Corso di Tornitura e l'Eredità del Design all'Archivio Giovanni Sacchi a Sesto

Se vuoi esplorare come il design prende forma fisica e reale, non puoi perderti un luogo importante per la storia del progetto in Italia, l’Archivio di Giovanni Sacchi, uno dei modellisti di design industriale a cui si sono rivolti dagli anni ’50 i maggiori progettisti italiani, fra cui Giò Ponti, Aldo Rossi, Ettore Sottsass, Achille Castiglioni, Franco Albini, Marcello Nizzoli, Marco Zanuso.

L'omaggio all'Archivio Giovanni Sacchi, presso il MIL di Sesto San Giovanni, raccoglie i materiali un tempo conservati presso il laboratorio del sestese Giovanni Sacchi, modellista per il design e l’architettura, in via Sirtori a Milano, chiuso nel 1997, e donati nel 1999 al Comune di Sesto San Giovanni. La sua bottega di Via Sirtori a Milano - chiusa nel 1997 per dedicarsi alla divulgazione fino al 2005 - rivive oggi in parte nel laboratorio ricostruito all’interno dello Spazio MIL a Sesto San Giovanni, suo comune di nascita: un’area attrezzata per lo svolgimento di workshop di modellistica e corsi di tornitura e lavorazione del legno, oltre ai diversi modelli, prodotti, fotografie, disegni a disposizione di ricercatori e studenti.

Nato a Sesto San Giovanni nel 1913, Giovanni Sacchi è stato il modellista per il design e l’architettura più noto in Italia. Dal 1948 ha collaborato con i maggiori progettisti italiani - fra gli altri, Achille Castiglioni, Marcello Nizzoli, Aldo Rossi, Ettore Sottsass e Marco Zanuso - diventando l’interlocutore ideale con il quale si sono confrontati per tradurre tridimensionalmente le loro idee progettuali. Nel laboratorio di via Sirtori a Milano ha realizzato migliaia di modelli di oggetti per il design e di plastici architettonici. Insignito nel 1998 del premio Compasso d’oro alla carriera, dopo la chiusura della sua attività ha svolto un’incessante attività di divulgazione sul contributo della modellistica nello sviluppo del progetto. In particolare, l'Archivio fornisce un punto di vista privilegiato per approfondire il processo di ideazione e realizzazione di un prodotto, servendosi sia della ricostruzione storica sia della possibilità di sperimentazione pratica attraverso la partecipazione a workshop e incontri tematici.

Il Patrimonio dell'Archivio Giovanni Sacchi

L'Archivio Giovanni Sacchi è un vero e proprio tesoro per la storia del design italiano, custodendo una vasta collezione di materiali che testimoniano l'importanza del lavoro di modellista nel processo creativo. Il patrimonio è tutt’ora incrementato con nuove pubblicazioni dedicate alla modellistica e al progetto.

Contenuto dell'Archivio Sacchi Quantità
Modelli, prototipi e pezzi in lavorazione Oltre 400
Disegni 8000
Prodotti 110
Immagini e filmati Oltre 10 mila
Documenti Centinaia
Macchinari e attrezzi Numerosi
Volumi, periodici, opuscoli Raccolti e incrementati

Il Corso Base di Tornitura del Legno

Impara un'arte antica! Emagister.it presenta il Corso Base di Tornitura del Legno, offerto da Archivio Giovanni Sacchi. Il corso si rivolge a chi vuole apprendere le tecniche di base per poter eseguire oggetti torniti, dove le fibre del legno in lavorazione vengono plasmate con precisione e creatività.

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A chi è diretto e requisiti

  • A chiunque voglia avvicinare la lavorazione del legno.
  • I partecipanti devono essere maggiori di 18 anni.

Programma Dettagliato

Il programma del corso include le seguenti aree di apprendimento:

  • Lo scavo Hollow
  • Utensili e loro uso
  • Affilatura
  • Utilizzo di utensili con inserti carbide
  • Misurare l'oggetto
  • La lavorazione fuori asse
  • Ripresa dell'oggetto

A disposizione anche una postazione di affilatura completa su cui i partecipanti possono affilare gli utensili con la guida del Maestro. Il Maestro sarà presente per darti consigli, aiutarti con il tuo lavoro, ricordarti i principi della tornitura e correggere errori.

