Il Fascino della Staccionata di Tom Sawyer e l'Epopea del Cowboy nel Cinema Western

“Fai un lavoro che ti piace e non lavorerai neppure un giorno della tua vita”. Questa riflessione presenta il concetto di lavoro da due prospettive molto diverse, ossia gli effetti di un lavoro mosso dal piacere contro il lavoro coercitivo e mosso dal senso di dovere o dalla forza di volontà. A volte è proprio una questione di punti di vista ed esistono strategie funzionali per vivere meglio il proprio lavoro o strategie fallimentari per renderlo infernale. Se non ci si focalizza sulla dimensione di inganno, profondamente carica di pregiudizi e profondamente orientata in senso negativo e consideriamo solo la necessità di perseguire un obiettivo nel miglior modo possibile, è profondamente diverso dire ad un sottoposto “lo devi fare perché io sono il capo e ti dico di farlo” o trovare un modo invece funzionale e magari divertente di ottenere lo stesso scopo.

Da un punto di vista personale è possibile applicare alcuni divertenti e benefici “autoinganni” per perseguire un obiettivo in modo divertente e più appagante. Se ci divertiamo siamo disposti a faticare. La stessa cosa vale per il lavoro: siamo disposti a fare qualunque cosa, se pensiamo che la stiamo facendo per divertimento. Ci sono persone che hanno come hobby quello di passare l’intero fine settimana a zappare il proprio orto faticando sotto il sole per ore, o camminare interminabili ore in montagna e così via… ma provate a darglielo come obbligo e molti di loro, nel giro di poco tempo, inizieranno a sperimentare una perdita di piacere in questa attività. Magari, spontaneamente, avrebbero fatto il doppio di quello richiesto, ma trasformate un hobby in un’imposizione, trattatelo come un “lavoro” e inizieranno ad affiorare tutti i limiti di questo cambio di prospettiva.

L'Astuzia di Tom Sawyer: Dalla Punizione al Piacere

Un esempio di questi sottili equilibri tra piacere e fatica, scelta e costrizione, lavoro o hobby, ci viene da una delle pagine più belle e divertenti della letteratura per ragazzi (ma non solo): “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Tom viene obbligato per punizione a dipingere la staccionata nel suo giorno di riposo da scuola, il sabato. All’inizio la prospettiva è frustrante, proprio perché l’alternativa era invece di andare a giocare con gli amici. Come se non bastasse gli amici arrivano con l’intento di provocarlo e beffarsi di lui che deve lavorare, mentre loro sono liberi di divertirsi.

Tom, mostrandosi sorpreso per le loro provocazioni, asserisce candidamente che lui non sta lavorando, anzi, è un piacere per lui. Mostrandosi felice, insinua gradualmente l’invidia nei suoi amici che gli chiedono di poter provare. Tom rifiuta e “cede” alla loro insistenza, acconsentendo a lasciarli dipingere al suo posto, solo in cambio di regali. Mark Twain, pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens, è un famoso autore statunitense e uno dei maggiori meriti come scrittore fu quello di aver dato vita a una letteratura specificatamente americana: nelle tematiche e nei linguaggi espressivi.

Le storie di Tom Sawyer sono ambientate nella cittadina di St. Petersburg in Missouri, sulle rive del grande fiume Mississippi. I personaggi sono ispirati alla vita dello scrittore, ai suoi amici e familiari, come veniamo a sapere da Twain stesso: “la gran parte delle avventure riportate in questo libro sono accadute realmente. Un paio sono esperienze personali, le altre di quei ragazzi che erano a scuola con me. Huck Finn è preso dal vero, e così Tom Sawyer”. Padrone assoluto della scena è Tom, che una ne pensa e dieci ne fa. In questo particolare frangente, il nostro “eroe” è costretto dalla zia Polly a ridipingere una staccionata: una punizione esemplare, per l’ennesimo guaio che ha combinato.

