Costruire un Gozzo in Legno Fai da Te: Guida Dettagliata per un Sogno Che Prende il Mare

La passione per il mare e il desiderio di creare qualcosa con le proprie mani si uniscono nell'autocostruzione di una barca in legno, un'imbarcazione leggera e personalizzata. Dopo tanto impegno, il varo suscita un po' di ansia, ma la soddisfazione è immensa dopo le prime "pagaiate". Diventare armatori di un piccolo natante senza spendere una follia: ecco come...

Perché Costruire un Gozzo in Legno Fai da Te?

Affrontare la costruzione di una barca, anche di piccole dimensioni, richiede determinazione, abilità nella lavorazione del legno e un'adeguata attrezzatura. Non è un'impresa semplice, ma esplorando online si possono trovare numerose esperienze di autocostruzione. Pur mettendo in conto molte ore di lavoro, il risultato può essere molto gratificante.

La Pianificazione e il Design del Tuo Gozzo

Il primo passo fondamentale nella costruzione di un gozzo in legno è la pianificazione e il design. Per prima cosa si disegna la linea dello scafo. Nel caso del gozzo siciliano, ad esempio, la poppa è dritta, mentre la prua tende verso l'esterno. Successivamente, si disegna la vista di prua e poppa, e da lì si dovrebbero ricavare le ordinate.

Esistono differenze da città a città e i gozzi hanno nomi ben precisi. È consigliabile fare una ricerca accurata su internet per trovare piani specifici del tipo di gozzo che si intende costruire, ad esempio cercando su Google immagini con le parole "vela latina" per farsi un'idea delle vele. Su YouTube si può seguire un passo passo di una costruzione del gozzo sorrentino fatta da un maestro d'ascia in cantiere.

In archivio, sia della memoria che fisico dello studio, di materiale da cui trarre spunto ce n’è sempre molto. Oggi, i mezzi di progettazione si sono evoluti, lavorando con modellazione di superficie, CAD-CAM e fresa a controllo numerico. Fornire piani "anticati" sarebbe anacronistico quanto ridisegnare un gozzo classico. È possibile "modellare" carene, ad esempio di 5 o 6 metri. Il classico sistema di progettazione con la realizzazione del mezzo-modello e della sua valutazione "visiva" viene trasferito nel mondo della realtà virtuale, della modellazione solida e di superficie.

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Il gozzo da 5 metri non è, anche se a prima vista può sembrare tale, una riduzione pantografata del modello più grande. La carena del gozzo da 6 metri ha una maggiore portanza a poppa per poter navigare a motore a velocità relative più alte con motorizzazioni più importanti. La versione più piccola ha un dislocamento relativo più basso ed è più leggera di oltre il 7.5% (a parità di potenza disloca la metà della carena da 6 metri). La più piccola ha inoltre il bordo libero relativamente più basso che rende ancora possibile anche un utilizzo a remi, già più problematico e praticamente non efficiente nel caso della più grande. Non ci sono poppe finte da "gozzo-planante", i volumi di poppa sono sapientemente "pompati" senza alterare la linea classica.

La novità sta nella praticità di costruzione, nel fascino del retrò ma con una proiezione verso il futuro in termini di applicazione di nuove tecnologie nel campo della progettazione e costruzione di imbarcazioni.

Piani di Costruzione e Specifiche

Piani di costruzione per autocostruttori evoluti includono sezioni scafo, delle ordinate e dell'ossatura principale, con relativa copia cartacea in scala ridotta per consultazione (in pratica i "cartamodelli" delle costole, della chiglia e dei dritti e controdriti). Questo materiale viene fornito su dischetto in formato .DWG e .DXF plottabile direttamente in qualsiasi service di eliografia e plottaggi ben attrezzato. Chi ha problemi di plottaggio può acquistare direttamente il materiale cartaceo che viene venduto al costo.

In entrambi i casi, gozzi da 5.0 e 6.0 metri, c’è la possibilità di avere a richiesta, anche in un secondo tempo, una versione a vela ad armo latino. Le regate per barche ad armo latino sono ormai una realtà consolidata e sono un ottimo veicolo di promozione e confronto.

