Il Paletto di Legno e il Mito del Vampiro: Storia, Utilizzo e la Cultura Contemporanea

Nell’immaginario comune - frutto della lettura di svariati testi e della visione di pellicole - la figura del vampiro, dandy byroniano o melanconico malato d’amore, ha un punto debole: il cuore. In questo contesto vogliamo esaminare quali siano, secondo la tradizione, i sistemi più efficaci per tenere lontani i vampiri, oppure per rispedirli nella loro bara una volta per tutte.

Le Antiche Origini del Mito Vampirico

La storia del vampiro non inizia affatto con le opere di Goethe, Polidori, Le Fanu e Stoker, ma è ben più complessa e ramificata. Leggendo lo straordinario volume di Francesco Paolo de Ceglia, un’attenta ricostruzione storica delle origini del mito del vampiro, scopriamo come questa figura cominciò a far parlare di sé in alcune sperdute zone di confine dell’impero Austro-Ungarico, da poco riconquistate agli ottomani. Il Libro di de Ceglia mostra come la figura del vampiro muova i suoi primi passi dalle vicende inquietanti documentate in un oscuro villaggio serbo nei primi decenni del XVIII secolo, e da lì il fenomeno mediatico conquista l’intera Europa, affermandosi in campo letterario grazie all’opera di Bram Stoker, per poi attraversare l’Atlantico e diventare un fenomeno globale.

De Ceglia ci dimostra che l’origine dei vampiri è più complessa di quanto si pensi, che non è possibile cavarsela con il solito stereotipo del pipistrello succhiasangue, ma che i vampiri hanno un’origine molto più antica, risalente all’antica Grecia e dal folklore di alcune regioni di confine situate nei Balcani, nelle terre dei macedoni, dei serbi o dei Morlacchi. Ci fu un periodo, nei primi decenni del Settecento, il Secolo dei Lumi, ma a questo punto anche il Secolo dei Vampiri, in cui individuare i vampiri era - soprattutto nell’Europa centro-orientale - una questione di vita o di morte, distruggerli era essenziale per salvaguardare intere comunità, forse le fondamenta stesse della cristianità e dell’Impero Asburgico.

De Ceglia risale alle origini del mito, ai primi casi documentati di vampiri nella nostra epoca moderna, casi i cui protagonisti appaiono ben lontani dall’iconografia classica. Si tratta tecnicamente non di vampiri nel senso classico del termine, ma di ritornanti, morti che non si rassegnano a morire e tornano dalla tomba. Questo volume dimostra ancora una volta la forza delle parole nella Storia e, per così dire, la grande capacità mitopoietica della credenza in una figura - il vampiro - che appare inestricabilmente connessa alla nostra civiltà moderna, perché deriva da una delle pratiche essenziali che segnano il passaggio dalla Preistoria alla civiltà vera e propria, la pratica di inumare i defunti. Dunque il “vampiro-ritornante” diventa un tipico prodotto culturale, nasce dalle nostre paure ancestrali ed è reso possibile dalla pratica di inumare i propri cari defunti.

I vampiri si collegano a quei personaggi del folklore dell’Europa Centro-orientale - o addirittura greco o macedone - che prima di questo libro erano per lo più ignoti al grande pubblico, tranne che ad alcuni addetti ai lavori, come i vroukolakas, o vurkolak, vrykolak, vorvolak o vourdalak, italianizzato in vrucolago o vilcolaco o addirittura brucolaco, come nella versione italiana di un famoso film con Boris Karloff, Il vampiro dell’isola (Isle of the Dead, 1945).

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Il vampiro tra scienza, folklore e storia.

Il Paletto di Legno: Storia e Utilizzo Antico

Un tempo, quando si sospettava che il defunto fosse un vampiro, ci si sporcava le mani, si decideva di andare al camposanto e di disseppellire il cadavere sospetto e, qualora venisse scoperto indecomposto, si procedeva a conficcargli nel petto un paletto che poteva essere realizzato con vari tipi di legno. Di solito si usava il frassino, ma de Ceglia documenta anche l’uso di paletti di biancospino o di quercia. Si procedeva all’estrazione del cuore del defunto e alla sua incinerazione, se non addirittura al rogo dell’intero cadavere. Quindi quando la comunità era minacciata dai ritornanti, si doveva prendere un paletto di legno e la vanga, andare al cimitero, riesumare il cadavere - ma molto spesso era necessario riesumare decine di cadaveri, fino a quando non si trovava quello giusto - e impalarlo e/o bruciarlo per assicurarsi della sua definitiva uscita di scena.

