L'Italia, con la sua ricchezza culturale e paesaggistica, offre esempi straordinari di come l'arte e l'artigianato, in particolare quelli legati al legno e al bassorilievo, si intreccino profondamente con l'identità dei suoi territori. Questo viaggio esplora le espressioni artistiche e architettoniche, dai suggestivi borghi montani alle raffinate città costiere, rivelando connessioni inaspettate e tradizioni secolari.
Tonara: Un Borgo Montano e le Sue Tradizioni Artigiane
In Sardegna, il borgo di Tonara rappresenta un esempio emblematico di insediamento montano profondamente legato alle sue radici e al materiale ligneo. Con la sua altitudine fra gli 860 e i 1030 metri slm, Tonara, formato dai quattro pittoreschi rioni di Teliseri, Arasulè, Su Pranu e Toneri, quest’ultimo sovrastato dall’inconfondibile rupe di Su Toni, è uno dei centri più elevati in Sardegna. Percorrendo la SS 295, poco prima di giungere alla fonte di Pitzirimasa, il paese appare al visitatore come un tipico borgo di montagna, circondato dal verde. Il 90% del territorio è coperto da fitti boschi di castagni, noccioli, lecci, roverelle, agrifogli.
Architettura Tradizionale in Legno
L'architettura locale riflette una profonda connessione con la disponibilità di materiali naturali. All'interno degli antichi rioni storici, tra le viuzze strette ed i portici, si trovano ancora alcune e ben poche originarie caratteristiche case a due o tre piani, con un vano per piano e con i balconi in legno che interessano la facciata o spesso collegano le case poste sui lati opposti delle vie. Il centro storico di Tonara, dove ancora esistono le antiche case del paese, si trova sul pendio della montagna e la forma delle case e delle strade, l’ampiezza delle abitazioni ed anche l’uso dei materiali, non potevano non essere condizionati dalla morfologia accidentata del suolo e dall’altimetria.
La Casa Museo Porru: Un Esempio di Vita Rurale
La vecchia casa Porru è un frammento della Tonara “antica” dove una volta c'era anche la prigione. La Casa Porru sita a Toneri, nel cuore del centro storico di Tonara, tra la Via Asproni e la Via Umberto, è una grandiosa costruzione che ricalca i moduli tipici della casa padronale e di quella tipica di montagna, con tutti gli ambienti della vita familiare ed i vari locali destinati alle lavorazioni artigiane. La casa Porru, infatti, seguiva il profilo del terreno, e per questo dispone di due ingressi posti su livelli diversi. Gli ambienti erano piccoli ed addossati l’uno all’altro per garantire la minor dispersione del calore interno. Una particolarità è che la casa Porru consta di ben 44 ambienti, dalla stalla al fondaco, dalle cucine ai ricoveri per gli animali, dalle stanze da letto agli ambienti di lavoro. Il tetto della casa Porru, come la gran parte delle case del centro storico una volta, è privo di canali di gronda e sporge dai muri della casa proteggendo la facciata, i balconi e gli ingressi riversando l’acqua sulle strade incanalandola con tegole concave, chiamate “canales”.
Nelle facciate della casa resistono ancora all’usura del tempo i vecchi elementi come le architravi in legno e gli “ispràna mùros” cioè le travi di legno incastonate fra le pietre della muratura per livellare i muri. Al piano terra, dove ha sede “su funnàgu”, il fondaco o cantina, trovavano spazio anche gli animali domestici come il maiale, immancabile riserva di grasso e proteine per l’inverno, l’asino e spesso anche le capre o le pecore. Ma forse l’elemento costruttivo più caratteristico ed importante della casa Porru è s’istaulèddu ammantàu (il balcone coperto) realizzato interamente in legno di castagno, che collega le varie parti della casa situate sui due lati della Via Asproni e che le conferisce l’aspetto di una vera casa di montagna. I pavimenti della casa Porru sono di terra battuta al piano terra e di tavolato negli altri piani. I diversi piani su cui si sviluppa la casa sono divisi da “s’intaulàu”. Le scale che collegano i diversi piani sono anch’esse di legno e piuttosto ripide.