Leggi anche: Sfondi naturali per il tuo tavolo

La sottile ironia di Mark Twain sembra esplodere nell’incipit, quando descrive l’inizio della giornata - piena di promesse, specie per un ragazzo che vive di avventure - in cui Tom deve subire la punizione: “La mattina di sabato era spuntata e l’intero mondo estivo splendeva luminoso e traboccante di vita. Ogni cuore conteneva una canzone e, se il cuore era giovane, la musica scaturiva dalle labbra. Tutti i volti esprimevano allegria, tutti i passi avevano un che di elastico. I carrubi erano in fiore e la fragranza della fioritura colmava l’aria.”

Vale la pena studiare l’astuta strategia messa in atto da Tom per ottenere il suo scopo e, in particolare, l’abilità di Mark Twain nel rappresentare con le parole, il modo sottile con cui il raggiro è messo in pratica:

“Di lì a non molto, si avvicinò Ben Rogers; proprio il ragazzo, tra tutti quelli del villaggio, le cui prese in giro egli temeva di più (…) «Ehi, ciao! Ti trovi in un bell’impiccio, eh?» Nessuna risposta. Tom osservò la sua ultima pennellata con uno sguardo da artista; poi ripassò ancora una volta, dolcemente, il pennello e di nuovo esaminò il risultato, come prima. Ben gli corse accanto. Tom aveva l’acquolina in bocca a causa della mela, ma continuò a lavorare. Ben disse: «Salve, vecchio mio; devi darti da fare, eh?» «Oh, sei tu, Ben! Non ti avevo visto.» «Senti, io sto andando a farmi una nuotata, eh sì! Non andrebbe anche a te di nuotare? Ma, naturalmente, devi restare qui a finire questo lavoro, eh, sì, certo che devi finirlo!»

Tom contemplò per un momento il ragazzo e disse: «Cos’è che chiami lavoro?» «Perché, non è un lavoro, questo?» Tom ricominciò a pitturare, e rispose, con noncuranza: «Be’, forse lo è e forse no. Io so soltanto che si addice a Tom Sawyer.» «Oh, andiamo, non vorrai farmi credere che ti piace?» Il pennello continuò a muoversi. «Se mi piace? Be’, non vedo perché non dovrebbe piacermi. Capita forse ogni giorno, a noi ragazzi, la possibilità di imbiancare a calce una recinzione?»

Queste parole fecero apparire la cosa sotto una nuova luce. Ben smise di mordicchiare la mela. Tom passò il pennello, delicatamente, avanti e indietro... indietreggiò di un passo per ammirare l’effetto...aggiunse un tocco qua e uno là... poi tornò a esaminare l’effetto con aria critica, mentre Ben seguiva ogni sua mossa e diventava sempre e sempre più interessato, sempre e sempre più affascinato. Infine disse: «Ehi, Tom, lasciami imbiancare un po’.»

Leggi anche: Crea la Tua Light Box

Tom rifletteva. Parve sul punto di acconsentire, ma poi cambiò idea: «No, no; credo proprio che non sia possibile, Ben. Vedi, zia Polly ci tiene enormemente a questa recinzione... dà proprio sulla strada, capisci... se si trattasse della recinzione dietro casa non m’importerebbe, e non importerebbe nemmeno a lei. Sì, è tremendamente pignola per quanto concerne questa recinzione; il lavoro deve essere fatto con somma cura; non c’è un ragazzo su mille, forse su duemila, scommetto, che possa pitturarla come deve essere pitturata. «Ah no... eh? Oh, andiamo, lasciami soltanto provare, soltanto per un po’.

«Se fossi al posto tuo io te lo consentirei, Tom.» «Ben, vorrei lasciarti provare, te lo giuro, ma zia Polly… vedi, Jim voleva pitturarla lui la recinzione, e zia Polly non glielo ha consentito. Voleva pitturarla anche Sid, e lei non ha consentito nemmeno a Sid. Andiamo, non lo capisci in che situazione mi trovo? Se tu dovessi pitturare questa recinzione, e il lavoro non riuscisse bene…» «Oh, storie; starei molto attento. Su, lasciami provare. Senti… ti darò il torsolo della mela.» «Be’, allora… No, Ben, non posso. Ho paura che…» «Te la darò tutta!»

