Vi siete mai chiesti quale valore avesse un materiale tanto semplice quanto raffinato come il legno nella storia dell’arte? E soprattutto per l’artigiano, colui che dava vita col solo uso delle mani e di alcuni strumenti, e un pizzico di fantasia, capolavori di destinazione religiosa e non? L'attenzione che gli artisti e gli artigiani hanno riservato nel tempo alla scelta del tipo di legno più adatto alle loro esigenze è sempre stata molto rigorosa. Sin dalla notte dei tempi, gli artisti hanno riconosciuto il potenziale del legno come mezzo per le loro opere.
Il Legno come Supporto Artistico: Una Scelta Millenaria
Il legno è stato uno dei primi supporti della pittura, ben prima dell'avvento dei materiali moderni come la plastica e il metallo. Le prime opere d’arte in legno risalgono a migliaia di anni fa e sono state ritrovate in antiche civiltà come quella egizia e greca. Queste sculture in legno raffiguravano divinità, eroi e figure mitologiche e avevano un significato religioso e culturale. Oltre che uno dei materiali della scultura, il legno veniva spesso impiegato come supporto per la pittura. La superficie del legno offre una texture interessante e un’ampia gamma di colori, rendendolo ideale per molti pittori.
Nel corso dei secoli, le tecniche artistiche su legno si sono evolute notevolmente. Dall’intaglio e dalla scultura alla pittura su legno, gli artisti hanno continuato a sperimentare e innovare. Durante il Rinascimento, il legno intagliato raggiunse il suo apice. Artisti come Michelangelo e Donatello crearono splendide opere d’arte intagliando nel legno figure umane e animali. Durante l’epoca barocca, il legno intagliato divenne popolare, soprattutto nelle chiese e nei palazzi. Le elaborate decorazioni e gli intricati dettagli delle sculture in legno affascinavano il pubblico e dimostravano l’abilità degli artisti barocchi nel lavorare questo materiale.
La Selezione del Legno: Varietà e Fattori Determinanti
La versatilità, la bellezza e la disponibilità del legno lo hanno reso una scelta popolare tra gli artisti di tutte le età. La scelta di queste specie dipende da diversi fattori, tra cui la maggiore o minore lavorabilità o la durabilità nel tempo. L’impiego di determinati legni dipende, oltre alla facilità di lavorazione e reperibilità delle materie sul posto, anche quindi dalla permeabilità culturale dei singoli territori e dalle loro vocazioni relazionali.
“Gli antichi non disprezzarono né per le statue né per le pitture il pioppo, bianco e nero, il salice, il carpine, il sorbo, il sambuco, ed il fico; questi legni sono meravigliosamente dolci e facili sotto lo strumento dello scultore per esprimere tutti i modi delle forme.” Il legno migliore per la pittura era il pioppo, perché presenta una trama compatta e poche imperfezioni (come nodi, fori, deformazioni, che nel caso dovevano essere stuccati per non guastare il dipinto nel tempo). In Italia una delle varietà più adoperate di legno era il pioppo perché ha un diametro che consente di eseguire un’opera di dimensioni maggiori rispetto ad altri tronchi.
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Grazie ad un famoso studio sugli Scultori in legno del Rinascimento tedesco di Michael Baxandall si scopre che mentre la Germania meridionale può essere considerata “l’area della scultura in legno di tiglio“, la Germania settentrionale e i Paesi Bassi sfruttano maggiormente legno di noce, di quercia e talvolta del pero. Accade così che, mentre il legno di tiglio non è adatto a sopportare l’umidità delle regioni nordiche, la quercia garantisce durata e resistenza anche in presenza di condizioni climatiche particolarmente avverse. Scultori in quercia come Benedikt Dreyer e Claus Berg hanno sviluppato “stili eretici di grande bellezza e interesse“: le ruvide caratteristiche di questo legno acquistano un “carattere solitamente cubico piuttosto duro“.
Anche in Italia, dove l’attività dei magistri lignaminis era intensa non meno che in Germania, Francia o Spagna - basti pensare che a Firenze, nel 1400, si contavano ben oltre 84 botteghe che scolpivano, intagliavano e intarsiavano il legno - quercia e tiglio avevano larga diffusione. Altrettanto usati erano anche legni di pioppo, noce, salice e dell’ontano. Il tiglio era largamente diffuso soprattutto nel Seicento e nel Settecento, sia nel nord che il sud Italia. Il pioppo, invece, veniva utilizzato abbondantemente anche nel Medioevo umbro, insieme all’ontano. Nelle Fiandre era diffuso l’utilizzo di legni molto pregiati e sovente, in Germania, si utilizzava il tiglio.
