È sempre indesiderabile rovinare i coltelli della pialla a motore. Al fastidio della loro sostituzione si aggiunge quello del trasporto presso il centro di affilatura che spesso e volentieri non è dietro l'angolo. Se sono sbeccati e occorre rimuovere molto acciaio per ripristinarne il filo non ci sono altre soluzioni, ma se invece si tratta di normale usura allora si può intervenire da sé, con una apposita dima affila coltelli.
Questo articolo si propone di approfondire l'argomento dell'affilatura degli utensili manuali, in particolare degli scalpelli e delle lame delle pialle. Come sempre, cercheremo di scrivere l’essenziale, ciò che è stato effettivamente sperimentato, evitando tecnicismi inutili. Anzitutto, perché trattare in un unico articolo l’affilatura degli scalpelli e dei ferri pialla? Perché la procedura è pressoché identica, se escludiamo l’angolo di affilatura del tagliente della lama.
Angoli di Affilatura per Scalpelli e Lame di Pialla
Generalmente, le lame degli scalpelli vengono affilate tra i 25 ed i 30 gradi (25 gradi per legni teneri e 30 gradi per legni duri e lavori più gravosi) mentre quelle dei ferri pialla a 25 gradi. Questo in linea teorica. Nella pratica possiamo tranquillamente trovare ferri pialla affilati a 30 gradi e scalpelli affilati a 35 gradi e anche lame con i due diversi gradi di affilatura contemporaneamente. Ciò dipenderà molto dal tipo di legno che dobbiamo lavorare, dal tipo di lavorazione che andremo ad affrontare ma anche dalle preferenze personali.
Sistemi di Affilatura Disponibili
Esistono nella pratica molti sistemi di affilatura. Si può affilare con la mola a secco o ad acqua (soprattutto per interventi gravosi di ripristino del tagliente e quando questo risulta molto danneggiato), con la carta abrasiva (il sistema cosiddetto scary sharp) o con l’impiego di pietre ad acqua, ad olio o diamantate. Fatta eccezione per il primo tipo di affilatura (di solito utilizzato in casi eccezionali), tutti gli altri sono molto praticati, estremamente validi e presentano tutti pregi e difetti che ne fanno propendere di volta in volta la scelta verso l’uno o verso l’altro sistema.
Avendoli provati un po' tutti, il miglior metodo di affilatura, quello che rappresenta il miglior compromesso, si è rivelato essere quello a mano libera sulle pietre diamantate, che è il metodo insegnato dall’artigiano Paul Sellers. Cercheremo di spiegare, nel modo più chiaro e sintetico possibile, come procedere per l’affilatura degli scalpelli e delle lame delle pialle.
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La Dima Record Power WG250/D e Altre Soluzioni
La Record Power Dima per affilare lame da pialle WG250/D si inserisce nella gamma degli accessori per macchine utensili Record Power, distribuita in Italia da Krollit dal 2007. Per questo specifico prodotto, la spedizione avviene in 3-5 giorni lavorativi da magazzino Krollit per ricambi e accessori. È disponibile assistenza clienti in italiano per documentazione tecnica e verifica di compatibilità con la macchina di riferimento. È fondamentale verificare nel titolo o nella descrizione il modello macchina indicato, poiché gli accessori non originali possono compromettere la garanzia e la sicurezza della macchina. Per accessori non a stock, i tempi di approvvigionamento dal produttore possono essere di 2-4 settimane. La garanzia è quella del produttore secondo i termini di legge; è consigliabile conservare la fattura come prova di acquisto.
Dime Fai da Te
Se l'opzione commerciale non è la preferita, si può considerare la realizzazione di una dima personalizzata. Una dima per affilare i coltelli non richiede molto per essere realizzata: bastano una tavoletta di legno duro e quattro magneti, mentre per eseguire il lavoro sono sufficienti un banco sega e un trapano a colonna. La dima permette di affilare i coltelli in coppie muovendoci sopra una pietra abrasiva o, viceversa, muovendo dima e coltelli su un piano abrasivo.
