Il Muratore, la Tavola di Legno e l'Evoluzione dell'Artigianato

Mi viene rivolta spesso questa domanda, alla luce evidentemente della mia, ahimè, lunga esperienza. Faccio l’artigiano (o “sono” un artigiano?) sostanzialmente da sempre: ufficialmente da quasi cinquant’anni, ma, considerato che il lavoro è lo stesso di mio padre, nel laboratorio sotto casa ci sono da quando ho imparato a camminare. Eppure, nonostante l’esperienza maturata, fatico a trovare una risposta: non ho ancora ben capito se devo definirmi artigiano, imprenditore o semplicemente lavoratore. Vorrei provare a dare una risposta sensata, che metta in luce cambiamenti e diversità, che attesti in maniera più o meno scientifica e razionale la modernità, i pregi e i difetti di un (uno solo?) mestiere antico e delle sue mutazioni. Provocherò certo una profonda delusione in chi leggerà queste righe. Proviamo allora a dare un po’ di ordine ai pensieri.

L'Immaginario Collettivo: Il Muratore e il Falegname

Faccio da sempre l’artigiano, il falegname, uno dei mestieri più rappresentativi e iconici dell’artigianato. Il mio mestiere è rimasto nell’immaginario collettivo quello dell’omino piegato sul banco a piallare la tavola di legno per dare forma a un qualche manufatto, i trucioli a terra, il profumo del legno che pervade la bottega, le mani callose magari con qualche falange in meno (per fortuna le mie mani sono ancora integre). Questa immagine evoca un tempo in cui il lavoro manuale e l'uso di materiali semplici come il legno erano all'ordine del giorno.

I miei primi ricordi risalgono agli anni del boom economico figlio di quella ricostruzione post bellica avvenuta con sistemi ancora arcaici; chi non ricorda il muratore con cappellino di carta, canottiera, secchio e cazzuola? Anche il muratore, nel suo lavoro quotidiano, si muoveva spesso su impalcature e piani di lavoro provvisori, dove la stabilità di una tavola di legno era fondamentale per la sicurezza e la progressione del cantiere. L’ape car che pian piano andava a sostituire il carro trainato dal cavallo. Gli anni dell’imprenditoria nascente, quando si faceva sentire con veemenza la voglia di tanti di mettersi in gioco, rischiare, dar prova delle proprie capacità. “Piccolo è bello” si diceva, ci si ingegnava, nascevano laboratori e officine sotto casa, in una commistione tra lavoro e famiglia che vedeva quasi sempre il primo invadere gli spazi della seconda.

La Definizione di Artigiano Oggi

Immagine che poco si confà a quella del tecnico in camice bianco che preme i tasti di un computer collegato ad un macchinario che sforna il prodotto finito. Sono entrambi artigiani? Lasciamo stare per cortesia l’artigiano 2.0. Cosa collega i due? A mio avviso nulla se partiamo dalla definizione letterale del termine artigiano: “chi esercita una attività produttiva senza usare macchine per complete lavorazioni in serie, con strumenti di lavoro di sua proprietà e utilizzando mano d’opera poco numerosa”. La mia edizione dello Zingarelli è vecchiotta e la definizione è evidentemente legata ad aspetti di un passato remoto, per molti aspetti obsoleto; rispondente peraltro soltanto ad alcune delle molteplici attività che afferiscono al mondo dell’artigianato senza che nulla abbiano a che vedere l’una con l’altra. Cosa possono avere in comune un fabbro, un’estetista, un parrucchiere, un autotrasportatore… se non l’iscrizione alla medesima associazione?

