Capire come costruire una botte di legno (rovere) offre spunti interessantissimi sulle tecniche di lavorazione del legno e rappresenta un’attività le cui radici vanno ricercate sin nei tempi più remoti. L’uomo, fin dai tempi di Noè, produce vino e cerca di conservarlo a lungo nelle migliori condizioni e anche di migliorarne il gusto. Una botte non è solo un contenitore, è uno strumento di trasformazione. È qui che il vino prende carattere, profondità e identità.
Acquistare una botte in legno non è solo una scelta tecnica, è un gesto carico di significato. Crediamo che l’invecchiamento in botti richiami l’antico legame dell’uomo con la natura e in particolare con il legno che per secoli è stato la materia prima d’uso quotidiano. Possedere una botte di legno pregiato creata sapientemente significa privilegiare l’eccellenza di un prodotto artigianale “handmade in Italy”. La botte è creata per durare decenni e a generare con l’utilizzatore un rapporto stretto, per ottenere grappe affinate e aceti invecchiati unici nella loro specificità.
La Selezione e la Preparazione del Legno: Fondamento della Botte
Per l’acquisto di una partita di legname sono importanti l’essenza, la provenienza, la serietà del venditore ed i rapporti di fiducia consolidati da precedenti contrattazioni. La commercializzazione del rovere avviene prevalentemente sul prodotto già trasformato in assi (taglio con sega) o doghe (taglio a spacco). Il legno da cui si traggono le doghe per le creazioni è ottenuto da due sole specie di rovere provenienti da ristrette aree di poche regioni francesi. Il legname viene attentamente selezionato dal produttore che seziona le doghe esclusivamente a spacco per non fendere le fibre. Questo metodo è fondamentale per non interrompere la fibra del legno ed evitare trasudamenti di vino dalla botte.
Le botti per aceto, caratelli per vino o botti per grappa hanno poche ma sostanziali differenze tra loro, spesso legate alla scelta del legno. I legnami di rovere, castagno, frassino, acacia, gelso e ciliegio sono di prima scelta.
La Trasformazione del Tronco in Doghe
Nei secoli scorsi le doghe erano ottenute a spacco, operando con mazza, cunei e scure o segate. Per le doghe grandi, destinate a recipienti di oltre 7-10 hl, si utilizzano quasi esclusivamente assi segate. Tali inconvenienti, peraltro poco evidenti nel caso di tronchi diritti e ben conformati, vengono compensati da uno spessore della doga leggermente maggiore. Le doghe a spacco, oggi tanto di moda per le piccole botti (litri 225, 280, 350 ecc.), vengono ricavate tagliando tronchi diritti, di almeno 50 cm di diametro, ad una lunghezza appena superiore a quella definitiva.
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A questo punto l’esperto (chiamato in Francia merrendiér ), aiutandosi con una scure speciale o, più modernamente, con un cuneo oleodinamico, spacca il tronco in quattro o sei parti a seconda delle dimensioni e, da ognuna di queste, con il solo aiuto di una scure e di un mazzuolo, ricava le doghe (spessore 22-28 mm, larghezza 95-120 mm), curando di non recidere le fibre. Con questo sistema da 3-4 m³ di buon legname si ricava appena 1 m³ di doghe, sufficiente per costruire 9-10 botti da 225 litri.
Si procede come descritto precedentemente per dividere il tronco in 4-6 parti, poi si tagliano le doghe con la sega. Il segato di quarto viene detto “specchiato”, perché presenta una elevata percentuale di raggi midollari che attraversano la doga nel senso della larghezza. È quindi comprensibile che, talvolta, vengano proposti dei contenitori con doghe a spacco, quando in realtà sono segate di quarto.
La Stagionatura delle Doghe
Il legno viene lasciato a stagionare all’aperto per anni affinché la pioggia, il sole, la neve e il gelo portino a compimento l’eliminazione delle componenti fenoliche e la maturazione dei tannini del legno. Secondo l’opinione più diffusa la stagionatura in cataste all’aperto è la soluzione migliore per consentire i movimenti naturali del legno e la sua depurazione da sostanze che potrebbero in seguito danneggiarne la conservazione o il contenuto. Le assi vanno sistemate in quadro, ben distanziate le une dalle altre per consentire una perfetta aerazione.
Il tempo complessivo di stagionatura varia, in funzione dello spessore delle tavole, da 18 mesi per doghe a spacco di 22-30 mm, a 4-5 anni per quelle spesse 50-70 mm. Per le tavole segate di grandi dimensioni si delimitano le parti utilizzabili, cercando di recuperare il massimo. Ciò nonostante le parti scartate sono spesso elevate e possono superare il 50%. In alternativa, tutte le doghe sono stagionate in essiccatoio e, dai 10 litri a salire, hanno uno spessore di 32 mm. La stagionatura delle doghe da produzione e delle botti usate, una ad una, avviene in camera di essiccazione con controllo umidità tramite sonde di rilevazione per una stabilità del legno duratura.