Tom consegnò il pennello, con riluttanza sulla faccia, ma alacrità nel cuore. E mentre [il suo amico] […] sgobbava e sudava al sole, l’artista a riposo sedette all’ombra su un barile lì accanto, fece dondolare le gambe, rosicchiò la mela e progettò il massacro di altri innocenti. La materia prima non mancò; altri ragazzi passarono di lì per caso, di tanto in tanto; si avvicinarono per prendere in giro e rimasero a imbiancare a calce. Quando Ben non ne poteva ormai più, Tom aveva barattato la possibilità successiva con Billy Fisher contro un aquilone in buono stato; e quando anche Billy fu sfinito, Johnny Miller pagò lo spasso di pitturare con un topo morto e un pezzo di spago per farlo girare in aria; e così via e così via, un’ora dopo l’altra. E allorché giunse la metà pomeriggio, Tom, che quel mattino era stato un ragazzo afflitto dalla miseria, si rotolava, letteralmente, tra le ricchezze.

Oltre alle cose che ho già menzionato, possedeva dodici bilie, parte di uno scacciapensieri, un frammento di bottiglia blu per guardarci attraverso, un rocchetto, una chiave che non avrebbe mai aperto niente, un pezzo di gesso, il tappo di vetro di una caraffa, un soldatino di stagno, due girini, sei petardi, un gattino con un occhio solo, una maniglia di porta in ottone, un collare per cani, ma non il cane, il manico di un coltello, quattro pezzi di buccia d’arancia e un vecchio e malconcio telaio di finestra. Per tutto il tempo era rimasto in ozio divertendosi piacevolmente, in buona e numerosa compagnia, e la recinzione aveva ben tre strati di imbiancatura a calce! Se non fosse rimasto senza calce per imbiancare, avrebbe mandato in bancarotta tutti i ragazzi del villaggio.Tom disse a se stesso che il mondo non era poi così desolato, in fin dei conti.”

Come osserva astutamente Mark Twain, autore de “Le avventure di Tom Sawyer”, per indurre un uomo o un ragazzo a bramare qualcosa, è necessario soltanto far sì che quella cosa sia difficile da ottenere. Se fosse stato un grande e savio filosofo, come l’autore del presente libro, si sarebbe reso conto, a questo punto, che il lavoro consiste in qualsiasi cosa una persona è costretta a fare, mentre il divertimento consiste in qualsiasi cosa una persona non è costretta a fare.

Leggi anche: Scopri il tavolo legno nero ideale

Il Cowboy e la Frontiera: Un Mondo di Lavoro, Avventura e Cinematografia

Il concetto di lavoro, sfida e libertà espresso nella vicenda di Tom Sawyer trova un’eco profonda nell’immaginario del cowboy e della frontiera americana. La staccionata di Tom, simbolo di un compito imposto e poi trasformato in gioco, si ricollega idealmente al duro lavoro dei cowboy, alla costruzione di recinti e alla sfida costante con un territorio selvaggio, elementi che hanno plasmato un’intera epopea. Non passano infatti molti anni dell’invenzione dei fratelli Lumière prima che un uomo con cappello e revolver venga impresso per sempre su pellicola.

Logan e il neo-western spiegati: l'evoluzione dei film western

La Nascita del Western: Da Porter a Ford

Si dice che il “primo” western sia stato La grande rapina al treno (1903) di Edwin S. Porter. La grande rapina al treno di Edwin S. Porter ha avuto un’influenza fondamentale all’interno della storia del cinema. All’interno della pellicola di Porter, infatti, oltre ad esserci una delle prime panoramiche sull’asse, si ha per la prima volta un uso complesso e interconnesso del montaggio in cui due linee narrative si sviluppano parallele: la rapina dei banditi e la stanza da ballo. Primo regista a eseguire un montaggio interno alla vicenda proprio con La grande rapina al treno, Porter non getta solo le basi di quello che sarà uno dei più iconici e prolifici generi della settima arte, ma ne rivoluziona anche lo specifico del mezzo: il montaggio.