È importante notare che il costo di costruzione per il 6 metri raddoppia, sia per maggior quantità di materiale impiegato, che per numero di ore lavorate. Lo stesso dicasi per la motorizzazione che va al raddoppio di potenza installata. Sono consigliati 7.4 kW per il 5 metri e 14.8 kW per il 6 metri.

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Caratteristica Gozzo 5m Gozzo 6m
Dislocamento relativo Basso Più alto
Peso (a parità di PC) Metà del 6m Doppia del 5m
Costo di costruzione Standard Raddoppia
Ore lavorate Standard Raddoppiano
Potenza motore consigliata 7.4 kW 14.8 kW
Utilizzo a remi Possibile Meno efficiente

Dalla Carta alla Struttura: Le Ordinate e lo Scafo

Il profilo di ogni costola e della chiglia si disegna su una tavola di compensato marino da 19 mm e si procede al taglio. Le fasi successive della costruzione sono il risultato di tecniche apprese da manuali e tutorial online. Essendo un'imbarcazione, è fondamentale utilizzare collanti specifici per resistere al contatto prolungato con l'acqua.

Il rivestimento esterno può essere in piallaccio di acero da 2 mm, tagliato a strisce larghe 70 mm e incollato sempre con adesivo epossidico. Si inizia a rivestire la parte inferiore, con strisce poste a 45° rispetto alla chiglia e distanziate circa 50 mm una dall’altra. Gli spazi rimangono tuttavia irregolari e le strisce di chiusura vanno disegnate una a una. Il profilo di ogni singola striscia ha un disegno singolare e dipende dalla curvatura dello scafo. Le curvature sono piuttosto pronunciate, perciò si utilizzano morsetti con profili di legno per allineare le strisce allo scafo.

A poppa e a prua, la curvatura rende necessario il ricorso a parecchi morsetti a molla, da posizionare uno dopo l’altro a distanza regolare, per garantire l’incollaggio corretto del rivestimento lungo il profilo della chiglia. Completato il rivestimento della parte inferiore dello scafo, le parti eccedenti delle strisce vanno rifilate lungo il profilo laterale esterno su cui sporgono.

Con la stessa logica si riveste la parte superiore; per questa occorrono strisce più corte, ma con curvature ben più marcate, specialmente intorno al pozzetto. Completato anche il rivestimento esterno, tutto lo scafo va ripassato con la smerigliatrice munita di disco abrasivo per addolcire eventuali spigolosità, soprattutto eliminando le “creste” tra le strisce, fino a ottenere curvature continue. Le passate devono essere leggere, per non ridurre lo spessore già di per sé esiguo.

Scelta dei Materiali e Trattamento del Legno

Tristemente il legno è uno dei più bei materiali quanto tra i più ostici e complicati. Il legno massello non finirà mai di "respirare", proprio perché le sue cellule, perdendo i liquidi dovuti all'essiccazione, non si schiacciano completamente e si sigillano, ma rimangono come contenitori vuoti che si riempiranno di nuovo di acqua al contatto con l'atmosfera, figurati, nell'ambiente marino o lacustre, un vero e proprio effetto fisarmonica.

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Il Legno di Kiri (Kiriholz): Una Scelta Innovativa

Il legno di Kiri si sta affermando come un'ottima scelta per la costruzione di imbarcazioni. Questo tipo di legno non assorbe quasi mai l'acqua, si gonfia e si ritira meno del teak ed è estremamente resistente ai funghi. È molto economico e pesa la metà del legname convenzionale per la costruzione di imbarcazioni. Le tavole sono offerte con colle D4, il che è sufficiente. Le piantagioni di ciliegio ricrescono in dieci anni, e si sospetta che il prezzo scenderà ancora. Per le piccole imbarcazioni che vanno in acqua solo per navigare devono essere oliate solo due volte all'anno. Lo scafo può essere finito anche in una settimana. Questo perché si costruisce con legno massiccio come si faceva una volta. Si parte da due tavole laterali e dallo specchio di poppa. A metà della lunghezza dell'imbarcazione, si interpone un'asse di rinforzo e le tavole vengono piegate e unite a prua. Il piano di calpestio viene quindi listellato trasversalmente. La barca pesa 55 chilogrammi pronta a navigare con sartiame e vele.