Tabella: Tipologie di Legno e loro Impiego nell'Arte
| Tipo di Legno | Caratteristiche principali | Uso prevalente | Regioni di diffusione |
|---|---|---|---|
| Pioppo | Trama compatta, poche imperfezioni, dolce e facile da lavorare. | Pittura su tavola, scultura | Italia (Medioevo umbro), Antichità. |
| Tiglio | Morbido, facile da scolpire. | Scultura, pittura su tavola. | Germania meridionale (Rinascimento), Italia (Seicento, Settecento). |
| Quercia | Durata, resistenza, carattere cubico. | Scultura, pittura su tavola, traverse di rinforzo. | Germania settentrionale, Paesi Bassi, Italia. |
| Noce | Buona lavorabilità, meno ingiallente per olii. | Scultura, pittura su tavola, olio di noce come legante. | Germania settentrionale, Paesi Bassi, Italia. |
| Salice, Carpino, Sorbo, Sambuco, Fico | Dolci e facili sotto lo strumento dello scultore. | Scultura, pittura su tavola. | Antichità. |
| Pero | Pregiato, buona lavorabilità. | Scultura, pittura su tavola. | Paesi Bassi, Germania. |
| Ontano | Buona lavorabilità. | Pittura su tavola. | Italia (Medioevo umbro). |
| Abete, Castagno | Duri e compatti. | Traverse di rinforzo. | Italia. |
Dalla Natura all'Opera: La Preparazione della Tavola Lignea
Realizzare un’opera su tavola è estremamente complesso e presuppone delle conoscenze tecniche sulla materia prima, il legno, e sulla sua lavorazione. Il taglio del legno può avvenire a sezione radiale o a sezione tangenziale. Nel caso del taglio a sezione radiale abbiamo un taglio di buona qualità perché ricavato dalla parte più pregiata dell’albero. Le fibre, quindi, risulteranno tutte parallele.
La pittura su tavola richiedeva una lunga e accurata preparazione del supporto. La tavola di legno dapprima doveva essere ben levigata. I metodi di assemblaggio e di incastro delle tavole possono essere diversi. Il più semplice e il più antico era l’assemblaggio a giunti vivi, per il quale spesso era necessario utilizzare anche colla e gesso; dal XIII - XIV secolo si registra anche l’uso di perni detti “ciechi” perché inseriti nello spessore delle tavole, dalla sezione circolare o poligonale. Più recente è l’uso delle cosiddette “doppie code di rondine”, ovvero dei tasselli di legno molto duro inseriti come rinforzo ma mai visibili, perché al di sotto dello strato preparatorio.
Per quanto riguarda i sistemi di rinforzo, invece, sono molto diffuse soprattutto a partire dal XII secolo le traverse, applicate in modi diversi. Anticamente si fissavano con chiodi che venivano coperti successivamente dallo strato preparatorio. Le traverse erano di solito di un legno diverso rispetto a quello delle tavole, molto duro e compatto; in Italia i più comuni legni da traversa erano l’abete, la quercia e il castagno.
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Una volta assemblate le tavole, il lavoro non era ancora finito! Era, infatti, necessario rendere la superficie adatta alla pittura. Si procedeva, allora, all’incamottatura che consisteva nell’applicazione di una pergamena direttamente sul legno. A partire dall’ XI secolo, a causa dell’eccessivo costo della pergamena, fu sostituita con il più economico lino. Possiamo immaginare l’incamottatura come una sorta di cuscinetto perché serviva a compensare le contrazioni ed i ritiri del legno evitando traumi alla pellicola pittorica. A partire dal Quattrocento l’incamottatura non venne più applicata su tutta la superficie ma solo in corrispondenza delle giunture. A questo punto la tavola era pronta: si poteva procedere con il disegno, eseguito sulla superficie di gesso e colla con un carboncino.
Le Tecniche Pittoriche su Tavola: Dal Medioevo al Rinascimento
La pittura su tavola è molto adatta alle tempere, colori che si ottenevano mescolando i pigmenti in acqua con un legante che li fa aderire al supporto. In base al legante utilizzato, si ottenevano tempere magre o tempere grasse. Per le prime si usava un legante di origine animale, come l’uovo, la caseina di latte, le colle di animali, oppure vegetale come gomme e farine. La pittura a tempera su tavola era un mezzo pittorico privilegiato, già in uso nel Medioevo.
