La Certosa di Pavia: Storia, Architettura e Vita Monastica

Uno degli edifici più notevoli del Rinascimento italiano è la splendida Certosa di Pavia. La Certosa di Pavia (Gratiarum Carthusia - Monastero di Santa Maria delle Grazie) è un complesso monumentale storico che comprende un monastero e un santuario. Vanta una storia lunghissima e interessante, a tratti travagliata, che ancora oggi stupisce e affascina i suoi visitatori. All’inizio, la Certosa era destinata a diventare un grandioso mausoleo per i Duchi di Milano, ed è stata pian piano arricchita con tesori e opere d’arte da ogni parte del mondo conosciuto.

Le Origini Viscontee e la Fondazione

La fondazione risale alla fine del 1300. Giangaleazzo Visconti di Milano fondò il monastero, 10 km a nord di Pavia, nel 1396 come cappella privata e mausoleo per la famiglia Visconti. La costruzione della Certosa di Pavia fu iniziata il 27 agosto 1396 e fu Gian Galeazzo stesso a porre la prima pietra. La grandiosa struttura doveva avere un forte impatto visivo, proprio come il Duomo di Milano, anch'esso in costruzione nello stesso periodo, e doveva essere una testimonianza dell'importanza della dinastia.

La stessa città di Pavia era, dopo Milano, la seconda urbe più importante del Ducato, dove il Duca allestì la sua corte con l’ambizioso progetto di trasformarla in una delle più opulente d’Europa. La posizione era strategica: a metà strada tra Milano, capitale del ducato, e Pavia, la seconda città per importanza, dove il duca era cresciuto e dove aveva sede la corte, nel Castello Visconteo.

La costruzione realizzava un progetto che derivava da un voto. La prima gravidanza della seconda moglie di Gian Galeazzo, Caterina Visconti, andò male; così, all’avvicinarsi del nuovo parto l’8 gennaio 1390, desiderando la nascita di un figlio maschio, fece voto di costruire una Certosa presso Pavia se fosse sopravvissuta alla nuova e per lei terribile esperienza. Nacque un bambino che però morì, ma Caterina si salvò e mantenne il voto. Il progetto di costruzione della Certosa fu affidato a Bernardo da Venezia e Cristoforo da Conigo.

La cerimonia della "posa della prima pietra" fu celebrata solennemente alla presenza del Duca e di molti professori e studenti dell'Università di Pavia il 27 agosto 1396. L'evento seguì un preciso rituale di impronta dinastica: Gian Galeazzo passò la pietra di fondazione prima a Giovanni Maria Visconti e poi a Filippo Maria Visconti, come segno della trasmissione del potere ducale. Visconti, infatti, assunse i più famosi architetti e artisti dell’epoca per lavorare al complesso monumentale.

Leggi anche: Arredamento di Stile a Pavia

Originariamente inteso come complemento architettonico del Duomo di Milano, fu immaginato dalla stessa squadra di progettisti; il risultato finale, però, completato più di un secolo dopo, è un ibrido unico tra lo stile tardo gotico e quello rinascimentale. La costruzione della Certosa di Pavia terminò solo nel 1507.

Fasi Costruttive e Materiali

Durante la prima fase dei lavori, i monaci risiedettero nell'antico castello di Torre del Mangano e nel Castello di Carpiano, uno dei tanti territori lasciati ai monaci da Gian Galeazzo, per poi occupare gli ambienti monastici, i primi ad essere edificati. Con la morte del duca nel 1402 i lavori si arrestarono. Nel 1412, il secondo figlio di Gian Galeazzo e successore del ducato, Filippo Maria Visconti, diede nuovo impulso alla costruzione affidando i lavori a Giovanni Solari, che vi lavorò dal 1428 al 1462.

I lavori passarono quindi al figlio dell'architetto, Guiniforte Solari, che vi lavorò fino al 1481. La chiesa, destinata a divenire mausoleo dinastico dei Duchi di Milano, era stata progettata sin dall'inizio con dimensioni superiori a quelle che erano state sinora realizzate, con una struttura a tre navate, che non era mai stata utilizzata dall'Ordine Certosino e fu edificata per ultima rispetto alle altre strutture della Certosa. La navata fu progettata in stile gotico, e la sua costruzione fu completata nel 1465. L'influenza del primo Rinascimento divenne importante in Italia e quindi Guiniforte Solari, che guidò i lavori tra il 1462 e il 1481, diede un'impronta più rinascimentale al resto della chiesa, con le sue gallerie ad archi e i pinnacoli, con dettagli in terracotta. Anche i chiostri furono riprogettati.

