Madre Maria Agnese Tagliabue, classe 1960, è l'abbadessa del monastero benedettino Regina Pacis a Saint-Oyen nella diocesi di Aosta. Originaria di Figino Serenza, ha intrapreso un percorso monastico che l'ha portata a guidare questa comunità in un luogo di profonda spiritualità e di pace. Le sue riflessioni offrono una finestra sulla vita monastica e sulla sua visione del mondo contemporaneo.
La Nascita e lo Sviluppo del Monastero Regina Pacis
Il percorso di Madre Maria Agnese è strettamente legato alla storia del Monastero benedettino Regina Pacis. Nel 2002, il Monastero benedettino Mater Ecclesiae di Orta San Giulio, in provincia di Novara, scelse il Comune valdostano di Saint-Oyen per una sua fondazione. Questo luogo, immerso nell’Alta Valle del Gran San Bernardo, a 2.400 metri di altitudine lungo la via Francigena, al confine con la Svizzera, è diventato il priorato benedettino Regina Pacis, un punto di riferimento spirituale in una cornice naturale suggestiva.
Madre Maria Agnese Tagliabue, che dal 2018 è alla guida della comunità monastica fondata nel 2002, ha svolto un ruolo cruciale nella sua evoluzione. Il priorato benedettino Regina Pacis di Saint-Oyen è diventato a tutti gli effetti un monastero autonomo. Venerdì 12 ottobre, in occasione del 16esimo anniversario di fondazione della struttura, il vescovo monsignor Franco Lovignana ha rimesso nelle mani di madre Maria Agnese Tagliabue - già priora - il decreto di erezione canonica. Da quel giorno, la Comunità benedettina di Saint-Oyen ha iniziato a camminare sulle proprie gambe. Riunite in capitolo elettivo sotto la presidenza del Vescovo, le monache del nuovo monastero hanno eletto Suor Maria Agnese Tagliabue come Madre della Comunità. Il 21 novembre successivo, nella chiesa di Saint-Oyen, ha ricevuto la solenne benedizione.
Monsignor Franco Lovignana ha sottolineato l'importanza di questo evento: «Oggi il priorato diventa monastero a tutti gli effetti, canonicamente eretto con mio decreto su mandato della Santa Sede. L’erezione canonica è certamente un atto giuridico che sancisce un’esperienza maturata nel tempo, una vita già messa alla prova davanti a Dio e agli uomini, ma è anche qualcosa di più. Infatti è prendere coscienza che la vita della comunità è innanzitutto dono che viene dall’alto. E questo vale per voi care monache, perché frutto quotidiano dell’incontro tra la grazia e la libertà di ogni persona, come il “sì” di Maria. È in questo incontro che viene tessuta dallo Spirito di Dio quella rete di relazioni, verticali e orizzontali, che costituisce la vita comunitaria.»
Il Vescovo ha formulato anche tre auguri per il monastero, che servono come lenti per l'intera diocesi: «Il primo augurio viene formulato con le parole della prima lettura: “E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele”. Che voi possiate tenere insieme la consapevolezza che Dio può fare grandi cose attraverso la nostra piccolezza. Il secondo augurio l’abbiamo cantato al Salmo: “Di te si dicono cose stupende, città della pace”. Quali sono le cose stupende che potranno essere dette di voi, della vostra comunità? Risponde San Paolo: “Rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro”.»
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Tappe Fondamentali del Monastero Regina Pacis e il Ruolo di Madre Maria Agnese
La tabella seguente riassume i momenti chiave nella storia del Monastero Regina Pacis e la progressione del ruolo di Madre Maria Agnese Tagliabue.
| Anno | Evento | Descrizione |
|---|---|---|
| 1960 | Nascita | Nascita di Maria Agnese Tagliabue a Figino Serenza. |
| 2002 | Fondazione del Priorato | Il Monastero Mater Ecclesiae di Orta San Giulio fonda il priorato "Regina Pacis" a Saint-Oyen. |
| 2018 (Ottobre) | Erezione Canonica e Elezione | Il priorato Regina Pacis di Saint-Oyen diventa monastero autonomo. Suor Maria Agnese Tagliabue, già priora, viene eletta Abbadessa. |
| 2018 (Novembre) | Benedizione Solenne | Madre Maria Agnese Tagliabue riceve la solenne benedizione come Abbadessa nella chiesa di Saint-Oyen. |
La Profonda Visione Spirituale di Madre Maria Agnese Tagliabue
Le parole di madre Maria Agnese Tagliabue sono spesso sofferte e toccanti, come dimostrato dalle sue riflessioni in un periodo segnato da notizie difficili. «In queste ultime settimane le notizie che, dopo l’ingannevole pausa estiva, sono tornate a correre anche da un capo all’altro del nostro Paese a diffusione “virale”, descrivono prosaicamente il tragico scenario di un mondo malato, di un pianeta ferito». L'abbadessa ha notato come «Tutto questo vien fatto, spesso, ricorrendo al linguaggio della matematica - con numeri, percentuali, curve, algoritmi. Rare invece le biografie che sappiano dare un volto e un nome alle tante vittime mietute dalla pandemia».