La Rifilatura e Curvatura delle Doghe
La rifilatura delle doghe, con la loro tipica forma a doppio trapezio, è opera di esperti bottai che sanno dare alle tavole le giuste inclinazioni per ottenere contenitori a tenuta stagna. La forma a doppio trapezio si ottiene con la rifilatura delle teste su una levigatrice a nastro con la quale si restringe la tavola alle estremità e si inclinano i fianchi per migliorare l’aderenza. È necessario comunque che le doghe si tocchino in corrispondenza dello spigolo interno.
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Esistono diverse tecniche per curvare le doghe, rendendole flessibili per l'assemblaggio:
- A vapore: Le assi, solitamente non ancora rifilate, vengono trattate a vapore per 1-2 ore o fatte bollire entro un lungo contenitore; quindi sistemate - anche a più strati - sotto una pressa e piegate con un raggio di curvatura leggermente superiore al voluto, per compensare l’inevitabile “ritorno” del legno. Questo intervento svolge anche una funzione di abbonimento, asportando parte dei tannini più solubili.
- A fuoco: È il metodo più antico, tuttora validissimo. Il fuoco interno, riscaldando l’acqua di costituzione, ne determina l’evaporazione, aumentando l’elasticità delle fibre. Per evitare la disidratazione del legno con dannose rotture delle fibre, a causa del calore fornito dal braciere, si spruzza dell’acqua dall’esterno o si inserisce una cappa erogatrice di vapore. Durante la curvatura a fuoco si ottiene inevitabilmente un’abbruciatura superficiale del legno. Il calore del fuoco riscalda il legno rendendolo flessibile. Nel frattempo il bottaio bagna l’esterno della botte per inumidire il legno e facilitare la piegatura.
- Mista: Le doghe, prima curvate a vapore, vengono ulteriormente piegate con l’ausilio del fuoco.
Non è solo il rovere per il corpo delle barrique a essere curvato: anche i fondi dei tini e delle botti di dimensioni maggiori devono essere bombati verso l’interno per poter resistere alla pressione idrostatica del vino. Questa caratteristica richiede una particolare cura nella curvatura a caldo e nell’unione delle doghe che, a lavoro finito, risultano essere un settore di un’enorme sfera.
Come #Curvare il legno con il vapore e Curvare con l'acqua Curvature Naturali
L'Assemblaggio e la Tostatura: Il Cuore della Botte Artigianale
Per capire come costruire una botte di legno occorre dire che si comincia da un cerchio su cui si pone un fermo di legno. Al termine del “giro” si incastra l’ultima doga in maniera da chiudere esattamente lo spazio rimasto sul cerchio. Si monta un secondo cerchio nel punto più largo della barrique e si pone un braciere acceso all’interno del cono formato dalle doghe. Poi si avvolge una corda d’acciaio sulla base più larga e, con un verricello, si chiudono le doghe fino a ottenere una forma simmetrica. L’assestamento delle barrique avviene in una prima fase a mano per ottimizzare la posizione delle doghe e dei cerchi, (da cui il detto “un colpo al cerchio e uno alla botte”).
I Cerchi metallici
Si utilizza della lamiera (moietta) resistente, ma anche sufficientemente duttile, per consentirne la “scampanatura” (tramite martellatura o pressione con rulli non paralleli adatta alla forma tronco conica della botte. Attualmente si tende ad impiegare cerchi zincati, più resistenti nelle condizioni di elevata umidità della cantina, ma possono anche servire i cerchi di ferro, purché accuratamente verniciati. I cerchi che serrano le barrique sono ricavati da una piattina di ferro dolce, chiamata moietta, larga generalmente 60 mm per le piccole botti e 90-100 mm per le grandi, e lavorati su una calandra a rulli disassati per conferire loro una forma tronco conica. Alla chiodatura segue una rifinitura a mano per eliminare tutte le sporgenze dei chiodi sul lato interno del cerchio che potrebbero raschiare sulle doghe e rovinare il legno durante le operazioni di calzatura. Prima della cerchiatura finale le botti subiscono numerose lavorazioni che potrebbero rovinare la zincatura delle superfici metalliche. Per questo si usa un gran numero di cerchi in ferro “da lavoro”, saldati anziché chiodati, utilizzati per tenere insieme le doghe delle botti durante le operazioni di montaggio, serraggio con le corde, tostatura e levigatura. L'utilizzo di cerchi in acciaio nero da 3 mm o in acciaio inox e zincato da 2 mm garantisce resistenza e durabilità.
