Max Ernst, figura emblematica del surrealismo e del dadaismo, non fu solo un pittore, scultore e incisore visionario, ma anche un grande appassionato di scacchi. La sua profonda connessione con questo gioco lo portò a creare opere uniche, tra cui un notevole set di scacchi in palissandro.
Il Set di Scacchi di Max Ernst per "The Imagery of Chess"
Il set di scacchi in palissandro, modello "Max Ernst", fu realizzato nel 1944. I pezzi, caratterizzati da un Re alto 8,5 cm, furono creati da Max Ernst per la mostra newyorkese intitolata Imagery of Chess, tenutasi tra la fine del 1944 e l'inizio del 1945. Questa esposizione, organizzata insieme a Marcel Duchamp e Man Ray per la Galleria Julien Levy - un mecenate e accanito scacchista - aveva l'obiettivo di "ridisegnare la scacchiera e i pezzi e creare opere che esplorassero le immagini e i simboli degli scacchi".
I pezzi che Ernst realizzò appositamente per Duchamp furono descritti come “sobri e splendidi al tocco delle dita”. C’è una celebre foto di Duchamp seduto in poltrona con in primo piano i pezzi di Max Ernst. Inoltre, Xenia Andreyevna Kashevaroff (1913-1955), nata in Alaska da discendenza russa, sposata dal 1935 al 1945 con John Cage, una delle otto donne che parteciparono alla mostra, espose un tavolo in legno da scacchi su cui poggiava proprio il set di Max Ernst.
Max Ernst: Genio del Surrealismo e Pioniere dell’Arte Moderna
Max Ernst è una delle figure più emblematiche del surrealismo e del dadaismo, capace di trasformare l’arte moderna con opere visionarie e provocatorie. Max Ernst (2 aprile 1891-1 aprile 1976) è stato un pittore, scultore, incisore, grafico e poeta tedesco, naturalizzato americano nel 1948 e francese nel 1958. Lungo la sua prolifica carriera, ha esplorato il mondo del collage, dei frottage e dei grattage, realizzando capolavori intrisi di simbolismo e significato.
Le Origini e l'Impatto della Guerra
Max Ernst nasce a Brühl, Germania, il 2 aprile 1891, in una famiglia borghese. Suo padre, pittore dilettante e insegnante di sordomuti, trasmise al giovane Max l'amore per l'arte. Nel 1909 si iscrisse all'Università di Bonn per studiare filosofia, ma presto abbandonò questo indirizzo per dedicarsi interamente all'arte. In questo periodo, i suoi interessi erano rivolti alla psicologia e all'arte di chi è affetto da disabilità o disturbi psichici. Nel 1911, strinse amicizia con August Macke e si unì al gruppo dei Rheinische Expressionisten di Bonn.
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Ha servito come soldato per quattro anni durante la Prima Guerra Mondiale e questa esperienza lo ha lasciato scioccato, traumatizzato e critico nei confronti del mondo moderno. Le sue esperienze di guerra, passate nell’esercito tedesco, lo convinsero della totale assurdità del mondo. Questa certezza si espresse nella sua arte e specialmente nella rappresentazione del suo alter ego, l’uomo uccello Loplop. L’autore disse una volta che questa figura derivava dalla sua confusione infantile tra uomini e uccelli e dall’associazione tra essi e i cicli di vita e morte.
Nel 1948, Max Ernst iniziò così la sua autobiografia: “Max Ernst morì il primo agosto 1914. Tornò alla vita l’11 novembre 1918, un giovane uomo che voleva diventare mago e trovare il mito fondamentale della propria epoca”.
Dadaismo e Surrealismo: Le Rivoluzioni Artistiche di Ernst
Ritornato a Colonia nel 1918, l'anno dopo cominciò a realizzare i primi collage e fondò con Johannes Theodor Baargeld il gruppo Dada di Colonia, al quale si unirono Arp e altri artisti. Gli artisti, disgustati dalla guerra, attaccarono gli aspetti del sistema che l’avevano causata: la logica, il linguaggio e l’arte. Fatta apposta per scioccare i benpensanti, la prima mostra dadaista a Colonia del 1920, tenuta insieme a Jean Arp e Johannes Theodor Baargeld, fu immediatamente chiusa.
Nel 1921, Ernst espose per la prima volta a Parigi, presso la Galerie Au Sans Pareil. Nei primi anni venti, partecipò alle attività dei surrealisti con Paul Eluard e André Breton, integrandosi nel movimento surrealista e lavorando al fianco di questi artisti. Con Paul Eluard, collaborò anche alla stesura di due volumi, Les malheurs des immortels e Répétition (1922).
Artesplorazioni: surrealismo
Max Ernst si contraddistinse per l’uso di tecniche e materiali non tradizionali. Tra le sue innovazioni più significative vi sono:
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- Il Collage: Ernst usava frammenti di illustrazioni di libri, pubblicità e fotografie varie per realizzare immagini inquietanti. Nel 1929, pubblicò La Femme 100 Têtes, il primo dei suoi romanzi-collage, utilizzando illustrazioni tratte da libri scientifici e romanzi popolari, combinandole in sequenze narrative che sfidavano la logica e conducevano lo spettatore in un mondo surreale.
- Il Frottage: Una delle innovazioni tecniche più significative di Ernst è il frottage, un metodo che consiste nel disegnare su una superficie irregolare, come legno o foglie, e trasferire le trame su carta. Questa tecnica grafica, che consiste nello sfregare la matita su superfici strutturate, gli ispirò un viaggio in Oriente e dall'osservazione dello sfregamento della matita su un foglio di carta appoggiato al pavimento di legno, che produceva in Ernst degli effetti allucinatori ed evocativi.
