Il Chase Center: Dove Innovazione e Tradizione Incontrano il Parquet dei Golden State Warriors

I Golden State Warriors hanno segnato un'era di trasformazione, non solo sul campo da gioco ma anche nella loro infrastruttura, culminata con il trasferimento da Oakland a San Francisco e l'inaugurazione del Chase Center. Questa mossa ha simboleggiato un rinfresco dell'immagine della franchigia, unendo il successo sportivo all'avanguardia tecnologica.

Il Chase Center: Un Nuovo Inizio e un Simbolo di Innovazione

La prima storica vittoria del titolo da parte dei Toronto Raptors ha di fatto terminato il ciclo vincente dei Golden State Warriors, i quali, dopo aver perso le finali, si sono trasferiti da Oakland a San Francisco e hanno perso uno dei loro campioni, Kevin Durant, ingaggiato dai Brooklyn Nets. I Golden State Warriors giocheranno infatti nel nuovo campo del Chase Center di San Francisco e per l’occasione hanno rinfrescato la loro immagine. I Warriors tornano così a San Francisco, dove avevano giocato dal 1962 al 1970 in seguito al trasferimento della franchigia da Philadelphia. La squadra lascia la dirimpettaia Oakland e la sua gloriosa Oracle Arena, che dal 1971 al 2019 è stata il teatro di 4 titoli NBA vinti.

L’arena, che sorge nel quartiere di Mission Bay, è stata inaugurata il 6 settembre 2019 con un concerto dei Metallica insieme all’orchestra San Francisco Symphony. Può contenere 18.064 spettatori. Il progetto è firmato dallo studio MANICA di Kansas City. Il miliardo e 400 milioni di dollari che ci sono voluti per costruire il Chase Center provengono tutti da finanziamenti privati. Dopo il rifiuto della municipalità di San Francisco di farsi carico di qualsiasi spesa, i proprietari dei Golden State Warriors, Joe Lacob e Peter Guber, hanno reso possibile l’impresa sia pagando di tasca propria sia grazie agli investimenti delle aziende hi-tech della Silicon Valley.

Thrive City: Un Centro Comunitario Oltre lo Sport

Thrive City - letteralmente “Città del Crescere Sano” - è il progetto urbanistico, anch’esso interamente finanziato da privati, di cui il Chase Center è il fulcro. Un complesso che si estende per 13mila metri quadrati nel quartiere di Mission Bay, intorno all’arena degli Warriors: piazze e spazi aperti, negozi di prodotti naturali, ristoranti votati al mangiare sano, centri benessere, palestre, uffici. Thrive City è destinata a diventare un importante punto di aggregazione per la comunità locale, i fan, le famiglie, i turisti. Il tutto incentrato sul tema della salute e del benessere.

Arte e Funzionalità nel Chase Center

Il Chase Center è abbellito da opere d’arte contemporanea. Dentro e fuori. I Golden State Warriors e il San Francisco Museum of Modern Art hanno siglato un accordo per il prestito di alcune opere da esporre all’arena. Non solo: ci sono anche installazioni come le Seeing Spheres dell’artista danese Olafur Eliasson. Cinque sfere d’acciaio idroformato lucido, alte quasi 5 metri, disposte a cerchio di fronte all’ingresso est. Ogni sfera ha uno specchio e ciascuna è rivolta verso le altre: così le persone e tutto ciò che vi si riflette, viene moltiplicato all’infinito. Il presidente degli Warriors Rick Welts l’aveva detto: “Seeing spheres diventerà la capitale dei selfie di tutta San Francisco”. E difatti, fin dalla prima partita, i tifosi si sono messi in posa davanti alle 15 sfere d’acciaio riflettenti con specchi puntati uno in direzioni degli altri. La nuova arena dei Golden State Warriors è diventata ufficialmente un’attrazione turistica di San Francisco.

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Il Chase Center è stato infatti inserito nelle tappe della 49 Mile Scenic Drive, la strada panoramica da percorrere in auto, lunga quasi 80 km, istituita nel lontano 1938 per consentire ai visitatori di toccare tutti i luoghi iconici della città sulla baia. Il Chase Center include anche la practice facility, vale a dire il centro di allenamento dei Golden State Warriors. Il Biofreeze Performance Center è una struttura fantasmagorica di oltre 2350 metri quadrati: due campi da basket a misura NBA, palestre, sale pesi e massaggi, un ristorante per la squadra, un barbiere e qualcosa che non si discosta molto da una sala cinematografica per la visione dei video. Il capolavoro è lo spogliatoio: il soffitto è un omaggio al tetto della Oracle Arena e quindi alla storia del club. Al centro della stanza è stato collocato un pezzo del parquet su cui gli Warriors hanno vinto il titolo 2015. Uno dei punti di orgoglio del nuovo Chase Center è il suo maxischermo, il più grande mai posto all'interno di un'arena sportiva.