La Tostatura Interna
La tostatura, insieme alla provenienza del legno e alla stagionatura, rappresenta una fase importante del processo di produzione. L’intensità della tostatura è regolabile dal bottaio in funzione della richiesta. È in questo stadio che si producono le vaniglie e molti degli aromi di frutta che si percepiscono all’olfatto e al palato. Essa comporta il riscaldamento dell’interno della barrique con un braciere per circa 40 minuti, necessari sia a fissare la curvatura della doga sia a degradare il patrimonio fenolico del legno.
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Il legno di quercia della barrique è il responsabile dei sapori e delle fragranze che assume il vino dopo l’invecchiamento. Il riscaldamento avviene con bracieri posti nelle barrique e alimentati con scarti della lavorazione delle doghe. Il coperchio metallico forato uniforma la trasmissione del calore e la temperatura del legno. Tostatura leggera per eleganza e finezza aromatica. Dopo la tostatura l’interno della barrique diventa di un nocciola più o meno intenso. L’invecchiamento in barrique è stato ideato per favorire la maturazione del vino tramite l’ossigeno che permea attraverso i pori del legno e la cessione di sostanze aromatiche da parte delle doghe di rovere, opportunamente tostato per rilasciare quelle fragranze delle quali è così ricco il vino barricato.
Fondi e Rifiniture
I fondi si ottengono assemblando - con pioli di legno o chiodi di acciaio inossidabile - doghe diritte (fondi piani) o curvate e sagomate (fondi concavi). Questi ultimi sono indispensabili nelle botti grandi per sopportare le pressioni interne. Sempre per le botti grandi, in uno dei due fondi, viene ricavata la portella che può interessare due doghe, una sola doga o solo la parte centrale di una doga particolarmente larga.
Il fondo assemblato viene piallato e quindi, su apposita macchina, fatto ruotare sul proprio asse per tagliare e rifinire i bordi in cerchio. Le assi che compongono il fondo sono maschiate, secondo le più recenti metodologie, per incastrarsi tra loro e rimanere solidamente unite durante le fasi di lavorazione. Un proiettore laser disegna sulle tavole un cerchio di luce per aiutare il mastro bottaio a centrare il pannello lasciando le parti difettose delle tavole nello scarto. Il pannello si monta sul mandrino di questa speciale fresatrice ad asse verticale centrandolo rispetto alla bulinatura praticata in precedenza. Sul lato opposto della macchina è presente una fresa che taglia via il legno fino a lasciare un disco perfetto con il bordo intagliato a V. Aiutandosi con un tubo ricurvo si fa salire il fondo fino incastrarlo nella scanalatura.
Il fasciame della pancia viene rifinito ai bordi per ricavare il pettine e la capruggine entro la quale si incastra il fondo. Quando le operazioni precedenti sono state eseguite a regola d’arte, la rifinitura esterna della botte può apparire superflua, non incidendo minimamente sul contenuto. La rifinitura esterna avviene su uno speciale tornio attrezzato con grossi mandrini che calzano esattamente sul fondo e sulla bocca della barrique. Il braccio non è altro che una grossa levigatrice a nastro che scorre lungo tutta la superficie. Su richiesta, la botte può essere verniciata, esternamente con resine poliesteri (per facilitare le pulizie e la manutenzione del legno) e, limitatamente al pettine ed alla zona periferica del fondo, con colori vivi. Lo scopo di questa verniciatura, oltre che estetico per chi lo gradisce, è quello di proteggere la doga in una zona particolarmente sensibile (pettine). Un motivo, che talvolta sconsiglia l’adozione di questa verniciatura, è la difficoltà ad eseguire la striscia colorata con un filo di separazione regolare e perfetto, cosa possibile solo ad un pittore esperto. Il problema più comune, peraltro raro, può essere la filtrazione di una doga, difetto che può sfuggire anche ad un accurato controllo visivo.
La Tradizione Artigianale della Romagna nella Lavorazione del Legno
In Emilia Romagna la lavorazione del legno avviene per tradizione in alcune località specifiche, divise fra la provincia di Piacenza, Reggio Emilia e Modena. Grazzano Visconti è una località conosciuta nel campo dell’artigianato per la lavorazione del ferro, già dalla seconda metà dell’Ottocento. In parallelo però gli artigiani del borgo piacentino si specializzano anche nella lavorazione del legno, dando vita a uno stile caratteristico nella produzione di manufatti lignei definito proprio stile Grazzano. Quest’arte esplode a inizio Novecento grazie alla rinascita del borgo ad opera del conte Giuseppe Visconti di Modrone, e rimane attiva fino ai giorni nostri. Fra i suoi tratti distintivi ci sono le forme di ispirazione quattrocentesca e il bassorilievo con intagli fitti e profondi, applicati a librerie, consolle, cornici e altro ancora.
