Il Ponte in Teak: Dalla Larghezza dei Comenti alla Scelta dei Materiali

Il teak a bordo delle nostre barche è sempre sinonimo di eleganza e qualità estetiche, ma anche di performance marine, visto che è un materiale vivo e naturale. Si adatta a pennello alla vita di bordo e anzi migliora con l’esposizione agli agenti atmosferici. Per gli appassionati di sport acquatici, i marinai e i capitani di battello a vapore, la domanda se il ponte debba essere in legno o in plastica non si pone affatto: la risposta è chiara, deve essere in legno. Almeno il ponte di uno yacht o di una barca a vela acquista un nuovo aspetto solo con le assi di legno, conferendo un’inconfondibile aura marittima.

Le Proprietà Ineguagliabili del Teak

Il Teak (conosciuto anche come Teck o Tek a seconda del paese importatore) è un legno con venatura molto regolare e uniforme, proveniente da piante di altissimo fusto. Lasciato al naturale non subisce il deterioramento del tempo, una caratteristica riservata a pochi legni. La zona geografica di crescita spontanea è compresa dall’Asia meridionale alla penisola indiana, al Laos e al Vietnam. Il più “buono” oggi, viene dalla Birmania.

Questo legno vanta un basso assorbimento d’acqua, il che si traduce in una notevole stabilità dimensionale e resistenza agli agenti atmosferici, oltre che alle variazioni quotidiane di temperatura, che sono molto più aggressive della permanenza in acqua. Il teak è ideale per la costruzione di imbarcazioni, essendo uno dei tipi di legno più resistenti. Rientra nella classe di resistenza 1 (secondo DIN-EN), con una durata di vita di almeno 25 anni. L’elevato contenuto di gomma nel legno garantisce una lunga durata e una superficie liscia. Ha anche un altro vantaggio: a differenza di altri tipi di legno più duraturi, come il cumaru o l’Ipe, presenta il minor rischio di deformazione. È molto silenzioso e richiede una larghezza del giunto di soli 4 mm.

Il teak è anche il legno più adatto ai piedi nudi: non si scheggia quasi mai, un vantaggio innegabile sul ponte di una barca. Per le sue buone proprietà, il teak è conosciuto come il "re delle specie legnose". Oltre ai vantaggi tecnici del suo utilizzo come coperta per le imbarcazioni, anche l’aspetto bruno-dorato depone a favore del legno. Le zone di crescita sono chiaramente riconoscibili nel teak: il durame è di colore da marrone a giallo con striature colorate, mentre l’alburno si distingue chiaramente dal durame per il suo colore più chiaro. Nonostante le sue qualità superiori, le imbarcazioni fasciate e costruite interamente in Teak sono una minoranza perché, anche in relazione al trasporto, è più costoso di altri legni da costruzione.

La Costruzione e il Ripristino del Ponte in Teak

Il processo di realizzazione o ripristino di un ponte in teak è un’arte che richiede precisione e materiali di qualità. Il nostro lavoro può partire dalla demolizione di un vecchio ponte in teak o di un antisdrucciolo in vetroresina. Se necessario, ci preoccupiamo di livellare la superficie per garantire una base ottimale.

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Le doghe vengono messe in opera caricandole con pesi o sottovuoto e utilizzando collanti moderni. È fondamentale assicurarsi che la coperta, sia essa realizzata in laboratorio che doga per doga, sia incollata con un epossidico moderno e affidabile come il C-Systems 10 10 CFS o meglio C-Systems Epoxy Tixo, che è già tixotropico-denso (come un gelato). L’epossidico colma perfettamente ogni piccolo avvallamento e forma un corpo unico. Prodotti come il C-Systems 10 10 CFS o Epoxy Tixo (ora non più in vendita e sostituito dal più performante ET108) si allungano oltre il 5%, così come le altre resine “pure” non caricate, e seguono perfettamente il movimento del legno, che è di circa il 2,5%, e quello della vetroresina (fibra di vetro + poliestere), leggermente superiore al 4%. Questo incollaggio forma un corpo unico con un valore di rigidità e resistenza più alto dei due materiali presi singolarmente.

A volte, come testimoniato dai tappi di copertura, la coperta in teak su vetroresina è stata fissata con viti. Successivamente, si realizzano le dime a bordo da utilizzare poi in cantiere per la costruzione dei pannelli in dogato di teak massello. Il Maestro d’Ascia, figura chiave in questo processo, è un ottimo artigiano che si aggiorna continuamente per restare adeguato ai tempi. Qualora un vecchio ponte in teak non sia ancora da buttare, è possibile restaurarlo: si sostituiscono le doghe scollate o spaccate, si riaprono i comenti e si rigommano i canali di nero, bianco o grigio.