In questo contesto, Madre Maria Agnese ha rimarcato: «Ora sulle pagine di questo “libro”, che è la cronaca nera dettata dall’emergenza covid-19, la Chiesa torna con audacia a scrivere il suo incantevole poema in questo tempo liturgico che racchiude e svela il luminoso segreto della storia: l’irrompere dell’eterno nel tempo, dell’infinito nello spazio, di Dio in carne d’uomo». Per lei, l’esperienza dell’attesa è qualificata dal kairós, il tempo di Dio, un concetto diverso dal diaframma ozioso e calcolatore del chrónos. «Potremmo dire che la nostra esistenza avanza di attesa in attesa», ha proseguito madre Maria Agnese. «Attesa del nascere, attesa del crescere e maturare, attesa del morire, attesa finalmente di un “compimento” oltre ogni attesa. Il tempo di Natale, che l’Avvento prepara e che a sua volta è gravido del mistero della Pasqua, già ci offre una caparra di quella pienezza che è la vita divina, eterna e beata, a noi comunicata nello Spirito del Risorto».
Il richiamo è ancora una volta alla tradizione monastica, quella cresciuta e formatasi al pascolo sui “monti di Israele” (Ezechiele, 34, 14), ossia le pagine delle sacre Scritture, come ricorderebbe sant’Agostino. «La vita monastica si identifica con questo paradosso che anima e definisce il suo unico scopo: la ricerca di Dio. E volendo sintetizzare in poche parole come si vive - o si dovrebbe vivere - in monastero questo sacro tempo, possiamo ricorrere a una bella orazione di Avvento che recita così: “Il tuo aiuto, Signore, ci renda perseveranti nel bene in attesa del Cristo tuo Figlio; quando egli verrà e busserà alla porta ci trovi vigilanti nella preghiera, operosi nella carità fraterna ed esultanti nella lode”. Un programma di vita in piena sintonia con l’ora et labora, lege et noli contristari, “prega e lavora, leggi e non ti rattristare”».
Questo tempo è anche un’occasione per riscoprire la compassione in un mondo lacerato dall’egoismo che allontana e distrae dai verbi “vigilate” e “vegliate” presenti nel brano del Vangelo di Marco della prima domenica d’Avvento detta in latino Ad te levavi. «L’Avvento, che raccoglie in sé tutto il passato e apre al futuro - argomenta l’abbadessa - si presenta come il tempo della compassione di Dio in quel suo venirci umilmente incontro per fasciare le nostre piaghe, per curare le ferite di un mondo malato non solo di covid-19 ma anche di tanto egoismo, per risollevarci con la forza di una speranza che non delude.»
Intervista Sr. Martina - Monastero Clarisse Sant'Agnese di Assisi - Firenze
Madre Maria Agnese prosegue: «Così sarà veramente, se ci sarà concessa la grazia di saper adorare il mistero della sua nascita non solo contemplandolo nel bambino adagiato nel presepe, ma anche nel segno vivo del pane eucaristico, nel suo Corpo che è la Chiesa, nella carne di ogni uomo e donna che vive e muore sulla faccia della terra». In un periodo in cui si è discusso molto di come vivere il Natale, madre Maria Agnese chiosa: «Molti giornali in questi giorni, con i loro titoli, tradiscono una mentalità estranea al mistero dell’Incarnazione, reale evento “accaduto” in una condizione di nascondimento e di grande povertà, nella vulnerabile fragilità della nostra carne umana. Non è forse questa l’esperienza che molti stanno facendo? Perché non pensare allora che proprio il Natale 2020 potrà, spogliato di tante caricature, essere molto simile a quello dell’anno “zero”?»
Infine, Madre Maria Agnese ha rivolto un auspicio, gettando semi di speranza: «Possa questo tempo di Avvento darci il gusto dell’essenziale, il fremito di quella “leggerezza” che è dote di un cuore saggio, capace di autentico discernimento evangelico. Il cristiano non aspetta “qualcosa”, ma “Qualcuno”. Niente e nessuno potrà, all’infuori di Lui, colmare il cuore umano. Di esso non si fa mercato».
La Vita Quotidiana e la Testimonianza del Monastero Regina Pacis
Dal monastero di Saint-Oyen, la voce delle monache benedettine testimonia una scelta di vita appartata dal mondo, ma non fuori dal mondo. La quotidianità della vita è scandita da lavoro e preghiera, in piena osservanza della Regola benedettina. Come affermava M. Maria Grazia nel suo primo capitolo monastico, «solo l’amore costruisce», e questo principio guida ogni azione della comunità. L'arrivo di nuove sorelle, desiderose di abbracciare la vita monastica, è un segno di grande incoraggiamento e speranza.
Le monache ospiti hanno attestato che la comunità costituisce un segno di speranza con il suo vivere quotidiano, pur con i propri limiti, nulla anteponendo a Cristo e all’opus Dei. La bellezza del canto liturgico e la forte dolcezza della Parola proclamata affascinano e guariscono. Anche il lavoro diventa un mezzo di testimonianza. I laboratori di restauro, di ricamo, delle icone e di artigianato vario mettono in contatto le monache con molte persone, suscitando in loro la nostalgia di un vivere “altro”, artefice di bellezza e di pace pur nella quotidiana fatica. Tutte le sorelle collaborano a proprio modo a parlare di Cristo, persino nel gusto di un pranzo saporito o nella cura del dettaglio di una stanza ospitale.