Coefficiente di Attrito e Normative Antiscivolo: Una Guida Essenziale per la Sicurezza delle Pavimentazioni

La sicurezza e la conformità normativa sono aspetti fondamentali nella progettazione e nell’installazione delle pavimentazioni. In questo contesto, le caratteristiche antiscivolo sono direttamente correlate alla tipologia di rivestimento scelto, e per questo, riteniamo importante condividere alcune considerazioni sulla normativa vigente al fine di assistere il progettista nella scelta più idonea. La scivolosità dei pavimenti provoca ogni anno migliaia di incidenti, talvolta molto gravi e spesso invalidanti che, oltre agli aspetti morali e di immagine aziendale, comportano gravi conseguenze penali per i responsabili degli immobili e danni civili non coperti da polizza assicurativa a causa dell’inosservanza della legge che, al riguardo, è ampia e precisa.

Comprendere il Coefficiente di Attrito (COF)

La resistenza allo scivolamento della superficie di calpestio descrive le condizioni cinematiche e dinamiche del movimento di un corpo a contatto con essa. Il parametro generalmente utilizzato per descrivere il livello di scivolosità di una superficie è il coefficiente di attrito radente statico o dinamico; corrisponde ad una grandezza adimensionale correlata alle caratteristiche dei materiali delle due superfici a contatto durante il cinematismo (suola scarpa/superficie pavimentazione). L’indice di scivolosità dei pavimenti, noto anche come "Coefficiente di Attrito (COF)", è una misura utilizzata per valutare quanto un pavimento è scivoloso. Questo indice è particolarmente importante per prevenire incidenti e cadute, soprattutto in ambienti pubblici, industriali o domestici.

Esistono due tipi principali di coefficienti di attrito:

  • Coefficiente di Attrito Statico (COF statico): Misura la forza necessaria per avviare il movimento di un oggetto fermo su una superficie. Questo coefficiente è particolarmente importante per capire quanto è facile scivolare su un pavimento quando si è fermi.
  • Coefficiente di Attrito Dinamico (COF dinamico): Misura la forza necessaria per mantenere il movimento di un oggetto già in movimento su una superficie. Questo è importante per valutare la sicurezza quando si cammina o si corre su una superficie.

In generale, un valore più alto del COF indica una superficie meno scivolosa. Valori tipici possono essere:

  • COF < 0,3: Superficie molto scivolosa, elevato rischio di scivolamento.
  • COF tra 0,3 e 0,6: Superficie con rischio di scivolamento moderato.
  • COF > 0,6: Superficie con buona resistenza allo scivolamento, generalmente considerata sicura.

Il valore specifico che definisce un pavimento come sicuro può variare a seconda delle normative locali o degli standard internazionali. Maggiore è il coefficiente di attrito che caratterizza la superficie del rivestimento della pavimentazione, minore è la sua scivolosità. Ma analogamente, maggiore è il coefficiente di attrito, maggiore è anche la possibilità di inciampo.

Leggi anche: Metodi di calcolo per la resistenza al fuoco del legno lamellare

Il Contesto Normativo Italiano: Sicurezza e Scivolosità

La pavimentazione è definita nella normativa tecnica volontaria italiana come il sottosistema del sistema tecnologico dell’edificio avente funzione principale di consentire o migliorare il transito e la resistenza ai carichi in determinate condizioni d’uso. Essa è costituita da due strati funzionali:

  • Rivestimento: strato di finitura avente la funzione di conferire alla pavimentazione predeterminate prestazioni meccaniche, chimiche, fisiche, di benessere e sicurezza.
  • Supporto: insieme integrato degli strati disposti sotto il rivestimento, concorrenti a formare la pavimentazione.