A Rolo, in provincia di Reggio Emilia, gli artigiani del legno sono invece abili maestri nella produzione di mobili intarsiati, detti Rolini. Si tratta di tavoli da salotto, mobili, sedie e oggettistica ideati tutt’oggi nelle botteghe cittadine, che tramandano un’arte nata in questi luoghi nel XVIII secolo, e mantenuta viva grazie anche alle ricerche e ai corsi tenuti dal Museo della Tarsia.
Infine Modena, la città che deve buona parte della sua fama alla produzione di prelibatezze come l’Aceto Balsamico. Proprio ai fini della maturazione e dell’invecchiamento di questo nettare è destinata la produzione di botti in legno, che avviene in particolare nel paese di San Prospero sulla Secchia.
Botti per Aceto Balsamico: L'Eccellenza Modenese
Di grandezza decrescente per ogni batteria, le botti sono solitamente fabbricate con legni diversi provenienti dalla zona di Modena.
La qualità del contenuto inizia dal contenitore. Le nostre botti per aceto balsamico, ad esempio, sono realizzate con precisione millimetrica e legni selezionati per valorizzare ogni sfumatura del prodotto. Dal 1800 la falegnameria Briganti (storia) è stata tramandata di padre in figlio. Le nostre botti di legno affinano grappa e Aceto Balsamico, anche per ben oltre 30 anni, e non ammettono economie. Tutte le doghe sono stagionate in essiccatoio e, dai 10 litri a salire, hanno uno spessore di 32 mm.
| Tipo di Legno | Caratteristiche e Contributi |
|---|---|
| Quercia | Struttura, tannini, vaniglia |
| Gelso | Dolcezza, colore scuro |
| Castagno | Tannini, astringenza |
| Ginepro | Sentori resinosi e speziati |
| Ciliegio | Aromi fruttati, morbidezza |
Il Valore Aggiunto della Botte Artigianale
Le botti artigianali offrono numerosi vantaggi rispetto ai contenitori industriali. Se cerchi qualcosa di unico, le botti artigianali sono la risposta. La nostra produzione è un rito tramandato che si ripete quotidianamente. L’acquisto di botti presso la nostra bottega vi permetterà di assistere alla ripetizione di gesti antichi. I nostri esperti bottai curano ogni botte nei minimi dettagli. Ogni botte deve essere anche bella e curata nei dettagli oltre che solida. La superficie è perfettamente circolare e i cerchi spessi hanno un colore nero seppia o argento che contrasta con quello del legname.
Le botti artigianali sono personalizzabili. Possiamo realizzare botti artigianali per enoteche, ristoranti, cantine, distillerie o semplici collezionisti. La botte in rovere per vino è riconosciuta da sommelier, enologi e appassionati per le sue proprietà aromatiche uniche. Il nostro laboratorio produce più di 1000 botti ogni anno. Lavoriamo anche su misura per aziende vinicole e distillerie. Ordinando direttamente, si ottiene il miglior prezzo e il massimo livello qualitativo.
Le nostre botti da 225 litri sono lo standard delle grandi cantine. Qui si forgia la personalità di un vino. Qui si rifinisce la firma di una distilleria. Ogni cliente riceve un supporto personalizzato: dalla scelta del legno alla dimensione, dalla tostatura al rubinetto più adatto. Grazie alla produzione artigianale limitata, alcune botti sono disponibili solo su prenotazione.
- Esperienza nella lavorazione di botti di legno tramandata di generazione in generazione.
- Selezione di pregiati legnami e di botti usate dalle migliori cantine.
- Taglio di doghe con spessore da 32 mm reali dai 10 litri a crescere (28 mm dai 2 litri a crescere).
- Stagionatura delle doghe da produzione e delle botti usate, una ad una, in camera di essiccazione con controllo umidità tramite sonde di rilevazione per una stabilità del legno duratura.
- Utilizzo di cerchi in acciaio nero da 3 mm o in acciaio inox e zincato da 2 mm.
- Disponibilità di tante capienze e legnami a rotazione.
Il prodotto è di alta qualità sia come finitura che materiali. L’azienda acquista spesso botti usate e le trasforma in tavoli e sedie artigianali solidi e stabili nel tempo. Ogni botte tavolo, botte sedia e botte a sgabello per arredamento bar e ogni botte per bag-in-box è realizzato solo con legnami essiccati per 30 giorni a 60°C ventilati per privarli di umidità e per far sì che non si muovano come solitamente avviene alle botti usate dopo pochi mesi.
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