Confronto Approfondito del Teak Sintetico su Vetroresina: Flexiteek, Permateek e Plasdeck a Confronto

Il teak sintetico sulle coperte delle imbarcazioni sta velocemente e fortunatamente soppiantando l’uso di quello naturale. Molti sono i produttori di questo materiale ma solo tre sono i più noti e diffusi. Abbiamo voluto quindi mettere a confronto il meglio della produzione attuale in un test “senza esclusione di colpi”. Li abbiamo contattati e gli abbiamo chiesto di fornirci dei campioni per il test. L’unica richiesta che abbiamo fatto, è che il teak sintetico da inviarci fosse il loro miglior prodotto e quello più somigliante al teak naturale. Abbiamo così potuto testare e mettere a confronto, in modo semplice, le caratteristiche che più incidono sulla scelta del teak sintetico.

Estetica e Sensazione al Tatto

Come primo passo abbiamo deciso di mettere sotto la lente d’ingrandimento l’aspetto estetico, cioè quello che fa innamorare, a prima vista, gli armatori e i loro ospiti. Una scelta certamente soggettiva, ma importante visto che, una volta scelto, il teak sintetico ha la caratteristica implicita di mantenere lo stesso aspetto negli anni.

  • Flexiteek: presenta venature e sfumature che lo rendono molto simile, in modo naturale, ad un vero legno. Il suo colore è biscotto chiaro. Le sue doghe sono più strette, snelle ed eleganti.
  • Plasdeck: è color biscotto, ma l’estetica è meno lavorata, cosa che lo fa apparire un po’ più “piatto” e meno naturale. Le sue doghe sono più larghe.
  • Permateek classic: è molto diverso dagli altri, ha un colore più bruno che lo rende più simile al teak invecchiato o trattato con olio, meno ad uno del suo colore naturale. Le sfumature tipiche del legno sono assenti. Le venature in bassorilievo, riprodotte durante la lavorazione, sono invece molto marcate e presenti su tutto il pannello. Non sembrano però per nulla naturali. Anche le sue doghe sono più larghe.

Sotto l’aspetto della sensazione tattile, abbiamo rilevato molta differenza nei tre prodotti. Permateek è di una plastica più dura e ruvida, Flexiteek è più soffice, mentre Plasdeck è una via di mezzo tra i due. Questa prova, a nostro giudizio, vede la seguente classifica: 1 Flexiteek - 2 Plasdeck - 3 Permateek.

Temperatura al Sole

Valutiamo ora un altro aspetto che può fare la differenza: la temperatura che raggiunge il teak sintetico esposto al sole. Questo punto lo abbiamo testato in una soleggiata giornata di luglio (temperatura esterna di circa 30°) dove abbiamo lasciato i tre pannelli in prova esposti al sole per qualche ora. Abbiamo misurato, ad intervalli di tempo regolari, la temperatura con un termometro ad infrarossi. Il test è iniziato all’ora di pranzo, cioè il momento più caldo della giornata.

Dopo più di un’ora di esposizione al sole, i pannelli di teak sintetico hanno raggiunto il picco massimo di temperatura.

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  • Il più caldo si è rivelato essere il Permateek con una temperatura di 60,8°.
  • A seguire si attesta il Flexiteek con 57,3°.
  • Poi il Plasdeck con 53,5°.

Certamente il Permateek è di colore più scuro, dobbiamo sottolinearlo, ma a fine giornata, anche dopo essere stato all’ombra per più di un’ora, era ancora il più caldo (36,8°). Segno che il materiale sembra immagazzinare il calore più a lungo. Gli altri due pannelli si sono invece raffreddati in modo più rapido arrivando, dopo un’ora di ombra e nonostante la differenza nel picco, alla stessa temperatura cioè 34,8°.

Di pari passo con le rilevazioni termometriche, abbiamo provato la sensazione di calore trasmessa dai materiali, mettendo il piede scalzo sui differenti teak. Qui una conferma dei dati ed una sorpresa. Il Permateek è il più caldo, il contatto con la pianta del piede lo conferma. Inoltre, la sensazione di caldo, lasciando quest’ultimo appoggiato, permane. Questo a conferma che il materiale disperde poco il calore. Flexiteek invece, pur non registrando la più bassa temperatura superficiale, ad un contatto prolungato con il piede sembra essere quello che trasmette meno calore. Segno che la composizione del materiale (brevetto Flexiteek G2) permette una maggior dispersione di calore. La classifica di questa prova vede quindi a pari merito Plasdeck e Flexiteek che lasciano l’ultima posizione al Permateek.