Data l’assenza di cave di marmo e pietra nelle vicinanze della Certosa, intorno alla metà del XV secolo, si pose il problema del reperimento del materiale lapideo. I certosini si affidarono a fornitori privati, appoggiandosi, principalmente, alla Fabbrica del Duomo di Milano. Già nel 1463 il cantiere milanese fornì il marmo per i capitelli dei chiostri e nel 1473 fu stipulato un contratto per rifornimenti continui. I materiali, che godevano dell’esenzione ducale dai dazi, giungevano alla Certosa tramite il Navigliaccio e venivano sbarcati a Binasco, da dove proseguivano via carro fino al cantiere.

Dopo il ripristino del tratto di navigazione tra Binasco e Pavia (1473) fu possibile scaricare i marmi e le pietre direttamente all’altezza della Certosa. Già dal 1476 i certosini strinsero rapporti con alcune famiglie di mercanti e cavatori di Carrara. Il prezioso marmo, dopo essere stato imbarcato a Carrara, giungeva via nave, dopo aver circumnavigato l’Italia, alle foci del Po, da dove risaliva poi su barche fino a Pavia.

Leggi anche: tavoli di qualità per la tua casa a Pavia

Architettura e Opere d'Arte

La prima cosa che colpisce della Certosa è la magnifica facciata della chiesa di Santa Maria delle Grazie, che, sebbene sia il risultato dell’opera di diversi artisti, presenta un aspetto omogeneo, riccamente decorata con bassorilievi e statue in uno stile tipico del periodo rinascimentale lombardo. L’accesso al complesso monastico avviene attraverso un vestibolo di epoca rinascimentale, affrescato sia interiormente che esteriormente. Nella lunetta d’ingresso, due angeli reggono lo stemma del committente Gian Galeazzo Visconti, con il biscione visconteo e l’aquila imperiale. Ai lati, i santi Cristoforo e Sebastiano di Bernardino Luini, seguace di Leonardo.

Gli Interni della Chiesa

L’interno della Certosa di Pavia è immenso, con tre navate e il transetto che richiamano l’architettura gotica più tipica. Qui si possono ammirare una serie di affreschi cinquecenteschi che decorano gli interni, uno splendido esempio di arte rinascimentale lombarda. Le navate laterali presentano ognuna 7 cappelle, per un totale di quattordici nicchie, ognuna decorata in modo differente: vale la pena di soffermarsi in particolare sulla seconda cappella a sinistra che custodisce il Polittico di Perugino.

Nel transetto fa bella mostra la tomba di Gian Galeazzo Visconti, un’enorme scultura in marmo bianco riccamente decorata. Nella parte sinistra del transetto si trova, invece, il monumento funebre dedicato al Duca di Milano, Lodovico il Moro e la moglie Beatrice d’Este. Le sculture e le finissime decorazioni blu e dorate lasciano tutti a bocca aperta. Da vedere assolutamente il Trittico degli Embriachi in avorio, o le intricate figure alle pareti degli artisti più famosi dell’epoca.

I Chiostri e le Celle

Dopo aver ammirato la chiesa si può proseguire la visita per osservare una delle cose più belle della Certosa di Pavia, ovvero i suoi chiostri, divisi in Piccolo Chiostro e Grande Chiostro. Il Piccolo Chiostro è quello più conosciuto, caratterizzato da un porticato sorretto da archi dai dettagli pregiati e abbellito da diverse statue, mentre al centro è situato un giardinetto, decorazioni in ceramica e un lavabo tardo trecentesco in pietra e terracotta. Proseguendo si incontra il Grande Chiostro, anch’esso caratterizzato da un giardino centrale davvero ampio (125 metri di lunghezza e 100 di larghezza) circondato da profumati roseti.

Ed è in questa parte della Certosa che si possono ammirare le celle dei monaci, ben 24. Quando la chiesa fu consacrata nel 1497, il complesso fu infatti affidato a 24 monaci certosini, che ancora oggi amministrano la Certosa garantendone la conservazione. Da notare in particolare l’apertura situata a destra della porta da dove i monaci ricevevano le cibarie, dal momento che solo la domenica si riunivano insieme nel refettorio.