L'Impronta della Silicon Valley e la Visione di Joe Lacob

Nel 1978 arriva il primo diploma in scienze biologiche, poi un master alla University of California at Los Angeles (UCLA) in epidemiologia, prima di terminare gli studi con un’altra laurea in scienze mediche alla Stanford University. La carriera accademica di Lacob non sa su che terreni lo porterà, ma gli instilla una passione per la statistica con cui si diverte a monitorare i suoi sportivi di riferimento. La possibilità di entrare nel business sportivo ancora non lo sfiora: lo farà solo all’inizio dei primi anni Duemila. Un passaggio nella lega di basket femminile e nel 2010 la grande occasione. Portare la Silicon Valley all’interno della franchigia, e con essa l’ambiente informale, creativo, che lascia spazio alle persone di farsi ispirare, è una questione culturale. Come cambiare le sorti di una squadra che prima del 2010 ha disputato i playoff una sola volta in quindici anni? Far entrare la Valle del Silicio nel front office degli Warriors significa ridisegnare la mentalità esistita sulla riva della Baia di Oakland fino a quel momento. Come assistente general manager (GM) viene scelto Bob Myers, un procuratore di giocatori, scartato da diverse franchigie perchè considerato non in grado di comprendere le dinamiche di una società di pallacanestro. Lacob ha un approccio più laterale: Myers è giovane e ha vissuto le stesse situazioni di un GM ma dalla parte opposta della scrivania. Sarà lui a non scambiare Steph Curry quando le sue caviglie inizieranno a sembrare fragili, è lui che aiuta a scegliere Klay Thompson e Draymond Green. L’armonia tra la Valley e gli Warriors è un fatto culturale. LA ha gli attori, New York ha gli stockbroker, Golden State ha i CEO di Apple, Rakuten e Youtube. Il matrimonio tra tecnologia e parquet avviene in maniera istantanea.

Seguendo le orme di squadre come gli Houston Rockets, i San Antonio Spurs e gli Oklahoma City Thunder, Lacob decide di far installare delle telecamere SportsVu di ultima generazione in cima al soffitto della Oracle Arena. Le attrezzature sono in grado di analizzare ogni singolo movimento compiuto da un giocatore: angolatura del braccio al momento del tir, parabola della traiettoria e via dicendo. Da quel momento la franchigia di Lacob non si è più guardata indietro. I problemi da poter risolvere con la tecnologia sono infiniti e non si limitano al parquet. Come è possibile rendere migliore l’esperienza di un tifoso che si presenta al palazzetto? Facile, le nuove camere ideate da Zoom che mostrano i replay in 4D. E sul parquet? Dopo le Finals del 2019, quando Golden State si ritrovò a dover fare a meno di Kevin Durant e Klay Thompson per infortunio, il dibattito si è incentrato su come i dati possano aiutare a prevenire e curare gli acciacchi. Il rapporto con la Silicon Valley ha avuto un effetto balsamico anche sui giocatori, che hanno costantemente la possibilità di confrontarsi con le migliori menti del XXI secolo. Contaminazione, radicamento sul territorio e apertura a tutte le novità che il mondo della tecnologia offre allo sport. Se i Lakers e i Knicks han sempre puntato sul glam, gli Warriors hanno scelto la strada dei nerd.

L'Evoluzione del Parquet NBA e il Futuro delle Superfici da Gioco

I design delle nuove maglie si riflette nei design dei parquet NBA, uno degli elementi più attraenti della megastrutture che rendono la NBA uno dei posti mistici dello sport americano e della pallacanestro mondiale. Tanti gli omaggi artistici, tanti i tributi alle culture locali anche sui campi delle franchigie, sempre in grado di sfruttare i dettagli per operazioni di marketing più ampie. Stephen Curry e compagni scenderanno in campo provando a far rivivere le emozioni degli ultimi anelli vinti e dei fantastici Warriors che infiammavano i tifosi di Oakland.

