Il recupero e la conservazione dei dipinti murali sono stati, nel corso dei secoli, oggetto di studio e di tecniche in continua evoluzione. Dalle metodologie più antiche e invasive fino a quelle più raffinate e meno distruttive, la storia del distacco degli affreschi è un viaggio affascinante che incrocia arte, scienza e, talvolta, vicende controverse. Uno degli episodi più emblematici che illustra l'impiego di queste tecniche si verificò nei primi anni del XX secolo.
Nell'estate del 1919 un antiquario e mercante d'arte americano si presentò nella chiesa di Santa Maria in Mur, una piccola località ai piedi dei Pirenei catalani, accompagnato da tre misteriosi italiani e, per 7.500 pesetas - pagate in contanti - acquistò dal parroco i dipinti murali che decoravano l'abside della chiesa. Ignacio Pollack, questo era il nome dell'enigmatico personaggio, ordinò quindi ai tre operai di staccare gli affreschi che decoravano le pareti della chiesa dal XII secolo. Con grande stupore di tutti, gli operai transalpini separarono, senza quasi danneggiarlo, un murale alto sei metri e largo tre che era rimasto attaccato al muro per ottocento anni. Poi arrotolarono il dipinto e lo portarono via. Per eseguire questo lavoro impeccabile utilizzarono un metodo che sembrava magico, lo strappo. Questa tecnica, nata in Italia nel XIX secolo, permetteva di staccare i dipinti medievali dalle pareti degli edifici e trasferirli su una tela per trasportarli e «incollarli» su un nuovo supporto.
Le Tecniche di Distacco Murale: Una Panoramica Storica
Fin dall'antichità, il distacco dei dipinti murali era un'operazione delicata. Già nell’antica Roma furono messe a punto tecniche per ampliare il bottino di guerra e portare le splendide decorazioni greche nelle case della caput mundi. Vitruvio e Plinio ci raccontano del cosiddetto stacco a massello, una tecnica brutale che prevedeva la rimozione delle opere insieme a tutto l’intonaco e a parte del muro che le ospitava.
Il metodo più antico, detto "a massello", prevede il taglio del muro e la conseguente asportazione, assieme alla pellicola pittorica, dell'intonaco di preparazione e di buona parte della muratura. Questo tipo di intervento comportava il distacco in blocco, che includeva una porzione consistente della muratura sottostante la pittura. Tornato in voga nel Rinascimento, anche Vasari ne dà testimonianza. Il massello raggiunse il suo apice tecnologico nei decenni centrali del XVIII secolo, permettendo il distacco e il trasporto anche di pitture di notevoli dimensioni. Sono documentati stacchi a massello anche di 2,5 x 3 m.
Storia e tecnica del restauro Lez 01 Caratteristiche e finalità del corso, esempi di interventi
Nel corso del Settecento furono messe a punto nuove tecniche per il recupero e la conservazione delle opere antiche, tra cui il metodo del distacco per le pitture murali. Il distacco consiste nella separazione della pellicola pittorica dal suo supporto naturale, generalmente pietre o mattoni, e si distingue in base alla tecnica di asportazione usata. Lo "stacco" implica, invece, l'asportazione, insieme al colore, del solo intonaco di preparazione, l'arriccio. Infine lo "strappo", senza dubbio la tecnica meno invasiva, agisce esclusivamente sul velo d'intonaco dove sono assorbiti i colori, senza toccare l'arriccio.
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Lo strappo ha le sue origini a metà del XIX secolo a Bergamo, quando il conte Giovanni Secco Suardo, collezionista e amante del restauro, fece i primi esperimenti nel laboratorio della sua casa di campagna, staccando un frammento di un affresco della sua collezione. L'aristocratico perfezionò la sua tecnica e, in collaborazione con il falegname Antonio Zanchi, sviluppò il suo lavoro a Firenze, dove staccò e ricollocò in situ la lunetta di San Benedetto penitente ed estasiato di Agnolo Bronzino, davanti alla perplessità dei restauratori locali.
Zanchi tornò a Bergamo e nel 1869 iniziò il ciclo Storie di Ulisse, realizzato da Giovan Battista Castello per una villa in rovina a Gorlago, che fu ricollocato in una sala del Palazzo della Prefettura. Negli stessi anni, a Roma, Pietro Palmaroli mette a punto la tecnica dello stacco che consentiva di trasportare su tela solo il colore e un sottile strato di intonaco. La prassi dello strappo prese piede soprattutto in Emilia Romagna, Lombardia e in Veneto.