Il consiglio è di dotarsi di un supporto per le pietre come quello che si può autocostruire. È semplice da farsi, comodo da utilizzare (si blocca nella morsa del banco) e mantiene stabili ed al sicuro le pietre.
Il Procedimento di Affilatura in Sintesi
Su un supporto di legno opportunamente sagomato ho inserito tre pietre diamantate di diverse grane. Una pietra a grana grossa (250 grit), una pietra a grana intermedia (600 grit) ed una pietra a grana fine (1200 grit). Bloccato il supporto nella morsa del banco, lubrifico le tre pietre con un paio di spruzzate di semplice detersivo spray per vetri.
Quindi, impugnando con la mano dominante il ferro pialla o lo scalpello e con le due dita (indice e medio) dell’altra mano, tengo premuto e ben aderente alla pietra il bisello della lama (il bisello è la parte smussata della lama) ad un’angolatura di 25 gradi (tra 25 e 30 gradi per gli scalpelli). Partendo da un’inclinazione di circa 30 gradi, con un movimento avanti e indietro e la lama tenuta leggermente in diagonale rispetto alla direzione di movimento, faccio scivolare il bisello sulla pietra avendo cura che solo nella fase terminale del movimento di spinta in avanti il tagliente si stacchi un pochettino dal supporto abrasivo.
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Pietre Diamantate: Vantaggi e Scelta
Le pietre diamantate sono costose, sicuramente più costose delle pietre ad acqua e ad olio e della carta abrasiva. A fronte di un investimento non indifferente, si godranno però di molti vantaggi. Tra questi, la velocità di affilatura, l’alta capacità di abrasione, la tendenza a rimanere piatte molto a lungo (anche se comunque non sono eterne) ed il fatto di sporcare molto poco. Inoltre, non necessitano di ulteriori pietre di rettifica come succede per le pietre ad olio e ad acqua che tendono a consumarsi più velocemente.
Le pietre ideali misurano circa 203 mm X 76 mm. Questa misura permette di affilare agevolmente tutte le misure degli scalpelli e delle lame delle pialle, essendo queste ultime quasi tutte più larghe degli scalpelli. Il consiglio è di non scendere sotto questa misura.
Ecco una tabella riassuntiva delle grane consigliate e del loro scopo:
| Grana (Grit) | Tipo | Scopo Principale |
|---|---|---|
| 250 (Coarse) | Grossa | Formazione della bava metallica, interventi gravosi |
| 400-600 (Medium) | Intermedia | Rimozione graffi dalla grana precedente |
| 1200 (Fine/Extra Fine) | Fine | Rimozione graffi dalla grana intermedia, preparazione alla lappatura |
| 10000-15000 | Pasta abrasiva | Lappatura e lucidatura a specchio |
La pietra a grana grossa è quella che tende a consumarsi più velocemente visto che è la più sfruttata, per il semplice fatto di essere utilizzata per far comparire la bava sul tagliente. La pietra a grana grossa (coarse) che possiedo ha 250 grit ma ne esistono anche a grana più grossa (extra coarse) e costano un po' di più. La seconda pietra che si utilizza è a grana intermedia (grana fine a 600 grit) ed è forse quella sulla quale si fanno meno passate. L’ultima pietra che si utilizza è quella extra fine (a 1200 grit).
È buona norma, se si utilizza il lubrificante spray, rimuovere con uno straccio, alla fine del processo di affilatura, il liquido rimasto sulle pietre.