La pittura a tempera fu utilizzata per la realizzazione di pale d'altare, piccole pitture devozionali destinate alle abitazioni private, ritratti, cassoni ed altri mobili ed ebbe il suo massimo rigoglio nei secoli XIV e XV, cedendo gradualmente in Italia, verso la fine del XV secolo e gli inizi del XVI, a dipinti che utilizzavano come medium l'olio.
Tipico tratto che si ritrova con frequenza nei dipinti su tavola del Medioevo è la presenza di porzioni realizzate in oro. Le foglie d’oro venivano applicate su un impasto formato da acqua, chiara d’uovo e argilla rossa (detta ‘bolo’), che asciugando riaffiora al di sopra dell’oro donandogli una tonalità calda e rossiccia. In alcuni casi, soprattutto nei dipinti devozionali, nella realizzazione di certi dettagli veniva impiegata la foglia d'oro con funzione simbolica e in seguito anche come ornamento. L'uso di questo materiale prezioso cadde in disuso a partire dalla metà del Quattrocento. La superficie dipinta diventava così compatta ed elastica. Spesso, per conferire un effetto particolare alla pittura, l'artista 'lucidava' la superficie con sottili strati di pigmento trasparente che rifletteva la luce in proporzione al numero e alla densità degli strati. Questa operazione è chiamata 'velatura'. In ultimo il pittore stendeva una mano di vernice per dare compattezza al dipinto e per salvaguardarlo da agenti esterni.
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“Ma per mettere in opera questo lavoro si fa così: quando vogliono cominciare, cioè ingessato che hanno le tavole o quadri, gli radono, e datovi di dolcissima colla quattro o cinque mani con una spugna, vanno poi macinando i colori con olio di noce o di seme di lino (benché il noce è meglio, perché ingialla meno), e così macinati con questi olii, che è la tempera loro, non bisogna altro, quanto a essi, che di stendergli col pennello.” La pittura ad olio, dove il pigmento è tenuto in sospensione nell'olio piuttosto che nell'uovo, divenne per gradi il mezzo privilegiato degli artisti che operarono dalla fine del XV secolo, e come tale fu utilizzato da tutti i successivi pittori fino alla metà del XX secolo. Sembra che questa nuova tecnica abbia avuto origine nelle Fiandre: nel XV secolo quadri molto apprezzati di maestri fiamminghi (Jan van Eick, Rogier van der Weyden, Hugo van der Goes) erano conosciuti, ammirati e collezionati anche in Italia. Già in precedenza, alcuni pittori italiani avevano sperimentato questa tecnica, ma in un primo momento non ne trovarono la giusta commistione. Anche gli olii utilizzati mutarono e quello maggiormente adoperato fu quasi certamente l'olio di semi di lino.
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Tra i vantaggi dell'olio rispetto alla tempera c'è il fatto che il primo asciuga molto più lentamente, e questo permetteva al pittore di poter effettuare modifiche e cambiamenti in corso d'opera. La tinta dell’imprimitura influenza i colori del dipinto: i pittori veneziani nel Cinquecento e Seicento usavano inserire nell’imprimitura anche le terre (colori in polvere) per avere uno sfondo già colorato. Ogni pittore aveva le proprie tecniche per fabbricare i colori: Fra Galgario con una sua precisa miscela di elementi otteneva la famosa lacca rossa che brillava di luce intensa; Caravaggio utilizzava la polvere di lucciole per rendere brillanti e fluorescenti i colori e per creare dei tocchi di luce riflessa. La varietà cromatica che si riusciva ad ottenere con questi procedimenti non è riproducibile con gli odierni colori industriali. Nel 1864 il chimico Eugène Chevreul catalogò le tinte antiche: classificò 14.400 tonalità cromatiche, tutte ottenute con sostanze naturali.
L'Evoluzione dei Supporti: Dal Legno alla Tela
Già prima del Cinquecento si usavano tele di canape o di lino incollate alle tavole, più tardi entrò in uso la cornice e l’uso delle tele sostenute da telai fu man mano preferito alle pesanti tavole. Sebbene le tavole su legno fossero talvolta usate per la pittura ad olio, le tele, la cui trama poteva variare da una superficie a grana molto fine ad una più grossa e granulosa, divennero il supporto di gran lunga preferito. Per quanto concerne il supporto, l'uso della tela in sostituzione alle tavole in legno permise una più facile conservazione e fruizione dei dipinti, soprattutto quelli di grandi dimensioni, in quanto potevano essere arrotolati e spediti agevolmente.