Trattamenti e Protezione dello Scafo

La barca è spesso in fasciame e si trova in acqua. È importante portare lo scafo il più possibile a legno, evitando di usare fiamme e sverniciatore. Dopodiché, usare un fondo epossidico bicomponente specifico per nautica. Per quanto riguarda la parte sotto la linea di galleggiamento, si usa la classica antivegetativa. Invece, sopra la linea di galleggiamento, sopra l'epossidico, si applica un fondo isolante e poi smalto poliuretanico sempre bicomponente.

La vetroresina assolutamente no, va in contrasto con i movimenti naturali del legno e di conseguenza rischio di rottura di costole o fasciame con il seccarsi dello stesso per colpa del cappotto in vtr. Al limite resina epossidica, ma se il legno è in salute perché? Plastificare scafi in legno ha causato disastri agli albori della VTR, l'epossidica può dare qualche aiuto, ma se lo scafo è sano non la si vede necessaria. Un lavoro non semplice ma definitivo è l'impregnazione a resina epossidica, con o senza tessuti, a seconda della struttura dello scafo.

Il trattamento classico prevede carteggiatura, fondo e verniciatura. Interessante al posto della classica coppale sulle parti fuori acqua è anche il trattamento a olio che fanno in Nord Europa, impregnando il legno portato a crudo con specifico prodotto mano fresca su mano fresca. Il vantaggio è che non sfoglia mai più, per ripristinarlo basta una mini carteggiata e via con una mano in più. Amici falegnami che lavorano il massello e fanno vere e proprie opere d'arte invece che mobili, mai userebbero il coppale, ma loro si spezzano le braccia e utilizzano solo cera naturale.

Sul calafataggio tradizionale serve stoppa e apposito stucco, ci vuole una certa manualità e, secondo un vero calafato, un orecchio attento. Molti gozzi sono stratificati e, se ben fatti, durano 20/25 anni tranquillamente, evitando una buona parte della manutenzione annua. Se invece si vuole fare il purista e si preferisce il lavoro, si continua con il legno.

Costruzione della Vela e dell'Albero

La costruzione della vela e dell'albero è un processo che richiede precisione e attenzione ai dettagli per garantire la corretta funzionalità e estetica del gozzo.

Costruzione dell'Albero

Prima si costruisce l'albero che deve essere più corto del piano della barca all'altezza dei banchi, ciò permette di poterlo posare all'interno della barca quando non serve. Il diametro dell'albero poteva essere anche sui 10 cm, dipendeva sicuramente dal legno usato. L'albero va leggermente sfinato dalla base alla punta, leggermente perché la punta deve alloggiare la puleggia. La parte che si deve infilare nella scassa, la miccia, è quadrata e deve essere tagliata in modo da presentare la puleggia per chiglia. L'albero infilato nella scassa dovrebbe avere la puleggia orientata per poppa-prora.

L'Antenna

Il successivo disegno deve rappresentare la linea della falchetta col suo cavallino, l'albero al suo posto, l'antenna pure al suo. Le misure dell'antenna si possono ricavare dal disegno finale. La posizione dell'antenna, con la parte bassa detta "carro", non deve superare il dritto di prora e passare al di sotto della puleggia dell'albero di almeno un palmo. La fine dell'antenna in alto si chiama "penna" e la sua verticale non deve superare il passacavi di poppa. La drizza che passa nella puleggia dell'albero deve fermare l'antenna a circa un palmo o due sotto la puleggia.