La Larghezza e il Calafataggio dei Comenti

Un aspetto cruciale nella costruzione e manutenzione di un ponte in teak è la gestione dei "comenti", ovvero le fughe tra le doghe. Molti si trovano nella situazione di dover rifare quasi tutti i comenti alla coperta della propria barca. Il calafataggio con gomma (la gommatura) dei comenti, se correttamente eseguita, risolve già l'impermeabilizzazione della parte a doghe della coperta. Per le altre vie d'acqua (bordi, falchette, accessori, ecc.) altre sono le soluzioni, magari anche la gomma stessa.

Come accennato, il teak è molto silenzioso e richiede una larghezza del giunto ideale di soli 4 mm. Una volta applicata la gomma, si procede a tagliare l'eccedenza con una lama ben affilata, che è il lavoro più delicato, fino a filo del legno. Poi si rasa, si gratta ed è fatto.

Nuovo Calpestio in teak •doga per doga

Esiste un dibattito sull'efficacia di alcune soluzioni. Secondo alcuni, impermeabilizzare i trafilamenti con vernice (a parte la rozzezza stilistica dell'intervento) risolve il problema solo temporaneamente: al primo movimento si riapre la via d'acqua, ed il legno si muove. L'idea di un teak ricoperto da una sostanza gommosa trasparente, simile a un chewing-gum, non è sempre gradita, e prodotti similari proposti per l'edilizia civile hanno spesso dato risultati scadenti.

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Un diportista racconta la sua esperienza: "Devo rifare quasi tutti i comenti alla coperta della mia barca. Inizierò forse questo fine settimana. Prima rifaccio tutti i comenti poi leggera levigata ed infine darò una speciale vernice della cecchi per impermeabilizzare i ponti in teack o legno. La mia barca ha il ponte completamente in legno e teack e ha delle infiltrazioni d'acqua per cui, la vernice finale di cui sopra, dovrebbe garantirmi una durata di almeno 2 3 anni. Si tratta di un prodotto traspirante e che favorirebbe l'evaporazione di umidità. Ti farò sapere ma credo che prima di luglio non finirò." Egli si interroga: "Dapnia, la vernice di cui parlo dovrebbe essere e dico dovrebbe, una vernice poliuretanica molto gommosa che, a detta del produttore, crea un film elastico. Tu che dici?" Dopo aver fatto un paio di comenti per prova senza usare il prodotto specifico, il lavoro è venuto molto bene, portandolo a chiedere: "A questo punto ti chiedo un consiglio: faccio solo i comenti e mi risparmio i 700 Euri di prodotto????" Questo esempio evidenzia la complessità delle decisioni di manutenzione e l'importanza di valutare attentamente le soluzioni proposte.

Manutenzione del Teak Naturale

La manutenzione del teak naturale è essenziale per preservarne la bellezza e la funzionalità. Per levare il flatting dal teak, si può provare con una lama come già consigliato oppure con un raschietto a lama fatta apposta per levare la vernice. Usarlo non è facile ma, prendendo la mano, fa un gran bel lavoro. Riguardo alla carteggiatura, ci sono diverse scuole di pensiero: c'è chi va perpendicolare, salvo una leggera passata in parallelo a inizio stagione, e chi preferisce un senso circolare per non sbagliare. In definitiva, "è la mano che fa, se sa, non tanto il prodotto." Ognuna di queste soluzioni viene adottata in base alle preferenze del cliente, alle disponibilità di mercato ed ai requisiti progettuali.

Il Teak Sintetico: Un'Alternativa ai Comenti Naturali

Negli ultimi anni, complici i costi elevati del teak naturale, la sua scarsità a livello mondiale e i relativi lavori di manutenzione piuttosto impegnativi, il mercato nautico ha sfornato soluzioni alternative per il rivestimento di coperta e interni delle barche da diporto, come il teak sintetico. Purtroppo, il rivestimento in teak naturale sta cominciando a sparire sui moderni cabinati, un po’ perché il legno di buona fattura è ormai a rischio estinzione in molti Paesi.

Ecco allora che il mercato nautico propone delle alternative che negli ultimi anni hanno riscosso anche un certo successo per questioni pratiche. Si tratta del cosiddetto teak sintetico, ossia un rivestimento realizzato a livello industriale sotto forma di pannelli e listelli con componenti plastici.