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Peso

Veniamo al peso del materiale che, campioni alla mano, abbiamo calcolato sulla base di un metro quadrato. Qui è Flexiteek che si dimostra il migliore. Questo è un dato importante da tenere in considerazione su di un’imbarcazione. Abbiamo inoltre messo in tabella, a scopo esemplificativo, quanto peserebbe il rivestimento del ponte di un’imbarcazione a vela lunga circa 13 metri.

Campione peso/m² (kg) Superficie coperta (m²) Peso totale (kg)
Flexiteek 4,48 30 134,5
Permateek 5,36 30 161,0
Plasdeck 5,89 30 176,8

Prendiamo in considerazione una barca a vela, in particolar modo quando è una versione performante. Avere minor peso sulla coperta, oltre a diminuire quello complessivo, significa soprattutto diminuire quello posizionato molto sopra la linea di galleggiamento. Il baricentro dell’imbarcazione rimane così più basso, elemento che contribuisce a diminuire lo sbandamento durante la navigazione a vela, quindi la performance aumenta.

Questo discorso vale anche per le imbarcazioni a motore che, notoriamente, hanno coperte più ampie in cui servirà posizionare più metri quadrati di teak sintetico. Su questi yacht la differenza non si sentirà tanto nella performance, ma nel comfort. Soprattutto se sono dotate di Flybridge: meno peso su quest’ultimo significa meno rollio per lo Yacht. Classifica: 1 Flexiteek - 2 Permateek - 3 Plasdeck.

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Resistenza allo Sporco

Con questo test volevamo come prima cosa verificare come reagissero i tre prodotti alla contaminazione causata dal rovesciamento di alcuni tra i più comuni prodotti macchianti, quelli che passano giorno per giorno in coperta: caffè, vino, aceto e crema solare. Per la prima parte abbiamo rovesciato tutte le sostanze macchianti e le abbiamo lasciate sul teak per circa un minuto, poi abbiamo rimosso il tutto con il metodo più utilizzato su di ogni imbarcazione, cioè con l’acqua. Il risultato è analogo su tutti, le macchie sono andate via con una semplice pulizia effettuata con le mani sotto l’acqua che scorreva. La classifica vede quindi tutti i prodotti a pari merito.

Resistenza al Danneggiamento

Anche qui un sostanziale pareggio. Nel test sugli urti (abbiamo lasciato cadere di tutto sui campioni, anche pesi importanti!) tutti i materiali hanno retto. Non abbiamo rilevato nessun danneggiamento. Tutta un’altra storia quando invece abbiamo provato a infilzarli letteralmente con punte di forbici o cacciaviti, per simulare i più classici degli incidenti in coperta. Qui nessun campione ha resistito: tutti si sono lasciati trafiggere (il Permateek con un po’ più di difficoltà). Inevitabile forse quando si tratta di materiale plastico, in realtà non è nemmeno molto diverso dal legno che tra l’altro, a differenza di questi, non si può riparare se non con un lungo lavoro. La classifica vede quindi tutti i prodotti a pari merito.

Grip

Per testare il grip abbiamo pensato ad una prova molto semplice: creare un piano inclinato su cui posare i campioni di teak a cui a loro volta abbiamo appoggiato sopra una scarpa da vela con un peso all’interno. La massima inclinazione raggiunta dalla scarpa senza scivolare è stata molto simile per tutti i materiali. Abbiamo provato molte volte ed abbiamo raggiunto i 36° di inclinazione, un ottimo traguardo, oltre il quale nessun materiale ha fatto attrito a sufficienza perché la scarpa rimanesse incollata alla superficie.

Al tatto il materiale più ruvido, quindi con quello che sembra maggiore grip è il Permateek, sensazione data dalle venature presenti che sono più marcate. Classifica: 1 Permateek - pari merito Flexiteek e Plasdeck.

Retro dei Pannelli e Predisposizione all’Incollaggio

I tre pretendenti hanno un “lato B” molto diverso fra di loro. Flexiteek è molto lavorato e presenta una serie di scanalature (altro brevetto) che lo predispongono ad un incollaggio facile, esente da bolle e da fenomeni di “scivolamento”. Permateek ha il fondo “micro forato” e Plasdeck è il più liscio di tutti. Questo capitolo vede, per ovvi motivi di semplicità e qualità d’installazione, la seguente classifica finale: 1 Flexiteek - 2 Permateek - 3 Plasdeck.

