Miguel de Cervantes Saavedra (1547-1616) è universalmente riconosciuto come il più grande scrittore in lingua spagnola e uno dei più famosi romanzieri del mondo. La sua opera più famosa è il Don Chisciotte della Mancia (nel titolo originale, El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha), più comunemente abbreviato in Don Chisciotte. Pubblicata in due volumi, il primo nel 1605 e il secondo nel 1615, quest'opera è considerata una delle più importanti della letteratura mondiale.
La sua influenza sulla letteratura spagnola è stata tale che lo spagnolo è stato definito come la lingua di Cervantes, e a lui è stato dedicato l'Istituto di lingua e cultura spagnola. Con il suo Don Chisciotte, Cervantes 'inventò' il romanzo moderno, i cui esperimenti narrativi, di grande novità per il pubblico dell'epoca, esercitano sui lettori contemporanei un fascino ancora intatto.
La Vita Avventurosa di Miguel de Cervantes Saavedra
Nato ad Alcalá de Henares il 29 settembre 1547, nei pressi di Madrid, Miguel de Cervantes era il quarto di sette figli di Rodrigo e Leonor de Cortinas, proveniente da una famiglia modesta. Dopo aver intrapreso studi letterari, si ritrovò coinvolto in un duello il cui esito lo costrinse ad abbandonare la Spagna. Nel 1570, infatti, Cervantes si spostò in Italia per evitare la condanna al taglio della mano destra e a dieci anni d’esilio, poiché accusato di aver ferito un certo Antonio de Segura.
In Italia, fu prima cortigiano, anche presso la corte degli Acquaviva, nel Ducato di Atri in Abruzzo. Nel mese di settembre del 1571, si imbarcò come soldato sulla galea "Marquesa", che faceva parte della flotta della Lega Santa, destinata a sconfiggere quella turca nella battaglia di Lepanto il 7 ottobre dello stesso anno.
LA BATTAGLIA DI LEPANTO
Durante la battaglia, tra le centinaia di migliaia di uomini che presero parte allo scontro, figurava Miguel de Cervantes Saavedra. Sappiamo che Miguel de Cervantes aveva la febbre la mattina prima della battaglia e che, nonostante il medico di bordo glielo avesse sconsigliato, volle partecipare lo stesso allo scontro. Gli venne affidata una squadra di dodici archibugieri per far fuoco dal ponte della nave. La galea sulla quale si trovava l’autore del Don Chisciotte era la "Marquesa" di Giovanni Andrea Doria, nave genovese, schierata nell’ala sinistra dello schieramento.
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La battaglia durò circa quattro ore e fu un vero inferno. Miguel de Cervantes al termine dello scontro si trovava sul ponte di una galea devastata dalle cannonate, sdraiato sulle assi bagnate da sangue mischiato con la spuma del mare. È probabile che nei giorni successivi venne trasportato a Messina, dove la maggioranza dei soldati feriti finiva sotto i ferri dei chirurghi del Gran Ospitale, e che ci restò per sette mesi perdendo l’uso della mano sinistra. Cervantes riportò gravi ferite, perdendo l'uso della mano sinistra, ma combatté con coraggio. Con un compenso di 22 ducati per aver servito la corona spagnola, e con la sola mano destra a impugnare la spada, Miguel de Cervantes si arruolò nell’esercito di nuovo.
Si imbarcò sulla galea “Sol” e, mentre si trovava a navigare presso Palamos, sulla Costa Brava, si scontrò con dei pirati algerini che abbordarono la nave e lo catturarono. Restò in prigionia per cinque anni, nel corso dei quali maturò, probabilmente, la sua vena poetica. Nel 1580 riuscì a tornare in Spagna. Dopo la sua liberazione, infatti, cominciò a dedicarsi alla scrittura.
Nel 1584 sposò Catalina de Salazar y Palacios e visse ad Esquivias, nell’attuale provincia di Toledo. Qui pubblicò La Galatea (1585). Nel 1586 si separò dalla moglie; il suo matrimonio, senza figli, si suppone infelice. Si trasferì poi in Andalusia dove si occupò delle provvigioni per la Armada Invencible e successivamente lavorò come percettore di imposte. Nel 1605 Cervantes subì una nuova vertenza giudiziaria: venne infatti trovato nelle vicinanze della sua casa il cadavere del cavaliere Gaspar de Ezpeleta e i sospetti caddero sullo scrittore, che venne imprigionato e subito prosciolto.