- Il Grattage: Da questa tecnica nascerà anche il grattage, in cui Ernst graffia la pittura fresca sulla tela per rivelare gli strati sottostanti, creando immagini misteriose e oniriche. L'autore grattava via la pittura per rivelare gli strati sottostanti e aggiungeva le texture utilizzando la superficie di oggetti posti dietro la tela.
- La Decalcomania: L'artista inoltre premeva la carta o altro materiale sulla pittura, ottenendo così un mezzo per sperimentare con la casualità.
Il suo onirico dipinto a olio, L’éléphant Célèbes, fu uno dei primi quadri surrealisti. All’epoca del suo trasferimento a Parigi nel 1922, aveva iniziato a usare il collage per creare giustapposizioni di oggetti apparentemente senza senso, che culminarono nel tetro e fantastico romanzo-collage, Une semaine de bonté, con immagini tratte dalla letteratura vittoriana, pubblicato a puntate.
Quando dipinge “Divinité”, Max Ernst è già uno degli artisti Surrealisti più famosi al mondo. La figura misteriosa e vestita di piume nel quadro ha proprio il viso di Leonora Carrington, giovane artista di venti anni più giovane di lui, sua musa e compagna che diventerà una delle donne più importanti del Surrealismo. In questo quadro ci sono tutte le ossessioni di Max Ernst: la donna, gli uccelli (c’è un rapace nella pelliccia piumata), il sogno, la trasformazione. È una vera icona surrealista che incarna un ideale di bellezza perturbante, indecifrabile e per questo irresistibile. La figura si manifesta come un’epifania: è l’inconscio che prende il sopravvento, guidato dalla mano dell’artista.
Max Ernst negli Stati Uniti e il Ritorno in Europa
Durante la seconda guerra mondiale fu designato “straniero indesiderabile” mentre viveva in Francia. Nel 1939 fu imprigionato in Francia perché considerato nemico straniero. Due anni dopo, fuggì negli Stati Uniti con l’aiuto di Peggy Guggenheim, che sposò nello stesso anno, anche se il matrimonio finì nel 1943. All’inizio degli anni trenta, viaggiò in America, dove espose per la prima volta alla Julien Levy Gallery di New York nel 1932 e partecipò alla mostra “Fantastic Art, Dada, Surrealism” nel 1936 al Museum of Modern Art di New York, contribuendo a diffondere il surrealismo negli Stati Uniti. Quarantanove sue opere furono esposte alla leggendaria mostra Arte Fantastica: Surrealismo Dada al Museum of Modern Art di New York.
Dopo il divorzio, nel 1946 Ernst sposò la quarta moglie, la pittrice surrealista americana Dorothea Tanning. Si stabilì nuovamente in Europa, in Francia, nel 1953. La sua carriera ricevette un importante riconoscimento nel 1954, quando vinse il Premio Internazionale alla Biennale di Venezia. Nel 1975, il Museo Solomon R. Guggenheim di New York gli dedicò un’importante retrospettiva, presentata poi, con alcune variazioni, al Musée National d'Art Moderne di Parigi. Max Ernst morì il 1 aprile 1976.
Gli Scacchi nella Vita e nell'Arte di Max Ernst e Dorothea Tanning
Max Ernst era un grande appassionato di scacchi: non risulta che abbia partecipato a gare e tornei come fece Marcel Duchamp, ma con quest’ultimo giocò parecchie partite e, vista l’abilità di Duchamp, certo Ernst doveva essere un discreto scacchista. Quando Max Ernst incontrò per la prima volta Dorothea Tanning, che nel 1946 sarebbe diventata la sua quarta moglie, la prima cosa che fecero fu una partita a scacchi. Avrebbero continuato a giocare regolarmente fino al 1976, anno della morte di Max, e ci sono diverse foto che li ritraggono mentre sono impegnati in appassionate partite.
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Secondo Dorothea, “Ernst vedeva negli scacchi una scultura vivente dove le forme di ogni pezzo si confrontano in una danza metafisica.” Dorothea Tanning (1910-2012), quarta moglie di Max Ernst dal 1946 al 1976, presentò alla mostra Imagery of Chess un'opera intitolata End game, un olio su tela. Quest'opera raffigura la conclusione di una partita, dove "il gioco è finito, e la scarpa bianca della Regina dà il colpo di grazia al Vescovo nero e ai castelli in aria".
In un'intervista con Roland Hagenberg (Art of Russia and the West, n. 1, marzo 1989) a una domanda sull’ossessione per gli scacchi degli artisti, Dorothea rispose: “È più di un gioco. È un modo di pensare. Devi essere intelligente in modo bellicoso. Sei un buon giocatore di scacchi se hai una serie negativa in te.” Aggiunse anche che “le persone troppo gentili non possono imparare a giocare a scacchi”.
Non poche opere di Ernst si ispirano agli scacchi, in particolare Il re che gioca con la regina, dove “le linee forbite diventano inquietanti per via del re che abbraccia una piccola regina”, ha scritto un critico d’arte. Muriel Streeter (1913-1995) propose il dipinto The Chess Queens in cui lei, in abito nero, e Dorothea Tanning, in bianco, sono raffigurate come regine su una scacchiera onirica. Nessun re ma due donne che si sfidano e sovvertono un gioco di potere maschile.