Sfide e Precarietà nel Cantiere Moderno

Anni pieni di entusiasmo, ma difficili, durissimi, in cui non era facile resistere alle tentazioni della fabbrica che nasceva a due passi dalla tua officina: il lavoro sicuro, stabile, gli orari regolari, lo stipendio assicurato a fine mese, la mutua se ti ammalavi, la liquidazione quando arrivavi alla pensione. Vuoi mettere con la libertà del lavoro autonomo? Posso permettermi di scegliere orari, clienti, cosa fare e cosa non fare, nessuno che mi comandi. Un anelito di libertà che spesso rimaneva profondamente e amaramente deluso. Chi, testardo, sceglieva la strada dell’imprenditore, più o meno consciamente si trovava immerso nel mare magnum della precarietà. Ammetto di avere sorriso qualche volta quando ho sentito pronunciare questo termine da persone che improvvisamente e inaspettatamente si sono trovate a fare i conti con quel sentimento di incertezza e paura che deriva dal non sapere se domani avrai ancora lo stesso lavoro, potrai ancora permetterti la vita che fai oggi. Pane quotidiano purtroppo per chi ha imboccato la strada del lavoro autonomo. E se quel cliente non mi paga? E se sbaglio l’investimento? E se mi ammalo?

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Incidenti sul Lavoro: Una Cruda Realtà

La precarietà non è solo economica, ma può toccare anche la sicurezza fisica, specialmente in settori come l'edilizia. Lo hanno scaricato al pronto soccorso di Rivoli dicendo di averlo trovato così per strada, in fin di vita e con difficoltà respiratorie. In realtà una di quelle due persone era il titolare della ditta edile che da un paio di giorni lo aveva preso a lavorare con sé alla ristrutturazione di una villetta a Collegno, ma senza contratto. Anche perché il ragazzo - 22 anni, cittadino peruviano - era in Italia da poche settimane senza permesso di soggiorno e documenti. Stavano eseguendo dei lavori di demolizione, lunedì scorso, quando il soffitto della casa è crollato addosso a entrambi: il titolare se l'è cavata con qualche ferita alla testa, al giovane è andata peggio: traumi a tutto il corpo, un polmone perforato. Spaventato, il padrone lo ha preso, caricato in auto e consegnato al pronto soccorso di Rivoli. Poi si è allontanato, andando a farsi medicare al San Giovanni Bosco. L'inchiesta: Ora risulta indagato dalla Procura di Torino per lesioni colpose gravissime. Incidenti come questi ci ricordano l'importanza della sicurezza e della regolarizzazione del lavoro, aspetti che vanno ben oltre la semplice "tavola di legno" su cui si cammina.

Il Legno per Esterni e la Sua Scelta

Il legno, materiale fondamentale in molti mestieri artigiani e in edilizia, richiede una scelta accurata, soprattutto quando è destinato all'esterno. Quando cerchi legno per esterni, la scelta giusta dipende da 4 fattori: tipologia di trattamento, sezione, lunghezza e destinazione d’uso. In questa categoria trovi diverse soluzioni di legname per esterni, pensate per utilizzi differenti. La scelta tra legno impregnato in autoclave e legno termotrattato dipende soprattutto dall’utilizzo finale. Per un rivestimento in legno esterno la differenza la fanno i dettagli di posa: prevedi sempre distanziatori e ventilazione del supporto, così riduci ristagni e migliori la durata. Dipende dall’utilizzo. Sì, l’esposizione a sole e intemperie può modificare l’aspetto del legno nel tempo.

Difficoltà Contrattuali e Rapporti con i Clienti

Le sfide di un artigiano non si limitano agli aspetti puramente esecutivi o di sicurezza, ma si estendono anche ai rapporti contrattuali e alle aspettative dei clienti. È una settimana e dico una settimana che deve rifare l'impermeabilizzazione del terrazzo che ha sbagliato a fare (tra il polistirolo espanso o come cavolo si chiama, e la guaina ha lasciato dell'acqua. Cosa cavolo posso fare?!? A me è successo che ho firmato un accordo scritto per fare dei lavori con una ditta amica di un conoscente. Il lavoro era quantificato in 50.000 euro, fare il portico e finire di sistemare una casa che avevamo comprato quasi finita. Rimaneva solo da attaccare la caldaia, uno scarico, finire un bagno esterno, ecc... Ho passato l'inferno. Vi dico solo che alla fine non potevamo entrare a casa NOSTRA perché la legge era dalla sua parte: FINCHé LUI NON CONCLUDEVA I LAVORI IO NON POTEVO ENTRARE A CASA (dovevo rimanere a pagare l'affitto in un'altra casa). Ho dovuto stare ai ricatti della ditta che non veniva a lavorare per settimane e voleva soldi ogni 15 giorni. Per mandarla via ci ha chiesto, oltre i 15.000 già sborsati, altri 10.000 come ricatto.