Leggi anche: Vendita e posa di parquet di qualità a Pavia

La Vita dell'Ordine Certosino

Richiamando l’attenzione sulle origini dell’Ordine certosino, esso fu fondato da san Bruno (1032-1101), nativo di Colonia, intorno al 1084, in una località orrida e solitaria delle Alpi del Delfinato francese, chiamata Chartreuse, a circa 24 km nord-est da Grenoble e a 1.200 m di altitudine. In questo ambiente sette monaci si ritirarono in solitudine e pregarono rimanendo in contemplazione. San Bruno non lasciò alcuna regola scritta, ma solo tra il 1127 e il 1128, il quinto priore della Certosa di Grenoble, don Guigo, raccolse in un manoscritto le ‘costumanze’: gli usi e le consuetudini in vigore alla Casa madre che vennero approvate da papa Innocenzo III nel 1135. Nel 1176 papa Alessandro III approvò lo ‘Statuto generale’, che verrà modificato a più riprese nel corso dei secoli.

I primi monaci erano per lo più di lignaggio elevato; principi, nobili, signorotti, che si rifugiavano nella pace di un monastero rinunciando agli intrighi della vita mondana. Non si dedicavano alla coltivazione dei campi o ad altri lavori faticosi, ma alla pittura, all’incisione, alla farmacia e soprattutto alla trascrizione di libri antichi e codici miniati. L’Ordine conobbe immediatamente un grande sviluppo, fondando nell’arco della propria storia duecentosettantuno certose e raggiungendo il massimo sviluppo nel 1514 con centonovantasei abbazie abitate da tremila persone.

La Regola e la Giornata di un Monaco

La regola dell’Ordine, poco mutata oggi da allora, vieta di mangiare carni, cibi grassi e cacciagione. La tonaca dei Certosini è di grossa lana bianca le cui parti sono unite da una fascia. Lo scapolare è sormontato da un cappuccio. Il monaco trascorre gran parte della propria esistenza nella caratteristica cella. Alle 7:00, in chiesa, si tiene la messa cantata e poi la messa privata dei padri; il monaco torna in cella dove recita l’Ora terza cui fa seguito il ringraziamento eucaristico. Esce dalla Certosa per andare a passeggio una volta la settimana.

Il Certosino è un solitario, non un isolato. La solitudine è temperata dalla vita comunitaria: dalla disposizione stessa delle celle che, sebbene separate l’una dalle altre, sono collegate in un unico chiostro creando il vincolo di comunità e di fraternità. La cella è la casa del discepolo di san Bruno. Il suo aspetto e la sua disposizione possono variare da Certosa a Certosa, ma essa consiste sempre in un’anticamera, una stanza ed un piccolo laboratorio. Vi si entra attraverso un vestibolo a forma di corridoio, che porta a destra nel giardino ed a sinistra alla scala che conduce al piano superiore. Al piano terreno vi sono i servizi ed una piccola sala da pranzo; al primo piano c’è la camera da letto.

La Certosa è divisa in due parti: la prima, più accessibile, comprende la foresteria, le camere dei fratelli e dei domestici, l’appartamento del priore e del coadiutore, la cucina e la dispensa, il refettorio, il parlatorio, la sartoria, la calzoleria, la lavanderia, il forno, la falegnameria. La seconda comprende il chiostro ed è il cuore del monastero: in essa regnano la pace ed il silenzio. Qui si aprono le celle dei monaci, il cimitero, la sala del capitolo, la biblioteca e le cappelle per le celebrazioni delle messe private.

Il Cimitero della Certosa

La cosa che più colpisce è il cimitero. L’uniformità delle tombe è caratteristica della regola dell’Ordine certosino. Quando un religioso muore è giorno di festa perché un fratello è salito al cielo. Il corpo del monaco viene portato dalla cella alla chiesa dove, a turno, per tutta la notte successiva alla morte, i confratelli cantano l’ufficio funebre. Secondo i ‘Registri parrocchiali della chiesa di san Michele arcangelo in Torre del Mangano’, vi era alla Certosa fin dal 1676 un luogo in cui venivano sepolti sia i Certosini sia gli abitanti delle case vicine al monastero, purché di sesso maschile. Dal 1843 i monaci vengono sepolti nel piccolo cimitero alle spalle della navata trasversale del tempio, dove ancor oggi si vedono cumuli di terra e croci. Lì, nella pace eterna, riposano gli ultimi Certosini che pregarono per la salvezza dell’anima di Gian Galeazzo Visconti.

