Il legno è un materiale organico, naturale, ampiamente utilizzato per diversi scopi; infatti, si rivela ideale per costruzioni di vario genere e soprattutto da parte di imprese artigiane che realizzano manufatti su misura. Il legno è un materiale altamente versatile poiché specie nel settore dell’arredamento su misura si presta per la realizzazione di piccoli e grandi elementi su misura e richiede competenza e professionalità.
Il Legno nell'Arredamento Moderno e Tradizionale
Grazie alle proprietà meccaniche i progettisti sfruttano il legno per creare prodotti come sedie, poltroncine o tavoli. Tuttavia va aggiunto che sempre nel caso di sedie industrie e artigiani optano di solito per pino o pioppo, ideali entrambi per creare il sedile, lo schienale.
Se stai cercando ulteriori risposte alla domanda perché si usa il legno nel settore dell’arredamento, devi sapere che questo materiale si presta molto bene anche per rivestire svariati elettrodomestici come frigoriferi, lavastoviglie, piani cottura e cappe. Per fare alcuni esempi in merito a riguardo del piano di lavoro in cucina, la scelta del materiale deve essere appropriata, e soprattutto è opportuno orientarsi verso un tipo di legno che si rivela duro e magari con venature naturali come il marmo.
La Pittura su Tavola: Storia, Tecnica e Materiali
La pittura su tavola è estremamente diffusa dall’antichità fino a buona parte dell’epoca moderna. Realizzare un’opera su tavola, tuttavia, è estremamente complesso e presuppone delle conoscenze tecniche sulla materia prima, il legno, e sulla sua lavorazione.
La Scelta del Legno e il suo Taglio
In Italia una delle varietà più adoperate di legno era il pioppo perché ha un diametro che consente di eseguire un’opera di dimensioni maggiori rispetto ad altri tronchi. Nelle Fiandre era diffuso l’utilizzo di legni molto pregiati e sovente, in Germania, si utilizzava il tiglio. Il taglio del legno può avvenire a sezione radiale o a sezione tangenziale. Nel caso del taglio a sezione radiale abbiamo un taglio di buona qualità perché ricavato dalla parte più pregiata dell’albero. Le fibre, quindi, risulteranno tutte parallele.
Leggi anche: Scopri come installare il cartongesso su supporti in legno
Assemblaggio e Rinforzo delle Tavole
I metodi di assemblaggio e di incastro delle tavole possono essere diversi. Il più semplice e il più antico era l’assemblaggio a giunti vivi, per il quale spesso era necessario utilizzare anche colla e gesso; dal XIII - XIV secolo si registra anche l’uso di perni detti “ciechi” perché inseriti nello spessore delle tavole, dalla sezione circolare o poligonale.
Più recente è l’uso delle cosiddette “doppie code di rondine”, ovvero dei tasselli di legno molto duro inseriti come rinforzo ma mai visibili, perché al di sotto dello strato preparatorio. Per quanto riguarda i sistemi di rinforzo, invece, sono molto diffuse soprattutto a partire dal XII secolo le traverse, applicate in modi diversi. Anticamente si fissavano con chiodi che venivano coperti successivamente dallo strato preparatorio. Le traverse erano di solito di un legno diverso rispetto a quello delle tavole, molto duro e compatto; in Italia i più comuni legni da traversa erano l’abete, la quercia e il castagno.
Leonardo da Vinci, La Gioconda, 1503-1506 circa.
Preparazione della Superficie per la Pittura
Una volta assemblate le tavole, il lavoro non era ancora finito. Era, infatti, necessario rendere la superficie adatta alla pittura. Si procedeva, allora, all’incamottatura che consisteva nell’applicazione di una pergamena direttamente sul legno. A partire dall’ XI secolo, a causa dell’eccessivo costo della pergamena, fu sostituita con il più economico lino. Possiamo immaginare l’incamottatura come una sorta di cuscinetto perché serviva a compensare le contrazioni ed i ritiri del legno evitando traumi alla pellicola pittorica. A partire dal Quattrocento l’incamottatura non venne più applicata su tutta la superficie ma solo in corrispondenza delle giunture. A questo punto la tavola era pronta: si poteva procedere con il disegno, eseguito sulla superficie di gesso e colla con un carboncino.
