Costruire un Beccaccino in Legno: Piani, Passione e Tradizione Nautica

Il fascino intramontabile della vela in legno continua a sedurre appassionati e autocostruttori, in un'epoca in cui i materiali compositi dominano la scena nautica. Tra le derive storiche che hanno saputo mantenere vivo questo spirito, lo Snipe, o Beccaccino, rappresenta un'icona di design e prestazioni. Questa guida esplora i piani di costruzione, le tecniche e la filosofia che si celano dietro la creazione di una deriva in legno, evidenziando il valore dell'autocostruzione e il confronto con le moderne imbarcazioni in vetroresina.

Lo Snipe: Un'Icona della Vela Tradizionale

Caratteristiche e Storia del Beccaccino

Lo Snipe (o Beccaccino) è stato progettato da Bill Crosby, USA, nel 1931. È una barca con scafo a spigolo, originariamente in legno e poi anche in vetroresina. Richiede un equipaggio di 2 persone e presenta una lunghezza fuori tutto di 4720 mm e una larghezza di 1520 mm, con una superficie velica di 12 mq. Il piano velico prevede randa e fiocco, con un tangone per il fiocco nei laschi, ma niente spinnaker. La sua costruzione è regolata ed è strettamente monotipo, pur con possibilità di innovazioni su attrezzatura, manovre e disposizione della coperta. Alcune barche in legno (nuove e vecchie) sono ancora competitive. Non sono ammessi materiali esotici come carbonio o kevlar. L'albero è in alluminio con rastrematura sulla punta.

Il progetto originale nasceva con scafo, albero e boma in legno. Lo Snipe (o Beccaccino, 4,72 x 1,52 m) è stato realizzato in legno fino al 1992, quando sono arrivati i primi scafi in vetroresina che hanno rivitalizzato la classe. Baglietto di Varazze (SV) è stato il primo cantiere italiano che cominciò a produrre scafi completi da regata, producendo molti scafi in legno per i più importanti regatanti degli anni '50, tra cui Porta, Spirito e soprattutto Mario Capio. Quest'ultimo, genovese di Nervi, vinse l'argento al campionato europeo Snipe e l'oro al campionato del mondo di Santander nel 1955. La classe Snipe, assieme a Dinghy 12 piedi, Vaurien, Flying Dutchman e Flying Junior, Contender, Dragone, fa parte di quelle classi di barche nate in legno tre o quattro generazioni fa, che da più di trent’anni continuano ad evolversi in prestazioni e vincere in regata.

La tecnica costruttiva varia a seconda del costruttore; generalmente si tratta di sandwich di balsa o termanto in vetroresina (poliestere o epossidica) con talvolta lavorazione sottovuoto. Daniela Semec, presidente della classe italiana Snipe, conferma che non ci sono oggi cantieri italiani che costruiscono Beccaccini in legno e l'unica opzione sia l'autocostruzione, ben documentata in tutorial online.

Confronto tra Derive Storiche: Snipe e Flying Dutchman
Caratteristica Snipe (Beccaccino) Flying Dutchman
Progettista Bill Crosby, USA (1931) Ulike Van Essen e Conrad Gulker, Paesi Bassi (1951)
Scafo A spigolo, in legno poi vetroresina Tondo, in legno poi vetroresina
Equipaggio 2 persone 2 persone
Lunghezza fuori tutto 4720 mm 6050 mm
Larghezza 1520 mm 1700 mm
Superficie velica 12 mq 17 mq
Piano velico Randa/fiocco, tangone per il fiocco nei laschi (niente spinnaker) Randa, genoa e spinnaker
Classe Olimpica No Dal 1960 (Roma/Napoli) al 1992 (Barcellona)