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Il Ricciolo (Bava o Filo) del Tagliente
Il tempo da dedicare all’affilatura del tagliente dipenderà dallo stato e dalla qualità della pietra e dalle condizioni in cui si trovava la lama prima dell’affilatura. Se si tratta solo di riprendere un poco il filo del tagliente spesso bastano solo alcune passate sulle pietre fine ed extra fine. Ma se dobbiamo riaffilare completamente un tagliente, allora l’obiettivo che dobbiamo raggiungere è quello di ottenere sulla pietra a grana grossa il cosiddetto ricciolo (burr) o bava metallica, praticamente una sorta di ispessimento del tagliente sul retro della lama, nella parte in cui il dorso di questa ed il bisello si incontrano. Fino a quando non avremo ottenuto questo risultato uniforme e per tutta la lunghezza del tagliente non potremo passare alla pietra successiva di grana intermedia. La bava metallica è visibile ad occhio nudo e la si sente passando leggermente il polpastrello sul retro della lama.
Rimozione dei Graffi dal Bisello
Il ruolo della pietra a grana grossa è quello di formare il ricciolo. Una volta formato, dobbiamo passare ad una pietra di grana più fine, come ad esempio una grana 600. Lo scopo è quello di rimuovere i graffi lasciati sul bisello dalla pietra precedente. Quando i graffi più evidenti saranno rimossi, la pietra avrà di nuovo lasciato dei nuovi graffi questa volta più fini. Passando alla pietra con grana extra fine, come ad esempio una grana 1200, si provvede a rimuovere i graffi lasciati dalla pietra precedente. Per finire, su quest’ultima pietra faremo un paio di passate sul dorso della lama dove si è formato il ricciolo, per rimuoverlo.
La Lappatura e Lucidatura del Bisello
Per effettuare la lappatura e lucidatura del tagliente, ci sono vari metodi ma lo scopo è sempre quello di ottenere una superficie perfettamente a specchio e senza graffi. Il metodo prevede l’utilizzo di un supporto in legno sul quale su un lato è incollata una striscia di pelle (il cosiddetto strop). La pelle è reperibile presso qualunque calzolaio per pochi euro. Va incollata dal lato liscio, lasciando quello ruvido esposto e pronto a ricevere la pasta abrasiva. Quindi si applica sul supporto della pasta abrasiva composta da ossidi di alluminio ed altri minerali a 15000 grit.
A questo punto, a seconda della grandezza dello scalpello o della lama della pialla, si effettueranno dalle 30 alle 40 passate, sempre in un movimento a tirare e mai a spingere, per evitare che il tagliente si impunti nel supporto. È importante esercitare una forte pressione con il palmo della mano che va in appoggio alla lama durante il movimento e cercare di mantenere sempre l’inclinazione alla quale abbiamo affilato il tagliente. Il movimento, oltre che con le braccia, dovrebbe essere accompagnato anche con il busto, così da evitare il più possibile di perdere l’inclinazione. Alla fine del procedimento possiamo fare un paio di passate al retro della lama sulla pasta abrasiva e pulire infine con uno straccio il tagliente appena formatosi.
Affilatura con Guida o a Mano Libera?
In realtà è un falso problema perché entrambi i metodi sono assolutamente validi ed identici nei movimenti da eseguire. La differenza è esclusivamente nel montare la lama sul supporto. Potremmo dire che l’affilatura con la guida è preferibile quando siamo dei principianti o non si ha ancora piena padronanza dell’affilatura. La guida supplisce a queste carenze in quanto permette di mantenere la posizione della lama da affilare all’esatta inclinazione desiderata e di mantenerla per tutta la durata dell’affilatura, essendo questo il problema maggiore quando si deve affilare uno scalpello o la lama di una pialla. L’uso della guida risulta molto utile anche quando dobbiamo riprendere taglienti molto danneggiati o storti.
Per contro, il dover montare le lame sulla guida interrompe il ritmo di lavoro e si perde comunque del tempo per il corretto settaggio dell’inclinazione. Una guida comune e affidabile è la Stanley 0 14 050, economica e facilmente acquistabile. Per i puristi del vintage, la storica guida Eclipse n.36 può essere ricercata su Ebay. È sicuramente più veloce e, secondo alcuni, anche più efficace grazie alla possibilità di poter esercitare una maggiore pressione sulla lama nella zona vicino al tagliente e in generale fornisce una maggiore consapevolezza durante l’affilatura.
