile avvalersi di questi nuovi strumenti per migliorare gli approcci di tutela e conservazione e traghettare nel futuro un monumento significativo per la storia, l’architettura e la tecnologia, che non ha mai perso il suo fascino.

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