"I piallatori di parquet", opera realizzata nel 1875, è senz'altro uno dei lavori più significativi del pittore francese Gustave Caillebotte. Questo dipinto del pittore francese Gustave Caillebotte, realizzato nel 1875, mostra tre uomini al lavoro, prestando molta attenzione all’effetto del controluce. Oggi l’opera è esposta nello splendido Musée d’Orsay di Parigi. Lo si può trovare al piano superiore del museo - che consigliamo di visitare perché la struttura in sé è un capolavoro. Per chi non ha in programma un viaggio a Parigi nei prossimi mesi, c’è comunque modo di ammirare la tela online su Google Street View.
La Figura di Gustave Caillebotte: L'Artista e il Mecenate
Gustave Caillebotte, (1848-1894), è un artista per molto tempo poco considerato, che ha trovato la giusta consacrazione quando le sue opere sono state esposte nel museo d'Orsay a Parigi. Nato a Parigi il 19 agosto del 1848 da una famiglia di ricchi commercianti, Caillebotte sviluppò una passione per l’arte fin da giovane età. Laureatosi in legge nel 1869, desiderava intraprendere la carriera di avvocato, ma lo scoppio della guerra franco-prussiana del 1870 mise temporaneamente in stallo ogni suo sogno per il futuro. Fu richiamato alle armi e combatté sul fronte. Nel 1872, durante un viaggio a Napoli, incontrò Giuseppe de Nittis che lo convinse ad abbandonare una promettente carriera di avvocato per dedicarsi alle Belle Arti. Grazie a de Nittis, Caillebotte si avvicina agli artisti più in vista del tempo, come Degas, Manet e il fotografo Nadar. Nel 1874, alla morte del padre, ereditò un patrimonio, che gli permise di non preoccuparsi più del proprio sostentamento e di lanciarsi nella sua attività di artista. Grazie al denaro, fu pure uno dei più grandi mecenati dei suoi amici impressionisti.
Nonostante fosse un ottimo pittore, innovativo e lungimirante, Gustave Caillebotte non ha mai goduto della stima dei suoi colleghi impressionisti, nemmeno quando il movimento è stato sostenuto fortemente anche a livello economico proprio da Caillebotte stesso. Decidendosi a esporre i suoi piallatori alla seconda mostra impressionista del 1876, Gustave Caillebotte, figlio dell’agiata borghesia parigina, entrò nella cerchia dei pittori intransigenti e rinnegati, definiti impressionisti. In sintonia con i gusti degli impressionisti, di cui Caillebotte ha organizzato la Terza Esposizione, emerge in questo lavoro, come in altri suoi dipinti, l'interesse dell'artista per lo studio della luce, dei movimenti dei corpi e del loro rapporto con l'ambiente cittadino.
"I piallatori di parquet": Soggetto e Rappresentazione
Siamo abituati a immaginare l’arte impressionista come a tele piene di pennellate di colore intenso per rappresentare la natura (vedi le celebri ninfee di Monet) o scene di vita urbana. Dalle rive delle Senna alle osterie di Parigi, dai paesaggi di Cézanne alle ballerine di Degas. Ma l’impressionismo non fu “solo” questo. C’è un pittore, in particolare, che fu tra i primi a inaugurare una tematica che fino a quel momento non aveva ancora avuto l’onore di diventare il soggetto di un quadro. La tematica è quella del proletariato urbano e il pittore è Gustave Caillebotte.
Il quadro I piallatori di parquet lo completò nel 1875, dipingendo tre operai a torso nudo che piallano, appunto, il parquet di una stanza dall’aspetto piuttosto lussuoso. Non è chiaro di che appartamento si tratti. Forse è quello in cui viveva il pittore all’epoca. Caillebotte raffigura tre piallatori di parquet al lavoro, probabilmente nel suo studio in Rue de Miromesnil. La scelta del soggetto è di per sé significativa e inconsueta per l’epoca perché mette per la prima volta in luce una classe sociale emergente su cui nessun pittore fino a quel momento si era realmente soffermato: il proletariato urbano. Se altri pittori del tempo avevano preferito ispirarsi alle vicende della classe contadina, come nel caso de l’Angelus di Jean-François Millet o de Gli spaccapietre di Gustave Courbet, Caillebotte si dimostra un acuto osservatore capace di leggere il nuovo contesto urbano e borghese di cui lui stesso fa parte, estraendone inediti istanti di quotidianità che vanno a fondo nel tessuto sociale della Ville Lumière.