In Italia, il corpus normativo volontario relativo alle caratteristiche di sicurezza e ai metodi di prova delle pavimentazioni è molto vasto. Nel contesto normativo cogente nazionale, il problema della scivolosità delle pavimentazioni nei luoghi di lavoro è stato regolato dal Testo Unico sulla Sicurezza nei Luoghi di lavoro (d.lgs. 81/2008 e s.m.i.) al paragrafo 1.3.2. che recita: i pavimenti dei locali devono essere fissi, stabili ed antisdrucciolevoli nonché esenti da protuberanze, cavità o piani inclinati pericolosi. La valutazione di pavimento antisdrucciolevole si prevede venga effettuata in base al DM n. 236/89, che prevede l’impiego del metodo BCRA per la misura del coefficiente d’attrito delle superfici di calpestio.

Il Metodo BCRA: Lo Standard Italiano per la Misurazione

Il metodo BCRA (British Ceramic Research Association) è un metodo di derivazione inglese e misura il coefficiente di attrito dinamico μ. Tale coefficiente di attrito è misurato determinando l’attrito dinamico tra il campione da provare ed un elemento scivolante in movimento a velocità costante (≈ 17 mm/s) sulla superficie del campione. Il valore del coefficiente di attrito dinamico μ è uguale al rapporto tra la forza di resistenza di attrito, opposta alla direzione di moto, che agisce sull’elemento scivolante e la forza peso. L’elemento scivolante è solidale ad un sistema che tramite un trasduttore elettronico di misura dà un segnale in millivolt proporzionale al coefficiente di attrito.

Le misure vengono usualmente realizzate mediante un dispositivo portatile munito di motore elettrico che si muove a velocità costante sulla superficie da provare. L’elemento scivolante può essere costituito da materiali diversi (gomma, cuoio o altro). Si determina il coefficiente di attrito dinamico, sia medio che puntuale, in definite condizioni della superficie (asciutta e bagnata). Questo metodo può essere impiegato sia in laboratorio che sul campo. Per un pavimento possa essere considerato antiscivolo, il valore del coefficiente di attrito minimo μ è 40. Questo significa che se un pavimento posato in ambienti in cui sono necessarie proprietà antiscivolo ottiene μ > 40, la superficie è considerata a norma secondo il Decreto Legislativo n. 81 del 2008, che assorbe il precedente Decreto Ministeriale 236 del 1989.

A tal proposito, l’articolo 8.2.2 del Decreto del Ministro dei Lavori Pubblici 14 giugno 1989 - n. 236 riporta: “per pavimentazione antisdrucciolevole si intende una pavimentazione realizzata con materiali il cui coefficiente di attrito, misurato secondo il metodo della B.C.R.A. (British Ceramic Research Association) sia superiore a: 0,40 per elemento scivolante cuoio su pavimentazione asciutta - 0,40 per elemento scivolante gomma su pavimentazione bagnata - i valori predetti di attrito non devono essere modificati dall’apposizione di strati di finitura lucidanti o di protezione, che, devono essere applicati sui materiali prima della prova.” Nel contesto del Decreto Ministeriale del 14 giugno 1989 n. 236, che riguarda l'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e privati, il metodo B.C.R.A. è stato sviluppato dalla British Ceramic Research Association e si basa sull'uso di un dispositivo chiamato "Tortus", che misura il coefficiente di attrito delle superfici di pavimentazione.

Leggi anche: Manutenzione parquet cerato

Altri Metodi di Test e Classificazione Internazionali

Secondo la normativa Italiana, è previsto solo il test e la classificazione BCRA. È comunque opportuno elencare di seguito le altre tipologie di test e classificazione comunemente utilizzate. Per ovviare alle carenze di questo test alcune aziende, soprattutto ceramiche, non si accontentano di fornire solo il valore del test BCRA e commissionano a laboratori accreditati anche degli altri test che, pur non validi per la legge italiana, ci consentono di avere maggiori informazioni sul prodotto acquistato. Ci sono diversi metodi per misurare il coefficiente di attrito di una superficie e determinare la sua efficacia antiscivolo.

