Guida agli attrezzi e utensili per la tornitura manuale dell’alabastro

L’alabastro, formatosi nel territorio volterrano durante il periodo miocenico, è una pietra candida talvolta venata, variamente opalina e molto più morbida del marmo, che si presta ad essere impiegata in lavorazioni ricche di dettagli. La sua lavorazione richiede una maestria artigianale che si avvale di una serie di attrezzi specifici, evolutisi nel tempo per garantire precisione e qualità estetica.

Fasi preliminari: dallo squadratore al tornitore

Il lavoro inizia con lo squadratore, l’occhio esperto che valuta la quantità di pietra necessaria per non sprecare materiale prezioso. Il suo compito è di dare una prima forma al blocco grezzo utilizzando strumenti come il trincione (una sega a mano di grandi dimensioni dalla dentatura sottile), la sega a nastro o la sega a disco. Successivamente, entra in scena il tornitore, la cui opera prevede diverse fasi fondamentali:

  • Riporto della sagoma: si utilizzano le tente, strumento in acciaio per misurare la profondità, e le seste, compassi in legno o acciaio per misurare forma e spessore.
  • Sbozzatura: si interviene con mazzuolo e subbia per rimuovere le parti in eccesso.
  • Tornitura: il pezzo viene incollato al tornio e, durante il movimento rotatorio, svuotato e sagomato.

Gli utensili del tornitore: i rampini

Durante la rotazione al tornio, l’artigiano utilizza i rampini: ferri caratterizzati da una lunga lama che si assottiglia all’estremità, di lunghezza diversa a seconda della profondità da raggiungere. Il taglio della lama può essere a sinistra, se si deve svuotare e rifinire un pezzo dall’interno, o a destra, se invece lo si sgrossa esternamente. Questi strumenti si dividono in diverse tipologie: normali, diritti, “a foglia” e “a fagiolo”.

Evoluzione degli strumenti

Storicamente, il tornio a pertica, interamente in legno, era lo strumento più caratteristico dell'alabastraio. Collegato al pedale tramite una fune, permetteva un movimento semicircolare di andata e ritorno. Oggi, il tornio elettrico moderno ha sostituito questo antico strumento, rendendo il lavoro più fluido e costante.

Rifinitura e dettaglio: scultori e ornatisti

Dopo la tornitura, il pezzo passa nelle mani dello scultore o dell’ornatista per la definizione dei dettagli. Se l’opera deve riprodurre un modello classico, le misure vengono definite con il pantografo. Per la rifinitura si utilizzano:

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  1. Ferri a mano e a forza: attrezzi di circa 15 cm; i primi senza manico e con estremità taglienti, i secondi dotati di manico in legno.
  2. Scuffina: lo strumento più caratteristico, con manico in legno e ferro a sezione triangolare, la cui faccia inferiore è seghettata per levigare.
  3. Raspa: strumento con lama incisa da rigature oblique, ideale per modellare il pezzo e levigarne le asperità.
Strumento Funzione principale
Mazzuolo Battere la subbia per la sbozzatura
Scuffina Levigatura e rifinitura di precisione
Seste Misurazione di forme e spessori
Rampino Svuotamento e sagomatura rotatoria

Le fasi finali: lucidatura e trasparenza

L’ultima fase, fondamentale per donare all'alabastro la sua tipica lucentezza, è la lucidatura. Anticamente si procedeva con la dipesciatura (usando pelli di pescecane essiccate) e la sprellatura (con asprella, erba palustre). La finitura moderna prevede l'uso di un impasto di ossa spugnose di bue e sapone di Marsiglia, seguito dalla spalmacetatura: un trattamento con grassi e cera applicato in un ambiente riscaldato chiamato spalmacetatoio.

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