Il crescente interesse per il collezionismo e le opere d'arte che fino ad allora erano passate inosservate fece crescere l'interesse per una tecnica che permetteva di rendere trasportabili affreschi fino ad allora inamovibili. Zanchi aprì un laboratorio specializzato in questa tecnica rivoluzionaria. Uno dei suoi apprendisti era Giuseppe Steffanoni, che sarebbe diventato il suo principale assistente. Suo figlio, Franco Steffanoni, era il capo degli operai che, nel 1919, avrebbero staccato i dipinti di Santa Maria de Mur davanti allo stupore dei parrocchiani.
Dopo questo lavoro, Steffanoni, diventato un virtuoso dello strappo, trascorse gli anni successivi viaggiando per la Catalogna, ingaggiato dalla Junta de Museos per staccare i preziosi dipinti romanici dalle chiese della Valle di Boí prima che subissero la stessa sorte degli affreschi di Mur.
Confronto tra le Tecniche di Distacco
| Tecnica | Descrizione Principale | Strati Asportati | Periodo di Utilizzo Predominante |
|---|---|---|---|
| Stacco a massello | Prevede il taglio del muro e l'asportazione del blocco con l'opera. | Pellicola pittorica, intonaco di preparazione e buona parte della muratura. | Antichità (Roma), Rinascimento, XVIII secolo. |
| Stacco | Asportazione della pellicola pittorica insieme al solo intonaco di preparazione. | Pellicola pittorica e intonaco di preparazione (arriccio). | Settecento, perfezionato da Pietro Palmaroli nel XIX secolo. |
| Strappo | Agisce esclusivamente sul velo d'intonaco dove sono assorbiti i colori, senza toccare l'arriccio. | Sola pellicola pittorica e lo strato più superficiale dell'intonachino. | XIX secolo (Bergamo), diffuso in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto. |
Lo Strappo: La Tecnica Meno Invasiva
Che cos’è lo strappo? È una delle possibili tecniche per rimuovere un affresco dalla sua collocazione originaria. In quest'ultimo metodo, sulla superficie dipinta si applica, a scopo protettivo, un intelaggio composto da tele di cotone e colla animale, sul quale poi si incolla una tela più robusta di dimensioni maggiori rispetto al dipinto.
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Fasi Dettagliate dello Strappo
- Pulizia e Protezione Preliminare: Era necessario prima pulire la pittura e applicare una vernice isolante che la fissasse e la proteggesse.
- Trattamento con Carta Giapponese: Trattamento con un doppio strato di carta giapponese di protezione, fissata con bicarbonato di ammonio al 15 % steso a pennello.
- Applicazione di Tele Protettive: Sulla superficie dell’affresco vengono applicate, mediante colla reversibile, tele sottili ma resistenti. Successivamente venivano posizionati sopra di essa dei teli di cotone che aderivano alla pittura con una colla organica, come la colla di coniglio, solubile in acqua calda (fondamentale per una futura reinstallazione). In questa fase era molto importante un'applicazione uniforme (senza lasciare spazi tra i teli e la pittura) che si adattasse alle irregolarità del muro. A volte venivano applicati diversi strati di teli per rinforzare le zone più delicate. Essiccata completamente la colla, si ottiene una coesione tra le tele e il colore maggiore di quella tra lo stesso colore e il supporto originario.
- Incisione e Distacco Meccanico: Sulla parete si esegue un'incisione profonda lungo i margini della pittura. Una volta asciugata la colla, il tessuto si restringeva e iniziava a staccarsi dalla parete insieme alla pittura a cui era incollato. A questo punto si procedeva allo strappo tirando da un lato del tessuto e trascinando lo strato di pittura mentre si arrotolava su se stesso. Questa operazione veniva completata con metodi molto rudimentali, scalpelli o martelli. Si batte ripetutamente il dipinto per distaccarlo dal muro adoperando un mazzuolo in gomma, proseguendo poi, con l'ausilio di un ferro da stacco - una sorta di punteruolo - a strappare, partendo dal basso, la pellicola pittorica e l'intonachino attaccati all'intelaggio di cotone e colla. Su di esse resta attaccato un sottile strato dell’intonaco dipinto. Può accadere - e a Zianigo in alcuni casi è successo - che di esso rimanga sul muro traccia evidente (si tratta del cosiddetto “secondo strappo”).
- Impermeabilizzazione dello Strato Strappato: Lo strato di intonaco strappato viene reso impermeabile.
