L’affilatura degli utensili manuali è un’arte antica che richiede precisione e conoscenza, soprattutto quando si parla di scalpelli e lame di pialla. Avere lame che tagliano male è tra le cose più irritanti e spiacevoli per chi lavora il legno. Al giorno d’oggi, non esistendo più la figura del mitico arrotino, spesso ci tocca arrangiarci da soli. In questo articolo, approfondiremo l’argomento dell’affilatura, concentrandoci in particolare sugli angoli di inclinazione per le lame di pialla e gli scalpelli, essenziali per ottenere risultati professionali.
L’angolo di affilatura si riferisce alla misura dell’inclinazione della lama rispetto alla superficie dell’affilatrice. Questo angolo determina la precisione e la durata del taglio dell'utensile. Una corretta angolatura è fondamentale per lisciare la lama in modo uniforme e per garantire che l'incontro tra il dorso della lama e il bisello sia tale che lo spessore del tagliente formatosi tra le due superfici sia praticamente inesistente e quindi invisibile.
La Differenza tra Molatura e Affilatura
Prima di iniziare, è importante conoscere la differenza tra molatura e affilatura. La molatura riallinea il filo dell'utensile, mentre l’affilatura ne crea uno nuovo. Per ritocchi rapidi su coltelli da cucina più piccoli, per esempio, strumenti come lo Sharpy sono la scelta ideale, ma per le lame più grandi e gli utensili da falegnameria, il processo richiede maggiore attenzione e strumenti specifici.
Angoli di Affilatura per Scalpelli e Lame di Pialla
La procedura di affilatura per scalpelli e lame di pialla è pressoché identica, se escludiamo l’angolo di affilatura del tagliente della lama. Generalmente, le lame degli scalpelli vengono affilate tra i 25 ed i 30 gradi (25 gradi per legni teneri e 30 gradi per legni duri e lavori più gravosi), mentre quelle dei ferri pialla a 25 gradi. Questo in linea teorica. Nella pratica, possiamo tranquillamente trovare ferri pialla affilati a 30 gradi e scalpelli affilati a 35 gradi, e anche lame con i due diversi gradi di affilatura contemporaneamente.
Ciò dipenderà molto dal tipo di legno che dobbiamo lavorare, dal tipo di lavorazione che andremo ad affrontare, ma anche dalle preferenze personali. L'angolo di affilatura che si ottiene è determinato dall'altezza del dorso dell'utensile contro la pietra. Più piccolo è l'angolo, più affilato è l'utensile; di conseguenza, il bordo della lama sarà più sottile.
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Ecco una tabella riassuntiva degli angoli di affilatura raccomandati:
| Utensile | Angolo Primario | Note |
|---|---|---|
| Lame di Pialla | 25° | Angolo standard teorico |
| Lame di Pialla | 30-35° | Per legni duri o lavori più gravosi |
| Scalpelli (legni teneri) | 25° | |
| Scalpelli (legni duri o gravosi) | 30° | |
| Smusso Secondario | 2-5° in più del primario | Per ferri pialla e scalpelli, migliora l'azione di piallatura |
Sistemi di Affilatura e Mantenimento dell'Angolo
Esistono nella pratica molti sistemi di affilatura. Si può affilare con la mola a secco o ad acqua (soprattutto per interventi gravosi di ripristino del tagliente e quando questo risulta molto danneggiato), con la carta abrasiva (il sistema c.d. scary sharp) o con l’impiego di pietre ad acqua, ad olio o diamantate. Avendoli provati un po' tutti, il metodo a mano libera sulle pietre diamantate, come insegna l’artigiano Paul Sellers, rappresenta un ottimo compromesso per velocità, capacità di abrasione e mantenimento della planarità delle pietre.
Affilatura a Mano Libera
Per affilare a mano libera, si impugna con la mano dominante il ferro pialla o lo scalpello e con le due dita (indice e medio) dell’altra mano si tiene premuto e ben aderente alla pietra il bisello della lama (la parte smussata) all'angolatura desiderata. Si parte da un’inclinazione di circa 25-30 gradi per gli scalpelli, con un movimento avanti e indietro e la lama tenuta leggermente in diagonale rispetto alla direzione di movimento. È fondamentale cercare di mantenere nel movimento avanti e indietro sempre la stessa inclinazione. Ogni tanto, durante il movimento per i ferri pialla, si possono alzare gli angoli per arrotondarli leggermente, il che tornerà utile in fase di piallatura perché gli angoli così smussati non lasceranno i segni nel legno.
Affilatura con la Guida
L'affilatura con la guida è preferibile quando si è principianti o non si ha ancora piena padronanza dell’affilatura. La guida supplisce a queste carenze in quanto permette di mantenere la posizione della lama da affilare all’esatta inclinazione desiderata e di mantenerla per tutta la durata dell’affilatura, essendo questo il problema maggiore quando si deve affilare uno scalpello o la lama di una pialla. L’uso della guida risulta molto utile anche quando dobbiamo riprendere taglienti molto danneggiati o storti.
