Nell'universo dell'audio ad alta fedeltà, siamo spesso alla ricerca di segnali d'inversione di tendenza, di incoerenze positive rispetto alle consolidate prese di posizione e allo "scontato" del senso comune. La miniscoperta domestica, il massimo del minimo d'un'avventura dal profilo già basso, s'imbosca dentro una scatola di cartone, sotto una protezione di polistirolo, tra le pieghe diafane d'un sacco di cellophane. Basta poco e ci sentiamo protagonisti, valorizzando gli aspetti formali e materiali dell'oggetto.
La premessa gioca senz'altro a nostro favore mentre vi starete chiedendo cosa diavolo ci faccia un amplificatore Teac proprio qui ad AUDIOclub. Non a torto. In effetti la casa nipponica, stimatissima (anche tra i «prò» con il marchio Tascam) per i suoi sistemi di registrazione e, più recentemente, per un’eccellente genia di giradischi digitali, non ha mai brillato in fatto di amplificazioni ed affini. Anzi, a volerla dir tutta, i suoi pochi svolgimenti del delicato tema hanno sempre viaggiato sotto il pelo della mediocrità e tra la generale (invero meritata) indifferenza della galassia audiofila.
L'Inaspettata Collaborazione: Teac A-BX10 e Thule Audio
Ma i tempi trascorrono e mutano se stessi e quanto gravita loro attorno, suscitando spesso imprevedibili sviluppi anche tra i simpatici tecnocrati jap, così presi a dispensare tecnologie in lungo ed in largo per il pianeta, vecchia Europa compresa, da non accorgersi che anima, prestigio e finanche solidi contributi tecnico-concettuali, potevano esser utilmente mutuati dall'immenso serbatoio del pensiero occidentale. Ecco allora consolidarsi sodalizi non molto tempo addietro ritenuti poco meno che improbabili. Con in testa l'industria automobilistica a tracciare una strada lastricata di sinergie con le omologhe realtà del Sol Levante, e quest'ultime a cercare, soprattutto nei partner europei, quella patina di credibilità, tradizione, carisma, se non esclusività, in frequente difetto alla pur tecnicamente irreprensibile produzione locale.
Le ricadute le registriamo un po' ovunque, audio compreso ovviamente. Ci stiamo abituando a tutto, ma siamo costretti a confessare che nel frangente Teac è riuscita a spiazzarci per più d'un attimo. Vi rammentate di Thule Audio? L’azienda danese a conduzione praticamente famigliare, fondata dal giovane e bravo ingegner Anders Thule e dalla gentile consorte Anne Holdt, le cui creazioni sono già passate su queste pagine. Bene, che la memoria vi sostenga o meno, che ci crediate o no, il Golia giapponese stipula un patto di collaborazione con l’emergente Davide danese, ed il primo frutto dell’improbabile sodalizio s’incarna proprio in questo A-BX10.
Caratteristiche e Design dell'A-BX10
L'A-BX10 è un integrato d’elite, dall’espressione snob, dotato di buoni muscoli - 100 W/canale su 8 ohm - e vieppiù cervello. Questa è stata una pensata davvero furba di Teac che, grazie alla collaborazione del partner europeo, si ritrova per le mani un fior d’apparecchio, potenzialmente in grado di farne dimenticare l’imbarazzante passato, bagnando al contempo il naso anche ai più sofistici denigratori, messi con le spalle al muro dalla matrice incontestabilmente hi-end del progetto, il tutto condito, dulcis in fundo, da un prezzo da autentico jap.
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La pelle è piuttosto fascinosa, la sabbiatura finissima del frontale, al velluto, tipicamente à la japonais e dunque impeccabile, evoca sottili giochi tattili. Il modello in nostro possesso sfoggia una finitura oro champagne niente pacchiana ed anzi decisamente chic (esiste comunque una più scontata versione «black» disponibile ad un paio di centoni in meno), peraltro adeguatamente sostenuta dalla saggia scelta dei rapporti dimensionali.
La dotazione di comandi, d’apodittica minimalità, s’adegua alla sobrietà del disegno distribuendo si attraverso il pannello con una simmetria speculare che trova il suo equilibrio attorno al corposo controllo di volume. A sinistra ed a destra di quest’ultimo, in posizione sollevata, rispettivamente una manopola oscillante tra le eloquenti posizioni di «stand-by» ed «on» - affiancata dal led bicolore di conferma -, e un’identica manopola destinata alla selezione di una tra cinque sorgenti ad alto livello (uno delle quali può essere convertita in ingresso giradischi attraverso la scheda phono PA-B10 disponibile in opzione), a sovrastare infine un piccolo tasto, unico elemento di rottura dell’armonia geometrica, preposto al «monitor» del secondo registratore.