Le Trasformazioni del Mercato e la Resilienza Artigiana

Esperienze di una stagione quasi del tutto tramontata, soffocata dagli anni dell’industrializzazione, delle crisi economiche, del mercato globale, della digitalizzazione… Enormi le trasformazioni avvenute. Diversissimi anche cause e fattori che hanno portato mutazioni talvolta profondamente radicali, talvolta quasi risibili. La tecnologia ha ovviamente contribuito in maniera massiccia trasformando radicalmente i sistemi di produzione o semplicemente alleviando le fatiche del lavoro manuale. Adeguarsi ai cambiamenti del mercato è stata talvolta un’esigenza, una strada obbligata da mutui da pagare e famiglie da mantenere. Con buona pace per la tanto declamata libertà. Ancora una volta una miriade di differenti cambiamenti.

C’è chi nel tempo ha differenziato la produzione smettendo di costruire prodotti che non aveva più senso produrre, sostituendoli con altri più richiesti dal mercato. C’è chi ha cambiato clientela cercando nuovi spazi di mercato. C’è chi ha puntato sulla specializzazione con prodotti il più possibile esclusivi destinati a nicchie di mercato. C’è chi è passato a produzioni più massicce, con investimenti consistenti per una maggiore automazione. Trasformazioni profonde e continue dunque, dettate da scelte spesso obbligate, ma sempre frutto di decisioni difficili, complesse, delicate, probabilmente indispensabili nel lavoro dell’artigiano, della persona che deve decidere che strada seguire, investendo, rischiando, venendo a patti con quanto ritenga vi sia di negoziabile nelle sue scelte di vita. Forse proprio in questo sta la vera essenza dell’artigiano, al quale si attanaglia pienamente un termine oggi in voga ma che poco mi piace: la resilienza. Capacità di resistere, adattandosi a una realtà che cambia, senza però rinunciare a essere sé stessi. La realtà, il mercato, il bisogno comunque di andare avanti perché altre possibilità non ci sono, perché quello è ciò che sai fare; ti costringono a scegliere, ma questo non vuol dire dovere rinunciare a tutto quel che sei o vuoi essere.

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La Fragilità Economica del Lavoro Autonomo

Un’ultima cosa. Preferisco piuttosto indicare un paio di altre questioni che mi paiono più stringenti e che maggiormente pesano in questi tempi difficili per tutti. La prima si riferisce a quella che ritengo essere fonte di un’ingiusta diseguaglianza: l’assoluta mancanza per il lavoratore autonomo di una qualche forma di reddito in caso di malattia, se non attraverso assicurazioni private ben difficilmente sostenibili economicamente.

La seconda, e non sono io a dirlo, si riferisce al generale impoverimento: secondo il rapporto ISTAT le famiglie italiane in termini reali, cioè in potere d’acquisto, hanno perso in media l’8,7% rispetto al 2007. Siamo abituati a sentire parlare di salari che non stanno al passo con l’inflazione, ne ha giustamente parlato recentemente anche il Presidente Mattarella. Purtroppo non a tutti è chiaro che quella perdita di potere d’acquisto risulta molto più intensa (il 17,5%, circa il doppio) per le famiglie la cui fonte di reddito principale è il lavoro autonomo, contro l’11% dei redditi da lavoro dipendente e il 5,5% per i redditi da pensioni o trasferimenti pubblici. Lo denuncia con molta chiarezza Chiara Saraceno che non può certo essere tacciata di connivenza con qualche categoria professionale. Una situazione preoccupante, che certifica la condizione di fragilità e precarietà per una ancor più vasta categoria di lavoratori.

Perdita del Potere d'Acquisto in Italia (2007-oggi)

Categoria di Reddito Perdita Potere d'Acquisto
Media famiglie italiane 8,7%
Reddito principale da lavoro autonomo 17,5%
Reddito da lavoro dipendente 11%
Reddito da pensioni o trasferimenti pubblici 5,5%

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