Antonio Vinci e il Mistero del Mostro di Firenze: Un Approfondimento sulla Pista Sarda

La complessa vicenda del Mostro di Firenze è costellata di personaggi le cui vite si sono intrecciate con gli oscuri eventi che hanno terrorizzato la Toscana per anni. Tra questi, emerge la figura di Antonio Vinci, il cui nome è legato a doppio filo alla cosiddetta "pista sarda", un filone investigativo che ha tentato di dare un volto al serial killer. La storia di Antonio è indissolubilmente connessa a quella dei "fratelli del mistero", suo padre Salvatore e suo zio Francesco Vinci, entrambi sospettati a lungo di essere coinvolti nei delitti.

Le Origini Familiari e la Vita di Antonio Vinci

L'Infanzia e i Primi Anni

Antonio Vinci è nato in Sardegna a Villacidro il 15 febbraio del 1959 da Barbarina Steri e Salvatore Vinci. Dopo la morte della madre, e il trasferimento del padre in Toscana nel 1960, viene affidato ad alcune zie. Rimane in Sardegna fino all’età di 4 anni ed era conosciuto con il soprannome di Antonello. Si trasferisce quindi dal padre Salvatore in Toscana nella casa alla Briglia di Vaiano in provincia di Prato, dove lo stesso vive con la nuova moglie del padre Rosina Massa. Nell’estate del 1970 si trasferisce insieme alla famiglia a Firenze in Via Cironi.

Il Rapporto Turbolento con il Padre Salvatore

La convivenza con il padre Salvatore fu molto complicata e si interruppe in maniera burrascosa. Nel 1973, dati i frequenti litigi, Antonio scappa di casa. Nel giugno del 1974 il padre Salvatore lo denuncia per violazione di domicilio accusandolo di aver sottratto qualcosa da casa ma senza sapere cosa. Nello stesso anno Antonio ritorna a stare a Villacidro in Sardegna. All’inizio degli anni 80 torna a Firenze presso l’abitazione del padre in via Cironi 8, ma dopo pochi giorni viene cacciato dallo stesso ed Antonio va ad abitare a casa dello zio Francesco Vinci. Più volte Antonio rivelerà di odiare Salvatore, che si rifiutava di chiamare “padre”: disprezzava il suo modo di vivere, i suoi comportamenti violenti, le devianze sessuali, anzi la morbosa dipendenza psicologica dal sesso, con donne e anche con uomini.

Guai Giudiziari e Vita Adulta

Nei primi anni 80 Antonio Vinci si è sposato. Ha avuto alcuni guai giudiziari, è stato processato per possesso di armi, furto d’auto e tentata rapina. Nel 1980 conosce Lorella Bartolucci, tutti e due abitano a Montelupo Fiorentino ed i due si sposano nel 1982. Il 16 settembre del 1983 subisce una perquisizione presso la sua abitazione di Artimino e all’interno di una baracca vengono trovati dei fucili che non erano mai stati denunciati. Denunciato fu tradotto in prigione ma il processo lo assolve con formula piena. Nel luglio del 1984 avviò una attività di posa in opera di pavimenti e rivestimenti; impiego che cessò nel maggio del 1988 quando fu nuovamente incarcerato per tentata rapina. A suo carico anche alcune denunce per furti relativi ad auto. Camionista, oggi ha 66 anni e vive a Firenze.

I Fratelli Vinci e la Pista Sarda nel Caso del Mostro di Firenze

Le Figure di Francesco e Salvatore Vinci

I fratelli del mistero sono Francesco Vinci, classe 1943, e Salvatore, il maggiore nato otto anni prima a Villacidro. Il primo è ufficialmente morto nel 1993, carbonizzato nei boschi di Chianni dentro alla sua Volvo assieme al servo pastore Angelo Vargiu. La fine di Salvatore, che il primo dicembre dell’anno prossimo compirebbe novant’anni, è invece un giallo dentro al giallo del mostro di Firenze. Prima Francesco, poi Salvatore, sono stati entrambi presunti serial killer. Definitivamente archiviati nel 1989 dalla sentenza del giudice Mario Rotella, ma mai dimenticati, né dagli inquirenti - in particolar modo dai carabinieri -, né da chi ancora oggi non si ferma al traguardo delle sentenze sui compagni di merende.