La Norma DIN 51130: L'Approccio Tedesco

Uno dei test più conosciuti ed importanti è quello che viene svolto secondo la norma DIN 51130, che in Germania ha valore di legge. Si tratta di una prova che viene effettuata in laboratorio e che fornisce un valore R, che coincide con un certo angolo di scivolamento. Nel caso delle piastrelle in gres, si fa riferimento alla norme DIN 51130, del Deutsches Institut für Normung. L’istituto tedesco di normazione, basandosi su dei test eseguiti su pavimenti inclinati, ha stabilito dei valori di riferimento che indicano il coefficiente di scivolosità R di una superficie. Purtroppo anche questo test soffre di parecchie lacune ma, abbinato al BCRA, ci aiuta a compiere un acquisto più consapevole del pavimento.

La classificazione delle pavimentazioni si basa sull’angolo di inclinazione massimo sopportato:

Classe di Scivolosità Descrizione del Coefficiente di Attrito Esempi di Utilizzo Consigliato
R9 Coefficiente di attrito basso, aderenza normale Luoghi pubblici (ristoranti, mense, ambulatori, negozi); anche a traffico elevato (ospedali, scuole); zone di ingresso e scale con accesso dall’esterno.
R10 Coefficiente di attrito normale, resistenza allo scivolamento media Pavimentazioni di servizi igienici, docce e spogliatoi, garage e locali cantina.
R11 Coefficiente di attrito aumentato, resistenza allo scivolamento elevata Luoghi all’aperto (terrazze, giardini, zone piscina), ambienti adibiti a laboratori alimentari, o spazi di lavorazione con elevata presenza di acqua (lavanderie).
R12 Coefficiente di attrito alto, forte resistenza allo scivolamento Ambienti adibiti al trattamento di alimenti grassi (cucine professionali, laboratori di trasformazione del cibo). In ambito residenziale: pavimentazione di rampe di accesso o scale esterne.
R13 Coefficiente di attrito molto alto, molto elevato Ambienti molto umidi, con caduta di liquidi anche diversi dall’acqua e più scivolosi (es. stabilimenti adibiti al macello e al trattamento delle carni).

Un altro metodo è il DIN 51097, che invece offre valori relativi alla scivolosità a piedi nudi.

Prova Ramp Test

Il Ramp Test viene effettuato realizzando un pannello di dimensioni, circa 50×100 cm. Il pannello viene installato su una pedana ad inclinazione variabile ed una persona, che per sicurezza viene imbragata, si posiziona sopra al pannello con le scarpe calzate cercando di rimanere in equilibrio. Per rendere un po’ più critica la situazione si cospargono le piastrelle con una determinata quantità di olio, a simulare umidità e presenza di materiali “scivolanti” sulla piastrella. La pedana inizia ad inclinarsi lentamente e nel momento in cui la persona scivola si va a verificare l’angolo di inclinazione raggiunto. Maggiore è l’angolo di inclinazione e più la piastrella dimostra di essere antiscivolo.

Leggi anche: Abbinare parquet e mobili bianchi: idee e consigli

Il Test con il Pendolo

Il test con il pendolo è uno dei metodi più riconosciuti e utilizzati per misurare il coefficiente di attrito. Si utilizza un dispositivo con un pendolo che oscilla sulla superficie del pavimento e la superficie può essere testata sia asciutta che bagnata. Il pendolo viene fatto oscillare sulla superficie e la perdita di energia viene misurata per calcolare il coefficiente di attrito. I risultati vengono espressi come Pendulum Test Value (PTV).

Il Tribometro e il Coefficiente di Attrito Statico (SCOF)

Questo test misura il coefficiente di attrito statico (SCOF) di una superficie attraverso il tribometro, un dispositivo che misura la forza necessaria per iniziare a muovere un oggetto sulla superficie. Il tribometro viene utilizzato per misurare la forza richiesta per iniziare il movimento di un oggetto standard sulla superficie.

