L'esecuzione di un trattamento completo anti-osmosi su un'imbarcazione richiede una pianificazione accurata e l'impiego di strumenti adeguati. Molti proprietari di barche, per ridurre i costi di cantiere, valutano l'esecuzione autonoma della rimozione del gelcoat, spesso utilizzando una pialla elettrica specifica per questo scopo, come i modelli di tipo Gelplane.
Scelta dello strumento: pialla o sabbiatura?
La miglior riuscita in assoluto per la rimozione del gelcoat ammalorato è senza dubbio la sabbiatura. Permette di rimuovere le parti danneggiate senza incidere su quelle sane, che vengono rese contemporaneamente rugose per facilitare la presa dei successivi trattamenti epossidici. Tuttavia, se non si ha la certezza di affidarsi a un sabbiatore esperto o se il cantiere non permette l'attività, la pialla elettrica diventa un'alternativa valida.
La pialla elettrica è fondamentale per ridurre il carico di lavoro quando si affrontano grandi aree. La pialla frontale professionale, ad esempio, è un utensile unico ed innovativo, dotato di motore potente, ergonomico e cuffia antipolvere in alluminio. Il vantaggio principale di strumenti come la Gelplane è la possibilità di collegare un bidone aspiratutto, in modo che la polvere tossica venga aspirata direttamente durante la lavorazione.
GELCOAT PER VERNICIARE LA VETRORESINA
Tecnica di utilizzo e consigli operativi
Non è difficile utilizzare una pialla per rimuovere gli strati di antivegetativa e gelcoat. Ecco alcuni passaggi fondamentali:
- Impostazione della profondità: Posizionare la pialla su una superficie piana e regolare la campana affinché le frese sporgano leggermente (massimo 1 mm per ciclo).
- Creazione di un sentiero di base: Iniziare a fresare per creare un'area di riferimento profonda quanto necessario.
- Rimozione uniforme: Mantenendo sempre parallela la campana di aspirazione alla superficie, fresare lateralmente fino alla totale rimozione dello strato desiderato senza creare danni.
Qualora non si disponga di una pialla professionale, alcuni utilizzano una normale pialla da brico cambiando le lame più volte, oppure si affidano alla smerigliatrice angolare (frullino) con platorello e grana da 40. In quest'ultimo caso, è necessario avere mano leggerissima, muovere il platorello in maniera circolare per non scaldare troppo la vetroresina e lavorare con un'angolazione di circa 15°-20°.
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Considerazioni sulla finitura e preparazione
Dopo aver "pelato" la carena, l'epossidica sulla vetroresina attacca molto bene se la superficie è pulita e sgrassata. Alcuni ritengono che una sabbiatura leggera sia necessaria per rendere la superficie rugosa e favorire la presa dell'epossidica, ma se la superficie è ben preparata, il passaggio potrebbe non essere indispensabile. Tuttavia, se si desidera accelerare l'asciugatura dello scafo, una leggera idrosabbiatura può favorire il processo.
| Strumento | Vantaggi | Svantaggi |
|---|---|---|
| Sabbiatura | Massima efficacia, rugosità ideale | Richiede attrezzatura professionale e manodopera esperta |
| Pialla Elettrica | Controllo della profondità, aspirazione polveri | Richiede precisione per evitare avvallamenti |
| Smerigliatrice (Frullino) | Economico, facilmente reperibile | Rischio di surriscaldamento e irregolarità della superficie |
Infine, è bene ricordare che l'intero processo richiede tanta buona volontà e tempo. La fase di stuccatura e il successivo trattamento sono i passaggi più pesanti e i tempi di asciugatura devono essere rigorosamente rispettati per garantire un risultato duraturo nel tempo.
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