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Albero Genealogico Semplificato della Famiglia Vinci (Rilevante per Antonio)

Relazione Nome Note
Padre Salvatore Vinci Coinvolto nella "pista sarda", accusato e assolto per la morte della prima moglie Barbarina Steri.
Madre Barbarina Steri Deceduta nel 1960 per fuga di gas, caso archiviato come suicidio, poi riaperto.
Zio paterno Francesco Vinci "Fratello del mistero", morto carbonizzato nel 1993, i suoi resti sono stati riesumati.
Sposa Lorella Bartolucci Sposata da Antonio Vinci nel 1982.

L'Origine della "Pista Sarda" e il Delitto di Signa

Il primo dei Vinci a finire nel mirino della magistratura fu Francesco: era l’estate del 1982, quella della nascita della “pista sarda” ovvero l’ipotesi investigativa figlia del collegamento, avvenuto proprio dopo il duplice omicidio di Baccaiano, con il delitto del 1968 a Signa. Filo conduttore: la pistola e i proiettili, la calibro 22 e le cartucce Winchester con la lettera H. Francesco era anche l’amante di Barbara Locci, uccisa quattordici anni prima assieme ad Antonio Lo Bianco, altro amante dell’“ape regina”. Ripartendo delle indagini che portarono alla condanna del marito tradito Stefano Mele, in concorso con ignoti, Vinci venne sospettato di possedere la pistola e dunque di aver trucidato in seguito altre coppie. Ma il successivo delitto del mostro, a Giogoli, avvenuto mentre il sardo era rinchiuso alle Murate, buttò tutto all’aria. I carabinieri allora si concentrarono sul fratello Salvatore, pure lui legato alla Locci. Perquisizioni e pedinamenti, consegnarono dubbi sulla sua figura ma alcuna certezza, tanto che nel 1989 la “pista sarda” tramontò, almeno in procura. La Sam, guidata dal poliziotto Ruggero Perugini, puntò dritta su Pietro Pacciani.

Sviluppo della Pista Sarda e le Sue Contradizioni

Dal 1974 al 1982 si consumano quattro duplici omicidi ai danni di coppie appartate in automobile nella campagna fiorentina. Comune denominatore degli omicidi, oltre la tipologia delle vittime e l'ambientazione geografica, sono l'arma del delitto (una probabile Beretta calibro 22 LR serie 70) e il munizionamento usato. Circa un mese dopo il quarto delitto, gli inquirenti scoprono che nel 1968 c'era stato un duplice omicidio molto simile, sempre a danno di una coppia appartata in auto nella campagna fiorentina, commesso dalla stessa pistola e con lo stesso munizionamento. Gli inquirenti cominciano dunque a cercare il MdF fra i sardi coinvolti nel duplice omicidio di Signa.

Nel 1982 arrestano Francesco Vinci, ma un anno dopo il MdF colpisce a Giogoli. Tengono in carcere il Vinci e arrestano Piero Mucciarini e Giovanni Mele, ma nel 1984 il MdF colpisce a Vicchio. Scarcerano i tre di sopra e si concentrano sull'ultimo rimasto, Salvatore Vinci; lo mettono sotto stretta osservazione, lo pedinano, lo intercettano. Ma nel 1985 il MdF colpisce a Scopeti. Nella tarda primavera del 1986 arrestano Salvatore Vinci. Sembra tutto facile, tutto risolto, il MdF è sicuramente Salvatore Vinci. E invece, no. Dopo anni di indagini, nel dicembre del 1989, il Giudice Istruttore Mario Rotella assolve tutti i sardi coinvolti nell'indagine del Mostro. Perché su come, nei giorni che seguirono l’assassinio dei fidanzati di Montespertoli Antonella Migliorini e Paolo Mainardi, si sia rispolverato il delitto “sardo”, permane un buco. Troppe versioni e coincidenze lasciano spazio a ogni interpretazione, compreso quella che, nel 1982, si sia consumato un depistaggio.