Diffusione e Stato Attuale dell'Ordine

Dopo la morte di san Bruno l’Ordine si propagò in tutta Europa e conobbe il massimo splendore nel secolo XIV, periodo in cui, secondo il Magenta, “le Certose edificate erano più di duecentocinquanta”. Secondo l’ultimo censimento del 1° dicembre 1986 l’ordine complessivamente annovera ventiquattro certose, delle quali diciotto di ramo maschile e le rimanenti di ramo femminile. In Italia vi sono attualmente cinque comunità certosine:

Ramo Certosa Località
Maschile Certosa dei Santi Stefano e Bruno Serra San Bruno (Catanzaro)
Maschile Certosa dello Spirito Santo Farneta (Lucca)
Femminile Certosa Riva di Pinerolo (Torino)
Femminile Certosa di San Francesco Giaveno (Torino)
Femminile Certosa di San Marco Vedana (Belluno)

Le Vicende Storiche della Certosa di Pavia

La Certosa ha attraversato periodi di soppressione e rifioritura. Nel XVIII secolo, il monastero era proprietario di vasti latifondi disseminati nella fertile campagna tra Pavia e Milano, che misuravano 2.325 ettari di terreno irriguo. Nel 1560 il Priore Generale autorizzò l'installazione di attrezzature per la stampa di messali e corali.

Il monastero di Santa Maria delle Grazie venne soppresso il 16 dicembre 1782. Nel 1796, come ritorsione per la rivolta di Pavia, fu asportata dai francesi la copertura in piombo del tetto della chiesa e trafugate argenterie liturgiche. Il monastero venne definitivamente soppresso nel 1798 e passò ai carmelitani, subendo devastazioni da parte delle truppe napoleoniche. Con la legge del 1866, fu dichiarato monumento nazionale italiano. Nel 1899, Antonio Maria Ceriani fu incaricato di riordinare la biblioteca del monastero, che versava in pessime condizioni. Nel 1912 iniziarono i lavori di restauro.

Il Ritorno dei Certosini nel Novecento

Papa Pio XI, comprendendo benissimo l’importanza del sacro edificio, impose ai monaci di ritornare e di restituire l’abbazia al culto. Il 9 ottobre 1930, una commissione di monaci si incontrò nel monastero visconteo per la consegna agli ecclesiastici dell’insigne complesso architettonico. Negli uffici dell’Intendenza di finanza fu rogato l’atto definitivo di cessione in uso di parte della Certosa che tornava, dopo più di cinquant’anni, a quei monaci per i quali essa venne fondata. Il capitolato si componeva di ventidue articoli, definendo le parti del monastero in uso assoluto, in uso promiscuo e quelle che sarebbero rimaste come attualmente, conciliando le esigenze interne con quelle esterne dei turisti. Per i preparativi del ritorno di altri Certosini, fu incaricato padre Stefano Casolari. Il 17 agosto, padre Casolari fece la sua entrata nel sacro edificio con un vicario e alcuni monaci conversi.

Il 25 luglio 1932 si sparse la notizia che due giorni dopo ci sarebbe stata la cerimonia di affidamento della Certosa ai Certosini. La consegna, invece, avvenne il 26 luglio alle 14:00, per tentare di evitare l’eccessiva affluenza di pubblico. Tuttavia, il mattino, un mondo intero di gente giunse al monumento per vedere l’ingresso dei figli di san Bruno. Dopo una ricognizione nel monastero, si svolse nel refettorio, alle ore 16.30, il semplice ma significativo ‘rito’ della firma. Non mancarono tensioni, come la protesta del soprintendente Modigliani, che pretendeva la sostituzione del verbo ‘restituit’ con ‘commodavit’, ma il prefetto non cedette. Il clero si raccolse quindi attorno all’altare maggiore a recitare una breve preghiera: la Certosa si vivificava dopo cinquantadue anni di morte.