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Sintesi del Confronto e Considerazioni Finali

Le classifiche parlano chiaro e, anche se le singole differenze non sono enormi, Flexiteek è senza dubbio il vincitore del confronto. Si è dimostrato polivalente, non ha sfigurato sotto alcun aspetto ed è anche il più simile al legno. Ma è anche vero che l’ultima parola spetta all’armatore o, meglio al suo gusto personale.

Prodotti per Installazione e Manutenzione

Per l'installazione e la manutenzione sia del teak sintetico che del teak naturale sulla vetroresina, sono disponibili diversi prodotti specifici:

  • Calafataggio Breons: striscia di calafataggio da 2,5 mt è un prodotto a cellule chiuse, crea una giunzione tra le doghe in Teach sintetico Breons in grado di reggere il mare e resistere nel tempo.
  • Collante adesivo monocomponente extra chiaro: a viscosità media da stendere a spatola. Adatto per laminati plastici, tessili e moquette a truciolati, sughero, legno, compensati e metallo.
  • Doga in Teak sintetico Breons: alternativa al tradizionale legno teak. Si utilizza sia nei rivestimenti interni che esterni. Rotoli da 1 metro quadro con spessore 5 mm.
  • Doga in Teak sintetico Breons L10: senza calafataggio, per la realizzazione della spina di pesce, curve particolari, imbarchi, cornici, ecc. Larghezza doga 100 mm.
  • Multiprimer Marine Sika: primer universale utilizzabile in abbinamento a tutti gli adesivi e sigillanti Sikaflex per migliorarne la presa e l'efficacia.
  • Primer per comenti Sika 290 DC: liquido trasparente a bassa viscosità, utilizzato per pretrattare Legno, Teak e Vetroresina prima di operazioni di incollaggio con Sikaflex 298 o di calafataggio con Sikaflex 290 DC.
  • Sigillante per comenti Sikaflex 290 DC PRO: monocomponente appositamente sviluppato per il calafataggio di giunti per la realizzazione di ponti in Teak, basato sulla più recente tecnologia poliuretanica i-cure.
  • Sigillante per comenti Sikaflex 298: sigillante monocomponente appositamente sviluppato per la realizzazione di ponti in Teak.
  • Sigillante Sikaflex 591: sigillante mutlifunzionale monocomponente, basato sulla più recente tecnologia di polimeri di silano (STP), utilizzato nell'industria nautica e navale.
  • Sika Remover 208: utilizzato per rimuovere tracce di prodotti Sikaflex e per pulire superfici verniciate o per la pulizia preliminare di substrati prima dell’esecuzione di un incollaggio.

Riparazione del Teak su Vetroresina: Consigli e Esperienze

Quando il teak, sia naturale che sintetico, si distacca dalla vetroresina, è fondamentale intervenire tempestivamente per evitare ulteriori danni. Un utente ha segnalato un problema simile sulla tuga della sua barca (Jeanneau del 1993) dove un piccolo prendisole in teak si era staccato per circa 3-4 cm su una lunghezza di circa 30 cm. La sua domanda era su cosa usare per incollare il legno sulla vetroresina, senza staccare tutto il pannello, ma raschiare e pulire solo la zona interessata, e poi metterci un peso sopra per un paio d'ore. Un altro utente, con un problema di commenti del teak staccati e doghe che si muovevano su un Bavaria, ha risolto utilizzando adesivi specifici.

È stato condiviso il seguente processo per la riparazione di doghe di teak staccate:

  1. Staccare la doga scollata.
  2. Pulire dai residui di vecchio adesivo sia la doga che la coperta. Per rimuovere vecchie colle, si può provare ad inumidire con la nitro.
  3. Riattaccare con un adesivo Sika (o prodotti simili come "zucchini", che può essere più fluido) con un peso piano per la lunghezza per farlo aderire.
  4. Infine, sistemare i commenti.

Alcuni adesivi Sika sono noti per polimerizzare anche sul bagnato o umido e sono verniciabili, il che facilita le riparazioni. Le piccole cure evitano i grossi intoppi, e mantenere le coperte in buono stato è essenziale per la longevità dell'imbarcazione.

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