Per contro, il dover montare le lame sulla guida interrompe il ritmo di lavoro e si perde comunque del tempo per il corretto settaggio dell’inclinazione. La guida Stanley 0 14 050 è un esempio economico e facilmente acquistabile. Tuttavia, quando si usa una guida di affilatura si è meno flessibili con l’angolo rispetto a quando lo si sceglie manualmente, poiché creano altezze fisse (es. 4,5 mm o 6,5 mm).
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Il consiglio è di iniziare con la guida e poi impratichirsi con l’affilatura a mano libera su qualche scalpello economico o qualche lama di pialla di poco valore.
SCOPRIRE L'ANGOLO CORRETTO DI AFFILATURA CON I SISTEMI GUIDATI
Il Bevel Secondario (Smusso Secondario)
Il bevel secondario è un secondo grado di affilatura del tagliente che va ad aggiungersi al bevel primario. Quando si affila la lama di una pialla, l’angolo di affilatura è di norma di 25 gradi. Una volta ottenuto questo grado di affilatura, spesso si è soliti aggiungere un secondo smusso (bevel secondario) affilato a 30 gradi (ma è sufficiente aggiungere un paio di gradi). Lo si ottiene di solito passando il bisello solo sulle pietre fini ed extrafini. Il bevel secondario favorisce l’azione di piallatura ed è molto usato in falegnameria.
Usando la guida per l’affilatura, è necessario smontare la lama dal supporto e reimpostare l’inclinazione a 30 gradi. Usando il metodo di Paul Sellers a mano libera, invece, il bevel secondario diventa un tutt’uno con il primario ottenendo di fatto una leggerissima curvatura del bisello che varierà quindi dai 25 ai 30 gradi di inclinazione.
Il Processo di Affilatura Dettagliato
Su un supporto di legno opportunamente sagomato si possono inserire tre pietre diamantate di diverse grane: una pietra a grana grossa (250 grit), una pietra a grana intermedia (600 grit) ed una pietra a grana fine (1200 grit). Bloccato il supporto nella morsa del banco, si lubrificano le tre pietre con un paio di spruzzate di semplice detersivo spray per vetri.
Formazione del Ricciolo (Bava Metallica)
Si procede sulla pietra a grana grossa fino a quando non si sarà formata su tutta la lunghezza del tagliente una uniforme e continua bava metallica (ricciolo o filo), praticamente una sorta di ispessimento del tagliente sul retro della lama. La bava metallica è visibile ad occhio nudo e la si sente passando leggermente il polpastrello sul retro della lama. Fino a quando non avremo ottenuto questo risultato uniforme e per tutta la lunghezza del tagliente, non potremo passare alla pietra successiva di grana intermedia.
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Rimozione dei Graffi e Affinatura
Una volta formato il ricciolo, si passa ad una pietra di grana più fine, come ad esempio una grana 600, per rimuovere i graffi lasciati sul bisello dalla pietra precedente. Successivamente, si passa alla pietra ancora più fine (es. 1200 grit) per rimuovere i graffi lasciati dalla pietra a grana media. Per finire, con il dorso della lama rivolto verso il basso, si fa una piccolissima passata a ritroso sulla pietra a grana più fine solo sulla parte dove si è formata la bava metallica al fine di rimuoverla.
Lappatura e Lucidatura del Bisello
Per effettuare la lappatura e lucidatura del tagliente, lo scopo è sempre quello di ottenere una superficie perfettamente a specchio e senza graffi. Un metodo prevede l’utilizzo di un supporto in legno su cui è incollata una striscia di pelle (lo strop) con applicata una pasta abrasiva a 10000 grit. Si effettuano dalle 30 alle 40 passate, sempre in un movimento a tirare e mai a spingere, esercitando una forte pressione con il palmo della mano e cercando di mantenere sempre l’inclinazione alla quale abbiamo affilato il tagliente. Alla fine del procedimento, si possono fare un paio di passate al retro della lama sulla pasta abrasiva e pulire infine con uno straccio il tagliente appena formatosi.
Verifica del Risultato
Per capire se abbiamo ottenuto un buon tagliente esistono alcuni metodi empirici. Il primo è visivo: se la lama è ben affilata, il tagliente non dovrebbe riflettere la luce. Se la luce viene riflessa, significa che esiste uno spessore sul tagliente che non dovrebbe esserci. Una pratica utilizzata è anche quella di passare il tagliente su un foglio di carta, che dovrebbe essere in grado di ricavare curve con estrema facilità. Qualunque sia il metodo scelto, il miglior modo per vedere se una lama è affilata rimane comunque quello di metterla al lavoro e vedere come si comporta sul legno.