Il Contesto delle Regate Olimpiche in Italia

Le regate olimpiche di vela hanno una storia ricca, con momenti significativi in Italia. Dopo le 23 nazioni di Londra (1948), le 29 di Helsinki (1952) e le 26 di Melbourne (1956), ci vollero l’incanto e la magia delle parole “Italia” e “Napoli” per provocare un balzo così deciso del numero delle Nazioni concorrenti alle prove Olimpiche di vela: un totale di quarantasei Nazioni si iscrissero alle Regate della XVII Olimpiade di Roma. La lunga fase preparatoria di questo straordinario avvenimento, durata tre anni, fu denominata “Operazione Sole Mio”, e vide impegnate tutte le forze della nostra nazione: dalle istituzioni politiche al CONI, all’USVI (l’attuale FIV), alla Marina Militare e ai Circoli Nautici partenopei. Per l’occasione i porticcioli di Posillipo, Santa Lucia e Molosiglio furono ampliati e dragati, i moli adattati e dotati di banchine per accogliere le barche dei regatanti. Questo contesto vivace e innovativo ha contribuito alla diffusione e all'evoluzione di classi come lo Snipe, che pur non essendo olimpica in quegli anni, ha beneficiato dell'entusiasmo generale per la vela.

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Perché Costruire la Propria Deriva in Legno?

Vantaggi dell'Autocostruzione

Molte persone nel mondo comprano i piani della barca da costruire e usano la loro barca di legno principalmente per due motivi. Il primo motivo è che il fai-da-te riduce i costi: solo i materiali da costruzione come il compensato, la colla e un piccolo quantitativo di fibra di vetro devono essere acquistati. I piani di costruzione forniscono l’inventario completo. Quando il budget è limitato, è possibile costruire una barca di legno più grande e migliore di una di serie, costruendola da soli. Le barche progettate con legno e compensato marino vengono rese impermeabili dalla resina epossidica. È di grande soddisfazione possedere la propria costruzione, e non solo una barca. Alle persone che si costruiscono la loro barca viene spesso chiesto da dove l’hanno presa. Si può allora dire “l’ho fatta io” anziché ritenersi un semplice acquirente.

Una barca leggera è più facile e più divertente da usare. Siamo realmente esperti di strutture leggere, così le nostre barche pesano spesso la metà di barche di tipo simile che puoi trovare altrove, e questo viene ottenuto senza sacrificare nulla alla robustezza. Ciò rende anche le barche più economiche e più veloci da costruire, con meno pezzi. Una barca autocostruita, in compensato marino, che può essere portata da una o due persone non ha bisogno di uno grande spazio di rimessaggio e sarà più usata se potrà essere gestita con semplicità. Buoni esempi di barche facili all’uso sono le canoe e le barche a vela. Il vantaggio di una barca più piccola è anche il costo più basso. Le barche armoniose e robuste, con molti clienti soddisfatti in tutto il mondo, dimostrano che l'autocostruzione è una scelta vincente per performance eccellenti.

Parte 1 costruzione barca in legno

Conoscenze Tecniche Necessarie

Migliaia di clienti hanno già realizzato la loro barca dai piani. La capacità e il bagaglio di conoscenze non deve essere per forza grande. Per rendere la costruzione facile, i piani di costruzione devono mostrare esattamente le dimensioni di ogni parte. La tecnica della resina epossidica significa zero vie d’acqua nello scafo finito e anche la possibilità di riempire in modo strutturale eventuali scalini o incompletezze. La resina epossidica può riempire una incompletezza di 6 mm. Certamente è importante tagliare con accuratezza le varie parti, ma è possibile compensare in caso si verifichi un errore.

Tecniche e Materiali per la Costruzione di una Deriva in Legno

Il Processo Costruttivo

La costruzione di una deriva in legno inizia spesso con la preparazione della struttura principale, come una costruzione longitudinale in 2 metà. Il fissaggio avviene mediante spilli e puntatura con cianoacrilato. Un elemento chiave è il portante del master in espanso ad alta densità, progettato per far copiare perfettamente la forma del master. Una volta che l'attrezzatura prende forma, si può iniziare la loro stesura e laminare lo strato di vetro di finitura esterna. È cruciale lavorare la resina con la giusta viscosità, tenendo conto dei calcoli di progetto.

Un aspetto importante è la realizzazione degli interni. La zavorra, l’albero, l’impianto radio, i verricelli, etc. devono essere installati seguendo i disegni e le assunzioni di base, prestando attenzione alle interfacce e i punti di attacco che dopo non saranno più raggiungibili. Si pensi, ad esempio, a quella dell’albero e ai punti di attacco del sartiame inferiore. La costruzione include anche i riempimenti e le zone in CFC laminate, oltre alla cura dei raccordi tra scafo e deriva. Per alcune fasi, si può utilizzare la solita pellicola trasparente per alimenti come ausilio. È fondamentale anche assicurarsi che le manovre non possano impigliarsi.