La tela veniva tirata e fissata sul telaio, poi doveva essere preparata per la pittura; a tal fine si utilizzava la tecnica dell’imprimitura che la rendeva impermeabile (così il colore non si spargeva sulla stoffa). La preparazione della tela varia in base alla scuola e all’epoca, ma sempre risultava fondamentale mantenere la tela elastica in modo che seccando non si sgretolasse. A tal fine veniva usata un’imprimitura a base di biacca e olio. Il disegno dell’opera veniva realizzato su un cartone e poi trasferito sulla tela. La tecnica classica prevedeva di bucherellare con un ago il cartone lungo le linee del disegno, per poi ripassare i fori con un liquido colorato che impregnava la tela e in questo modo l’artista riportava il disegno sulla tela da dipingere. Per le opere di grandi dimensioni, questa operazione veniva svolta a pezzi: il disegno veniva suddiviso in vari quadrati da trasferire sulla tela uno per volta.
Il Legno nell'Arte Moderna e Contemporanea: Oltre la Tradizione
È nei primi decenni del Novecento, con l’avvento del modernismo, che il legno è diventato qualcosa di diverso rispetto al materiale scultoreo di un tempo. I futuristi italiani hanno sagomato e assemblato tavole di legno. I cubisti hanno attaccato sulla tela fogli di giornali e pezzetti di stoffa e legno, usandoli come materiali compositivi che sporgevano dal piano del quadro avvicinandolo alla scultura. Nel corso del Novecento la sperimentazione non si è mai fermata. Negli anni Sessanta e Settanta gli artisti del Nouveau réalisme in Francia, Beuys in Germania e artisti italiani come Mario Merz, Michelangelo Pistoletto e Jannis Kounellis hanno elaborato opere che contenevano legno riciclato e grezzo. Tra la fine degli anni Settanta e la prima età degli anni Ottanta giovani scultori inglesi hanno creato sculture riciclando materiali di scarto. Tra loro Tony Cragg, che ha utilizzato pezzi di legno e plastica trovati in una discarica. Negli anni sempre più artisti hanno utilizzato legno riciclato.
Sebbene l’avvento di nuovi materiali abbia ridotto l’uso del legno come materiale primario per la scultura, molti artisti contemporanei continuano a utilizzarlo. Le sculture in legno offrono una sensazione di calore e autenticità che altri materiali faticano a trasmettere. Oggi l’artigianato del legno continua a essere una forma d’arte popolare. Dalle sculture decorative agli oggetti di uso quotidiano, l’artigianato del legno offre un’ampia gamma di possibilità creative. Gli artigiani moderni sfruttano le nuove tecnologie e gli strumenti più avanzati per creare opere d’arte uniche e personalizzate.
Nella fotografia artistica, il legno viene spesso utilizzato come sfondo o come elemento di composizione. Le diverse tonalità e texture del legno possono aggiungere profondità e interesse visivo alle fotografie. I fotografi artistici utilizzano il legno per creare immagini suggestive e memorabili. L'arte del legno ha attraversato i millenni, testimone di epoche storiche e manifestazione dell'ingegno umano. Oggi l'arte del legno si rinnova in chiave contemporanea, abbracciando la sostenibilità e affrontando le sfide ambientali del nostro tempo. Grazie alla sua bellezza intrinseca e alla capacità di evocare emozioni, l'arte del legno continuerà a ispirare e affascinare le generazioni future.
Conservazione e Valutazione delle Opere in Legno
Nel corso del tempo, molte opere d’arte in legno subiscono danni dovuti all’usura e all’esposizione agli agenti atmosferici. Il restauro delle opere d’arte in legno è di fondamentale importanza per preservare il patrimonio artistico e culturale delle generazioni future. Le tecniche di restauro devono essere eseguite con cura e attenzione per preservare l’autenticità e l’integrità dell’opera. Un dipinto antico dovrebbe essere lasciato aperto e senza vetro, perché questo è causa di degrado: tra la tela e il vetro si forma un microambiente soggetto a variazioni termiche.
Chi possiede dei dipinti antichi sarà interessato ad avere una stima del loro valore; conoscere la storia delle tecniche pittoriche è utile per orientarsi nel mercato dell’arte e poter fare una valutazione. Le quotazioni variano a seconda dell’autore, del tipo di opera, della qualità tecnica e dello stato di conservazione. Non sono solo i grandi autori ad avere quotazioni alte, molto influiscono anche la qualità tecnica, l’epoca di realizzazione, il tipo di opera e lo stato di conservazione. Anche all’interno della produzione dello stesso autore, quindi, i dipinti possono avere un valore molto diverso. Nell’arte, come anche nel collezionismo, non possono esistere dei prezziari standard, perché non esiste un oggetto identico ad un altro, ma ogni opera è unica.
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