Il «look» tuttomanopole, con elementi di eguale foggia ma diverse proporzioni, torniti nel pieno del metallo e dotati di corona circolare Cello-style. Il resto, a partire dalla solidissima struttura portante, alla componentistica, invero eccellente, all’architettura circuitale, fino al relativo layout palesa numerose affinità con le realizzazioni Thule Audio.
Architettura Interna e Prestazioni Sonore dell'A-BX10
L'A-BX10 presenta l’adozione d’una topologia intrinsecamente bilanciata, dall’ingresso all’uscita, con ingressi differenziali su connettori Cannon XLR, e bilanciatore elettronico ad op-amp (unici dispositivi integrati presenti sul percorso del segnale) per i segnali derivati dai tradizionali ingressi sbilanciati. Quindi l’impiego di un moderato tasso di retroazione globale supportato da stadi intermedi intimamente caratterizzati da elevata linearità e larghezza di banda, quali ad esempio gli amplificatori di tensione configurati a cascode.
Eppoi il concetto stesso di organizzazione interna, parzialmente legato a quello di utilizzo, è esemplificato dalla totale rinuncia a dispositivi di selezione meccanica, qui sostituiti, analogamente a quanto già visto nelle macchine danesi, da un’opportuna logica di controllo ed un insieme di relais sigillati e collocati nelle immediate vicinanze degli ingressi - al pari dell’ottimo potenziometro del volume - onde ridurre al minimo il percorso del segnale.
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La «fascia» alta e medio-alta del Teac si connota per l’impostazione asciutta e precisa, brillante ed aperta, ma niente incline all’incedere fluido e zuccheroso. Sulle prime, a circuiti freddi, la caratterizzazione si sublima lasciandoci con la netta impressione d’un eloquio piuttosto impersonale, distaccato, a tratti gelido. Tuttavia col trascorrere dei minuti, e la conseguente, fisiologica stabilizzazione termica, anche i suoni di questo giapponese fanno decisamente innalzare la metaforica colonna di mercurio, stemperando la primitiva durezza dei tratti, assumendo fisionomie e toni nettamente più confidenziali. Raccomandiamo peraltro anche un certo periodo di rodaggio, sia perché buona regola generale, e quindi repetita iuvant, sia perché nel frangente abbiamo registrato un non trascurabile affinamento prestazionale.
Complice lo splendente acuto del «nippodanese» gli archi spiccano il volo verso punti di fuga distanti ed elevatissimi, trascinandosi dietro una rutilante, ricchissima scia di armonici ad alta frequenza che satura l’ambiente e penetra nella pelle dispensando attimi di sincero trasporto. L’A-BXlO riesce a metter in mostra lucide riedizioni delle masse corali dove non facciamo sforzi ad isolare i contributi delle voci soliste, abilmente delineate nei contorni e nelle rispettive peculiarità tonali; così come la rappresentazione del complicato movimento scenico pare delineata con il necessario rigore formale.
La commistione jazz-fusion di Bob Berg in «Cycles» evidenzia vieppiù la sostanza cristallina dei registri superiori, con l’esibizione di un sax solista tirato a lucido e rifinito con mano puntigliosa dal bravo A-BX10. Nella circostanza, la macchina Teac sembra in grado di reggere tranquillamente il confronto nelle frequenti digressioni ad alta frequenza senza incappare in imbarazzanti disgregazioni del soggetto acustico e, ad ogni modo, ribadendo quell’aplomb da consumato «professionista». Dai colpi da brivido alle sferzate del «dark duro» dei Sisters of Mercy in «Vision Thing», l’intermediario elettronico reinterpreta tutto con raziocinio e nervi saldi, nondimeno facendo propri spirito e potenza dell’opera. Il Teac da il massimo anche con «Scratching», campionamenti di qualità, drum-machine, voci come strumenti a scandire il battere dei tempi.
Dietro lo spiazzante «made in Denmark» che compare sul retro dell’ABX10 c’è dunque la giovanissima ma già solida reputazione tecnico-costruttiva del talentuoso Anders Thule e del suo degno entourage. Bene ha fatto la Teac ad accorgersi d’una realtà emergente di tale portata mutuandone, con palesi (reciproci) vantaggi, i criteri realizzativi. Per quanto ci riguarda, prendiamo con soddisfazione atto d’un sodalizio atipico, ma potenzialmente in grado d’esprimere, come del resto ha già fatto con l’A-BX10, frutti notevoli. Segnaliamo, ovviamente, l’oggetto all’attenzione di tutti coloro i quali sono in procinto di scegliere un integrato di qualità. Il prezzo per la finitura color oro era di L. 3.000.000.
