Il fascino e l'eleganza del legno nelle nostre case hanno radici molto lontane nel tempo. Le origini del parquet risalgono a secoli fa, quando le civiltà antiche già utilizzavano il legno per pavimentare le loro abitazioni. Attraverso le diverse epoche storiche, questa forma di rivestimento ha subito profondi cambiamenti tecnici ed estetici. Nel corso dei secoli, il parquet ha subito un'evoluzione costante, sia nei materiali utilizzati che nei metodi di produzione.
L'evoluzione tecnica a cavallo tra Settecento e Ottocento
Per comprendere appieno lo sviluppo del pavimento in legno nell'Ottocento, è necessario analizzare le importanti innovazioni introdotte verso la fine del secolo precedente. Era il 1796 quando Roubo stabilì che il vero parquet è quello per assemblage, ovvero quello in cui i pannelli sono preparato in bottega e poi posati. Questo nuovo approccio costruttivo diede un forte impulso alla creatività di artigiani e progettisti. Ed è proprio a cavallo tra XVIII e XIX secolo che cominciarono a diffondersi svariati modi di posare il parquet, fino ad arrivare ai parquet intarsiati: ancora una volta, a dettare le mode erano i francesi.
La diffusione del pavimento in legno nel XIX secolo
Nel corso del diciannovesimo secolo, il parquet visse una notevole espansione geografica e stilistica in tutta Europa, trovando ampia applicazione nelle dimore signorili. Nel XIX secolo il pavimento in legno, il cosi detto “parquet tradizionale“, fa la sua comparsa in Italia ma soprattutto nelle zone del nord. Contemporaneamente, in altre aree geografiche europee, si raggiunsero vette di straordinaria complessità artistica. È nella Russia del 1800 che i parquet intarsiati raggiunsero il loro apice: un esempio su tutti, l’Ermitage di San Pietroburgo.
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Maestria artigianale e caratteristiche del legno storico
Le realizzazioni ottocentesche si distinguevano per la cura meticolosa e la manualità richiesta nella posa degli elementi. L'arte del parquet richiede maestria e precisione artigianale. Prima dell'avvento dei moderni processi industriali, ogni singola componente doveva essere lavorata singolarmente. In passato, i maestri artigiani lavoravano a mano il legno, tagliandolo e assemblandolo con cura per creare disegni e motivi intrecciati.
Le pavimentazioni venivano spesso impreziosite da dettagli decorativi per valorizzare gli ambienti di rappresentanza. Le tarsie, elemento decorativo, spesso venivano utilizzate per sottolineare l’importanza di alcuni spazi. Per creare questi raffinati accostamenti cromatici, venivano selezionate varietà lignee differenti. Le tarsie, pezzi unici, erano realizzate con legni di essenze diverse rispetto a quelle del pavimento in legno.
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La lavorazione artigianale dell'epoca conferiva al parquet un carattere unico, accettando come naturali alcune imperfezioni strutturali del legno. Nelle prime pose del parquet si consideravano caratteristiche elementi che oggi vengono considerati dei difetti come fessure e incrinature, poiché con le tecniche sempre più moderne è ora possibile evitare questi inestetismi e ottenere un ottimo risultato.
Essenze storiche e resistenza del materiale
Nel diciannovesimo secolo venivano selezionate diverse essenze a seconda dell'uso e della collocazione delle stanze. Di seguito sono elencate le principali caratteristiche e resistenze delle essenze lignee impiegate:
- Rovere, Quercia, Olmo e Noce: consigliati storicamente per una maggiore resistenza all'usura da calpestio.
- Faggio, Acero, Ciliegio e Castagno: essenze nobili ampiamente utilizzate per pavimenti di lusso e decorazioni intarsiate.
I principali stili di posa del periodo
I disegni geometrici e i motivi di posa giocavano un ruolo essenziale nella definizione estetica delle stanze. In Francia, tra le modalità di posa del parquet diffuse a quel tempo, anche la posa Chantilly, con pannelli formati da 16 o 20 quadrati inseriti in un reticolo di elementi disposti in senso parallelo rispetto alla cornice del pannello; di uso comune era anche il parquet Soubise, in pratica uguale al Versailles ma composto solo da quattro quadrati centrali, e il parquet Aremberg, composto da 4 quadri centrali inseriti in una cornice quadrata inclinata di 45° rispetto a i bordi e contenuta a 45° nel pannello.
Questi complessi schemi geometrici venivano riprodotti fedelmente per donare dinamismo spaziale ed eleganza ad ogni ambiente della casa dell'epoca.
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