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Materiali: Legno, Compensato Marino e Resina Epossidica

I progetti moderni di barche in legno prevedono l'uso di legno e compensato marino che vengono resi impermeabili dalla resina epossidica. Questa combinazione garantisce sia la leggerezza che la robustezza dello scafo. Le barche leggere sono più facili e più divertenti da usare, e una buona progettazione permette di ottenere imbarcazioni che pesano spesso la metà di barche simili.

Il Dibattito: Legno vs. Vetroresina nelle Derive

L'Evoluzione dei Materiali nelle Classi Storiche

Negli ultimi decenni, derive come Dinghy 12 piedi, Vaurien, Snipe o Beccaccino, Flying Dutchman e Flying Junior, Contender, Dragone, nate in legno, hanno visto la parziale o totale sostituzione del legno con la vetroresina. Questo passaggio, pur avendo portato a un indubbio incremento nelle performance, dall’altro ha abbattuto i costi di manutenzione, contribuendo alla diffusione in Italia di classi che, altrimenti, sarebbero state appannaggio di pochi. Per il Vaurien, che ha scafo a spigolo, la vetroresina è stata introdotta nei primi anni ’90. Ci sono stati una serie di esperimenti falliti nei primi anni perché le giunzioni degli spigoli in sola VTR non erano stabili. La problematica è stata superata con l’introduzione del wafer, detto Termanto, che è un sandwich di due pelli di vetroresina con della schiuma rigida all’interno. Questa tecnologia ha cambiato le regole e la lastra in Termanto era equivalente al compensato marino di 4-5mm in termini di peso, ma con rigidità di molto maggiore. Si sono iniziate a creare delle barche indeformabili molto più performanti rispetto al legno (e anche non marcescibili). Per quanto riguarda il Contender, legno e vetroresina siano sempre vissute insieme nella classe. Quello che è cambiato una decina di anni fa è aver approvato l’introduzione della resina epossidica nella costruzione degli scafi: questo ha portato le barche di ‘plastica’ a essere molto più competitive. La possibilità di personalizzare la barca in base alle condizioni e al proprietario è un vantaggio, infatti è facile modificare le stratifiche di vetro e i pesi nei vari punti dello scafo: con la plastica si riescono a fare barche molto più leggere.

Prestazioni a Confronto

L’opinione comune è che le barche in vetroresina siano più performanti rispetto alle loro ‘nonne’ in legno. In navigazione la differenza è data dal fatto che le barche in VTR oggi siano molto più evolute e lo scafo sia più rigido. In mare è fondamentale la risposta dello scafo all’onda. Nel passaggio dalla cresta d’onda al cavo, la barca riceve delle sollecitazioni strutturali che tendono a farla chiudere ed aprire. Lo scafo più rigido ha meno deformazione, sartie e strallo mantengono costante la loro tensione, l’albero oscilla di meno e per questo si ha meno deformazione della vela. In acqua salata una barca in vetroresina oggi non è battibile. Su specchi d’acqua chiusi come Garda, Bracciano o lago Lemano, con meno onda, la barca in legno è ancora competitiva.

Diversa la situazione del Dinghy, dove oggi le due tipologie di barche corrono quasi ad armi pari nelle oltre 100 regate che vengono disputate ogni anno in tutta Italia. Il Dinghy in legno ha una migliore stabilità di rotta ed una maggiore morbidezza nella conduzione. Il rig interamente in legno, essendo meno rigido dell’alluminio, consente una gestione dell’aria più tollerante pur garantendo delle ottime prestazioni. Le prestazioni tra legno e VTR del Dinghy 12’ si stanno avvicinando sempre di più. Nel 2012, Paolino Viacava ha vinto un Campionato Italiano open con una barca di legno, dimostrando la competitività delle imbarcazioni tradizionali.