Restauro e Conservazione dei Supporti Lignei nell'Arte
Contrariamente alle convinzioni comuni il legno è un materiale molto resistente: il suo degrado non è infatti dovuto a cause intrinseche ma all’ambiente, o meglio agli squilibri ambientali (variazioni di umidità o insorgere dell’azione di agenti biotici come funghi, batteri o insetti), in cui si trova.
Leggi anche: Forni per Essiccazione Parquet
Il restauro di un dipinto caratterizzato dalla presenza di un supporto ligneo non deve perciò essere effettuato nella convinzione di aver trovato la soluzione nell’intervento specifico o nel materiale adottato, ma deve essere valutato in diretta relazione con la ricerca delle condizioni di stabilità dell’ambiente in cui verrà poi conservata l’opera.
Disinfezione dei Supporti Lignei
Le alterazioni provocate dai funghi, riscontrabili sui supporti lignei conservati in ambienti di elevata umidità, possono danneggiare le pareti cellulari del legno facendogli perdere consistenza e alterandolo cromaticamente. Tra le più dannose alterazioni provocate dall’attacco fungino è da segnalare la “carie” che può distruggere prevalentemente la lignina (carie bianca), o la cellulosa, con il conseguente ritiro della lignina che si fessura dando al legno la caratteristica forma a cubetti (carie bruna, carie a cubetti, carie burrosa).
Meno gravi invece le alterazioni provocate dai batteri: per questi (come per le muffe) il trattamento prevede ancora essenzialmente l’impiego di antibiotici, per quanto sia stato studiato l’effetto sterilizzante dei raggi gamma. Sono comunque efficaci anche i tradizionali trattamenti con gas tossici o altri prodotti normalmente utilizzati per la disinfestazione.
Disinfestazione dagli Insetti Xilofagi
L’indicazione di un attacco in atto di insetti xilofagi avviene spesso dall’osservazione di rosume espulso dal foro di sfarfallamento. L’esame radiografico potrà evidenziare con chiarezza le zone di degrado che spesso appaiono concentrate subito sotto gli strati preparatori e in corrispondenza delle giunture delle tavole.
La necessità di raggiungere con sostanze impregnanti gli strati più interni, non interagire con gli strati preparatori e pittorici e al tempo stesso mantenere l’opera protetta nel tempo, sono i criteri alla base di un corretto intervento di disinfestazione. Allo stato attuale il rimedio più valido si basa sull’uso di bromuro di metile in camere stagne a temperatura e pressione ordinarie. Il bromuro di metile può, però, non raggiungere parti dell’opera a causa della presenza di cere o vernici e, inoltre, non assicura nessuna protezione nel tempo; è perciò preferibile far seguire un trattamento con clorofenoli o altri insetticidi.
Leggi anche: Caratteristiche tavole in legno
Consolidamento e Risanamento
L’operazione di consolidamento tende a ristabilire un grado sufficiente di coesione e consistenza delle fibre del legno degradate dall’attacco di insetti xilofagi o dalla flora fungina e batterica. L’opportunità di un intervento di consolidamento nonché la scelta della sostanza consolidante deve sempre essere attentamente valutato: la sostanza deve essere compatibile con l’opera, deve penetrare e distribuirsi uniformemente senza creare tensioni né alterare l’aspetto estetico del legno. Una volta penetrato il consolidante, inoltre, non potrà essere più completamente rimosso: l’intervento è cioè da considerarsi irreversibile. Le tecniche più valide prevedono l’impregnazione, a pennello o per immersione o -più raramente- sottovuoto, di resine acriliche in soluzione, dopo opportune protezioni dello strato pittorico.