Il paletto di frassino è l’unico in grado di uccidere i vampiri secondo la tradizione popolare. Anche in questo caso, tuttavia, suggeriamo di procedere con cautela, per evitare sbagli e le inevitabili conseguenze.

Il Frassino: Un Legno dalle Proprietà Mistiche

Il frassino è un albero che troviamo, se pur con caratteristiche differenti, in Europa, Asia e nel continente americano. Quello europeo è più sul bianco tenue e marrone chiaro, mentre quello americano presenta un colore grigio-marrone con sfumature rossastre. Gli alberi di frassino possono raggiungere l’altezza di 37 metri anche se, la maggior parte di loro, rimane intorno ai 30 metri. Anche il diametro, che può arrivare agli 1,5 metri, solitamente si attesta sul metro. Ha una grande resistenza, tant’è che vive in zone molto fredde, vicino al circolo polare artico, come in ambienti particolarmente torride, come la Turchia.

Proprietà e Credenze

Il legno di frassino è resistente e robusto, cresce rapidamente e ha una capacità di assorbimento dei colpi molto alta, riducendo al minimo le schegge. Inoltre non è per nulla rigido, garantendo così un’eccellente sagomatura in presenza di vapore, rendendolo facilmente lavorabile sia a mano che a macchina. Il legno trattiene coloranti e colle, permettendo buone finiture. Queste sue caratteristiche lo hanno reso prezioso non solo per il suo impiego pratico ma anche per le sue associazioni simboliche.

  • Resistenza e robustezza: Ideale per strumenti che richiedono durabilità.
  • Assorbimento dei colpi: Riduce la scheggiatura, utile per l'intaglio.
  • Flessibilità: Eccellente sagomatura con il vapore.
  • Lavorabilità: Facilmente lavorabile a mano e a macchina.
  • Capacità di finitura: Trattiene bene coloranti e colle.

Un tempo si supponeva che il frassino avesse delle proprietà curative oltre che magiche. Questi attributi erano dovuti al suo colore bianco, quasi puro. Già nell’antichità, infatti, il frassino era il legno del dio del mare Poseidone e al suo interno si credeva che vi dimorassero le ninfe Melíadi, dette appunto le “ninfe del frassino”. Secondo Esiodo la stirpe degli uomini di bronzo derivava dal frassino che, insieme al bronzo, era simbolo di durezza. Non è un caso che le armi dei greci venissero forgiate proprio con questi materiali. Anche i romani, sulla scia dei greci, credevano, come racconta Plinio, che il frassino avesse proprietà medicamentose oltre che animistiche.

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Il Vampiro nella Cultura Moderna: Dalla Letteratura al "Marketing"

Il vampiro classico deriva dai personaggi tipici dell’iconografia stabilita in ambito letterario, da La Sposa di Corinto di Goethe, dal Vampiro di Polidori, dalla Carmilla di Le Fanu, dal Dracula di Bram Stoker e, successivamente, da centinaia di film sui vampiri, sui licantropi, sugli zombi, e in alcuni capolavori della storia del cinema, come Nosferatu il vampiro (1922) di Murnau, Vampyr (1932) di Dreyer e Nosferatu, il principe della notte (1979) di Herzog. Dal successo di queste opere, i vampiri sono diventati un’icona universale e oramai sono ovunque: lo dimostra l’assoluta convinzione di migliaia di complottisti seguaci di QAnon in tutto il mondo che il Nuovo Ordine Mondiale sia governato da una setta internazionale di vampiri pedofili, che rapiscono i bambini, li stuprano e infine li uccidono, bevendone il sangue, oppure distillandone una sostanza denominata adrenocromo, che garantirebbe loro l’eterna giovinezza.

