Stiamo infatti parlando di un materiale che, grazie alla naturale presenza di oli naturali, è in grado di resistere come nessun altro agli agenti atmosferici e all’ambiente marino, ma solo a patto di essere pulito con costanza e con i migliori prodotti per la pulizia del teak.
In questo approfondimento dedicato a questo meraviglioso materiale, ci soffermeremo sulle caratteristiche peculiari di questo legno asiatico, per poi analizzare le migliori tecniche di pulizia e di manutenzione, sia per uso nautico che per arredi esterni.
Le Peculiarità del Teak: Un Legno Nobile per Ogni Ambiente
Prima di capire come pulire il teak nel migliore dei modi, vogliamo soffermarci sulle particolarità di questo legno.
Questo magnifico legno non ha origini europee: il teak si ricava infatti dall’albero tropicale Tectona, tipico del sud e del sud-est dell’Asia (un tempo questa pianta veniva ricondotta nella famiglia delle Verbenacee, mentre oggi vengono inquadrate nelle Lamiacee).
Questi alberi presentano frusti grossi e cilindrici, capaci di crescere fino a circa 40 metri, con un diametro che si aggira talvolta intorno 1,5 metri.
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Le zone più adatte alla crescita del teak sono quelle prettamente pluviali e in quota, in genere al di sopra dei 1.000 metri.
Il teak fu inizialmente utilizzato per le costruzioni navali, sia per il fasciame che per le pavimentazioni dei ponti.
Considerate le particolari caratteristiche di questo legno, esso è stato in seguito utilizzato anche per infissi, arredi da giardino, mobili, pavimenti, bordi piscina e strutture esposte all’esterno.
Il miglior teak da utilizzare per lavori strutturali o di falegnameria è quello birmano, mentre da un punto di vista estetico il teak migliore risulta essere quello indiano.
L’impiego di questo legno è andato aumentando nel corso degli ultimi decenni ma la disponibilità, soprattutto del teak asiatico, sta diminuendo sempre di più e proprio per questo motivo il suo costo è ormai piuttosto elevato.
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Secondo uno studio condotto dalla FAO nel 2010, l’area delle foreste di teak naturale si è ridotta di 385.000 ettari (l’1,3%) tra il 1992 e il 2010.
A causa di campagne di disboscamento selvaggio, nel 1989 in Thailandia venne imposto il divieto di taglio delle foreste naturali e il teak thailandese (conosciuto a livello commerciale come “Teak Siam”) oggi non viene più esportato in tronchi e tavole, ma soltanto sotto forma di manufatti.
Anche il “Teak Burma” (proveniente dal Myanmar) si sta esaurendo, nonostante la politica ambientale di questo stato sia stata differente da quella thailandese.
La crescita naturale di questi alberi non va di pari passo con la richiesta commerciale: per poter ricavare dal teak il tavolame per l’industria navale la pianta deve crescere per circa 60-70 anni.
Così, per rispondere alle crescenti richieste del mercato, negli ultimi anni è stato creato anche il teak artificiale.
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Come abbiamo già detto, il teak viene coltivato anche in alcune zone africane e sudamericane, ma l’albero cresce generalmente più stretto, più basso e presenta un ridotto contenuto di resina oleosa: ciò comporta una minore impermeabilità, resistenza e durabilità del legno.
Il Teak sulle Imbarcazioni: Bellezza e Resilienza
Non c’è niente da fare: ancora oggi, nel 2019, il teak a bordo della barche resta il migliore dei rivestimenti quanto a eleganza.
E non parliamo solo di mega yacht: qualsiasi tipo di imbarcazione viene arricchito da questo particolare materiale, capaci di adattarsi alla vita di bordo come nessun altro.
Poter sfoggiare una copertura in teak tenuta a regola d’arte significa dare un tocco di classe unico alla propria barca, esaltandone il lato estetico e, ovviamente, facendo lievitare la sua valutazione in caso di compravendita.
Il teak per barche è un materiale pregiato conosciuto in tutto il mondo per la sua bellezza e per le sue proprietà fisiche.
Si da infatti il caso che, oltre a essere esteticamente appagante per le sue vistose venature, il teak nautico è anche idrorepellente ed estremamente resistente alla salsedine, caratteristica che lo differenzia da tanti altri tipi di legno.
Ecco perché si tratta di un materiale nobile che da sempre attrae il settore nautico: pur nella sua porosità, questo legno è protetto da una particolare resina oleosa, la quale offre già di per sé una portentosa difesa contro i parassiti, gli insetti, le muffe, l’acqua e la salsedine.
Solido ma facile da lavorare, questo rivestimento rapisce anche chi non ne conosce le proprietà meccaniche: le sue belle venature giocano su un colore che spazia dal bruno chiaro al giallo oppure, dall’altra parte, fino all’ambrato e il bruno scuro, talvolta con piacevoli sfumature rossastre.
Il teak è un materiale amato dai navigatori per la sua bellezza naturale e la sua resistenza agli agenti atmosferici.
Tuttavia, anche il teak più resistente ha bisogno di cure regolari per mantenere la sua bellezza e durata nel tempo, specialmente quando si tratta di barca.
I fortunati che possiedono una barca impreziosita dal teak sanno bene che, ancor prima di pensare alla manutenzione del teak, è necessario prestare delle particolari attenzioni nella vita a bordo di tutti i giorni.
