L'Evoluzione dei Materiali Scrittori Antichi
L'esigenza di registrare e tramandare informazioni ha spinto l'umanità a esplorare una vasta gamma di materiali. Il papiro è sempre stato considerato il materiale scrittorio per eccellenza, diffondendosi presso i Greci dal VI secolo a.C. e introdotto a Roma in un periodo successivo. Oltre al papiro, ampiamente utilizzato dagli Egiziani, e all'argilla, supporto prediletto dai popoli mesopotamici, due tra i supporti antichi più significativi sono stati il cuoio e la pergamena.
Le Tavolette di Scrittura: Un Supporto Versatile
Dapprima, in Grecia e a Roma, si utilizzò la tavoletta da scrittura, di cera o di legno, probabilmente di origine orientale, per i conti, i testamenti, la registrazione delle nascite o per gli esercizi a scuola. Queste tavolette cerate si presentavano in varie dimensioni, di forma rettangolare, imbiancate con il gesso e ricoperte di cera. La cera aveva un colore piuttosto scuro, per questo venivano chiamate “le tavolette tristi”. Esse erano collegate tra loro per mezzo di una cordicella, fatta passare lungo dei fori esterni.
Questa superficie scrittoria veniva utilizzata sia per operazioni quotidiane, come le esercitazioni degli scolari o gli appunti degli uomini d’affari, sia per gli atti giuridici e amministrativi. Le tavolette cerate sono state ritrovate a Pompei, Ercolano e in Nord Africa. Sulle tavolette di cera, le lettere venivano incise con lo stilus, uno stilo di legno o di metallo, appuntito da una parte e appiattito per cancellare dall’altra. Si legavano le tavolette per due, tre o più, e ciò dava il dittico, il trittico, ecc.
Un recente esempio di ritrovamento di tavolette di scrittura, sebbene in un contesto romano e non indiano, proviene dagli scavi condotti nel 2020. Un team di archeologi dell'Istituto nazionale di ricerche archeologiche preventive (INRAP) nell'antica città romana di Isarnodurum, l'attuale località francese di Izernore, situata a circa cento chilometri a nord di Lione, ha portato alla luce i resti di un antico quartiere artigianale e residenziale. Tra un groviglio di rami in decomposizione, gli archeologi hanno rinvenuto quelli che sembrano essere i resti di materiale di scarto di un laboratorio artigianale di lavorazione del legno. Uno dei reperti più interessanti è costituito da una serie di almeno quindici tavolette di scrittura piuttosto frammentate. Questi reperti archeologici sono stati trasferiti al laboratorio ARC-Nucléart di Grenoble, dove sono stati sottoposti a diversi trattamenti di stabilizzazione per garantirne la conservazione.
Il Cuoio e la Pergamena: Dalle Leggi ai Testi Sacri
Le testimonianze dell’utilizzo del cuoio come supporto scrittorio sono presenti fin dal II millennio a.C. La concia della pelle è attestata fin dal II millennio a.C. nelle antiche leggi ittite e presso i Babilonesi nel Codice di Hammurabi. In accadico nel primo millennio a.C. il rotolo di cuoio è detto magallatu, mentre il termine babilonese è kuššipirtum o šipištum, che letteralmente significa lettera di pelle. Sul cuoio si scrivevano i documenti legali, chiamati kušgiṭṭu, i quali erano duplicati del documento originale scritto sulle tavolette d’argilla. Vi sono diverse ipotesi del perché i documenti legali fossero scritti sulla pelle, ma uno dei possibili motivi è che questi fossero redatti in una scrittura alfabetica.
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Per il periodo più antico non ci sono pervenuti documenti scritti sulla pelle presso gli Assiri e i Babilonesi, data la naturale deperibilità del supporto. Il suo impiego è comunque attestato da una pittura parietale proveniente da Tell Ahmar, antica Til Barsip (Siria) dell’epoca neo-assira della prima metà del VIII secolo a.C. dove si vede uno scriba che utilizza un supporto flessibile, papiro o forse cuoio/pergamena.