Test di scivolamento: come funziona

Fattori che Influenzano la Scivolosità e la Sicurezza

La determinazione del valore del coefficiente d’attrito che possa ritenersi sufficiente ad assicurare adeguati livelli di sicurezza allo scivolamento deve tener conto di fattori eterogenei quali l’esposizione alle condizioni ambientali (temperatura, umidità e pioggia); distinguere i rivestimenti di pavimentazioni per interni e quelli per esterni; considerare le attività insediate e la destinazione d’uso dell’ambiente in cui la pavimentazione è messa in opera, in relazione alla maggiore o minore esposizione di questa ad agenti contaminanti, macchianti, filmanti e alteranti in genere. A questi vanno aggiunti i fattori legati alle caratteristiche fisiche e comportamentali degli utenti, dei quali vanno considerati:

  • le abilità motorie: forza muscolare, capacità di equilibrio, funzionalità articolare, resistenza agli sforzi;
  • le abilità percettivo-sensoriali: vista, udito, tatto;
  • le abilità psico-cognitive: capacità di attenzione, di memoria e ragionamento, la capacità di orientamento, ecc.
  • i possibili usi impropri degli spazi da parte degli utilizzatori, come il mancato rispetto di regole sull’abbigliamento, il consumo di cibi in luoghi non destinati a tale funzione, cicli irregolari di pulizia ordinaria e straordinaria, ecc.

A tale proposito i requisiti di sicurezza sono stabiliti dalla norma EN 13893, uno dei requisiti basilari è la resistenza allo slittamento. La prova ha lo scopo di misurare il coefficiente dinamico di attrito. Nella EN 13893 si disciplina il coefficiente di attrito sulla superficie di pavimenti resilienti, calpestati con scarpe in cuoio sull’asciutto, ed in gomma sul bagnato. Se la pavimentazione ha un coefficiente di resistenza allo slittamento maggiore o uguale a 0,30 potrà essere considerato in classe DS. Nel caso di un pavimento, non si potrà prescindere dalla valutazione di coefficienti di attrito e ambientali, in relazione all’uso per il quale esso è destinato.

Il Coefficiente di Attrito nel Parquet: Finiture e Manutenzione

Nelle pavimentazioni domestiche le classi di resistenza allo scivolamento non sono solitamente tenute molto in considerazione al momento dell’acquisto. L’elemento centrale per definire tali classi, comunque, è il cosiddetto coefficiente di attrito. Rispetto ad altri materiali impiegati per la pavimentazione, il legno ha naturalmente una grande resistenza allo scivolamento. Ovviamente non tutte le essenze hanno il medesimo coefficiente di attrito. Ma a essere davvero fondamentale è la finitura. Generalmente, più una finitura è opaca e più resistenza allo scivolamento essa offre.

Se in ambiente domestico, tuttavia, questa differenza è trascurabile, è nei luoghi pubblici e negli ambienti di lavoro, dove è molto più alta la possibilità del verificarsi di perdite di agenti esterni (ad esempio acqua o olio), che la finitura diventa fondamentale. Per questo, nei prodotti per la finitura del decking è essenziale andare a controllare le certificazioni. Ed ecco anche perché la manutenzione regolare del parquet è essenziale per preservare il suo coefficiente di scivolamento. Tra i prodotti della gamma Solid di Renner Italia, SoliDeck, l’olio protettivo all’acqua specifico per il decking, è certificato secondo la normativa italiana sulla resistenza allo scivolamento.

Ruolo del Sottofondo e dell'Attrito nelle Pavimentazioni

Le NTC 2018 (Norme Tecniche per le Costruzioni) hanno aperto uno spiraglio importante nel campo delle pavimentazioni industriali che entrano finalmente all'interno della normativa nazionale sulle costruzioni. La norma recita "Per quanto riguarda le pavimentazioni in calcestruzzo, può farsi utile riferimento alle CNR-DT 211/2014 'Istruzioni per la progettazione, l'esecuzione ed il controllo delle pavimentazioni di calcestruzzo'". Con le NTC2018 si va a colmare la mancanza di un documento riconosciuto a livello ministeriale per la progettazione dei pavimenti industriali. In questo contesto, l'attrito tra l'intradosso della soletta e il sottofondo assume un ruolo chiave.