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Dettagli e Composizione Innovativa
I tre protagonisti della tela sono intenti a piallare il parquet preparandolo per la lucidatura. I tre operai, che hanno una bottiglia di vino a portata di mano, stanno lavorando duramente. All’epoca, infatti, la cosiddetta lamatura del parquet era un’operazione molto lunga e faticosa. I due uomini davanti eseguono lo stesso movimento. Stanno discutendo rivolgendo lo sguardo l’uno verso l’altro. Due di loro, più in ombra, sembrano chiacchierare. Il collega che lavora in secondo piano sulla sinistra è tagliato fuori dal bordo dell’immagine, un principio fotografico che enfatizza l’idea dell’istantanea. La sua schiena corre parallela alla linea orizzontale della boiserie, ricordando certi studi di movimenti ritmici similari che possono vedersi nelle ballerine e nei cavalli da corsa di Edgar Degas.
L’artista è interessato a cogliere un istante, fedele alla realtà fino nei più piccoli dettagli. Lo vediamo nella cura dedicata dal pittore nel realizzare gli strumenti di lavoro dei tre artigiani e i trucioli sparsi sul pavimento. L’artista coglie i riferimenti al quotidiano, come la bottiglia di vino e il bicchiere. L’estrazione borghese e la componente accademica della formazione del pittore emergono invece nello studio dei corpi dei protagonisti. Non per nulla potremmo definire l’opera “muscolare” e quindi più realistica delle “impressioni” puramente coloristiche e comunque astratte dei contemporanei Degas e Monet. La luce che entra dal balcone si riflette sul pavimento e sulle schiene curve per lo sforzo degli operai il cui torso nudo è simile a quello degli eroi antichi.
Gustave Caillebotte | I piallatori di parquet | i RACCONTI DELL'ARTE
L’aspetto più sorprendente di Les raboteurs de parquet è l’illuminazione resa tecnicamente in modo estremamente intelligente che proviene sullo sfondo dalla portafinestra che immette sul piccolo balcone. Riflette il bagliore delle braccia e della schiena degli operai. Le strisce di laccatura scura sul pavimento risplendono di luce mentre le assi già sverniciate appaiono opache. Per realizzare l’opera Caillebotte disegnò ogni singola parte della scena. Unì poi tutti i fogli sulla tela, utilizzando il rigore accademico imparato a bottega, per esplorare, in maniera del tutto nuova, l’universo contemporaneo. Quello che l’artista fa è quindi osservare il mondo e le persone che lo abitano cercando d’essere il più fedele alla realtà. Gustave si limita a scegliere il punto di vista con cui rappresentare una scena. Quando ancora la fotografia non riusciva a cogliere la vita con quella verità che le sarà propria, al suo posto lo fece Caillebotte restituendoci un’istantanea del mondo d’allora in questa grande pagina d’arte moderna. Nonostante la fotografia fosse ancora una novità, in quanto iniziò ad essere conosciuta solo dal 1850, Gustave era riuscito a captare immediatamente la forza di questa nuova tecnica che permetteva di riprodurre paesaggi e soggetti di ogni genere.
Assenza di Intento Sociale
Caillebotte esprime qui al meglio quello che secondo lui la pittura deve fissare sulla tela. È totalmente assente ogni intento sociale, moralizzatore o politico nei confronti del mondo operaio sfruttato, dopotutto lui apparteneva a una famiglia benestante. Privo di qualsiasi intento di denuncia, Caillebotte racconta i “nuovi” ultimi della società francese che, in questo caso, sono troppi indaffarati per affacciarsi alle celebri ringhiere dei balconi, elemento decorativo di appartamenti raffinati e borghesi, appannaggio di benessere economico che va di pari passo con lo sviluppo economico e sociale del nuovo assetto urbano. Quello di Caillebotte è un Impressionismo tinto di realismo che alla matrice interpretativa accosta quella documentaristica, riconoscibile nella resa raffinata dei dettagli.
