Adidas sul Parquet: La Storia di un'Icona tra Sport e Cultura

Tutti conoscono Adidas e una buona parte si sono informati sulla storia consultando diverse fonti. Questo approfondimento sul brand Adidas cerca di mettere insieme tutti i pezzi di storia del marchio con le 3-strisce, ripercorrendo il suo percorso dalle origini sportive all'affermazione come icona culturale, con un focus particolare sul suo impatto nel mondo del basket.

Le Origini e la Nascita di un Impero

Partiamo dalle origini. Adidas ha una data di pre-nascita che bisogna sapere perché senza questa data adesso non avremmo Adidas (e anche Puma). Nel 1924 Adolf insieme a suo fratello Rudolf fonda, ad Herzogenaurach (in Germania), la Gebrüder Dassler Schuhfabrik (fabbrica di scarpe dei fratelli Dassler) e insieme cominciano a realizzare le prime scarpe sportive; per essere specifici, realizzano tutto il meglio per gli atleti. Tutto sembra andare alla grande tra i due fratelli che lavorano in due ambiti dell’azienda: Adolf nella produzione e Rudolf nell’area commerciale/amministrativa. La fabbrica cresce sempre di più e offre tanti posti di lavoro agli abitanti della cittadina tedesca.

Con l’arrivo del fascismo e della seconda guerra mondiale il rapporto tra i due fratelli subisce delle elevate complicanze a causa delle diverse visioni e soprattutto per l’endorsement di Adolf verso l’atleta afroamericano Jesse Owens - non voluto da Rudolf, forte sostenitore del partito di Hitler (entrambi erano membri del partito). I due fratelli si separano e Adolf fonda Adidas - che nasce dalla crasi del suo nickname ADI e le prime tre lettere del cognome DASsler. Rudi era convinto che senza di lui la Gebrüder Dassler sarebbe affondata: salire a bordo di una fabbrica tutta sua avrebbe accelerato quella fine. Arrivati alla resa dei conti i fratelli si spartirono il patrimonio e le risorse umane. I dipendenti furono lasciati liberi di scegliere: con Rudi andò chi lavorava all’ufficio vendite, alla Gebrüder Dassler restò chi lavorava nel reparto produttivo. Al registro delle imprese di Herzogenaurach, Adolf ne depositò uno che era già il nome di un’azienda di scarpe per bambini.

Come ogni grande azienda, la storia del suo logo è circondata da tante leggende. Adi, una volta creata Adidas, voleva trovare un modo visivo per distinguersi dalla sua precedente attività con Rudi. I fratelli Dassler avevano infatti due strisce e Adi decise di aggiungerne una in più - che rappresentava la sua superiorità rispetto al fratello - ma non è così che finisce la storia. In Svezia c’è un’altra azienda di calzature sportive, Karhu, che detiene il brevetto delle 3-strisce e così Adi decide di andare a trattare personalmente l’acquisto del brevetto. Missione riuscita dopo $1800 dollari (attuali) e due bottiglie di whisky. Servivano a rinforzare i lati delle scarpe, ma nessuno le vedeva perché si confondevano con la tomaia. La versione a due strisce era legata alla Gebrüder Dassler, ma ora l’azienda si chiamava Adidas. Quattro erano troppe per lo spazio a disposizione, tre sarebbero entrate nell’immaginario collettivo dei consumatori di tutto il mondo. Se fossero state di colore diverso dalla tomaia, pensò Adi, le persone avrebbero potuto riconoscerle e soprattutto distinguerle dalla concorrenza. Da indispensabile supporto tecnico diventarono il più iconico strumento di marketing nella storia dell’abbigliamento sportivo.

L'Innovazione Tecnica al Servizio degli Atleti

Nel suo percorso Adidas ha ottenuto grandi successi nel mondo sportivo, soprattutto nel calcio, diventando sponsor istituzionale dei mondiali, degli europei e delle coppe europee. Per quelli come lui il problema era stare in piedi su campi spesso scivolosi e inzuppati. Con i tacchetti regolabili inventati da Adi Dassler avrebbero potuto fare qualunque giocata con qualsiasi condizione del terreno. Era uno dei 700 brevetti che Adidas depositò in 50 anni di ricerca delle soluzioni. Il nuovo rivenditore autorizzato Adidas per l’Australia non avrebbe mai immaginato che cosa portasse nel proprio bagaglio Horst Dassler. Adi e Käthe spedirono laggiù il figlio ventenne per distribuire gratis le scarpe alle Olimpiadi di Melbourne del 1956. In quanto dilettanti, gli atleti non potevano ricevere denaro per le loro prestazioni, né essere riconoscibili nelle pubblicità. Il rigido principio etico delle Olimpiadi si sarebbe rivelato negli anni un tallone d’Achille e proprio lì si sarebbero insinuate tutte le frecce che i brand avevano al proprio arco.

Leggi anche: Manutenzione parquet cerato

Da questo momento è guerra aperta tra i due fratelli e marchi (Rudolf fonda Puma) che cercano di accaparrarsi i migliori talenti e le migliori squadre locali e mondiali. Adidas ottiene subito un deal con la nazionale tedesca di calcio vincendo una battaglia sulla qualità contro Puma. Il brand di Adolf sembra aver avuto il sopravvento e da buon leader di mercato si gode questa posizione fino al 1971 quando un giovane Phil Knight fonda Nike, il più grande incubo di Adidas. Nel 1970 Monaco ospita i giochi olimpici e Adidas lancia un nuovo logo, un trifoglio con le 3-strisce. Il logo era nato con l’obiettivo di rappresentare l’attività sportiva (o performance), ma sappiamo bene che questo ha trovato spazio nel tempo libero.