Che questa lista potesse contenere un film di John Ford era quasi scontato. Ombre Rosse (Stagecoach), ispirato al classico della narrativa western La diligenza per Lordsburg, segue il viaggio di una diligenza da Tonto a Lordsburg attraverso il pericoloso territorio degli apache, capitanati da Geronimo. Primo dei film di Ford ad essere girati nella Monument Valley, Ombre Rosse riesce a fermare l’involuzione che il western aveva subito con l’arrivo del sonoro dieci anni prima; successo incredibile di critica e di pubblico riporta i film coi cowboy a un genere di prima grandezza.

Il Periodo d'Oro e le Sue Sfide

Dieci anni dopo che il lavoro di Ford aveva reso il western un prodotto valido, commerciale e di successo, la Hollywood classica continuava a produrre film sui cowboy di tutti i tipi: Alba Fatale, I cavalieri del nord ovest, Sfida Infernale, Il Massacro di Fort Apache e Duello al Sole. Tutti film incredibili e assolutamente in linea con quelli che erano gli standard delle produzioni hollywoodiane dell’epoca. Ma a dirigere il western più iconico di questo periodo e anche quello più lontano dagli standard produttivi è John Huston: Il tesoro della Sierra Madre si distingue dagli altri film western dell’epoca per la poca e quasi assente azione, l’enorme quantità di dialoghi e una durata assolutamente anomala per quelli che erano considerati prodotti altamente validi ma allo stesso tempo altamente commerciali. Il film si distingue dai suoi contemporanei per un’impostazione veramente teatrale: moltissimi i campi larghi in cui i tre uomini parlano, discutono e si scontrano verbalmente tra di loro.

Se il film di Huston aveva fatto da apripista a un genere che poteva presentarsi come più complesso, articolato e che potesse ospitare tematiche forti, negli anni ‘50 i film coi cowboy iniziano ad essere terreno fertile per complesse discussioni ideologiche in grado di incapsulare i conflitti e i sentimenti della nazione. Parlare di Mezzogiorno di Fuoco di Fred Zinnemann senza parlare di Un dollaro d’onore di Howard Hawks è impossibile, il film di Hawks è infatti la diretta reazione dell’autore e di John Wayne alla visione del film di Zinnemann ritenuto da loro come “anti-americano”. Mezzogiorno di fuoco racconta di uno sceriffo abbandonato dalla sua città nel momento del bisogno, nessuno è disposto ad aiutarlo contro l’arrivo di Frank Miller, bandito mandato al patibolo da Kane ma scagionato. L’abbandono e l’ostracizzazione che Kane subisce sono una trasposizione diretta del vissuto dello sceneggiatore della pellicola Carl Foreman, al tempo inserito nella lista nera di Hollywood perché iscritto al partito comunista.

Il western vive il suo periodo d’oro tra gli anni ‘40 e la prima metà degli anni ‘50. Man mano che gli anni ‘60 si avvicinano, il genere ha prodotto centinaia di pellicola di qualità e di serie b, ha stabilito uno standard culturale e definito un immaginario preciso: la frontiera americana è diventata per Hollywood il campo di gioco per risolvere i propri conflitti ideologici, raccontare il passato e glorificare gli ideali americani. Sentieri Selvaggi non è solo il western per eccellenza e la summa del lavoro di Ford, ma è anche una prima decostruzione dei topoi narrativi: Ethan è l’eroe di frontiera che agisce in quelle zone grigie della legge per salvare la nipote rapita dai Comanche. L’odio che Ethan, sudista, prova per i nativi americani è questa volta più che mai esplicitato e non sedato, riflesso di un’America ormai pacifista e progressista che ha da tempo abbandonato il cowboy come figura di riferimento.