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Nei vari ambienti all’interno della casa sono stati adesso reintrodotti gli arredi di una volta e gli oggetti di uso quotidiano e gli attrezzi (is tràstos) che venivano usati per i vari lavori domestici: la preparazione del pane, la filatura, la cardatura della lana, la tessitura, la preparazione del formaggio, la confezione dei salumi, l’allevamento degli animali etc. Si tratta spesso di oggetti rustici e semplici che raccontano di un tempo passato e che accompagnavano il visitatore in un affascinante viaggio alla riscoperta delle tradizioni e di un vissuto che era fatica e lavoro quotidiano ma anche solidarietà e coesione sociale, elementi, questi, che trovavano la loro massima espressione all’interno della famiglia.
L'Arte Murale e i Bassorilievi a Tonara
L'arte contemporanea si fonde con la narrazione del territorio attraverso i murales. I tre murales presenti su un vecchio muro prospiciente la Via San Gabriele sono stati realizzati nell’anno 2016 dagli studenti del Liceo Artistico “C. Contini” di Oristano nell’ambito del Festival di Arte Pubblica “Tonara in Contemporanea”. Nel corso del festival alcuni artisti emergenti e già affermati hanno realizzato dei murales nelle vie del paese, lasciando impressi sui muri i racconti visivi di ciò che caratterizza questo borgo montano: Peppinu Mereu, il torrone, la natura, i campanacci, i castagni secolari. I due murales laterali sono più carichi di colore e raffigurano, quello a destra, il castagno secolare di Curadore e la raccolta delle castagne, attività a cui erano dedite le donne ed i ragazzi. È, peraltro, interessante e voluta la prospettiva che i ragazzi sono riusciti a creare confondendo la chioma dell’albero dipinto con le fronde del corbezzolo che si protendono dall’orticello sovrastante il muro su cui sono dipinti i tre murales. Sul lato opposto è stata raffigurata una ragazza in costume che mangia del torrone. Infine il murale al centro, dai colori più tenui, raffigura una bimba anch’essa in costume, che osserva il germoglio di un albero. Quasi un monito per le giovani generazioni alle quali dovremmo riuscire a trasmettere l’amore per la natura.
I MURALES DI ORGOSOLO
Anche la Chiesa Parrocchiale di San Gabriele, situata nel rione di Toneri in una piazza rivestita in cotto che si affaccia sulla bella vallata di S’Isca, conserva un importante elemento artistico. La pietra trachitica di mt 0,55 x 0,40 messa nel 1837 nella parte interna del portone d'entrata, fu ricollocata nella facciata della nuova parrocchia nel 1927. Ha in bassorilievo una mano che regge una palma ed in un piccolo rettangolo reca una scritta. A questa devozione è unita l'antica importazione dell'orzo primaticcio dai campi presso il mare di Tortolì.
L'Arte del Bassorilievo su Legno e l'Intarsio dal Cuore d'Italia al Mare
Muovendoci dal cuore della Sardegna verso altre regioni italiane, incontriamo l'arte del bassorilievo e la lavorazione del legno in contesti diversi, che spesso si estendono fino alle coste marittime.
Rita Polverini e i "Percorsi Alchemici" ad Arezzo
Ad Arezzo, l'artista Rita Polverini ha esplorato nuove frontiere creative con la sua mostra “Percorsi Alchemici”, allestita all’interno del bellissimo palazzo della Fraternita dei Laici in Piazza Grande. Dopo una lunga serie di lavori costantemente ispirati all’arte sacra, con soggetti tratti dalle icone bizantine, così come dall’arte medievale e rinascimentale italiana, l’artista aretina si è cimentata nella ricerca di nuovi percorsi legati al simbolismo tradizionale. L’artista ha realizzato vere e proprie “costellazioni” di simboli arcaici, scolpite in tavole di legno di tiglio di grandi dimensioni, poi dipinte utilizzando colori e gomma lacca, riprendendo così l’antica tradizione di rendere un suggestivo cromatismo particolare al legno grezzo. Rita Polverini da oltre dieci anni porta avanti con passione una personale sperimentazione pratica lavorando esclusivamente su tavole di legno, prevalentemente di tiglio e di cimbro, senza alcun uso di macchinari, ma utilizzando solo gli strumenti tradizionali dello scultore: mazzuoli, scalpelli e sgorbie.