Adidas e il Basket: La Rivoluzione sul Parquet

L'attenzione di Adidas si estese rapidamente a nuovi sport, e il basket non fece eccezione. Movimenti bruschi, poca aderenza, scivolate a ripetizione. Con le Converse di tela i giocatori di basket erano sempre infortunati. Le All Star dominavano l’Nba, ma continuavano a saltare i legamenti di ginocchia e caviglie: le Superstar le avrebbero estromesse dal mercato. La Superstar, con la sua tomaia in pelle e il distintivo puntale a conchiglia, divenne presto un punto di riferimento. Tomaia in pelle, scanalatura a spina di pesce sotto la suola e sulle punte un supporto a forma di conchiglia.

Il Campus debuted in 1970 under the name "The Tournament," a basketball shoe aimed at competing with the Puma Suede. It shares many elements with the Superstar, including its iconic design and the presence of the three stripes on the sides, but it has its own identity thanks to a suede upper and a more robust sole. Ma il duello più impegnativo Adidas l’avrebbe affrontato in quel 1971 con l’ingaggio della stella del basket americano. Nella testa di tutti c’erano due metri e diciotto centimetri di statura che arrivavano a tre quando con il suo gancio alzava il braccio verso il cielo per dare i due punti ai Los Angeles Lakers. Per assicurarsi l’esclusiva della sua immagine, i Dassler si convinsero a versare ogni anno 25 mila dollari nel conto corrente di Kareem Abdul-Jabbar.

The Story of ADIDAS Basketball Shoes | Sneakers Documentary

Dal Campo alla Strada: L'Impatto Culturale

Gli anni ’80 sono gli anni del basket e dell’hip-hop e proprio Adidas è la prima azienda al mondo a creare un endorsement deal tra un non atleta ed un marchio sportivo - stiamo parlando dei Run DMC, che celebrano l’amore per Adidas e per la Superstar con la canzone “My Adidas”. Although its original design is rooted in sport, the Campus became a true urban legend thanks to its adoption by the hip-hop community. The album "Check Your Head" by the Beastie Boys in 1992 was a decisive turning point with the appearance of the sneaker in one of the group's videos and on the album cover. Skateboarders also adopted the Campus in the 80s. Its durability, comfort, and excellent grip made it an obvious choice for tricks. Adidas even launched a special "Skateboarding" version, the Campus Vulc, equipped with a less bulky sole and ankle padding, perfect for the comfort and performance of skateboarders.

La Riscoperta della Campus: Tra Tradizione e Sostenibilità

The Campus 80s has always been the outsider in the adidas range, often overshadowed by giants like the Sambas, Gazelles, or Stan Smiths. But this marginalization created a niche effect, making the Campus an underground choice for those truly in the know. This year, the big comeback of the Campus 00s introduces some remarkable adjustments. The trendiest version, the Adidas Campus 00s Grey White, offers a new take on the model. With premium materials like nubuck and an off-white rubber sole, this pair shines with subtle elegance and versatility. Adidas has understood the importance of authenticity and responsibility. The new Campus are made with sustainable materials from recycled products, without compromising style or design integrity. Adidas has achieved a feat with this relaunch. The 2023 Campus 00s is proof that you can revisit your history while remaining relevant. It demonstrates that a shoe can transcend its era and original use to become a legend in itself.

Leggi anche: Abbinare parquet e mobili bianchi: idee e consigli

Adidas Oggi: Tra Innovazione e Dominio del Mercato

Gli anni 90 sono un periodo complicato per Adidas che affronta un momento molto buio, ma lancia anche una linea e un nuovo logo. Nasce la linea Equipment (EQT) che si caratterizza per il logo “triangolare” (il triangolo formato dalle 3-strisce): un ritorno alla semplicità e all’essenzialità in tutti i sensi. Nel 1995 Adidas si quota sul mercato e diventa la seconda azienda di calzature e abbigliamento sportivo più grande al mondo, operante in più di 200 paesi.

Gli anni 2000 portano Adidas a esplorare nuovi mondi, soprattutto quello della moda. Nascono le collaborazioni con Yohji Yamamoto (2002) e Stella McCartney (2004) e quella più famosa con Kanye West (2015). In mezzo c’è tanta voglia di emergere in più settori dello sportswear ed è così che, Adidas, nel 2006 acquista Reebok, per circa $3.8 miliardi. L’acquisto viene presentato con le seguenti parole: “Con Reebok, il gruppo Adidas-Salomon acquista un brand che arricchisce e potenzia il nostro portfolio. Insieme saremo più veloci, più creativi e più abili nel soddisfare le richieste dei consumatori.“

Adidas, oltre a esplorare e dominare il settore tempo libero e moda, vuole anche innovare il suo settore di partenza, quello dello sport. L’innovazione, che ha caratterizzato la sua crescita iniziale, torna nel suo core ed è così che nascono le Ultraboost e le prime scarpe mai realizzate con stampante 3D - le FutureCraft 4D - lanciate per il momento nel mondo dello sport style, ma con l’obiettivo di cambiare il mondo dello sport. Il brand è al momento sponsor tecnico dei più grandi club di calcio al mondo: Real Madrid, Manchester United, Arsenal (preso da Puma), Juventus, Bayern Monaco e di tanti talenti nel mondo del calcio (Leo Messi su tutti). Oggi Adidas è un marchio quotato in borsa, con circa 60.000 dipendenti in tutto il mondo e con un fatturato di €21,915 miliardi.

Leggi anche: Armonia di Design: Cubo di Vetro

tags: #adidas #sul #parquet