Antonio Vinci nelle Teorie sul Mostro di Firenze

La Teoria di "Carlo" e Antonio Vinci

Secondo una teoria, nel giugno del 1974 un personaggio soprannominato "Carlo", al secolo Antonio Vinci, figlio di Salvatore, avrebbe rubato dalla casa del padre la pistola con cui fu commesso il delitto del 1968. Spezi sosteneva che esiste una denuncia di effrazione contro il figlio, firmata da Salvatore Vinci nella primavera del 1974 a seguito di un furto subito in casa. Questa ipotesi offrirebbe una piena spiegazione della diversa motivazione dei delitti: quello del '68 di natura passionale/economica commesso da Salvatore Vinci e da Stefano Mele; i successivi di natura maniacale, commessi da un ragazzo/uomo malato psichicamente, cresciuto in un ambiente perverso, che aveva avuto un padre violento e una madre morta quando lui aveva appena un anno, uccisa (almeno secondo questa teoria) proprio da quello stesso padre che lui odiava visceralmente. Nel 1974 dopo la denuncia da parte del padre, Antonio Vinci lasciò la Toscana per tornare in Sardegna. Non è dato sapere la data precisa del suo trasferimento, ma se fosse andato via (fuggito?) dopo il 14 settembre la cosa potrebbe risultare sospetta.

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Tuttavia, il fatto che nel 1985 Antonio Vinci abbia improvvisamente smesso di uccidere, seppur ancora molto giovane, è un importante fattore contrario. All'epoca Antonio aveva infatti 26 anni, un'età in cui i serial killer solitamente sono ben lontani dal porre fine alla propria scia di sangue. In realtà, secondo alcune teorie, il MdF avrebbe smesso perché aveva esaurito i proiettili, segno distintivo dei suoi delitti.

Le Teorie di Davide Cannella

Secondo una teoria (che lo stesso Cannella nell'ultimo suo libro ha messo da parte per abbracciare quella di un duo formato da Francesco e Antonio Vinci), il proprietario della pistola sarebbe stato Francesco che nel 1968 aveva convinto il Mele a uccidere la Locci e il Lo Bianco. Dal 1974 in poi sarebbe stata la coppia formata da Francesco e Salvatore a colpire. Nel 1982 Antonio Vinci avrebbe provveduto a nascondere l'automobile di Francesco nella campagna grossetana. Nel 1983 e nel 1984 avrebbe colpito lo stesso Antonio Vinci per far uscire di galera lo zio Francesco. Nel 1985 Francesco era in Francia, Salvatore era tenuto sotto controllo dai carabinieri, quindi probabilmente avrebbe ancora una volta colpito Antonio Vinci (anche se lo stesso Cannella ha dichiarato più volte di star cercando le prove per dimostrare che Francesco proprio in occasione del delitto degli Scopeti fosse tornato a Firenze).

Tuttavia, come dicevamo, nel suo recente libro "Winchester calibro 22, serie H", lo stesso detective ha modificato in parte la sua teoria, escludendo Salvatore dal lotto degli assassini. Il suo elaborato prevede ora una complicità fra zio e nipote, Francesco e Antonio, con il primo che ha colpito dal 1968 al 1982, il secondo ha colpito nel 1983 e nel 1984, infine in coppia (con Francesco rientrato in fretta e furia dalla Francia) avrebbero ucciso i francesi nel 1985.