Teac AR650: Potenza, Connessioni e Funzionalità per Karaoke
L’amplificatore Teac AR650 è uno dei dispositivi con il miglior rapporto prezzo-prestazioni attualmente disponibili sul mercato. La potenza erogata è di 90w + 90w RMS con diffusori da 8Ω di impedenza, e raggiunge i 120w + 120w RMS con 4Ω. È possibile collegare ogni genere di casse da 4Ω fino a 16Ω. Queste caratteristiche lo rendono l’amplificatore integrato ideale per pilotare grandi e potenti diffusori da pavimento, anche vintage, che possono essere collegati a coppie.
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Sul pannello posteriore sono presenti tutti i tipici collegamenti indispensabili per la gestione di un impianto stereo di tipo classico. Troviamo quindi la connessione PHONO con collegamento di massa GND, per giradischi d’epoca o nuovi che non dispongono di un preamplificatore, oltre agli ingressi per due registratori, CD, Aux, e tuner. Tutti i connettori RCA sono placcati in oro. Sono disponibili le uscite per 4 diffusori in due serie A e B. Da rilevare invece l’assenza di ingressi digitali.
La sezione di pre-amplificazione è a circuiti discreti e consente una eccellente qualità di riproduzione musicale. La parte di amplificazione finale di potenza impiega un circuito differenziale discreto a 3 stadi di input con transistor di tipo FET (Field Effect Transistor). Il design è stato studiato per ottimizzare l’efficienza e minimizzare interferenze o perdite di segnale all’interno dei circuiti.
Particolarmente interessante per gli strumentisti è la presenza sul frontale di un ingresso per microfono esterno con manopola di regolazione del volume. Tramite questo ingresso MIC è possibile la sovrapposizione di voci alla base musicale, ad esempio per karaoke, ma può trovare impiego anche per amplificare microfoni collegati a strumenti.
Specifiche Tecniche Teac AR650
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Potenza RMS (8Ω) | 90W + 90W |
| Potenza RMS (4Ω) | 120W + 120W |
| Impedenza Diffusori | 4Ω - 16Ω |
| Ingressi Audio | PHONO (con GND), 2x Registratori, CD, Aux, Tuner, MIC |
| Uscite Diffusori | 4 (Serie A e B) |
| Connettori RCA | Placcati in oro |
| Sezione Preamplificatore | Circuiti discreti |
| Sezione Finale di Potenza | Circuito differenziale discreto a 3 stadi di input (FET) |
| Funzionalità Aggiuntive | Ingresso Microfono con controllo volume (Karaoke) |
Teac AI-303: L'Amplificatore Integrato Compatto e Versatile
Il Teac AI-303 sarà pure compatto e leggero (poco più di 3 Kg), ma se cercate un amplificatore stereo integrato che fa davvero di tutto e non costa un rene, tenetelo in considerazione quando arriverà dalle nostre parti (per ora si parla solo di un’uscita in Giappone a gennaio 2023 al prezzo equivalente di circa 600 euro).
Come DAC USB (tramite il connettore USB-C sul retro) per il collegamento a PC o a dispositivi mobile, supporta anche file in alta risoluzione in formato DSD a 11,2 MHz, MQA (disponibile tramite la USB-C asincrona e i due ingressi digitali) e PCM fino a 384 kHz/32 bit. Non mancano un’uscita cuffie su connettore bilanciato Pentaconn da 4,4 mm e un ricevitore Bluetooth 4.2 Multipoint con tanto di codec LDAC, LHDC, aptX HD, aptX, AAC e SBC, oltre a due ingressi analogici e uno ottico e coassiale. Sul retro troviamo anche l’uscita per un eventuale subwoofer, mentre spiace non trovare un ingresso phono dedicato (ma su qualcosa si doveva pur risparmiare).
Degne di interesse per gli appassionati dell’ascolto in cuffia sono inoltre Cross-Feed, funzione regolata da un’apposita manopola che serve per ampliare il palcoscenico sonoro (funziona anche con i diffusori), e Coupling Capacitor Less Circuit, architettura che elimina le colorazioni sonore causate dai condensatori di accoppiamento.
Amplificare la Chitarra Acustica: Le Sfide e le Soluzioni Dedicate
Amplificare la chitarra acustica non è cosa semplice: problemi di feedback, posizionamento del microfono, per non parlare di quel dannato suono plasticoso che restituiscono alcuni pick-up piezo elettrici. Nel 2019 vogliamo di più. Molto di più!
Per queste esigenze specifiche, brand leader nell’amplificazione di strumenti acustici come Fishman offrono soluzioni dedicate. Ad esempio, il combo Fishman One-8 Simon M2 è un gioiellino: 4 canali, woofer da 8 pollici + tweeter HT, LED per segnalare i picchi di volume, filtro per la risonanza (100-250 Hz), 4 effetti digitali (2 riverberi, chorus e delay), EQ parametrico a 4 bande e 200 watt di pura potenza. Questo amplificatore è realizzato interamente in America, offre alimentazione a batterie (fino a 8 ore di autonomia) e può essere caricato… in auto!
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