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L'Arte dell'Intarsio a Sorrento e le Connessioni con il Mare
Spostandoci verso le coste campane, l'abilità artigianale nel legno assume forme diverse. A Sorrento, l'arte dell'intarsio risale alla metà del secolo XIX, e divenne famosa grazie all'abilità di artigiani quali Antonino Damora, Luigi Gargiulo e Michele Grandville. La tecnica esecutiva prevedeva l'assemblaggio di pezzetti di legno, sagomati e tagliati secondo i contorni del disegno voluto; inizialmente gli effetti chiaroscurali venivano ottenuti con l'accostamento di legni naturali come il legno di rosa, il noce, l'arancio, l'acero e il tuja, mentre la struttura del mobile era in ulivo o in castagno. Per definire e perfezionare il disegno, gli ebanisti eseguivano manualmente piccole incisioni che colmavano con stucco scuro. Un'altra tecnica in uso era quella della tarsìa a "mosaico", ispirata all'opus tasselatum di tradizione romana.
Il Museo Correale di Sorrento ospita reperti che testimoniano le origini pre - romane, romane e quindi medievali del centro antico di Sorrento e delle zone circostanti. Tra i reperti di maggiore interesse si segnala la cosiddetta base di Augusto, realizzata probabilmente per celebrare il culto dell'Imperatore (44 a.C. - 14 d.C.). Questo monumento frammentario reca, sui lati superstiti, rilievi che rappresentano momenti essenziali del programma politico-religioso di Augusto. Altri esempi di bassorilievi includono i Plutei ed amboni del IX - XII secolo d.C. Questi rilievi marmorei provengono quasi tutti dall'antica cattedrale sorrentina.
La collezione del museo include anche pregevoli mobili in legno che dimostrano l'abilità ebanistica. Il monetiere impiallacciato in tartaruga, di ricercata produzione napoletana tipica del XVII secolo, presenta un'insolita tonalità rossa, ottenuta sovrapponendo le parti più trasparenti del carapace dell'animale marino ad un fondo dipinto. La coppia di cassettoni del XVII secolo, è in legno ebanizzato con intarsi in avorio. Lo stipo da viaggio (su supporto con gambe tortili) in legno ebanizzato con intarsi in avorio è un lavoro di artefice napoletano del XVII secolo: particolarissima l'incisione delle formelle applicate sui cassetti, con raffigurazioni ispirate alle favole di Esopo. Il cassettone impiallacciato in palissandro, con fregi ed intarsi in bronzo dorato e prezioso piano in diaspro rosso e giallo, è di fattura settecentesca napoletana: la raffinatezza esecutiva lascia pensare ad una committenza aristocratica, dal gusto colto e ricercato.
Connessioni Marittime e Influenze Artistiche
L'influenza del mare si riflette non solo nell'artigianato ma anche nell'arte figurativa. L'intellettuale "moda" europea del Grand Tour spinse, tra il XVII e il XIX secolo, molti viaggiatori stranieri a visitare l'Italia: tra questi il pittore olandese Anton Smink Pitloo, affascinato dalla bellezza dei luoghi e catturato dal calore della luce mediterranea, diede inizio ad una nuova corrente pittorica detta Scuola di Posillipo. La sala è interamente dedicata all'opera di Giacinto Gigante. Questo dimostra come le coste italiane, con la loro luce e paesaggi, abbiano ispirato generazioni di artisti. La "soffiatura" consiste nel soffiare la pasta vitrea fusa mediante una canna da soffio provvista di un foro al suo interno: dopo aver dato alla pasta una forma pressocchè cilindrica, l'artigiano inizia a soffiare attraverso la canna, facendo assumere al materiale la forma desiderata. Nella vetrina trova spazio una pregevole raccolta di vetri di Murano del XVIII secolo e di cristalli di Boemia del XIX secolo, testimonianza dell'eccellenza artigianale che ha prosperato anche grazie agli scambi marittimi.
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