Il Fascino e la Manutenzione del Legno

Al di là delle prestazioni, il legno suscita un fascino indiscutibile. La differenza è simile a quella che intercorre tra un mobile dell’Ikea e un mobile in legno pregiato. Quando si naviga su uno scafo in legno, si prende la consapevolezza di essere a bordo di un pezzo di storia. Davanti a una barca ben tenuta, la curiosità si impenna. Ciò che fa la grande differenza tra i Dinghy in legno e in VTR è il suono dello scafo a clinker di legno sull’acqua, oltre che la bellezza della costruzione tradizionale del fasciame inchiodato e di tutti i particolari realizzati interamente in legno. Le emozioni, fra plastica e legno, non riguardano di specifico la regata: le ultime barche in vetroresina fatte con epossidica regalano le stesse emozioni. La differenza c’è in navigazione in generale, oppure quando la barca sta sul carrello in garage: per molti è un fattore estetico e di cuore.

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Testimonianze di Esperti

Marco Faccenda, esperto costruttore, spiega che le barche in legno oggi purtroppo non si costruiscono quasi più, perché occorre molto più tempo e lavoro, per cui i costi lievitano. Ad esempio, occorrono per un Vaurien in legno 23 giorni di lavoro, mentre per una barca in vetroresina ne bastano la metà. Tuttavia, lui stesso ammette di tenere ancora delle sue barche di legno al mare e di navigarci! Roberto Franchini ribadisce che "Quando si naviga su uno scafo in legno, si prende la consapevolezza di essere a bordo di un pezzo di storia." Fabio Mangione, appassionato di Dinghy classici, trova che il Dinghy in legno sia "una barca relativamente lenta ma capace di regalare sensazioni irripetibili."

Per quanto riguarda la manutenzione, va da sé che una barca in legno richieda più attenzioni. Tali attenzioni però non sono nulla di proibitivo; va semplicemente trattata come una bella signora. È tutta questione di dedizione e corretta manutenzione: la barca non va abbandonata. Se uno lascia la barca in legno al mare tutto l’anno, dopo cinque anni dovrà sicuramente farla riverniciare e rimettere a posto, con costi importanti. Se invece la barca viene mantenuta al coperto con corretto rimessaggio, sotto una tettoia ad esempio, bastano piccole manutenzioni per farla durare molto di più. Dipende anche molto dalle vernici usate, oggi ci sono vernici poliuretaniche molto consistenti che durano molto più a lungo rispetto a quelle tradizionali. Ovviamente bisogna stare più attenti alla barca in legno, perché un graffio rimane. Capita spesso, col gancio del trapezio, di danneggiare la coperta in una scuffia o che qualche sassolino graffi lo scafo nel momento di lanciare la barca in acqua.

Risorse per gli Autocostruttori

Piani e Kit di Costruzione

Per gli appassionati del fai-da-te, esistono diverse risorse. La BCA-Demco Kit, fondata nel 1990 da Paolo Lodigiani, è sin dai primi anni della sua attività il maggior punto di riferimento in Italia per il mondo degli autocostruttori di barche in legno. Offrono un catalogo di piani di barche a vela e a motore da 2.20 a 11 m, in grado di soddisfare le esigenze di ogni aspirante costruttore. Chi non trova la barca dei propri sogni nel catalogo può contattare per un design custom o per richiedere variazioni e modifiche ai piani. Vengono offerti piani di barche quali canoe, barche a vela, barche a motore, da pesca, tavole SUP e Sit down e canoe a bilancere che possono essere autocostruite, in compensato marino e legno.

Un progettista di barche attivo in Australia offre piani di barche in legno scritti in lingua inglese ma che includono molte immagini e diagrammi, così che è facile capire come la barca è assemblata. Questi piani descrivono il processo passo-dopo-passo e includono tutte le istruzioni su come utilizzare tutti i materiali coinvolti. Essendo esperti di strutture di barche, il numero complessivo di pezzi è spesso la metà o un terzo di alcune barche simili. Sono disponibili anche libri e dispense per approfondire l'argomento, sia manuali tecnici che libri di natura culturale legati al mondo delle barche e della navigazione. I piani di costruzione sono organizzati per rendere il lavoro il più facile possibile, avendo verificato la maggior parte dei problemi che le persone incontrano quando costruiscono la loro prima barca.

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