La Filosofia di Giovanni Sacchi: L'Umanità nel Design

La storia del design non è fatta solo dai designer e dalle aziende produttrici, ma da chi ha permesso al design di prendere forma, e Giovanni Sacchi ha contribuito più di tutti a questo. Fu infatti insignito del Compasso d’Oro-Adi alla carriera nel 1998, per il suo ruolo centrale nel processo progettuale del Made in Italy, una sorta di “interfaccia tra l’idea e il progettista, e tra questo e il committente”. L’invenzione del Made in Italy ha tali e tanti protagonisti che meriterebbe una narrazione romanzesca. Giovanni Sacchi, nato a Sesto San Giovanni nel 1913, negli anni del fascismo ha moglie e figli, parlava solo in dialetto e di sera frequentava una scuola per modellista meccanico. Ritorna, in una città devastata dalla guerra, con un paesaggio fatto di macerie, una città in ginocchio, ma che vuole rialzarsi. Giovanni recupera legnami, assi - tutto ciò che trova fra le rovine - e li ripristina per allestire i nuovi negozi che stanno aprendo in città. Sapeva come usare le mani.

Filippo Zagni - Modellista - Archivio Giovanni Sacchi

L'Incontro con Marcello Nizzoli: Una Lezione di Design

Un giorno entra in negozio da Sacchi, a due passi dall'ufficio di Marcello Nizzoli, e gli chiede se può fargli il modello in legno di una maniglia. Una cosa semplice, fin troppo semplice per Sacchi, capace di produrre prototipi meccanici per l’industria precisi al decimo di millimetro. Nizzoli allora sorrise e gli spiegò che non aveva sbagliato nessuno. Solo che in realtà stava ancora cercando la forma giusta. Il modello gli serviva per chiarificare il processo ideativo. «Io sto pensando grazie a lei, insieme a lei, la forma di questa maniglia». Questa fu una lezione per Sacchi di un modo diverso di vedere l’atto creativo e il suo ruolo di modellista. Non più il mero esecutore di elementi meccanici per l’industria, ingegneristici, freddi, sterili, ma l’artigiano che usa le sue competenze per dare forma ai pensieri dei progettisti, in un continuo avvicinamento alla forma definitiva. Era l’inizio di quel sistema di produzione creativa che ha caratterizzato il design italiano e che ha avuto come collettore naturale proprio Giovanni Sacchi.

La Bottega di Via Sirtori: Un Punto di Riferimento

La storia di come Giovanni Sacchi avviò la sua celebre bottega è un aneddoto affascinante. Nei giorni che Nizzoli gli chiedeva di lavorare sulla maniglia, Sacchi continuava le sue vendite porta a porta. Un giorno giunse in Piazza Novelli, dov’era di stanza un contingente dell’esercito statunitense. La discussione col piantone - chi in inglese, chi in milanese - venne notata da un ufficiale americano. Va a finire che gli vennero ordinati cinquecento ferri da stiro. Con i soldi così ottenuti, Giovanni ebbe la possibilità di comprare i macchinari e gli attrezzi e avviare una bottega vera, in via Sirtori. Era il 1948 e Giovanni aveva 35 anni. Chiuderà la bottega nel 1998, cinquant’anni dopo. Mezzo secolo dove la storia dell’architettura e del design, non solo italiano, sono andati a trovarlo.

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La credibilità e la professionalità di Sacchi divennero note. Nizzoli, che lavorava in Olivetti, gli portò in bottega Zanuso. A cascata arrivarono tutti gli altri: Albini, Mangiarotti, Castiglioni, Magistretti. Alcuni erano già dei nomi famosi, altri lo dovevano ancora diventare, come Luca Meda, Aldo Rossi, Vittorio Gregotti. Sacchi trattava tutti allo stesso modo, senza fare distinzioni, con professionalità e rispetto. Sacchi non era un esecutore: aveva talento e intuizioni sue, miste a competenza e dedizione - e precisione. Una volta usciti dalla sua bottega, i modelli erano subito prototipabili, cioè pronti, in ogni singola parte, ad essere messi in produzione.