Il complesso monumentale, tuttavia, era piuttosto malconcio: nelle celle si doveva entrare con l’ombrello, le coperture dei tetti rovinate, finestre e imposte distrutte, muri e pavimenti da ristrutturare, pozzi da spurgare, cucine, dispense e portineria da arredare ‘ex novo’. Il 23 ottobre 1932, tutta la diocesi di Pavia si riunì alla Certosa per celebrare il cinquantesimo di ordinazione sacerdotale del proprio vescovo. All’omelia egli commentò la riapertura al culto del santuario mariano, affermando: “Questo monastero era come un corpo senza vita; noi gliela abbiamo ridata richiamando su quest’altare il Signore, che è l’autore della vita.”

La Visita di Mussolini e gli Eventi Successivi

Il 31 ottobre del medesimo anno, Benito Mussolini giunse alla Certosa. La sua visita fu assolutamente imprevista. Il Duce ammirò le sculture del portale d’ingresso e le opere d’arte conservate nella chiesa. Durante la Seconda guerra mondiale la Certosa venne coperta da impalcature e sacchi di sabbia per preservarla da eventuali bombardamenti. Le cronache riportarono anche il ritrovamento del cadavere del duce, conservato in una cassa di legno, circa un anno dopo la sua fucilazione, il 12 agosto 1946, proprio dentro la Certosa. L'anno successivo i certosini abbandonarono quindi la struttura, sia per mancanza di vocazioni sia per lo scandalo del ritrovamento del cadavere del duce. Il monastero rimase chiuso fino al 1949, quando vi si insediarono nuovamente i carmelitani fino al 1961. Attualmente, i monaci cistercensi del Priorato della Beata Maria Vergine della Certosa Ticinese continuano a svolgere vita monastica, occupandosi anche delle visite guidate e della vendita di articoli sacri e prodotti agricoli.

Visitare la Certosa di Pavia

Il monastero è una meraviglia continua, che promette di regalare momenti di pura bellezza ai suoi visitatori. L’ingresso e le visite guidate alla Certosa di Pavia sono gratuite. Per entrare nella Certosa di Pavia non si paga, mentre alcuni servizi - come, ad esempio, il parcheggio - sì. Il monastero stesso è aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, con orari che variano a seconda della stagione:

  • Novembre-Febbraio: 9:00-11:00 e 14:30-16:30
  • Marzo: 9:00-11:30 e 14:30-17:00
  • Aprile: 9:00-11:30 e 14:30-17:30
  • Maggio-Agosto: 9:00-11:30 e 14:30-18:00
  • Settembre: 9:00-11:30 e 14:30-17:30
  • Ottobre: 9:00-11:30 e 14:30-17:00

Ci sono molti modi per arrivare alla Certosa di Pavia: è possibile raggiungerla in macchina, con le frequenti linee di autobus o con il treno locale, che la collega ai dintorni. Nei locali adiacenti il monastero si trova il Museo della Certosa di Pavia che, da maggio 2008, è gestito direttamente dalla Sovrintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici di Milano. Il museo custodisce molti dipinti del Luini, del Morazzone e del Bramante.

Cosa Vedere nei Dintorni

Pavia è al centro di un territorio ricco di natura, borghi e città d’arte. La stessa Pavia è un gioiellino che vale sicuramente una gita di un giorno da Milano, per ammirare il maestoso Duomo, il Castello Visconteo con i Musei Civici, Piazza della Vittoria e il caratteristico Borgo del Ticino, con il suggestivo ponte coperto. Da non perdere anche il percorso del Naviglio Pavese che da Pavia conduce fino a Porta Ticinese a Milano: un meraviglioso percorso pedonale affacciati sulle acque del Naviglio.

Seguendo il percorso del fiume si possono incontrare diversi castelli, da quello di Chignolo del Po al castello di Belgioioso passando per il castello sforzesco di Vigevano. Numerosi sono poi i piccoli borghi nei dintorni di Pavia, tra quelli da non perdere in particolare Porana, Fortunago e Zavattarello, oltre al piccolo borgo di Gravellona Lomellina caratterizzato da numerosi affreschi e murales tanto da essere soprannominata “paese d’arte”. Per chi ama i bagni termali, ce ne sono diversi nei dintorni di Pavia, come quelli di Miradolo, Salice Terme e Rivanazzano. Sulla Certosa stessa gira una curiosa leggenda: pare che sia collegata alle città nei dintorni tramite una serie di tunnel sotterranei, che però non sono mai stati scoperti.

tags: #certosa #di #pavia #legno #staccionata