Nonostante le difficili condizioni, Cervantes pubblicò la prima parte del Don Chisciotte nel 1605. L'enorme successo del romanzo gli consentì di dare alle stampe in pochi anni le altre sue opere: le Novelle esemplari (1613), il Viaggio del Parnaso (1614), la seconda parte del Don Chisciotte e le Otto commedie e otto intermezzi nuovi, mai rappresentati (1615). Miguel de Cervantes Saavedra morì a Madrid il 23 aprile 1616. Cervantes non fu un umanista e nemmeno un letterato di successo, egli scrisse nelle condizioni più sfavorevoli rubando tempo per i suoi studi ai quali si dedicava con gioia e dai quali sperava di ricavare denaro e gloria.
Cronologia della Vita di Miguel de Cervantes
La vita di Cervantes fu ricca di eventi significativi, come riassunto nella seguente tabella:
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| Anno | Evento |
|---|---|
| 1547 | Nascita ad Alcalá de Henares. |
| 1570 | Si sposta in Italia per evitare una condanna. |
| 1571 | Partecipa alla Battaglia di Lepanto, riportando gravi ferite. |
| 1575 | Viene catturato dai pirati algerini. |
| 1580 | Ritorna in Spagna dopo cinque anni di prigionia. |
| 1584 | Sposa Catalina de Salazar y Palacios. |
| 1585 | Pubblica "La Galatea". |
| 1586 | Si separa dalla moglie. |
| 1605 | Pubblica la prima parte del "Don Chisciotte della Mancia" e subisce una vertenza giudiziaria. |
| 1613 | Pubblica le "Novelle esemplari". |
| 1614 | Pubblica il "Viaggio del Parnaso". |
| 1615 | Pubblica la seconda parte del "Don Chisciotte della Mancia" e le "Otto commedie e otto intermezzi nuovi". |
| 1616 | Morte a Madrid. |
Il Don Chisciotte della Mancia: Trama, Personaggi e Temi
L'opera di Cervantes, che mescola elementi della tradizione cavalleresca (dalla Chanson de Roland fino ai poemi di Boiardo, Ariosto e Tasso) e della chanson de geste, aspetti del romanzo picaresco, caratteristiche dei romances e dei romanzi cavallereschi di successo, è considerata una delle opere più importanti della letteratura mondiale. Cervantes apre il primo libro con il pretesto di aver ritrovato un manoscritto in arabo dello storico Cide Hamete Benengeli, in cui è narrata tutta la vicenda. Il romanzo si apre con un prologo in cui il narratore introduce la materia del racconto e sostiene che, come vuole la natura, il suo prodotto gli assomigli: lo stile - dice ironicamente Cervantes - sarà allora semplice e privo di raffinate elaborazioni retoriche. Il suo intento era anche: "Fate anche in modo che leggendo la vostra storia, il malinconico s’inclini al riso, il gaio lo sia ancor di più, l’ignorante non s’arrabbi, la persona colta ne ammiri l’immaginazione, quella grave non la disprezzi, e la persona di spirito non manchi di lodarla."
Il Protagonista: Don Alonso Quijano e la sua Trasformazione
Viene quindi presentato il protagonista, don Alonso Quijano, nobile della Mancia, una regione centrale della Spagna. Don Alonso è un appassionato lettore di romanzi cavallereschi, che divora al punto da non saper più distinguere la realtà dalla finzione. Egli si convince così di essere un cavaliere errante con il compito di proteggere i deboli e gli oppressi e di tener fede ai valori dell’onore e della cortesia tipici di un cavaliere.
Don Alonso diventa così don Chisciotte e, immaginando di poter ottenere, grazie alle sue imprese, la corona di Imperatore di Trebisonda, muove all’avventura con il suo malconcio cavallo, ribattezzato Ronzinante. Secondo i canoni della cavalleria, che, pur pazzo, don Alonso segue meticolosamente, egli necessita di una dama da servire e del cui amore essere degno: don Chisciotte crea così la principessa Dulcinea del Toboso, corrispondente in realtà alla contadinotta Aldonza Lorenzo. Più avanti nel primo libro, gli si affiancherà pure un semplice contadino, Sancho Panza, che don Chisciotte nominerà suo scudiero.
Le Avventure della Prima Parte (1605): La Follia Inconsapevole
Nella prima parte del romanzo, l'anziano Alonso Quijano, appassionato lettore di libri di cavalleria, impazzisce a causa di tali letture e decide di trasformarsi in un cavaliere errante. Prima di partire per compiere nobili imprese, Don Chisciotte va in cerca di un signore che lo nomini cavaliere. Al sorgere del sole, Don Chisciotte è finalmente libero di perseguire il suo ideale cavalleresco, non prima di aver scambiato un mulattiere per ladro e aver provocato una zuffa.
