Come si dice staccionata nel dialetto reggiano e le regole della lingua locale

Il dialetto reggiano, o meglio la lingua reggiana, è un patrimonio ricco di sfumature, suoni complessi e vocaboli precisi che derivano direttamente dalla cultura contadina e dalle tradizioni del territorio. Capire la grafia, la grammatica e la pronuncia di questa variante dell'emiliano richiede attenzione, poiché spesso la sua scrittura si rivela molto più complessa di quella dell'italiano.

Capita spesso da qualche tempo di imbattersi in insegne, etichette di prodotti, magari nomi di piatti in un menù o perché no, di gadgets, scritti in reggiano. Altrettanto spesso la grafia di queste parole non è corretta. Va anche detto che la grafia del dialetto reggiano, per consentire di esprimere appieno i suoni presenti, è assai più ricca di sfumature dello stesso italiano e, proprio per questo, anche più raffinata e certamente più complessa.

Per chi vuole avvicinarsi a questa parlata e comprenderne i termini specifici, come ad esempio la traduzione di parole di uso comune quali "staccionata", è fondamentale fare riferimento a strumenti autorevoli come L’Arşanèin: abbiamo pensato di chiamare cosi questo nos-tro vocabolarietto dialettale, di poco più di mille parole. Perché è un piccolo vocabolario destinato ai piccoli, ai bambini che speriamo di incontrare numerosi nelle scuole, nelle biblioteche e in altri luoghi di aggregazione, per far conoscere loro la nostra lingua madre.

Dire "staccionata" e comprendere la grafia reggiana

Nel dialetto reggiano, le parole legate alla vita quotidiana, alla campagna e alla delimitazione delle proprietà hanno radici antiche. La grafia corretta di questi termini richiede l'uso di specifici accenti e segni diacritici che indicano la corretta lunghezza e apertura delle vocali.

Molti sostengono che questi segni aggiunti siano inutili e appesantiscano solamente la lettura, ma se ad esempio dobbiamo fare l'insegna di un negozio o l'etichetta di un prodotto, perché non farla con la grafia uniformata? Ciò aiuta tutti a familiarizzare meglio con la forma scritta e a preservare la pronuncia esatta di termini tradizionali come quelli usati per indicare recinzioni e staccionate.

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Di seguito proponiamo una tabella con alcuni termini legati alla vita contadina e alla fonetica del dialetto reggiano, utili per comprenderne la struttura:

Italiano Dialetto Reggiano Note di Pronuncia / Uso
Staccionata / Recinzione Stisâda (o Stisà) Termine tipico che fa riferimento ai rami o pali di legno (stecchi).
Rugiada Roşêda Fenomeno fresco e positivo, percepito come brezza.
Guazza / Nebbia densa Guâsa Tipicamente autunnale, bagna molto più della roşêda.
Cane Cân Pronunciato quasi come "câ(n)", con la n finale sfumata.

La bellezza del dialetto sta proprio nei suoi suoni, nei suoi fonemi estremamente variabili ma sempre perfettamente riconoscibili da chi li ha sentiti nella sua infanzia. Nonostante il dialetto non sia più la lingua della quotidianità, molti capiscono ancora molto bene il loro “dialetto o lingua-madre” che dir si voglia, ma stentano a parlarla e ancor più a leggerla.

La fonetica e lo scioglilingua più famoso

Per capire come si legano i suoni nel reggiano e come la fonetica influenzi la pronuncia delle parole, basta analizzare lo scioglilingua più famoso della zona:

’Dgî ch a gnî e gnân ’n gnî gnân (Ovvero “Dite che venite e mai che veniate davvero”).

Questo è senza dubbio lo scioglilingua più iconico e divertente del dialetto reggiano, che tutti prima o poi citano, e che quasi nessuno sa scrivere correttamente. Con l’aiuto del nostro Denis Ferretti analizziamo qui di seguito lo scioglilingua parola per parola per comprenderne la grafia, la grammatica e la pronuncia:

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  • Dgî: Dite. La “d” si sente appena e porta alla pronuncia della “g” come una doppia “gg“. La “i” finale ha un suono lungo, mostrato dall’accento circonflesso.
  • ch: che congiunzione subordinante.
  • a: voi pronome clitico della seconda persona plurale (proposto anche come "ä").
  • gnî: venite, seconda persona plurale del verbo gnîr (venire).
  • e: congiunzione, identica all’italiano.
  • gnân: neanche, contrazione di “gnânca”.
  • ’n: non, contrazione di “an“, avverbio di negazione. La n c’è e si sente chiaramente.

Scioglilingua GL

L'importanza di preservare la lingua locale

La tutela delle varianti locali è oggi al centro di importanti iniziative nazionali. In occasione della Giornata Internazionale della Lingua Madre, proclamata dall’UNESCO e celebrata lo scorso 21 febbraio, ha preso vita il Coordinamento Lingue Regionali e Diritti Linguistici (CLIRD).

Si tratta di una nuova realtà nazionale che riunisce per la prima volta, avvalendosi di associazioni rappresentative, le otto lingue regionali italiane non incluse nella legge 482/1999 (tra cui l'emiliano). A farne parte è anche Léngua Mêdra, associazione culturale impegnata nello studio, promozione e valorizzazione della varietà reggiana dell’emiliano.

Fin dalla sua nascita, Léngua Medra ha capito l’importanza della trasmissione di molti contenuti del sito attraverso la registrazione audio: i dialetti sono prima di tutto lingue tramandate nel corso dei secoli per via orale e solo in tempi relativamente recenti hanno avuto una loro “standardizzazione” grafica. Utilizzare correttamente le parole, comprese quelle semplici come stisâda (staccionata), aiuta a mantenere vivo questo legame con la nostra storia.

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