- Ricostruzione del Supporto Posteriore: Il retro dell'affresco viene assottigliato per rimuovere le eccedenze di calce e ricostituito con un intelaggio definitivo: si incollano due sottili tele di cotone, dette "velatini" e una tela più robusta con uno strato di colla. Si passano poi due strati di malta, la prima più granulosa e la seconda più liscia e compatta. Le malte costituiranno il primo strato vero e proprio del nuovo supporto. I velatini e la tela serviranno solo ad agevolare un futuro nuovo distacco: per questo motivo prendono il nome di "strato di sacrificio".
- Stabilizzazione con Tele di Canapa: Applicazione di tele di canapa con caseato di calcio elasticizzato per stabilizzare definitivamente la struttura del nuovo supporto.
- Adesione a Nuovo Supporto Rigido: Una volta asciutta la malta si stende uno strato di adesivo e si fa aderire l'affresco ad un supporto rigido in materiale sintetico, con il quale si possono ricostruire le architetture che lo ospitavano. Asciugatura dell’affresco su nuovo supporto in alluminio anodizzato. Applicazione sul retro dell’affresco di un foglio di frigolit di 2 mm di spessore.
- Rimozione delle Tele Protettive Anteriori: Dopo il completo essiccamento del retrointelaggio definitivo, con l'ausilio di un vaporizzatore ad acqua calda e alcool etilico decolorato, si rimuovono le tele utilizzate per proteggere la pittura durante la fase dello strappo. A tele asciutte, eliminazione di quelle poste all’inizio a protezione della superficie dipinta, mediante successive applicazioni di acqua fredda e calda. L’operazione è ripetuta per evitare che rimangano residui di colla sulla superficie dipinta.
- Restauro Pittorico Finale: Restauro pittorico dell’opera.
La Reinstallazione: Una Gigantesca Calcomania
Una volta staccato dalla sua sede originaria, l'affresco veniva trasferito nella sua sede definitiva, per essere reinstallato su un nuovo supporto, come uno degli adesivi della nostra infanzia. A tal fine si utilizzava il mastice, una colla a base di calce, formaggio e latte bollito che veniva spalmata sul retro per incollarla su tele di cotone. Successivamente, si versava acqua calda per staccare la pittura protetta dalla vernice dai tessuti sul recto. Il mastice - che non è solubile - faceva in modo che il verso rimanesse fissato al suo nuovo supporto tessile, che poteva essere reinstallato su telai che riproducevano gli absidi originali, realizzati in legno, tessuto e gesso.
Contesto Storico, Etico e Conservativo
L'introduzione dello strappo contribuì ad accelerare il saccheggio dell'arte medievale della penisola iberica durante i primi decenni del XX secolo: come gli affreschi di San Baudelio de Casillas de Berlanga (Soria), ora al Museo Metropolitano di New York, gli affreschi di Santa Maria de Mur furono venduti al Museo delle Belle Arti di Boston, dove sono ancora esposti.
Tecnica controversa, lo strappo di un affresco pone tuttavia dei problemi etici e di coerenza filologica che solo in parte possono essere giustificati come interventi di natura conservativa. In quel periodo incombeva ancora il ricordo dei disastri della Guerra e la preoccupazione che potessero reiterarsi danni irreparabili come quelli subiti dai cicli pittorici di Mantegna a Padova, Tiepolo a Vicenza, Buffalmacco e Benozzo Gozzoli a Pisa. A ciò si aggiunse la necessità di attuare precauzioni per salvare i grandi capolavori in caso di calamità naturali, esigenza particolarmente sentita dopo l’alluvione di Firenze del 1966.
Prese quindi avvio la cosiddetta stagione degli stacchi e della caccia alle sinopie, i disegni preparatori che i maestri tre-quattrocenteschi avevano lasciato a modo di traccia sotto gli intonaci. Vennero in questi anni traslati capolavori come la Maddalena piangente di Ercole de Roberti, oggi conservata nella Pinacoteca Nazionale di Bologna, il gruppo di angioletti di Melozzo da Forlì appartenente ai Musei Vaticani e La Madonna della Mani ritratta dal Pinturicchio: tutte opere ora presenti in mostra a Ravenna.
I restauratori specializzati nel distacco degli affreschi dai muri vengono chiamati in gergo estrattisti. Dal ferrarese Antonio Contri, agli imolesi Giacomo e Pellegrino Succi, fino a Ottorino Nonfarmale, il MAR dedica un’ampia retrospettiva alla storia di una tecnica conservativa tutta italiana, visitabile fino al prossimo 15 giugno, L’incanto dell’affresco.
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