Analisi delle dinamiche globali: tra sfide e opportunità

Viviamo in una società globale e complessa, tumultuosa, gonfia di effimero e di contrasti di ogni tipo. Purtroppo oggi dobbiamo condividere le nostre esperienze con un’altra guerra. Le crisi sono ormai globali, come gli altri conflitti, le disuguaglianze sociali e gli inquinamenti ambientali.

La salute, l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi sono finalmente protetti dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Sulla Gazzetta Ufficiale n. 44 del 22 febbraio 2022 è stata pubblicata la Legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, recante “Modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione in materia di tutela dell’ambiente”.

L’art. 9 aggiornato recita: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.».

L’art. 41 aggiornato recita: «L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con la utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

Ma se il genere umano è la forma biologica più evoluta, perché l’individualismo è permanente, la solidarietà è faticosa, l’aggressività è frequente? Mi auguro non sia una questione genetica, ma che dipenda dalla cultura.

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Flavio Natale ha segnalato su Futura Network uno straordinario studio pubblicato dalla Cambridge University Press sull’intelligenza planetaria. Ne nascono domande ficcanti. In sintesi: litosfera, idrosfera e atmosfera sono ambienti casuali o partecipano alla vita della terra come gli altri biomi e organismi viventi?

Se l’evoluzione ha privilegiato una specie intelligente come quella umana, è possibile un’intelligenza su scala planetaria? Ovvero è possibile un comportamento cooperativo su scala globale nella civiltà terrestre? Certamente l’intelligenza non è una proprietà di individui isolati, ma di collettivi inseriti in una società tecnologica complessa, come la capacità di intesa dei microbi all’interno di un corpo. La vita è una proprietà emergente dai sistemi bio-geo-fisico-chimici dai quali è costruita. Lo sviluppo è l’apparente orientamento all’obiettivo di molti processi viventi. Chissà se emergerà un’intelligenza planetaria?

Oggettivamente le fake news e le interpretazioni ingannevoli veleggiano ovunque numerose, ma abbiamo imparato a difenderci consultando tante fonti.

L'era digitale: numeri e abitudini

We Are Social con Hootsuite ha pubblicato il voluminoso Report annuale sui servizi di comunicazione che riassume la situazione dei media nel mondo (300 slides) e in alcuni Paesi, tra cui l’Italia (115 slides). Il Report è ricco di dettagli, da commentare. In sintesi ecco i numeri del mondo:

  • 7,91 miliardi di abitanti
  • 8,28 miliardi di devices con connessione mobile
  • 4,95 miliardi di utilizzatori di internet
  • 4,62 miliardi di utenti attivi sui social media

Per l’Italia:

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  • 60,32 milioni di abitanti
  • 78,22 milioni di devices con connessione mobile
  • 50,85 milioni di utilizzatori di internet
  • 43,20 milioni di utenti attivi sui social media

Stiamo connessi a internet in media per 6 ore e 9 minuti al giorno, 3 ore e 12 minuti di televisione, 1 ora 9 minuti di radio, 1 ora e 47 minuti sui social, 1 ora e 22 minuti sulle notizie (stampa e web). Se qualche crisi energetica ci staccasse la spina, saremmo nei guai.

Gli esperti di marketing hanno etichettato i nati grossomodo tra il 1996 e il 2010 come “Generazione Z”. In quanto nativi digitali essi hanno comportamenti, consumi e gusti diversi dalle precedenti generazioni. Ma non è solo uno stile di vita: l’educazione digitale ha modificato anche i valori e gli ideali.