La NTC2018 rimanda la progettazione dei pavimenti al documento CNR-DT 211/2014 che fornisce una tabella per i coefficienti di attrito i quali dipendono dall'interfaccia di scorrimento tra terreno e pavimento. La migliore condizione è quella in cui viene utilizzato il doppio foglio in polietilene ottenendo un coefficiente di attrito µ = 0.5. Con un doppio foglio in polietilene la forza di attrito massima è pari alla metà del peso del pavimento. La preparazione del sottofondo assume un ruolo cruciale non solo per aiutare ad ottenere una buona costante di Winkler ma anche per ridurre l'attrito e rendere validi i coefficienti riportati in tabella.

Tutti i coefficienti di attrito mostrati dalla normativa sono validi se il sottofondo è stato adeguatamente preparato ovvero perfettamente planare e soprattutto senza avvallamenti. Un sottofondo irregolare creerebbe delle zone in cui il pavimento ha uno spessore differente da quello di progetto e anche delle zone più spesse che fanno da freno e quindi aumentano localmente il coefficiente d'attrito. Tra la massicciata e i fogli in polietilene si possono venire a creare delle asperità che se non correttamente regolarizzate possono aumentare localmente il coefficiente d'attrito. Quindi prima della posa dei fogli deve essere interposto uno strato regolatore di sabbia con spessore maggiore di 2 cm al fine di rendere piano lo strato di scorrimento.

L'attrito va tenuto in conto in tutte le fasi che portano alla realizzazione del pavimento. In fase progettuale bisogna quantificare le tensioni di trazione che potrebbero nascere e capire se la resistenza a trazione del calcestruzzo è sufficiente ad assorbirle. In questa fase va individuato il coefficiente d'attrito d'applicare, eventualmente maggiorato per tenere conto delle irregolarità del sottofondo. Fin dalla fase progettuale va prescritta l'adeguata preparazione del sottofondo. Risulta quindi necessario prevedere nel progetto del cantiere anche i percorsi per il movimento dei mezzi pesanti il cui passaggio sarà vietato sul sottofondo preparato in modo da evitare avvallamenti dovuti alle ruote dei camion. Diversi sono quindi gli accorgimenti che devono essere presi per scongiurare la fessurazione del pavimento.

Tipologie di Pavimenti Antiscivolo

I pavimenti antiscivolo sono superfici progettate per ridurre il rischio di scivolamenti e cadute, migliorando la sicurezza in ambienti sia interni che esterni. I benefici dei Pavimenti Antiscivolo si possono apprezzare maggiormente negli ambienti dove c'è affluenza di molte persone, nei locali a uso scolastico, negli asili e nelle case di riposo, in tutti gli ambiti della sanità, ma vengono utilizzati molto anche nelle palestre, negli spazi commerciali, proprio per la loro caratteristica d'essere pavimenti più sicuri. Attenzione che, per essere considerati antiscivolo devono essere testati e certificati:

  • Piastrelle Antiscivolo: Spesso utilizzate in bagni, cucine e aree esterne, sono fatte di ceramica, gres porcellanato o pietra con superfici ruvide.
  • Pavimenti in Vinile: Utilizzati in ambienti commerciali e residenziali, offrono una superficie antiscivolo, facile da pulire e mantenere.
  • Pavimenti in Gomma: Ideali per palestre, parchi giochi e aree industriali, forniscono una superficie morbida e sicura con alta trazione.
  • Pavimenti in Resina: Utilizzati in ambienti industriali e commerciali, questi pavimenti offrono una superficie resistente e antiscivolo.

Sono pavimenti normalmente molto resistenti, pensati e progettati per ambienti esigenti, quindi con caratteristiche tecniche e qualitative superiori.

tags: #coefficiente #attrito #parquet