Dallo Spaghetti Western al Revisionismo

Se dieci anni prima Sentieri Selvaggi segnava la fine del western classico e delle tematiche che rappresentava, nel resto del mondo il western continuava ad avere un fortissimo successo commerciale e di pubblico. In Italia, nella fattispecie, il genere aveva trovato fortuna non solo negli originali hollywoodiani ma anche in una serie di rip-off del genere, film low budget girati nel deserto della Spagna o in Abruzzo. Tra tutti i capolavori diretti da Leone, però, il più importante rimane senza dubbio C’era una volta il west del 1968, scritto da Leone assieme a Dario Argento e Bernardo Bertolucci ispirandosi ai loro western preferiti. Qui Leone fa allo spaghetti western quello che Ford fece con Sentieri Selvaggi al western hollywoodiano classico. Armonica, nella sua lotta contro la costruzione della ferrovia e nel suo tentativo di proteggere la vedova, è un chiaro riflesso di Ethan e della ricerca di sua nipote. Meno carico di azione e, nonostante ciò, più brutale e violento dei precedenti film, C’era una volta il West è un’opera tanto nostalgica ed elegiaca quanto metacinematografica nella sua capacità di metabolizzare la fine di un genere, di un ciclo di narrazioni.

Gli anni ‘60 sono cruciali nella storia del cinema, l’ondata francese della Nouvelle Vague investe tutto il mondo. A restare marginalmente toccati dall’influenza dei francesi saranno solo gli Italiani e Hollywood. Il western non è esente da questo processo e, in un contesto in cui il vecchio west non rappresenta più l’America a lui contemporanea, nasce in un clima di contestazioni il Western revisionista. Capace di incapsulare ancora una volta lo spirito e l’idea del suo tempo, il Western revisionista riscrive e rimodella gli archetipi del western classico in chiave critica: la conquista del west non è stata una conquista ma un massacro e la frontiera non è più luogo di opportunità e speranze ma di violenza e carneficina.

Non tutti i film western della Nuova Hollywood scelgono la via del revisionismo violento per raccontare nuovi valori e criticare il cinema del passato. Definito dallo stesso regista come un “anti-western”, I compari (McCabe & Mrs. Miller) prende strade completamente opposte da quelle che seguirebbe di norma il genere: l’arido deserto è sostituito dalla neve, l’eroismo viene ingoiato dalla paura e gli scontri a fuoco aperto vengono rimpiazzati da inseguimenti silenziosi.

Il Post-Western e la Frontiera Perduta

Film come El Topo, I segreti di Brokeback Mountain, Hell or High Water, Paris, Texas sono tutti grandi esempi di Post Western che rimangono però secondi al capolavoro dei fratelli Coen Non è un paese per vecchi. L’adattamento del romanzo di Cormac McCarthy riflette in pieno l’idea di una frontiera che non c’è più, una società in cui del vecchio west è rimasto solo lo spirito selvaggio e violento. Con Non è un paese per vecchi il genere western tocca la sua punta massima nell’auto dichiararsi ormai obsoleto, tant’è che nell’ultimo decennio il genere non ha visto particolarissimi film se non qualche rifacimento goffo come I magnifici sette di Antoine Fuqua e Il grinta dei Coen.

Nel raccontare un dramma familiare, Il potere del cane riesce a cogliere perfettamente lo zeitgeist degli anni ‘20 di questo millennio e a combinarlo con il genere a cui si riferisce; il cinema contemporaneo non ha bisogno di uomini forti pronti a imbracciare un fucile. La storia della staccionata di Tom Sawyer e l'evoluzione del genere western ci mostrano come la percezione del "lavoro" e dell'"avventura" si sia trasformata, passando da un'epopea glorificata a una riflessione più complessa sulle dinamiche umane e sociali.

tags: #sfondo #cowboy #staccionata