Gli studi sociologici non sanno ancora essere precisi, tuttavia qualche generalizzazione si può fare. Lo smart phone è il device magico, perché la comunicazione è il motivo conduttore principale della vita. La privacy non è importante, si condividono tutti i sentimenti e le foto intime. Le parole scritte vengono contratte o emoticizzate. Sesso sì, ma aperto. L’istruzione è noiosa, meglio l’esperienza. L’attenzione non dura più di 8 secondi (!). Televisione classica e giornali sono disusati. La storia e la politica sono sconosciute, ma c’è sensibilità al green. La tecnologia piace, come il divertimento. La velocità è d’obbligo. Impazienti e impulsivi. Meglio il lavoro da remoto che le fatiche d’ufficio. Ovviamente questa generazione ha subito gli stress di una pandemia sanitaria imprevedibile e delle crisi del mercato del lavoro; sono fattori che si sono presentati in modo diverso da città a campagna, da centro a periferia, da censo ricco o povero, da ceti colti o no. Perciò il ventaglio dei comportamenti risultanti è largo, versatile e contradditorio.

Nel 2021 i nuclei beneficiari di almeno una mensilità di Reddito di Cittadinanza o Pensione di Cittadinanza sono stati quasi 1,8 milioni per un totale di poco meno di 4 milioni di persone coinvolte (erano 2,7 milioni nel 2019 e 3,7 milioni nel 2020). I nuclei con minori sono 445 mila e rappresentano il 33% dei nuclei beneficiari coprendo il 55% delle persone interessate. I nuclei con disabili sono 235 mila e rappresentano il 17% dei nuclei beneficiari.

Da social NETWORK a social MEDIA: internet e i turisti PASSIVI della REALTÀ (con Francesco Marino)

L’importo medio mensile erogato è stato crescente nel tempo; complessivamente è passato da 492 euro nell’anno 2019 a 546 euro erogati nell’anno 2021. Nel 2021 è stato revocato il beneficio a quasi 110.000 nuclei, prevalentemente per l’accertamento della mancanza del requisito di residenza/cittadinanza. Nel 2021 sono anche decaduti dal diritto 314.000 nuclei, prevalentemente per variazione dell’ISEE, che ha superato la soglia prevista oppure per modifica della composizione del nucleo familiare.

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Lo sviluppo equilibrato e sostenibile di tutto il pianeta sembra missione impossibile. La storia del mondo resta articolata in blocchi politici contrapposti e a sua volta frammentata in ideologie nazionaliste, ostacolo molto difficile da superare per chi governa. Le disuguaglianze delle risorse primarie (energia, alimentazione, istruzione, economia) scatenano sempre guerre di popolo.

Eppure bisogna evitare il disfattismo e trovare argomenti di crescita nella solidarietà e dell’innovazione tecnologica. Dovremmo chiamare ‘nostro’ quello che chiamavamo ‘mio’. Dovremmo risolvere intelligentemente i problemi con metodi e tempi digitali.

Secondo libri recenti la magistratura è un sistema di potere, con correnti e personaggi in battaglia fra loro, a tutto scapito di una giustizia uguale per tutti, ma difatto molto manovrabile, secondo convenienza. In questo c’è la conferma di appartenere ad una democrazia fragile, resa ancor più fragile e instabile da quelle istituzioni che dovrebbero garantire etica e giustizia super partes. C’è da vergognarsi di dover stare a guardare. I partiti li propongono al popolo come loro paladini, poi loro cambiano idee. E’ legittimo, ma è un’altra denuncia sull’inaffidabilità delle istituzioni.

Il Ministero per lo Sviluppo Economico ha pubblicato a fine gennaio scorso le graduatorie provvisorie dei contributi spettanti per l’anno 2021 in favore delle emittenti Radiofoniche e Televisive locali in Italia. La disponibilità delle risorse da parte del Ministero per le televisioni a carattere comunitario è stata di 5,1 milioni di euro; sono state ammesse al contributo 322 emittenti, secondo i criteri di sostegno all’occupazione, innovazione tecnologica, qualità programmi e dati di ascolto.