Disegno e Realizzazione della Vela

Si disegna la vela, dovrebbe essere circa un triangolo rettangolo, sollevata di uno-due palmi dalla falchetta. La linea di caduta non deve superare il passacavi di poppa. Ora con quelle misure si costruisce il cartamodello della vela e si aggiungono quelli che diventeranno i rinforzi dei lati. Si possono disegnare anche i ferzi sulla carta per vedere l'effetto, si può disegnare la benda dei terzaroli. Dal disegno si passa al cartamodello ponendolo sul disegno e aggiustandolo per avere la figura più esatta. Il modello del gozzo su cui si lavora può misurare fuori tutto circa 24 cm.

Con questo disegno si può ritagliare la vela da un pezzo di lenzuolo usato oppure da un pezzo di tela comprato, tela bianca molto leggera. Quindi va bagnato nell'acqua e caffè o tè per simulare la tela trattata col tannino. Le tonalità del colore sono tante, basta vedere un po' di quadri di pittori olandesi, francesi e inglesi. Si può usare un colorante per stoffa in polvere con acqua fredda, immergendo la tela per una ventina di minuti, poi risciacquare e stendere ad asciugare. Ricordarsi che devono essere bagnati anche i rinforzi, striscioline di tela larghe 4 o 5 mm. Il rinforzo della base deve essere di misura doppia di larghezza perché dovrà alloggiare all'interno il midollo. E non dimentichiamo i triangoli di rinforzo delle bugne.

Rinforzi e Cuciture

Si piegano i rinforzi e si incollano al loro posto. Attenzione: prima di incollare il rinforzo della Base, mettere a posto il midollo. Il midollo per me consisteva in un pezzo di acciaio armonico che mi permetteva di dare la giusta curvatura alla vela colpita dal vento. Ora si può provare a usare due fili di ottone ritorti col trapano. Colla pochissima non diluita con acqua e solo per puntare, la tela deve essere cucita. Si possono fare cuciture finte solo per i ferzi. Tagliare i rinforzi da mettere sugli angoli e anche in questo caso usare la colla per puntare e poi cucire. Esistono luoghi con venti dominanti leggeri e posti con venti dominanti molto forti, i velai davano le giuste informazioni sul tipo di tela e sui rinforzi. Il gozzo è una barca locale e quindi come dovevano essere questi rinforzi dipendeva dalla zona.

Per le cuciture dei ferzi, ci sono alcuni modi per simulare. Armati di ago e filo, si può risolvere il problema togliendo due fili di trama distanziati di un millimetro, seguendo con la cucitura la traccia lasciata. Il filo usato per le cuciture deve essere molto fino e avere una tonalità leggermente più scura. Se si colora la vela dopo aver fatto le cuciture, si consiglia un filo che non assorba la tintura, così rimarrà evidenziata la cucitura. I buchi per i fuetti si possono fare con un ago grosso intinto in punta con la colla acrilica rapida; tolto l'ago e rappresa la colla, si vede il cerchio leggermente più scuro come ci fosse una cucitura. Per l'impalmatura si usa un filo grosso marroncino. Sui punti dove si mette l'impalmatura è bene fissare la relinga con un punto di colla. Per la relinga usare un cavo da 1mm o 1,5 come piace. Con la relinga stessa si devono fare le asole in punta agli angoli della vela.

Il Sartiame Speciale e le Prestazioni

L'impianto è anche speciale: si tratta di un armo a doppio sprite. Non necessita di un boma e quindi di un downhaul. I fiocchi di brevetto sono quindi notevolmente ridotti. La barca può raggiungere facilmente i sei nodi in solitario con tre forze di vento, uno in meno con due persone. La barca scivola, ma non in modo spettacolare, l'acqua esce dallo specchio di poppa in modo molto fluido.

Il Tuo Gozzo: Tempi, Costi e Soddisfazioni

La normativa dice che possiamo vendere una nostra barca autocostruita dopo 5 anni, come barca di seconda mano. Così noi la usiamo, la testiamo e quando vogliamo passare al progetto successivo la vendiamo. Non ci guadagniamo, ma recuperiamo il costo dei materiali per continuare a lavorare. Se non affonda nei primi 5 anni, vuol dire che è fatta bene. Quello che ripaga di tutto il lavoro è il primo giorno che metti la barca in mare e ci navighi.

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