Durante il tragitto, don Chisciotte compie la sua prima impresa: libera un giovane da un contadino che, per punirlo, lo stava percuotendo. Tuttavia, anche se egli si è rivolto con autorità all'uomo, non appena don Chisciotte riprende il cammino, egli ricomincia con le botte. Il cavaliere incontra quindi dei mercanti di Toledo e gli intima di fermarsi e ammettere che Dulcinea del Toboso è la dama più bella che si sia mai vista sulla faccia della Terra; questi si fanno beffe di don Chisciotte e poi lo bastonano sonoramente.
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Don Chisciotte, promettendogli il governatorato di un’isola, convince il contadino Sancho Panza a fargli da scudiero. I due, con Ronzinante ed un asinello, partono all’avventura. Subito don Chisciotte si lancia contro i mulini a vento, che nella sua distorsione della realtà sono terribili giganti da sconfiggere: l’impresa finisce ingloriosamente quando don Chisciotte si schianta contro un mulino e frana a terra insieme con il suo cavallo.
Il viaggio di Don Chisciotte e Sancho Panza riprende, e quando incontrano una brigata che accompagna una dama a Siviglia, Don Chisciotte, credendo che la nobildonna sia stata rapita dal suo seguito, cerca di liberarla. Don Chisciotte e Sancho si fermano poi in una modesta osteria, che il protagonista scambia ancora una volta per un castello, conversando con le cameriere, che per lui sono nobili e leggiadre figure femminili. Il protagonista attacca poi un gregge di pecore, che ai suoi occhi assume le dimensioni di un pericoloso esercito, finendo per essere picchiato dai pastori e col perdere due denti. Quando invece incrociano sul loro cammino un funerale, Don Chisciotte scambia il feretro per un cavaliere suo pari ferito e attacca i partecipanti al funerale che, terrorizzati, scappano. Don Chisciotte decide di recuperare il celebre elmo di Mambrino: conquisterà invece gli utensili di un barbiere, liberando poco dopo alcuni carcerati incatenati.
Infine, stanco dopo tante imprese, don Chisciotte decide di ritirarsi nei boschi in solitudine e penitenza e manda Sancho da Dulcinea con una missiva d’amore. Sancho, per tranquillizzare don Chisciotte, si inventa che la missione sia andata a buon fine, mentre il curato e il barbiere del paese partono alla ricerca del protagonista, per riportarlo nuovamente a casa. I personaggi si fermano così in una locanda, in cui si susseguono racconti e ragionamenti sulle virtù e i romanzi cavallereschi. Il protagonista ignora la realtà e preferisce vivere la propria storia cavalleresca. Da ogni avventura, però, l'anziano cavaliere esce malconcio e il suo eroismo è sconfitto.
La Seconda Parte (1615): Consapevolezza e Inganno Altrui
Anche la seconda parte di Don Chisciotte comincia con un prologo, in questo caso apertamente polemico contro Alonso Fernandez de Avellaneda, autore di una continuazione apocrifa. Cervantes si ripropone dunque di scrivere la vera storia del cavaliere errante fino al giorno della sua morte: ciò che implicitamente l’autore auspica è che, con la morte del suo protagonista, a nessuno venga voglia di divulgare ulteriori versioni apocrife.
Comincia quindi la seconda parte del romanzo, caratterizzata da una novità sostanziale: i protagonisti, avendo letto la prima parte dell’opera, sono consapevoli dell’identità e della follia di don Chisciotte, che quindi diventa spesso oggetto di un esplicito inganno architettato dagli altri personaggi. La storia si apre con il protagonista che, pur assistito da una governante e dalla nipote, riesce a fuggire di casa e a ripartire all’avventura con Sancho.
Per prima cosa i due si recano al Toboso, per incontrare l’amata Dulcinea. Ma in paese naturalmente non c’è nessun castello, così Sancho architetta un inganno per accontentare il suo signore, conducendo Don Chisciotte in un bosco e dicendogli che di lì a poco arriverà la sua Dulcinea. Don Chisciotte vede in realtà solo tre semplici contadine, ma Sancho, semplice ma arguto, risponde che ad uno sguardo più attento il cavaliere potrà notare che quella è la sua elegantissima principessa. Fidandosi della parola di Sancho Panza, don Chisciotte si convince di essere sotto l’incantesimo di quegli incantatori che nella sua immaginazione sempre lo perseguitano mistificando la realtà di fronte ai suoi occhi.