Così lo scrittore non può che destreggiarsi tra la propria genialità, la richiesta del mercato e le turbolenze del mondo. Che almeno abbia coscienza che i punti di vista sono molteplici, che la verità non ha una sola strada, che i comportamenti umani hanno percorsi tortuosi.

La verità sta nei fatti. Le intenzioni non palesate e le storie ‘dietro le quinte’ non sono fatti, sono perlopiù fake news e depistaggi. Purtroppo le indagini e i giudizi fanno uso più delle interpretazioni che dei fatti oggettivi.

I media (mass e social), sempre più coinvolti nei processi come spettacolo mediatico, ricamano e infiorano spesso facendo leva su emozioni e opinioni soggettive, attenuanti o aggravanti messe in bocca a star incompetenti.

Il popolo italiano è stato alla ribalta di un Paese di santi e navigatori, poi sono stati tutti allenatori di calcio, adesso siamo diventati giudici di cronaca nera, di cronaca rosa e delle competizioni canore come il Festival di Sanremo.

Area Studi Mediobanca ha pubblicato la scorsa settimana un interessante Rapporto finanziario ‘Media&Entertainement’ sui grandi gruppi mediatici nel mondo. I dati raccolti si riferiscono al 2018-2020, con qualche aggiornamento 2021; quindi sono soggetti a novità a causa della pandemia e dei nuovi intrecci operativi tra big. L’analisi si occupa dei 21 Gruppi internazionali a controllo privato con un fatturato 2020 superiore a 1 miliardo di euro.

Media e intrattenimento comprendono tra i ricavi: abbonamenti PayTv e Vod, TLC networks, pubblicità, produzione e distribuzione di contenuti e anche parchi tematici.

La classifica per fatturato vede in testa Comcast con 84,4 miliardi di euro, poi Disney (53,3), WarnerBrosDiscovery (33), ViacomCbs (20,6), Netflix (20,4), Fox (10). In Italia, nel 2021, primeggiano Sky-Comcast (2,8 miliardi di euro), Rai (2,4), Mediaset (1,8).

La Rai è sempre l’emittente più seguita dagli italiani nel 2021, raggiungendo il 36% delle quote di ascolto nel giorno medio. Seguono Mediaset (31,9%), Discovery (7,4%), Sky (6,2%), La7 (3,7%) e ViacomCBS (1,9%).

Secondo il Digital Market Outlook di Statista, il fatturato mondiale della pubblicità digitale è stimato in 465,5 miliardi di dollari nel 2021 e dovrebbe crescere fino a raggiungere 683,1 miliardi di dollari nel 2026.

La pubblicità digitale utilizza Internet per fornire messaggi: pagine dei risultati dei motori di ricerca (‘search advertising’), pubblicità nelle reti di social media sotto forma di post sponsorizzati, banner pubblicitari di vario formato, pubblicità all’interno di video e annunci digitali a pagamento (‘classifieds’).

Per via di una continua innovazione tecnologica e dell’evoluzione delle abitudini dei consumatori, gli inserzionisti hanno dovuto adeguarsi a posizioni, formati, condizioni commerciali e legali, nonché all’utilizzo di devices diversi (computer, tablet, phone). Gli Stati Uniti sono stati il mercato più grande nel 2021 con 190,4 miliardi di dollari e rappresentano oltre un terzo della spesa mondiale per la pubblicità digitale; la Cina e l’Europa hanno quote rispettivamente del 22,5% e del 18,9%.

Tenendo conto dei tassi di crescita, la Cina guida la corsa con un tasso annuale di crescita dell’8,6% entro il 2026, seguita dagli Stati Uniti con l’8,2% e dal mercato europeo con il 6,8%.

I mass media si sono sfiatati allo spettacolo delle previsioni, dei gossip, delle finte, delle provocazioni e degli inciuci in un Parlamento confuso, caotico, inabile. Il peggio non sono state le schede bianche di quei subordinati che aspettavano dove tirasse il vento per stare dalla parte vincente, ma le schede di quelli che scrivevano insulti o indicavano nomi inutili. Nascosti dietro l’anonimato, costoro non meritano nessuna stima. Esercitare la democrazia è difficile, ma non può essere vergognoso.