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Critiche e Contraddizioni delle Teorie sui Vinci

Per quanto riguarda i "contro", un sodalizio omicida fra Salvatore e Francesco appare difficilmente digeribile, considerando il ben noto astio fra i due fratelli Vinci. Per tacere di un sodalizio fra Antonio e Salvatore, padre e figlio, che si odiavano visceralmente. Immaginarli coalizzati a compiere i delitti del MdF risulta quanto meno difficile. Forse proprio per questo, Cannella alla fine ha optato per un mostro a due anziché a tre teste. Ci si potrebbe chiedere perché, ammettendo che Salvatore Vinci sia stato l'autore o fra gli autori del delitto del 1968, sei anni dopo avrebbe dovuto commettere un delitto simile al precedente utilizzando la stessa pistola e gli stessi proiettili. Ammettendo che avesse avuto questo irrefrenabile impulso di iniziare una carriera da assassino seriale, sarebbe stato logico utilizzare una diversa arma, allontanando da sé qualsiasi connessione con il delitto precedente. Infatti, se nel 1974 a qualcuno fra gli inquirenti fosse venuto in mente sin da subito di fare una comparazione fra i due delitti, i sardi sarebbero finiti immediatamente sul banco degli imputati.

Infine, ritenere che Salvatore Vinci sia il MdF implica accettare che la stessa persona abbia commesso un primo omicidio nel 1968 mosso da una motivazione maturata in un contesto familiare, di tipo passionale e/o economico, mentre in seguito abbia commesso i successivi omicidi mosso da una motivazione di tipo maniacale; risulta statisticamente un po' improbabile pensare che la persona che ha commesso il delitto del 1968 per vendetta, soldi o amore, sei anni dopo si trasformi in un feroce serial killer, evidentemente affetto da qualche grave patologia psichica che lo spinge però a colpire la stessa tipologia di vittime, nello stesso identico contesto, con quasi la stessa identica metodologia del primo delitto.

Le Nuove Indagini e i Dubbi Persistenti

E c’è anche voglia di non lasciare nulla d’intentato laddove ci sia spazio per un approfondimento. In questo senso, si può leggere l’accertamento avallato dalle pm Ornella Galeotti e Beatrice Giunti sulle spoglie del più giovane dei due Vinci. Una comparazione del suo dna, se sarà possibile estrarlo dalle spoglie mangiate dal fuoco, dipanerà i dubbi oppure li alimenterà: è di Francesco quel corpo dato alle fiamme dopo violenze e sevizie? Interrogativo che trae origine da un’intima convinzione della moglie di Vinci, Vitalia Melis, convinta di esserselo ritrovato di fronte dopo il funerale.

D’altronde, la storia del mostro, o delle vicende collaterali che hanno accompagnato il caso giudiziario più ingarbugliato della cronaca italiana, ha consegnato pure uno scambio di cadavere: quello del medico perugino Francesco Narducci. Nel lago Trasimeno, nell’ottobre del 1985, venne inscenato il suo recupero, ma il corpo, hanno rivelato indagini postume della procura, non era quello del gastroenterologo, ma di una comparsa prima chissà dove. Forse, come raccontò uno scoop de La Nazione, per la messinscena venne prelevato un corpo dall’obitorio, quello di un messicano. Della vicenda Narducci e pure sulle modalità dell’origine della “pista sarda” si è occupata perfino una commissione parlamentare d’inchiesta.

La Scomparsa di Salvatore Vinci

La strana “fuga” di Salvatore, svanito nel nulla dopo che venne assolto in un altro processo per omicidio (quello della prima moglie Barbarina Steri, in Sardegna: il sospetto fu che non si fosse suicidata aprendo la bombola del gas), ancora oggi non è chiaro se sia vivo o morto. Il detective Davide Cannella, che è anche il promotore della riesumazione dei resti di Francesco, ha girato mezzo mondo per scoprire dove si nascondesse ed è giunto alla conclusione che Salvatore si sia rifatto una vita in Spagna, lontano dai riflettori e soprattutto da interrogatori e domande scomode sul mostro.

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