Nel frattempo Sansone Carrasco, studente e amico di Don Chisciotte, escogita uno stratagemma per far tornare a casa l’amico. Sansone si presenta infatti come il Cavaliere degli Specchi e sfida don Chisciotte a duello, ponendo la clausola che il vinto avrebbe dovuto obbedire al vincitore. Don Chisciotte, che ha sempre perduto ogni incontro, per un caso fortuito vince: nonostante le buone intenzioni di Carrasco la sua avventura è quindi destinata a continuare.
Quando allora incontra due leoni al seguito di un corteo di carri, don Chisciotte vuole sfidare i due animali feroci; tuttavia, nonostante il panico suscitato nella folla, i due leoni non vogliono battersi, rimanendo pacifici nella gabbia. Don Chisciotte, in memoria dell’impresa, muta tuttavia il suo nome da “Cavaliere dalla triste figura” a “Cavaliere dei leoni”. In questo contesto don Chisciotte e Sancho Panza fanno la conoscenza del Cavaliere dal Verde Gabbano, ovvero di tal don Diego de Miranda, presso il quale vengono ospitati e dove assistono alla celebrazione di un matrimonio.
Don Chisciotte e Sancho Panza riprendono quindi il cammino e incrociano un nobiluomo e sua moglie che, conoscendo la prima parte della sua storia, lo riconoscono e li invitano presso il loro castello. Duca e duchessa, in realtà, vogliono prendersi gioco di don Chisciotte e allestiscono a loro danno una messinscena con personaggi mascherati e incantamenti. Tra i vari inganni, inventano la storia di un mago, Malabruno, che avrebbe reso barbute la contessa Trifaldi e le sue dodici dame di compagnia. Don Chisciotte viene così convinto a sconfiggere Malabruno in sella al cavallo alato Clavilegno, che, come suggerisce il nome, è un destriero di legno al quale sono stati collegati dei petardi. Don Chisciotte e Sancho Panza vi salgono bendati ma poco dopo i mortaretti esplodono e i due finiscono stesi per terra. Don Chisciotte ha comunque portato a termine la missione, dato che il fantomatico mago è sconfitto. Il duca assegna in ricompensa il governatorato dell’isola di Baratteria a Sancho Panza, il quale, però, preferisce restare con Don Chisciotte.
Don Chisciotte e Sancho Panza si dirigono allora verso Barcellona, ma sulla strada di nuovo vengono raggiunti da Sansone Carrasco, questa volta nei panni del Cavaliere della Bianca Luna, determinato a riportare a casa l’amico. Lo sfida così a dire che vi è una donna più bella di Dulcinea e costei è la sua dama. I due si trovano nuovamente a duellare con la medesima clausola: il vinto si dovrà sottomettere al volere del vincitore. A Barcellona, don Chisciotte affronta in duello il Cavaliere della Bianca Luna e, sconfitto, deve arrendersi e pagare penitenza: tornare a casa e restarvi per almeno un anno.
Una volta a casa Don Chisciotte cade preda di una forte febbre: dopo sei giorni a letto il cavaliere errante si sveglia da un sonno di sei ore invocando la propria morte e sostenendo di aver ritrovato il senno.
Temi Profondi: Realtà, Finzione e la Natura della Follia
Il tema principale del Don Chisciotte, a partire proprio dal rapporto parodico con la tradizione epico-cavalleresca, è quello dei rapporti tra realtà e finzione, tra normalità e follia; e in questo caso, la letteratura è sempre uno dei filtri principali. Don Chisciotte è infatti il prototipo del sognatore che, inconsapevolmente, si scontra con il principio di realtà: le sue tre partenze alla ricerca dell’avventura cavalleresca, il suo modellare il proprio comportamento sui dogmi desunti dalle ininterrotte letture, le sue eroicomiche battaglie contro i mulini a vento sono tutte manifestazioni di un rapporto alterato con la realtà.