Le forti tensioni prodotte dalle variazioni termoigrometriche sul supporto ligneo possono causare separazioni delle tavole, fenditure e rotture del tavolato. In passato si applicavano innesti a coda di rondine lungo le fessurazioni e le giunture: queste dovevano essere in legno ben stagionato, della stessa essenza del tavolato e con le fibre orientate nello stesso verso. Più recentemente si sono eseguiti solchi rettangolari colmati con innesti di legno della stessa forma. Oggi il risanamento si effettua creando un solco a V (con il vertice verso lo strato pittorico) lungo tutto lo spessore del danno. I solchi vengono colmati incollandovi piccoli pezzi di legno stagionato, con lo stesso andamento della fibratura. La forma triangolare e la dimensione garantiscono la perfetta calettatura nel solco, riducono al minimo le contrazioni, permettono di avvicinarsi allo strato pittorico con la minor porzione possibile di legno ma con ampia superficie di incollaggio.
Raddrizzamento, Schermi Protettivi e Parchettatura
Il raddrizzamento di tavole deformate è in linea generale sconsigliata in quanto può produrre gravi danni alla parte dipinta e, nel tempo, provocare spaccature. I sistemi adottati prevedono infatti la forzatura della tavola per mantenere appianata la superficie che tende a tornare nelle condizioni precedenti al trattamento. Il raddrizzamento può essere ottenuto variando il grado di umidità della superficie posteriore del dipinto mediante riscaldamento o imbibizione di acqua, oppure eseguendo delle incisioni parallele al senso delle fibre ed inserendovi degli elementi in legno. Ambedue i sistemi richiedono l’immediata applicazione di una parchettatura.
Dato che le curvature dei dipinti su tavola sono una conseguenza della mancanza di equilibrio fra il verso (libero di scambiare umidità con l’aria circostante) e il recto è preferibile applicare sul retro uno schermo impermeabile che possa mantenere equilibrato il gradiente di umidità.
I dipinti su tavola hanno tendenza a incurvarsi e fendersi al variare delle condizioni termoigrometriche. Per prevenire e correggere queste deformazioni sono stati messi a punto vari sistemi di sostegno. Fra questi il più elaborato è la parchettatura, che consiste in un sistema di traverse di sostegno scorrevoli poste ad intervalli regolari e a contatto con la tavola, mantenute sul posto da ulteriori traverse perpendicolari a queste. I vecchi sistemi di parchettatura, contrastando i movimenti del legno costretto in una posizione fissa, hanno provocato ampie fratture e vengono solitamente sostituiti. Oggi la tendenza è di mettere in opera strutture più complesse che limitino il rischio di un blocco delle traverse mobili. Nel caso la parchettatura dovesse divenire un ostacolo ai naturali movimenti del supporto è infatti necessario che sia questa a cedere, staccandosi o rompendosi, prima che si verifichino fenditure o scollamenti alla struttura originale.
Un approccio scientifico al contenimento delle deformazioni dei dipinti su tavola
Traverse e Strutture di Sostegno
Il supporto di un dipinto su tavola è composto da una o più assi unite fra loro (tavolato), e da un sistema di rinforzo (telaio) che può essere costituito semplicemente da una o più traverse; anche la cornice può essere stata concepita come struttura di sostegno. Le traverse venivano applicate direttamente sul retro del tavolato (assottigliando talvolta la superficie di appoggio) e fermate con chiodi, colle e vari tipi di incastro, spesso scorrevoli. La loro funzione è di sorreggere le assi del dipinto aiutandole a mantenere la planarità, prevenire e correggere le deformazioni distribuendo le forze indotte e trasmesse al variare del tasso di umidità. Ogni loro modifica deve sempre essere preceduta dalla valutazione della funzionalità dell’insieme, ricercando le condizioni migliori perché il supporto possa non interagire negativamente sugli strati, assai più rigidi, di preparazione e colore.
Il Trasporto degli Strati Pittorici
In casi di totale compromissione del supporto e quando ogni altra soluzione sia risultata inefficace si ricorre all’operazione di trasporto, cioè di trasferimento degli strati della pittura dal supporto originale ad uno nuovo. Le modalità, gli strumenti e i materiali impiegati sono ancora oggi sottoposti a sperimentazione in quanto l’operazione comporta sempre gravi rischi per l’opera che, inoltre, subisce un profondo snaturamento. Il procedimento prevede la demolizione progressiva del supporto ligneo oppure la separazione dello strato pittorico dal supporto ottenuta ammorbidendo gli strati preparatori in modo che questi perdano il loro potere adesivo. Il nuovo supporto dovrà garantire stabilità assoluta alla pellicola pittorica e potrà essere in legno di balsa oppure costituito da un cartone di bakelite fra due strati di vetroresina, interponendo fra questi e lo strato pittorico un foglio di polistirolo che garantisca la possibilità di futuri interventi di restauro.