Chi tiene alla propria coperta di legno, infatti, difficilmente lascerà scorrazzare per la barca dei cani, i quali possono rigare il rivestimento con le loro unghie, né lasceranno camminare qui e lì delle passeggere con i tacchi a spillo.
Sempre per restare sull’argomento scarpe, le suole di cuoio sono da dimenticare e, per andare sul sicuro, prima di salire a bordo sarebbe sempre il caso di controllare di non avere dei sassolini incastrati nella suola.
E non sono solo le calzature a presentare problemi: nemici giurati di questo materiale sono i pomodori e, in genere, i cibi oleosi, così come le sempre presenti creme per la protezione solare.
Se non hai a cuore il rivestimento in teak della tua barca, quindi, potrai lasciar da solo sulla tua coperta un bambino armato da una parte di panino con pomodoro e maionese, e di Coca-Cola dall’altra, cosparso magari di crema solare.
Perché il Teak Invecchia: Il Fenomeno dell'Ingrigimento
Abbiamo detto che il teak è un legno molto resistente, che si comporta bene di fronte ai più disparati agenti atmosferici.
Questo non significa, però, che abbiamo a che fare con un materiale eterno e immutabile nel tempo.
Un fenomeno tipico di questi rivestimenti è infatti quello di ingrigire nel tempo, spostandosi via via verso una tinta quasi argentea, la quale del resto può anche non dispiacere.
Ma cosa attiva questo cambiamento? Qualcuno dice che è il sole, mentre qualcun altro afferma che è la pioggia. In realtà, hanno ragione entrambi.
La pioggia, cadendo sul rivestimento e mescolandosi alla polvere, finisce infatti per insinuarsi tra le fibre del legno, causando il mutamento.
I raggi ultravioletti del sole, da parte loro, avviano un processo di ossidazione, il quale per l’appunto porta alla virata grigiastra.
Come pulire i mobili in teak
Proteggere la coperta in teak da questo doppio procedimento non è ovviamente impossibile: in primo luogo, come abbiamo già detto e come vedremo tra poco, è necessario procedere regolarmente con la pulizia e con la manutenzione del teak.
Pur prendendo tutti gli accorgimenti del caso, dunque, il teak va pulito regolarmente con dei prodotti appositi: solo così, infatti, è possibile preservarne le doti estetiche e meccaniche, per non ritrovarsi in poco tempo ad avere a che fare con una coperta bruttina, invecchiata e inesorabilmente indebolita.
Principi Fondamentali per una Pulizia Efficace del Teak
Prima di procedere con la pulizia e manutenzione del teak è di fondamentale importanza ricordarsi che il punto forte di questo legno sta nei particolari oli che lo abitano, e che lo difendono dal mondo esterno.
Lavare e spazzolare il teak, quindi, vuol dire sì pulirlo, ma non deprivarlo di questa importante componente naturale: imprescindibile, dunque, l’utilizzo di spazzole estremamente morbide, che non vadano ad aggredire il legno.
Non a caso, gli esperti sconsigliano l’utilizzo della idropulitrice per lavare e sciacquare questo rivestimento, considerando il suo getto eccessivamente aggressivo.
Per lo stesso motivo, è sempre meglio avvalersi dei migliori prodotti per la pulizia del teak.
Del resto, di storie di diportisti traditi dai propri stessi detergenti ce ne sono fin troppe.
Non si contano, infatti, i possessori di barche rivestite in teak che si sono ritrovati a pulire più e più volte il proprio ponte arrivando a risultati del tutto deludenti, lontani anni luce dalle aspettative iniziali.
Ecco perché, quando è l’ora di prendersi cura del proprio ponte, è necessario scegliere i prodotti giusti.
Metodi e Prodotti Specifici per la Pulizia del Teak
La Linea Teak Wonder: Un Approccio Professionale
Mettiamo le mani avanti: la pulizia del teak, con Teak Wonder o con altri prodotti di qualità, non è una passeggiata.
Si tratta infatti di un compito piuttosto lungo e anche abbastanza faticoso, che aumenta insieme all’aumentare delle dimensioni della coperta.
Come ci si approccia alla pulizia del teak? Prima di tutto ci si deve dotare del detergente giusto, ovvero di Teak Wonder Cleaner, potente ma non aggressivo, capace quindi di pulire a fondo il rivestimento in legno senza scalfirlo e, soprattutto, senza richiedere il carteggio della superficie.
Per tutti quelli che, scottati da esperienze passate, si sono impuntati a pulire il proprio ponte con la sola acqua di mare - la quale è antibatterica e rallenta leggermente l’evaporazione degli oli contenuti nel teak - senza usare altri prodotti, vogliamo sottolineare che Teak Wonder Cleaner non è un detergente qualsiasi: è un prodotto pensato appositamente per la pulizia delle coperte in teak, rispettandone quindi il legno, la gomma dei comenti, le varie ferramenta e le vernici.
Come iniziare? Prima di tutto è necessario bagnare la superficie con un bel po’ di acqua dolce.
Fatto questo, armati di spazzola morbida, è il momento di cospargere il detergente Teak Wonder Cleaner sul ponte, per poi darsi alla spazzolatura, in modo efficace ma non violento, avendo cura di non spazzolare mai, come si potrebbe essere portati a fare, seguendo il senso delle venature.