Mentre le crisi politiche divampano, la tecnologia avanza sommersa. Sotto gli oceani i cavi sono di due tipi: in fibra ottica per trasmettere dati e in rame per l’energia elettrica.

Il Sole non sorge e non tramonta. E’ la Terra che gira, alla velocità di 1670 km/ora, all’equatore. Ma il movimento non è tutto lì. La Terra rotola intorno al Sole a 106.000 km/ora. Tutto il Sistema solare si muove a 720.000 km/ora nel Braccio di Orione della Via Lattea, la quale si sposta nel cosmo a 2 milioni di km/ora verso la Nebulosa di Andromeda. Moto incessante dappertutto, sempre che ore e chilometri non siano distorti da forze sconosciute.

Attraverso i media, le biblioteche e le piattaforme digitali hai a disposizione una quantità enorme di informazioni e di strumenti di studio e di lavoro. I motori digitali sono più veloci di un’astronave spaziale. Attento alle bufale, alle news mezze vere o incomplete perché potrebbero mal rappresentare la realtà. Fatti aiutare dalle Intelligenze Artificiali, ma controlla quello che dicono perché, raccogliendo miliardi di dati, potrebbero cogliere statistiche di impressioni, non di fatti provati. Usale come calcolatori, non come fonti di giudizio.

Un ultimo consiglio: tutto si muove, ma a velocità diverse; prendi il tempo giusto, seleziona le opportunità, scegli le priorità e tieni sempre d’occhio il panorama generale. La storia e le innovazioni tecnologiche ci possono aiutare ad evitare rischi e a far crescere positivamente e sostenibilmente la nostra civiltà.

Sul palcoscenico convivono impegno e disimpegno, esaltazioni e frustrazioni, universalismo e sovranismo, povertà e ricchezza, cultura e ignoranza. I media e i social, affamati di notizie eccitanti e consumistiche non smettono di aprire percorsi di critica, di confronto, di competitività. Più raramente di formazione civica. Leader d’opinione, vip e influencers creano identità di riferimento non sempre positive per la comunità.

Dopo la scuola le verifiche scolastiche non sono mai finite. Colpiti da infantilismo regressivo o da semplicità narrativa, anche i media tradizionali si buttano a sfornare pagelle di merito dei personaggi, anziché spiegare i contenuti valoriali degli eventi. Così è: ci sono pagelle per le esibizioni di canto o di ballo, l’abito di chi passeggia sui red carpet vip, o gioca al calcio ogni settimana, o partecipa a una sfida tra ristoranti. Superstime, assist o ripicche. Un gioco di schermaglie soggettive.

Allora: diamo per scontato che l’appeal di una pagella sia più forte di una descrizione più accurata e che il marketing editoriale lo suggerisca per avere più lettori. Il numero è un aggettivo semplice e superficiale, un po’ magnetico. La conseguenza è che i lettori leggono le pagelle e plaudono o contestano, perché basta un numero per animare simpatie o antipatie. Mentre del contenuto di un evento non gliene importa più di tanto.

Allora: la cronaca ci racconta che ci sono genitori che vanno a protestare (o picchiare) gli insegnanti che danno brutti voti. Genitori protettivi? Sì, ma impiccioni e sgarbati. Se non li educhi anche a casa i figli non crescono tutti geni e santarellini.

Ci sono anche i piccoli furbetti e bulletti che, sentendosi protetti dai genitori, si permettono di insultare o provocare o ridicolizzare i loro insegnanti e poi pretendere belle pagelle e promozioni. Insegnanti poco preparati a gestire gli studenti? Forse, ma il bullismo purtroppo è diffuso anche tra i giovanissimi, non tanto sensibili all’inclusione sociale. I genitori spesso non danno buoni esempi di comportamento.