Il teak sintetico non ha nulla a che vedere con il legno, se non nella forma esteriore che viene perfettamente imitata sulla superficie esterna, così come nelle dimensioni e nel colore delle doghe. Si tratta a tutti gli effetti di plastica, anche se nel tempo si è evoluto a livello di costruzione con notevoli miglioramenti che hanno contribuito ad ampliarne l’utilizzo nella nautica da diporto. Viene impiegato soprattutto su barche di piccole dimensioni, sulla coperta o su piccole porzioni di questa, come il pozzetto, le sedute e i passavanti.

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Sul mercato esistono diversi tipi di teak sintetico. Alcuni dei più conosciuti, importati anche in Italia, sono il Flexiteek, il Dea King, il PlasDek, il Breons e il Tek Dek. Si tratta di prodotti simili che presentano le medesime caratteristiche. Sono realizzati in una miscela di PVC o resine sintetiche disponibili in diversi colori che riprendono le essenze del legno naturale. Solitamente le doghe più utilizzate sono larghe 45 o 75 mm, di cui 5 mm sono il finto comento, ma sono disponibili anche larghezze di 60 o 96 mm in tagli da 100-125 mm senza finto comento per ottenere curve e parti sagomate. Lo spessore più comune è quello di 5 mm.

Vantaggi del Teak Sintetico

Il suo principale punto di forza è che praticamente non ha bisogno di manutenzione, con un notevole risparmio sui costi necessari per eseguirla. Un’altra caratteristica che lo distingue dal legno è la sua flessibilità, che permette di impiegarlo anche per rivestire superfici non proprio piane o che presentano spigoli e angoli. È anche elastico, qualità che concorre a renderlo più resistente. Altre qualità interessanti sono che resiste ai raggi UV ed è antiscivolo, anche se la superficie è bagnata. Essendo un materiale impermeabile e non poroso, ha anche il pregio di non assorbire liquidi che lo potrebbero macchiare. In caso di aloni a livello superficiale, questi possono essere facilmente rimossi con passate di carta vetrata e la carteggiatura permette anche di ripristinare il colore originale delle doghe che nel tempo si potrebbero leggermente scolorire.

Svantaggi e Considerazioni Ambientali del Teak Sintetico

Uno degli svantaggi più importanti è che la sua superficie si riscalda parecchio. Quando è esposta al sole raggiunge infatti una temperatura superiore a quella del legno. È difficile quantificare quale temperatura, perché dipende dalle ore di esposizione e dalle zone in cui si naviga; ai Caraibi, ma anche in Mediterraneo, può essere un problema di non poco conto, soprattutto d’estate. A determinare la maggiore temperatura concorre innanzitutto la mescola con cui sono realizzati i listelli e i reagenti con i quali sono trattati per renderli resistenti ai raggi UV. A questo si aggiunge anche il colore, per esempio le tonalità scure si riscaldano di più rispetto a quelle chiare.

Un altro svantaggio è che non sempre costa meno del legno naturale. Il costo di installazione va dai 300 ai 400 euro al metro quadrato e comprende la manodopera. Non è facile stabilire un rapporto con il legno naturale perché quest’ultimo ha un prezzo influenzato da diverse variabili: qualità, spessore, zona di provenienza, manodopera.

C’è infine l’aspetto ecologico da considerare. Oggi il fabbisogno di legno di teak è tale da richiedere l’abbattimento di decine di ettari di foreste al giorno; un ritmo insostenibile che sta portando all’estinzione di questo albero in Birmania e Laos. Il teak sintetico è quindi utile a contrastare il disboscamento, ma è pur sempre un prodotto chimico e industriale che va smaltito, operazione non priva di conseguenze nefaste per l’ambiente. Si tratta dunque di un’alternativa che può essere presa in considerazione da quei diportisti che hanno imbarcazioni di piccole dimensioni e amano la praticità, nonché una vita a bordo senza troppi impegni e costi di manutenzione.

Caratteristica Teak Naturale Teak Sintetico
Materiale Legno (Tectona grandis) PVC o resine sintetiche
Manutenzione Richiede manutenzione regolare (carteggiatura, calafataggio) Praticamente nessuna manutenzione
Stabilità dimensionale Basso assorbimento d'acqua, buona stabilità Flessibile, non poroso, impermeabile
Resistenza Classe 1 (DIN-EN), lunga durata (25+ anni) Resistente ai raggi UV, elastico, antiscivolo
Larghezza comenti (ideale) 4 mm Finto comento di 5 mm (per doghe da 45/75 mm)
Costo di installazione Variabile (qualità, spessore, manodopera) 300-400 €/mq (manodopera inclusa)
Temperatura al sole Si riscalda meno Si riscalda parecchio (superiore al legno)
Impatto ambientale Disboscamento, ma materiale naturale Prodotto chimico industriale, smaltimento
Estetica Eleganza naturale, venatura uniforme Imita perfettamente l'aspetto esterno del legno

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