La Critica e il Riconoscimento Postumo
Comunque sia, Caillebotte, soddisfatto della sua opera, decise di presentarla al Salon. Era quella, dopotutto, la più importante esposizione artistica della Parigi dell’epoca. Il quadro venne però rifiutato perché considerato “volgare”. Forse non venne apprezzato il soggetto - quel proletariato urbano fino a quel momento snobbato dall’arte. Oppure osteggiarono il modo crudo di rappresentarlo. L’artista decise quindi di portare l’opera alla seconda mostra degli impressionisti del 1876. Quest’opera in particolare divise la critica tra riflessioni su eventuali aspetti sociali celati all’interno del dipinto e considerazioni sulla gestione che l’artista fece dello spazio. Alcuni accolsero favorevolmente quella che ritenevano una rappresentazione fedele della realtà, espressa nel lavoro giornaliero di alcuni artigiani. Altri, meno entusiasti, protestarono riguardo all’inusuale taglio prospettico. La visione dall’alto al basso deforma tutto, le linee del pavimento risalgono e non si vede molto al di là della base di un muro, degli stucchi alle pareti e della ringhiera del balcone. Dove sta quindi l’interesse per un’immagine come questa?
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Poco considerato e a volte persino deriso dalla critica e dai colleghi, Caillebotte è stato in ombra per tantissimi anni e questo lo ha reso abbastanza sconosciuto anche al pubblico. Per gran parte del ventesimo secolo, il suo lavoro è rimasto quasi del tutto sconosciuto. Il motivo era che i dipinti di Caillebotte non potevano essere visti nei musei fino agli anni ’50. Non c’erano nemmeno immagini delle sue opere. Essendo benestante, non aveva mai sentito il bisogno di mettere in vendita il suo lavoro pittorico nel corso della sua vita. Inoltre, dopo la morte del fratello minore René nel 1876, fece redigere un testamento in cui stabiliva che la sua opera fosse lasciata in eredità allo Stato francese, ma che potesse essere esposta nei principali musei solo non appena fosse diventato evidente che il grande pubblico era in grado di apprezzare le sue opere impressioniste.
Pierre Auguste Renoir dopo la sua morte, avvenuta nel 1894, in quanto esecutore testamentario, ebbe grandi difficoltà ad assecondare tale volontà. Ne conseguì che la famiglia decise di mantenere il possesso di tutte le opere. Si verificò, tuttavia, un’eccezione a questa linea di condotta da parte degli eredi del pittore: nel 1897 lo Stato francese acconsentì alla raccolta di una collezione di quaranta dipinti impressionisti nel Musée du Luxembourg, una sorta di riconoscimento semiufficiale del movimento. Tra questi dipinti c’era anche un’opera di Caillebotte, aggiunta dall’amico Renoir: Les raboteurs de parquet. Per molto tempo questa rimarrà l’unica opera di Caillebotte a sfuggire all’oblio temporaneo. Solo dagli anni ’50 del ‘900 che sia il quadro sia l’intero percorso artistico di Caillebotte hanno iniziato a essere rivalutati come meritano. La prima grande mostra retrospettiva del lavoro di Caillebotte ha avuto luogo nel 1994, cento anni dopo la sua morte. Il dipinto non fa parte del lascito testamentario di Caillebotte alle collezioni statali francesi. Dopo essere stato esposto al Musèe du Luxembourg e poi al Louvre, nel 1947 passa al Jeu de Paume e, infine, al Museo d’Orsay, dove si trova tuttora.
Cronologia dell'Opera "I piallatori di parquet"
Di seguito una breve cronologia degli eventi principali legati all'opera.
| Anno | Evento |
|---|---|
| 1875 | Realizzazione de "I piallatori di parquet". |
| 1875 | Rifiuto dell'opera al Salon di Parigi. |
| 1876 | Esposizione alla seconda mostra impressionista. |
| 1894 | Morte di Caillebotte. |
| 1897 | Inclusione de "I piallatori di parquet" nella collezione impressionista del Musée du Luxembourg. |
| Anni '50 del '900 | Inizio della rivalutazione critica dell'opera e dell'artista. |
| 1947 | Il dipinto passa al Jeu de Paume. |
| Oggi | Esposto al Museo d’Orsay, Parigi. |
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