Del resto la cultura odierna è ossessionata dai vampiri, forse anche per un’altra ossessione odierna, il terrore di invecchiare, che ci pervade tutti. La moda non accenna a diminuire, soprattutto fra i giovani, complice anche il successo della Festa di Halloween, e travestirsi da vampiro o da emo - come dicono i giovani - è diventato da decenni, soprattutto nei paesi anglosassoni, un modo per esprimere il proprio disagio adolescenziale. Oramai ci sono vampiri di tutti i tipi, perfino - orribile anche solo pensarlo - vampiri vegetariani o addirittura vegani, oppure vampiri talmente educati da utilizzare le sacche di sangue degli ospedali pur di non mordere sul collo le loro vittime, vittime per lo più consenzienti, o addirittura vampiri che utilizzano un sangue artificiale di nuova concezione.

Migliaia di visitatori si recano ogni anno al castello di Bran in Transilvania, nella speranza di scorgere aggirarsi nel suo antico maniero la figura del Conte Dracula avvolto nel solito mantello. C’è perfino qualcuno che qualche anno fa ha proposto di trasformare una grande area boscosa della Transilvania in un enorme parco di divertimenti a tema denominato Dracula Land, proposta che ha suscitato le immediate proteste di Greenpeace e dure prese di posizione da parte dell’UNESCO. In Germania, a Schenkendorf, nel Brandeburgo, il Conte Ottomar Rudolphe Vlad Dracul Kretzulescu, ultimo discendente conosciuto di Vlad Dracul, ha fondato il Regno di Dracula, una repubblica utopica (o distopica, come preferite), con tanto di museo, in cui la pressione fiscale è straordinariamente bassa.

Il lettore incuriosito dalle vicende legate ai vampiri moderni e che volesse divertirsi su Internet, può visitare diversi siti dedicati, che spiegano come questi esseri sono nati e si sono sviluppati, o addirittura siti che spiegano come si fa a diventare un vampiro. Chi vuole può sintonizzarsi sulla Vampire Radio o leggere i fumetti giapponesi Vampire Hunter D o i manga Vampire Miyu, visitare siti come Sanguinarius, Vampire connection o VampireFreaks.com, iscriversi alla newsgroup alt.vampyres oppure alle numerose chat per vampiri. La casa di produzione White Wolf ha perfino creato un gioco di ruolo interattivo Vampire: The Masquerade, i cui partecipanti alla fine di un lungo percorso si trasformano in vampiri.

Vampiri Reali e Immaginari: Il Cortocircuito della Superstizione

Si arriva a un punto - appena accennato da de Ceglia nell’ultima parte del suo libro - in cui il mito del vampiro si fonde con una nuova figura che si affaccia alla ribalta della modernità, la figura del serial killer. Jack lo Squartatore, contemporaneo di Bram Stoker, era anch’egli affascinato dal sangue delle sue vittime, e non disdegnava di mangiarne i reni, fino a Peter Kurten, il serial killer vampiro che operò in Germania fino agli anni Trenta, cui Fritz Lang si ispirò per il suo capolavoro M il Mostro di Dusseldorf (1931). Con la figura del serial killer, che spesso è egli stesso un vampiro, e dunque si ciba del sangue delle sue vittime, si verifica una sorta di cortocircuito: abbiamo una figura letteraria, sviluppatasi dal folklore, che dopo più di un secolo è diventata personaggio reale. Le cronache di questi ultimi decenni hanno raccontato storie inquietanti di moltissimi serial killer odierni, che spesso hanno fondato delle vere e proprie sette, che bevevano il sangue delle loro vittime e ne mangiavano le carni senza provare alcun senso di colpa.

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È inutile che ci illudiamo, è il monito di de Ceglia: possiamo anche non credere nei vampiri, ma i vampiri credono in noi. Anche se siamo fermamente convinti che i vampiri non esistano, oramai è fatta: I vampiri esistono, eccome. Il mondo contemporaneo è pieno di persone mentalmente disturbate che si credono vampiri, o aspiranti tali. Alcuni, purtroppo, arrivano al punto di realizzare le loro macabre fantasie. La superstizione del vampiro, basata su fatti totalmente inventati, su paure ancestrali prive di qualsiasi fondamento scientifico, si è avverata.

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