Questo straniamento ha però una precisa componente razionale ed intellettuale: don Alonso Quijano non è pazzo per eccesso di sentimenti o per l’esaltazione delle proprie passioni, quanto proprio per un’applicazione meticolosissima del proprio raziocinio. Egli ha elevato a modello quella letteratura di cui è un avido lettore e ha costruito un castello di regole e norme per diventare in tutto e per tutto un cavaliere cortese, in evidente contrasto con la realtà in cui vive. Da qui, il contrasto comico tra le intenzioni di don Chisciotte (combattere i giganti, sgominare eserciti nemici o salvare dolci fanciulle) e gli esiti cui giunge, tra il mondo che egli si è costruito e l’irruzione della realtà nelle sue illusioni.
Le sue avventure parodizzano quelle dei grandi paladini cavallereschi (come Orlando) e i personaggi dell’intreccio (Ronzinante, Sancho, Dulcinea) sono il controcanto delle figure convenzionali di quel mondo letterario, di cui Cervantes evidenzia sia i limiti che l’innegabile fascino narrativo (come nella scena della descrizione della biblioteca di don Chisciotte). In questo senso, la struttura stessa dell’opera di Cervantes, cui è sottesa la polemica contro la tradizione artificiosa del genere cavalleresco, rispecchia la distorsione della realtà operata da don Chisciotte: se il primo libro capovolge i principi e le regole della letteratura cavalleresca, con un’ampia gamma di sfumature ironiche, il secondo volume, attraverso l’artificio per cui i personaggi hanno letto la prima parte dell’opera, ribalta l’assunto per cui don Chisciotte si inganna da sé: ora sono gli altri personaggi che sfruttano la mania del protagonista per ridere di lui o per fare il suo bene (come Sancho e Carrasco). Letteratura e realtà contribuiscono cioè a stimolare, con risvolti ora comici ora tragici, la fissazione del protagonista nella sua “maschera” di don Chisciotte.
L'Innovazione Letteraria e il Ritratto della Società Spagnola
Il romanzo ebbe enorme successo sin dalla prima edizione e da allora non ha mai smesso di affascinare i lettori, diventando un classico della letteratura europea. Nei secoli passati gli studiosi consideravano Cervantes come colui che aveva saputo creare un romanzo geniale perché dotato di un ingegno straordinario. Questo nuovo orientamento ha permesso non solo di cogliere meglio la complessità e l'estrema ricchezza del Don Chisciotte, ma ha anche attirato l'attenzione sulle altre opere, prima considerate ingiustamente minori. Cervantes è infatti un innovatore. In ogni testo da lui scritto si cimenta con un genere letterario affermato, di lunga e prestigiosa tradizione e che godeva del favore del pubblico.
Il Don Chisciotte e le Novelle esemplari raccontano una Spagna che rivela i segni dell’incombente decadenza, con città e strade percorse da una folla di uomini e donne attraverso i quali lo scrittore rappresenta la società dell’epoca. Il cavaliere e il suo scudiero, lungo il cammino, incontrano nobili e poveri, giovani amanti, osti e prostitute, galeotti, mori cacciati dalle loro terre, barbieri, preti, poeti, attori, ognuno con la sua storia. Anche le novelle ci raccontano di zingare amate da nobili che convolano a nozze (La zingarella), ragazzi che affrontano il mondo della malavita (Rinconete e Cortadillo), locandiere che si scoprono nobili (La sguattera illustre), uomini impazziti per un filtro d’amore (Il dottor Vidriera), e ancora di inganni, corsari, rapimenti, naufragi, guerre, streghe e persino di due cani che parlano, e fanno discorsi così saggi da sembrare filosofi (Il colloquio dei cani).
Sono storie che spesso ruotano attorno al tema dell’amore, raccontato da prospettive sempre diverse e con trame densissime di eventi ed effetti a sorpresa che complicano lo svolgimento dell’azione. La modernità di Cervantes sta anche nel suo desiderio di esplorare la realtà e il cuore degli uomini, cui guarda con curiosità e rispetto. Egli è capace di scoprire verità nascoste ‒ anche in disaccordo con la morale e il giudizio comuni ‒, di insinuare il dubbio che incrina le certezze, facendo dialogare voci diverse e discordi. Nelle sue opere egli mette in campo una gran quantità di personaggi che s'incontrano, si confidano, si raccontano le proprie vite e in questo dialogo scoprono l'umana solidarietà che li affratella. In tal modo Cervantes poteva offrire ai suoi lettori una visione complessa della realtà, mai appiattita sul senso comune, ma senza scandalizzarli. Le sue opere contengono, infatti, storie moralmente ineccepibili, raccontate in modo da intrattenere piacevolmente e distrarre il "curioso lettore". La consapevolezza che Cervantes aveva della propria arte traspare in molti passi della sua opera.