Pavimenti in Assi di Legno: Guida alla Realizzazione
Negli ultimi anni siamo stati abituati ad immagini di interni dal cosiddetto “stile nordico”. Al di sopra di tutti però rimane il pavimento in assi di legno grezze (o verniciate). Come nessun altro tipo di rivestimento sa regalare un'immagine di calda rilassatezza e avvolgente comfort abitativo! C’è chi non sopporterebbe l’inevitabile usura, chi la manutenzione e le piccole precauzioni da tenere per la sua gestione. Ma come si realizza?
Pianificazione e Spessori
Innanzitutto, bisogna distinguere tra realizzazione del pavimento in questione all’interno di un’abitazione nuova, realizzata quindi ex-novo, ed un intervento in un contesto già esistente, quindi di ristrutturazione. Nel primo caso naturalmente è tutto più semplice, in quanto il progetto grafico a monte della realizzazione, avrà tenuto conto di tutta una serie di fattori quali: “base” di appoggio del pavimento, spessori, tipologia di materiali ecc.
Gli spessori con cui si va ad operare sono sia quelli del “piano di posa” su cui si andranno a poggiare le assi, sia delle assi stesse. Ricreando un nuovo massetto, sull’esistente con un prodotto a spessore “autolivellante”, andando successivamente a prevedere in questa fase gli “ancoraggi” per la successiva posa delle tavole. In base alla tecnica costruttiva infatti cambierà anche il “progetto” di posa del pavimento. Ad ogni modo, bisogna considerare, che solitamente, questo tipo di materiale non dovrebbe avere spessori al di sotto dei 2cm. Ancora meglio se maggiore. A questo spessore, si va ad aggiungere quello del “supporto” delle doghe in legno (tavolato grezzo o “magatelli”) di almeno altri 3cm. Dunque, va da sé che il calcolo complessivo degli spessori è fondamentale quando si interviene in un contesto preesistente, dove ad esempio sono già presenti infissi/porte, che dovrebbero essere sostituite/accorciati con tutto ciò che ne consegue. Altro aspetto da considerare è l’altezza dei locali.
Come già anticipato il piano di posa dovrebbe essere perfettamente orizzontale, ma soprattutto non soggetto ad umidità! Stiamo parlando infatti di un materiale fortemente soggetto agli sbalzi di temperatura, e che teme l’acqua. Questo potrebbe creare in futuro fessurazioni, muffe, ritiri e quindi dilazione delle fughe, quindi un “movimento” delle tavole, seppur piccolo.
Scelta dell'Essenza e Posa
Siamo soliti vedere sulle riviste del settore, o su internet in generale questi pavimenti in tavolato grezzo, chiaro o addirittura verniciato candidamente o con i colori più disparati. Certamente questo effetto, si può ottenere anche attraverso l’uso di meravigliosi parquet, le cui doghe sono state trattate ad hoc per ottenere un risultato simile.
In questo articolo ci si riferisce a doghe “economiche” in abete o larice ad esempio (che sono le essenze più comuni), e magari addirittura con il fai-da-te! Mi riferirò quindi a doghe “maschiate” acquistabili anche all’ingrosso o addirittura sotto casa in centri come il “Brico” a prezzi che mediamente oscillano tra i 10,00€ ed i 15,00€ al mq per l’abete, un po' di più per il larice!
| Essenza di Legno | Caratteristiche principali | Vantaggi | Svantaggi |
|---|---|---|---|
| Abete | Morbida, adattabile a sottofondi con piccoli movimenti. | Adatta a solai in legno. Prezzo contenuto (10-15€/mq). Meno ritiri (se trattata). | Più sensibile alla luce, soggetto a variazioni di colore. |
| Larice | Dura, richiede sottofondi stabili e rigidi. | Più resistente. Prezzo leggermente superiore all'abete. | Soffre di più gli sbalzi di temperatura, con possibili fessurazioni. Poco incline ad assecondare movimenti. |
Per entrambi, prima della posa, sarebbe opportuno un periodo di “decantazione” nell’ambiente in cui andranno, per dare al legno il tempo (almeno 15-20 gg) di ambientarsi e prendere la temperatura finale all’interno, evitando ritiri bruschi successivi. Trascorso questo periodo, sarà bene eliminare la parte terminale delle doghe che probabilmente si sarà scurita rispetto al resto.