Il campo forse con il significato più forte. Nell’edizione MLK, l’omaggio degli Hawks a Martin Luther King si estende anche al design del parquet. Alla State Farm Arena, infatti, i colori “Infinity Black, Vintage Gold e Fidelity White” si mescoleranno ad elementi che richiamano le battaglie di un eroe locale e nazionale: le iniziali lungo la linea laterale, le 22 “Freedom Stars” che rappresentano le volte in cui il Dr. King è stato arrestato mentre combatteva per l’uguaglianza. Completa il tutto un logo degli Hawks ricreato in stile mosaico. Se non bastassero i tramonti di South Beach, se non bastasse l’incredibile cavalcata degli Heat dello scorso anno, a Miami l’asticella si alza e il parquet dell’American Airlines Arena riflette perfettamente il tema del “ViceVersa” e i colori classici della City Edition. La franchigia di Michael Jordan e della new entry LaMelo Ball hanno optato per l’omaggio al nickname della città di Charlotte, The Buzz City. Fiesta texana in quel di San Antonio, con un’esplosione di colori che viene riportata fedelmente un un parquet che richiama la storia della franchigia. Dal Texas al Pennsylvania, con la Città dell’Amore Eterno che omaggia le tipiche “boathouse row” di Philly con il design tanto della maglia quanto del campo da gioco. In lista c’è il primo parquet non ispirato ad una City Edition jersey ma ad un’altra maglia speciale che indosseranno i Brooklyn Nets di Kyrie Irving, di Kevin Durant e di Steve Nash. La rivoluzione estetica di Daniel Arsham è partita dalla maglia e si è spostata sul campo ch verrà realizzato quando i Cavs indosseranno una delle più belle City Edition di quest’anno. Per la versione “Valley” dei Suns non esistono ancora foto ufficiali del design del campo, ma una prima bozza si può già vedere nei campi di allenamento del Verizon 5G Performance Center, la nuovissima facility della franchigia. La franchigia che sfrutta meglio i colori della propria terra, dalle montagne di Salt Lake ai canyon dello Utah. I Jazz switchano dal colorato al nero, mantenendo però la stessa palette dello scorso anno. Senza CP3 e senza Danilo Gallinari, OKC perde colpi tecnicamente e anche il design ne risente. Dopo la stratosferica City Edition della stagione 2019-20, i Thunder fanno un passo indietro. Non convince nemmeno la maglia dei Kings, decisamente una delle più basic e non all’altezza di quelle prodotte da altre squadre. Ma i Kings non vanno mai sottovalutati. Il campo del nuovo Golden 1 Center - inaugurato lo scorso anno e praticamente mai utilizzato con continuità - riprenderà il tema della maglia, con qualche nota alta come la versione speciale del logo.

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Il Parquet a LED: Un Occhio al Futuro

A Indianapolis, nel corso dell’All Star Game, tutto il mondo ha potuto ammirare il pavimento a led che ha reso spettacolare ogni singolo secondo dell’evento più importanti degli USA (Superbowl a parte). Questa superficie full led in vetro prodotta da una azienda tedesca si chiama tecnicamente ASB LuninFlex e offre condizioni di sicurezza ed elasticità per gli atleti. Inoltre mostra contenuti dinamici, come loghi di squadre, pubblicità di sponsor, proiezioni digitali, video immersivi e grafiche spettacolari, personalizzabili a seconda delle esigenze, consentendo di togliere gli adesivi pubblicitari del parquet che mettono a rischio l’incolumità dei giocatori. Dopo Indianapolis il pavimento dell’All Star Game è rivendibile, così come altri similari contenuti su cataloghi. La cosa più incredibile è che, sinora, a pensarci sono state solo due società europee: il Panathinaikos e la Pallacanestro Varese. A OAKA si dovrebbero muovere immediatamente per acquistare il rivoluzionario Glass Floor.

demo LED marking lines

Testimone oculare del Glass Floor è Massimiliano Bogni, inviato di Backdoor Podcast alla Stark Arena di Belgrado per la Final Four di BasketBall Champions League. “La visione è fantastica sia dagli spalti che dalla tv. Gli spettatori che vedono la partita dall’alto, penso a quelli degli sky box, godranno di uno spettacolo unico. E il campo da gioco? Ce lo spiega sempre Massimiliano Bogni. “La superficie è una sorta di vetro depressurizzato che è appoggiato su delle molle, quindi è una pavimentazione molto più bouncy, rimbalzante. A livello di attrito, non essendoci le listelle del parquet, permette di avere molto più grip in quanto si tratta di una lastra unica. Quindi per cambi di direzione e atterraggio è molto meglio per le articolazioni dei giocatori, che vengono preservate (caviglia, ginocchia, anca). A fine partita Marcelinho Huertas, 41 anni compiuti, mi ha confessato che se avesse sempre giocato sul Glass Floor si sarebbe allungato ulteriormente la carriera. Le controindicazioni? Sicuramente il costo dell’impianto e il livello di spesa energetica. Inoltre la superficie deve essere rialzata per permettere l’installazione dei condotti dell’aria di raffreddamento, che abbassano il calore sprigionato dai led. E l’impiantistica ha bisogno di spazi. L’omologazione? La superficie dell’azienda tedesca è modulare, è pensata per qualsiasi impianto sportivo ed è già subito omologabile per le competizioni FIBA (la federazione internazionale di pallacanestro), IHF (la federazione internazionale di pallamano) e FIVB (la federazione internazionale di pallavolo). Quindi, sulla carta, non dovrebbero esserci problemi di sorta.

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