Bisogna però sempre prestare particolare attenzione all’inclinazione della lama che, non potendo usufruire dell’assistenza della guida, potrebbe condurre a non mantenere perfettamente il grado di affilatura desiderato. In questo caso il pericolo di rovinare il tagliente e farlo venire storto è sempre dietro l’angolo. Se dovesse succedere sarebbe difficile riuscire a riprendere il tagliente sulle pietre, costringendoci così ad usare la mola. Il consiglio quindi è di iniziare con la guida e poi impratichirsi con l’affilatura a mano libera su qualche scalpello economico o qualche lama di pialla di poco valore.
Il Movimento di Affilatura a Mano Libera e lo Smusso Secondario
Se stiamo utilizzando la guida, il movimento che andremo ad effettuare sarà molto semplice. Basterà spingere avanti e indietro la guida sulla pietra senza prestare particolare attenzione all’inclinazione della lama ed al tipo di movimento da effettuare. L’operazione si complica un pochettino se affiliamo a mano libera. In questo caso, infatti, è fondamentale cercare di mantenere nel movimento avanti e indietro sempre la stessa inclinazione. Ogni tanto durante il movimento possiamo alzare gli angoli della lama della pialla per arrotondarli leggermente. Questo tornerà utile in fase di piallatura perché gli angoli così smussati non lasceranno i segni nel legno.
Il bevel (o smusso) secondario è un secondo grado di affilatura del tagliente che va ad aggiungersi al bevel primario. Quando si affila la lama di una pialla l’angolo di affilatura è di norma di 25 gradi. Una volta ottenuto questo grado di affilatura spesso si è soliti aggiungere un secondo smusso (bevel secondario) affilato a 30 gradi (ma è sufficiente aggiungere un paio di gradi). Lo si ottiene di solito passando il bisello solo sulle pietre fini ed extrafini. Il bevel secondario favorisce l’azione di piallatura ed è molto usato in falegnameria. Usando la guida per l’affilatura è necessario smontare la lama dal supporto e reimpostare l’inclinazione a 30 gradi. Usando il metodo di Paul Sellers a mano libera invece il bevel secondario diventa un tutt’uno con il primario ottenendo di fatto una leggerissima curvatura del bisello che varierà quindi dai 25 ai 30 gradi di inclinazione.
Verifica del Risultato Ottenuto
Per capire se abbiamo ottenuto un buon tagliente esistono alcuni metodi empirici. Il primo è visivo. Se la lama è ben affilata il tagliente non dovrebbe riflettere la luce. Se alla luce di una lampada o con l’ausilio di una torcia la luce viene riflessa, ciò significa che esiste una superficie riflettente e quindi uno spessore sul tagliente che non dovrebbe esserci. Infatti, l’incontro tra il dorso della lama ed il bisello dovrebbe essere tale che lo spessore del tagliente formatosi tra le due superfici sia praticamente inesistente e quindi invisibile. Una pratica utilizzata è anche quella di passare il tagliente su un foglio di carta. Il tagliente dovrebbe essere in grado di ricavare curve nella carta con estrema facilità. Un’altra prova è quella di provare la lama provando a rasarsi i peli del braccio. Un metodo un po' rustico ma di sicuro effetto visivo! Qualunque sia il metodo scelto, il miglior modo per vedere se una lama è affilata rimane comunque quello di metterla al lavoro e vedere come si comporta sul legno.
Spianatura del Dorso della Lama di una Pialla o di uno Scalpello
Parliamo infine della spianatura del dorso della lama. Questo passaggio è cruciale per garantire che la lama aderisca perfettamente al ferro d'appoggio della pialla e che l'angolo di affilatura sia preciso e uniforme. Inizialmente, il dorso della lama potrebbe presentare imperfezioni o non essere perfettamente piatto, compromettendo la qualità del taglio.