Le doghe in legno, devono essere necessariamente ancorate al supporto per evitare spostamenti ed avvallamenti nel tempo. Questo ancoraggio in genere avviene tramite “chiodaduta” (visibile o invisibile), più raramente tramite “incollaggio”. Si può utilizzare un tavolato in legno o “OSB” con doghe inchiodate o avvitate sopra.
Le immagini qui riportate, si riferiscono a una posa delle doghe “senza fuga”. Questo consente di risolvere problemi legati all’accumulo di sporco tra gli interstizi, soprattutto dopo aver trattato opportunamente il legno, questo non sarà neanche soggetto ad eventuali infiltrazioni d’acqua da caduta accidentale, al pari di un comune parquet. Volendo la fuga invece, basta montare le doghe al contrario! L’effetto sarebbe quello tipico delle “perline” per il rivestimento a parete, ma trasferito sul pavimento. Stuccate per eliminare fori, fessure ecc. Per concludere, questo genere di pavimento non sarà mai perfetto.
Nota importante: Acquistare sempre, come per i comuni rivestimenti, un quantitativo maggiore di almeno il 10/15% rispetto ai mq strettamente necessari!
Un approccio scientifico al contenimento delle deformazioni dei dipinti su tavola
Sicurezza nell'Utilizzo di Tavole di Legno in Ambito Costruttivo
L'utilizzo di tavole di legno nei cantieri, come per ponteggi e impalcature, richiede l'osservanza di precise normative di sicurezza per garantire l'incolumità dei lavoratori. La consistenza dei piani di posa è fondamentale, così come la loro stabilità.
Requisiti per Piani di Posa e Stabilità delle Tavole
- È necessaria una pendenza adeguata alla possibilità dei mezzi stessi e all'ingombro del veicolo.
- Le tavole devono poggiare su tre cavalletti se trasversali minori.
- Devono essere fissate ai cavalletti di appoggio per evitare l'accidentale distacco di qualcuna di esse.
- I ponti con i montanti costituiti da scale a pioli devono essere adeguatamente controventati per ogni due piani di ponteggio.
- Le tavole esterne devono essere a contatto dei montanti.
- Gli elementi devono realizzare una adeguata rigidezza angolare e resistere a trazione e a compressione.
- L'ancoraggio deve avvenire in corrispondenza dei montanti e gli elementi devono essere sfalsati, poggianti sui corrispondenti elementi sottostanti ed ancorati alla costruzione ad ogni piano di ponteggio.
Misure di Protezione e Prevenzione degli Infortuni
- Se il dislivello superi i 2 metri è necessario prevenire il vuoto.
- I parapetti devono essere applicati dalla parte interna dei montanti e devono presentare una protezione non minore di 20 centimetri e una resistenza adeguata.
- Il fermapiede deve essere alto non meno di 30 centimetri dell'impalcatura.
- Le tavole devono essere incastrate ai traversi in modo da impedire qualsiasi spostamento.
- Devono essere previsti dispositivi che offrano resistenza equivalente, come tessile o altri idonei sistemi di connessione.
- Le zone di lavoro devono essere illuminate.
- I luoghi di lavoro devono permettere di raggiungere il più rapidamente possibile un luogo sicuro in caso di guasto all'impianto.
- Le tavole da ponteggio dovrebbero avere spessore e larghezza rispettivamente di cm 4 e di cm 20, con caratteristiche di resistenza adeguata.
- Le tavole devono sopportare il carico massimo previsto per ciascuno dei ripiani.
- Vanno adottate tutte le misure necessarie per impedire franamenti o caduta di materiali.