L'Arte Intramontabile dell'Intarsio: Storia e Valore dei Mobili Antichi

L'intarsio, apprezzato da secoli per la sua capacità di valorizzare gli oggetti su cui viene applicato, è un'arte dalle radici antiche. Già nell’antico Egitto si trovavano cofanetti ornati con motivi geometrici e geroglifici dorati.

Antico cofanetto egizio intarsiato

Antico cofanetto egizio intarsiato con motivi geometrici e geroglifici dorati.

Con il passare del tempo, la tecnica dell’intarsio raggiunse l’Europa e prosperò soprattutto in Italia: durante l’Impero Romano si usava rivestire gli oggetti di legno con stucco e pittura, ma ben presto gli artigiani iniziarono a valorizzare il legno naturale e a esplorare nuove forme di decorazione. I toni chiari della fusaggine e del bosso contrastavano con i toni scuri dell’ebano e del noce, creando raffinati intarsi che si perfezionavano sempre più nella tecnica.

Nel Medioevo, i monaci certosini scolpivano cavità e nicchie nel legno massello, dove inserivano tasselli di diverse essenze lignee, tagliati appositamente con forme semplici e stilizzate. L’intaglio era così preciso che non necessitava nemmeno di colla.

L'Apogeo dell'Intarsio nel XVIII e XIX Secolo

L’arte dell’intarsio raggiunse il suo apogeo tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX secolo in Francia, dove divenne un’arte raffinata sotto il mecenatismo reale. Il re Luigi XIV, appassionato di questa forma di decorazione, commissionò numerosi pezzi di mobili per il Palazzo di Versailles al celebre ebanista André Charles Boulle, pioniere del movimento artistico francese.

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Boulle creò per il Re Sole scrivanie, orologi, cassapanche, candelabri, lampadari e cornici, tutti caratterizzati da uno stile barocco ricco e dettagliato.

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Mobile intarsiato di André-Charles Boulle

Mobile intarsiato realizzato da André-Charles Boulle per Luigi XIV.

Tecniche di Intarsio: Un Viaggio Attraverso l'Artigianato

Esistono diverse tecniche di intarsio, ognuna con le sue peculiarità e il suo fascino:

  • Tarsia Certosina: Nel Medioevo i frati certosini svilupparono la più famosa tra le tecniche di intarsio, che consisteva nel ritagliare delle figure semplici e stilizzate da sottili lamine di essenze, diverse per colore e venatura.
  • Tarsia Geometrica: In Toscana si sviluppò la tecnica dell’intarsio geometrico, che si realizza accostando pezzi di placcatura tagliati a scalpello sullo stesso piano, senza ricorrere all’inserimento in nicchie precedentemente intagliate.
  • Intarsio a Toppo: Le composizioni di forme geometriche erano composte da tanti piccoli pezzi di legno tagliati uno ad uno secondo la stessa forma; era un lavoro di grande pazienza e precisione. Per semplificare il procedimento, nel Cinquecento si inventò l’intarsio a toppo, detto anche a blocco. Questo consisteva nell’incollare insieme varie bacchette di legno nella forma che si vuole riprodurre, in modo che l’estremità riporti il disegno con precisione.
  • Intarsio a Incastro: In Germania nacque la tecnica dell’incastro: consisteva nel sovrapporre dei fogli di placcatura e ritagliarli con una lama affilata seguendo un disegno.
  • Intarsio Boulle: Si chiamano così gli intarsi realizzati secondo la tecnica del “foro e controforo”, perfezionata dal famoso ebanista della corte del Re Sole. Egli introdusse nell’intarsio dei nuovi materiali, come il metallo, il corallo, il bois de rose, l’amaranto, l’ottone e la madreperla. Con questa lavorazione si ottenevano arredi molto raffinati, adatti alla dimora reale.
Esempi di diverse tecniche di intarsio

Esempi di diverse tecniche di intarsio.

Il Restauro: Ridare Vita a un Tesoro del Passato

Quando si acquisisce un mobile antico, è frequente trovarlo danneggiato, trascurato o abbandonato. Tuttavia, un restauro accurato può restituirgli splendore e una nuova vita. Il restauro di un mobile antico con intarsi inizia valutando le sue caratteristiche storiche e strutturali: l’epoca di realizzazione, i materiali e le tecniche utilizzate.

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La prima fase del restauro comporta la rimozione di tutti gli elementi metallici: maniglie, cerniere e serrature. Segue la pulizia: vecchie lucidature non originali vanno rimosse con alcool a 94 gradi. Una volta rimosso lo strato di lucidatura, si scopriranno le parti danneggiate e le eventuali riparazioni pregresse che potrebbero necessitare di rimozione.

Si procede poi al restauro degli intarsi, che richiedono un’analisi attenta, preferibilmente da parte di un esperto, e devono essere trattati con le tecniche più appropriate. Completando il restauro, il mobile sarà reintegrato con tutti gli elementi che ne costituivano originariamente la struttura.

In sintesi, un mobile intarsiato non è solo un oggetto d'arredamento, ma un vero e proprio pezzo di storia, un testimone del passato che, grazie all'arte del restauro, può continuare a vivere e a raccontare la sua storia per le generazioni future.

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