Il progettista entrava in bottega e poi, passo passo, consiglio dopo consiglio, modifica dopo modifica, usciva con un modello talmente realistico da essere scambiato per vero. Come quella volta nel 1982 che ad una mostra dedicata al Design italiano il Presidente della Repubblica federale tedesca, Karl Carstens, confuse un modello di Sacchi con una vera calcolatrice Olivetti, provando a digitarne i tasti. Sacchi era cosciente del suo contributo. Sapeva che con questa qualità di modelli si arrivava a vendere quello che non si aveva ancora fatto. Come la sedia impilabile che lui stesso aveva disegnato nel 1975, in plastica, subito venduta in diecimila esemplari solo mettendo in mostra il prototipo in legno. Lo scambio in bottega non era a senso unico, tutti imparavano da tutti in via Sirtori.

Il "Baccalà alla Sacchi": Un Simbolo di Condivisione

Lodovico Gualzetti, designer e responsabile dell’Archivio Giovanni Sacchi, racconta aneddoti che illustrano la dimensione umana e conviviale della bottega di Sacchi. «Se passavi all’ora di pranzo magari ti offriva pure il suo baccalà», ricorda Dodo, riferendosi a Giovanni Sacchi. In occasione dell'inaugurazione dello Spazio MIL, Alberto Alessi, uno dei grandi nomi del design italiano, disse che sarebbe venuto solo se fosse stato distribuito del baccalà alla Sacchi. «Noi non avevamo idea di cosa stesse parlando», spiega Dodo, «Solo che, per caso, mettendo ordine ai documenti d’archivio, abbiamo trovato una busta con scritta a mano la ricetta. Filippo Zagni, che era uno dei suoi modellisti ci confermò tutto. Sacchi lo preparava in bottega mettendolo a cuocere su una stufa. Poi lo distribuiva a tutti quelli presenti, artigiani, apprendisti, studenti, professori, artisti. Chiunque fosse lì all’ora di pranzo».

«All’inaugurazione distribuimmo il baccalà», conclude Dodo. «Alessi era felice, anche se quello di Sacchi era molto più buono a suo dire. Per Zagni c’era una spiegazione. Sacchi cucinava con la pentola aperta: fra trucioli, chiodi e chissà cos’altro che ci finiva dentro, il piatto alla fine assumeva quel sapore». Questa immagine evoca una scena di convivialità e condivisione. Mi vedo la scena: un bicchiere di vino, una fetta di pane, un piatto di baccalà, magari del formaggio, che, si sa, la bocca non è stracca se non la sa de vacca. Non puoi affezionarti a una stampante 3d, non puoi appassionarti a una fresatrice. Cos’è il lavoro senza la dimensione umana, senza la condivisione?

Il Futuro dell'Artigianato e del Design all'Archivio

Con la chiusura della bottega di Sacchi si chiude il Novecento e quel modo di pensare l’architettura e il design. Poi sono arrivati i computer, la virtualità, le frese automatiche, le stampanti 3d. Quel mondo dove il progettista entrava in officina, in bottega, e si riempiva di polvere non esiste più. Oggi il ciclo creativo/produttivo, completamente digitalizzato, rischia il solipsismo. Non c’è più confronto, niente più consigli o pareri. Il rischio è la sterilità, l’autoreferenzialità. La bottega di Sacchi era una terra franca, un luogo di scambio. Per questa ragione l’Archivio, dopo aver allestito uno spazio espositivo e ricostruito la bottega, tiene corsi annuali di modellistica, tornitura, scultura, rendendo questo spazio un luogo vivo che non racconta solo il passato. Frequentarlo diventava un modo non di banalmente copiare ma di capire il pensiero degli altri. «Quello conviviale del baccalà alla Sacchi», conclude sorridendo Dodo.

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