In certe scuole ci sono palesi pressioni per evitare bocciature. In qualche istituto privato chi paga difficilmente viene respinto. Nei media, per comporre le pagelle o le recensioni non mancano preferenze soggettive e pressioni, perlopiù di benevolenza. Un buon voto a un personaggio è probabilmente una promozione di marketing, un assist per una compravendita, anche un suggerimento per le scommesse. Le pagelle sui titoli azionari potrebbero essere insider trading.

Insomma, dare i voti per un giornalista e per un insegnante è un mestiere difficile e va fatto con trasparenza, equità e rispetto. Anche assorbire critiche non è facile. Ribellarsi sì, ma solo contro le ingiustizie. I maliziosi e i provocatori sono insolenti a qualsiasi età. Pagelle e parole: spesso un futile blablabla.

Il nostro mestiere ci suggerisce ottimismo verso tutte le innovazioni che migliorano la qualità di vita. Non senza esercitare un’attenzione critica estesa alle conseguenze previste e impreviste sul sistema globale.

Dall’intelligenza artificiale avremo un aiuto formidabile per risolvere problemi e organizzare progetti in tempi brevissimi. Purtroppo ci tocca, anche senza Intelligenza Artificiale, contestare la falsità delle dichiarazioni ‘mezze verità’, ovvero quelle che, omettendo parti dell’informazione, ne limitano l’apprezzamento.

Non si tratta solo di sfidare gli algoritmi delle macchine. C’è anche una parte di esseri umani con i quali serve molto dialogo, molta diplomazia, molta pazienza, molta tolleranza, molta mediazione. Cose che le macchine non hanno ancora assimilato.

Il sistema informatico digitale enumera le problematiche e connette le realtà che ha imparato. Le sottigliezze sentimentali o estetiche e le individualità della creatività non sono ancora comprese. Riso e pianto non sono calcolati, oppure sono risolti come comportamenti biochimici. Le vittime di guerra o di inquinamento o di fame sono numeri, non dolori.

In un mondo politicamente in disordine, qual è il nostro, le parole del potere viaggiano più con le emozioni autoreferenziali che con la ragione. Per qualcuno l’inquinamento è un complotto, i vaccini sono un’opinione, i bombardamenti sono necessari come il taglio degli alberi, i debiti sono sempre un’eccellente soluzione finanziaria.

Temo che, se affidassimo alle macchine la guida autonoma della società, finiremmo nel caos, perché le macchine non analizzano le idee, non dirimono le contraddizioni. In attesa di insegnare l’etica alle macchine (e non è scontato se e come ci arriveremo), alcune istituzioni, ancorché legate ai business, alle lobbies economiche e alle pressioni di potere, combattono gli abusi delle posizioni dominanti e stanno attivando controlli di concorrenza alle grandi proprietà delle risorse, alle piattaforme della tecnologia informatica e della finanza capitalista, troppo potenti per essere controllate da un qualsivoglia potere statale.

Succede con le Big Tech, delle quali c’è chi chiede lo scorporo delle attività, ma anche con i grandi fondi finanziari e con le industrie che hanno l’oligopolio dei combustibili fossili o dei minerali rari. Succede negli Usa, ma anche in Cina. In Europa forse c’è la sensibilità più alta dal punto di vista morale, ma poiché anche la burocrazia è la più complessa, le regolamentazioni sono più lente e più complicate.

Gli argomenti più significativi per la società mondiale oggi sono le risorse naturali, le risorse sociali, e le guerre. Nelle risorse naturali ci sta il problema del cibo e dell’acqua, del clima e dell’inquinamento. Nelle risorse sociali ci sta il problema del benessere, della salute, dell’istruzione e del lavoro. Nelle guerre ci sta il problema delle sfide ideologiche, religiose e delle voglie suprematiste in geopolitica.

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