La più antica attestazione dell’utilizzo del cuoio presso gli Egiziani risale alla IV dinastia (2900-2750 a.C.), mentre i più antichi documenti scritti su cuoio che ci sono pervenuti sono un rotolo della XII dinastia egiziana (1985-1773 a.C.) conservato a Berlino, un testo matematico del XVII secolo a.C. oggi al British Museum e gli annali di Thutmosis III (1481-1425 a.C.) i quali furono scritti su rotoli di cuoio e depositati nel tempio di Amūn a Karnak. Tra i manoscritti ebraici di Qumran (II sec. a.C.), sono presenti alcuni rotoli scritti su cuoio, attestando un diffuso utilizzo di questo supporto nell’Asia occidentale.
Il merito di aver scoperto la pergamena, ottenuta dalla pelle di pecora opportunamente lavorata, fu attribuito a Pergamo, città dell’Asia Minore: di qui il suo nome. Rispetto al papiro, la pergamena aveva il vantaggio di poter ricevere l’inchiostro su entrambi i lati, si prestava ad essere meglio disegnata e si poteva più facilmente correggere. Era destinata originariamente a custodire testi sacri e liturgici, poi per la registrazione delle imprese degli imperatori. Il più antico documento conosciuto, scritto in latino su pergamena, è il Fragmentum de bellis Macedonis, databile intorno all’anno 100 a.C.
A Roma la pergamena era chiamata tabellae o pugillares, poi membrana e infine pergamena. Era sicuramente conosciuta e impiegata nel I sec. a.C., come informa Orazio. Nel I sec. d.C. sappiamo che era usata anche per le copie letterarie, come attestato da Marziale che scrive: “Questo ingente Tito Livio, che la mia Biblioteca non può contenere per intero, eccolo qua, racchiuso in queste poche pelli”. Nel IV-V sec. d.C., il volumen viene sostituito dal codice, che consiste in un testo scritto su una pergamena o su un papiro. La forma più comune del codice era il QUATERNIO, composto da 4 fogli, e i fascicoli venivano cuciti verticalmente, rilegati e incollati alle tavolette.
creare una pergamena
Supporti Scrittori Principali e Loro Caratteristiche
| Supporto Scrittorio | Periodo/Cultura Principale | Uso Tipico | Note |
|---|---|---|---|
| Tavolette di cera/legno | Grecia, Roma (antica) | Conti, esercizi, atti legali | Origine probabilmente orientale |
| Papiro | Egitto, Greci, Roma (antica) | Testi letterari, documenti | Considerato il materiale scrittorio per eccellenza |
| Cuoio | Vicino Oriente Antico, Egitto, India (raro) | Documenti legali, testi sacri | In India meno diffuso delle foglie di palma |
| Pergamena | Pergamo, Grecia, Roma (tardo antica), Cristiani | Testi sacri, letterari, codici | Scrivibile su entrambi i lati, facile da correggere |
| Foglie di palma | India, Sud-est asiatico | Testi sacri, letterari | Supporto più comune in India |
La Scrittura nel Subcontinente Indiano: Rarita del Legno e Prevalenza di Altri Materiali
Vi è un profondo contrasto tra il sub-continente indiano e le altre nazioni sull’uso del cuoio come supporto scrittorio. Questo, infatti, in India è molto raro, ma è molto comune nell’ovest dell’Asia. Il suo raro utilizzo come supporto scrittorio non è dovuto, come comunemente si ritiene, alla sacralità delle vacche, poiché il cuoio è impiegato nella manifattura di calzature, sedie e navi; al contrario il motivo è da ricercare nella sua scarsa disponibilità rispetto alle foglie di palma. Questa scarsità di materiali diversi dalle foglie di palma può spiegare anche la probabile rarità delle tavolette di legno come supporto scrittorio diretto in India, a favore di materiali più abbondanti localmente.
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Nonostante la prevalenza delle foglie di palma, l’uso del cuoio come supporto scrittorio è citato da Subandhu, un cortigiano del V secolo d.C. e da Satyendra, i quali riportano un passo del Devī-Purāna, dove è scritto che le fasce decorate di foglie di palma erano avvolte nella pelle per essere presentate ai dignitari. Un’altra citazione si trova nell’opera di Strabone dove, a proposito di alcuni ambasciatori indiani, scrive che le credenziali erano scritte sulla pelle (gr. diphthéra). Lo storico arabo dell’India, AlBīrunī, riferisce dell’esistenza di un documento scritto su un pezzo di cuoio; in alcuni siti dell’India centrale, inoltre, sono stati recentemente ritrovati alcuni documenti scritti su frammenti di pelle animale. Ulteriore testimonianza proviene da alcuni documenti vergati su pelle di antilope o di tigre, i quali sono stati utilizzati per scrivere alcuni testi della letteratura buddhista.
Strumenti e Tecniche di Scrittura
La scrittura su pergamena o su papiro si effettuava con il calamus, un bastoncino di canna con un’estremità appuntita da un temperino chiamato scalprum. I calamai, oltre che di canna, potevano essere fatti di metallo; si tenevano legati in un fascio, oppure messi in un astuccio detto theca calamaria o graphiaria. Il calamo veniva bagnato nel calamaio, atramentarium, contenente l’inchiostro nero, antramentum; a volte c’era anche un vasetto per l’inchiostro rosso, cinnabaris. I calamai, di solito, erano in terracotta, di varie forme, con un buco al centro per il calamo.
La stanza in cui veniva prodotto l’inchiostro era messa in comunicazione da un condotto con una stufa, dove veniva bruciata la pece, residuo nero della distillazione del catrame. Il fumo passava nella stanza e si depositava sulle pareti, formando uno strato di fuliggine che si raschiava e si faceva seccare al sole. Così si otteneva un inchiostro solido, che, per essere usato, si doveva diluire con acqua. L’inchiostro rosso era ottenuto invece da un minerale. Questo colore era usato per scrivere sull’oro e per far risaltare le lettere incise. Nei libri veniva usato per scrivere il titolo, le lettere iniziali, le prime righe e le note. Esistevano anche inchiostri simpatici a base di latte: per leggere le lettere, bastava coprire la pagina con polvere di carbone. Per cancellare gli errori di scrittura si usava una piccola spugna bagnata, chiamata spongia deletilis.
Prima di procedere alla scrittura, si era soliti tracciare delle linee guida sulla carta e segnare i margini delle colonne con una rondella di piombo. Questa, insieme ad un compasso, serviva a squadrare il foglio, per prepararlo alla scrittura. La pietra pomice serviva a levigare gli orli del volumen, per evitare che si rompessero. Il "volumen" era il libro più diffuso presso i Romani, e questo vocabolo si riferisce all’azione della lettura, che avveniva srotolando e avvolgendo un rotolo, fatto di papiro o di pergamena. Questi rotoli contenevano scritti di privati cittadini, opere letterarie, testi di carattere amministrativo e di uso scolastico.
I rotoli appartenenti ai più ricchi, avevano degli umbilici, cioè delle bacchette di legno o di osso, che venivano applicate alla fine del libro per facilitarne il riavvolgimento. Queste bacchette, a volte, erano ingrossate alle estremità colorate, alle quali venivano attaccati dei cartellini triangolari di identificazione, tituli, su cui veniva scritto il nome dell’autore e dell’opera contenuta nel rotolo. Dopo fu introdotto l’uso del manuale, un contenitore d’abete dove venivano riposti i rotoli. Nel IV-V sec. d.C., il volumen viene sostituito dal codice, la cui forma più comune era il QUATERNIO, composto da 4 fogli, i quali venivano cuciti verticalmente, rilegati e incollati alle tavolette.
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