L'architettura islamica, con la sua ricchezza di forme e materiali, presenta un capitolo particolarmente affascinante e spesso meno conosciuto: quello delle moschee che fanno un uso preponderante del legno. Questo materiale, umile e versatile, ha permesso la creazione di strutture di grande bellezza e funzionalità, testimoniando un'ingegneria e un'arte raffinate. L'influenza dei precetti di Maometto si può cogliere più chiaramente nelle moschee rurali oppure nelle moschee urbane minori, dove la semplice devozione si esprime nell'uso di umili materiali e strutture semplici. In questo contesto, il legno ha trovato impiego in elementi strutturali e decorativi, dando vita a spazi di preghiera accoglienti e suggestivi.
La Moschea Juma di Khiva: Un Capolavoro di Colonne Lignee
La Moschea Juma di Khiva (talvolta scritta anche come Djuma o Dzhuma) è la moschea cattedrale e moschea del venerdì di Khiva. La Moschea di Dzhuma, situata nel centro della città murata di Ichan-Kala, è sicuramente una delle attrazioni di Khiva. Secondo il geografo arabo Mukaddasiy, la moschea di Dzhuma risale al X secolo. Tuttavia, secondo lo storico Munis, la moschea che vedi oggi è stata costruita nel tardo 18° secolo e la data di costruzione della moschea è effettivamente visibile sulle sue porte d’ingresso: 1778-1782. Munis dichiara inoltre che fu costruita grazie al denaro donato da uno dei più importanti funzionari del suo khanato, chiamato Abdurakhman Mukhtar. La Moschea di Juma è stata una delle strutture più importanti del Medioevo e si distingue per la sua composizione unica e simbolica delle antiche moschee di Khorezm.
Dall’esterno, l’aspetto della moschea è piuttosto semplice, ma dall’interno è magnifico. Ci sono tre aperture nel soffitto che forniscono luce all’interno della moschea e, insieme alle 213 colonne in legno intagliato, creano un’atmosfera esclusiva. La maggior parte delle colonne è stata ricavata da tronchi d’albero nel 18° e 19° secolo. Intagli unici decorano i loro tronchi e i loro capitelli. Alcune di esse sono state realizzate con legname recuperato da edifici medievali in rovina e alcune delle più antiche risalgono al X secolo. Le colonne variano per dimensioni, forma e decorazioni e sono indicative dell’alto valore artistico della moschea insieme all’abile progettazione della costruzione che può resistere molto bene ai terremoti. Gli scienziati ritengono che l’insieme di queste caratteristiche la renda paragonabile alle antiche moschee dell’Arabia.
La moschea ha anche un minareto al quale puoi accedere dall’interno della moschea e salire fino in cima lungo la stretta scalinata con 81 gradini di diverse dimensioni. Il minareto occupa il punto centrale e dalla cima si gode di un’ottima vista su Ichan Kala e sui dintorni di Khiva, dopo che avrai ripreso fiato dalla scalata e ti sarai ripreso dalla fatica di superare i visitatori che scendono per le stesse strette scale. Il diametro del minareto della moschea Juma è di 6,2 metri alla base e l’altezza è di 32,5 metri con sette mensole a sezione stretta in mattoni turchesi. Sette mensole a sezione stretta di mattoni turchesi, il che significa che è scarsamente decorato rispetto ad altri minareti di Khiva. Il minareto è coronato da una lanterna a otto archi con una cornice di stalattiti e una cupola.
iFilmati. Uzbekistan; KHIVA (Moschea Djuma) - 1'13"
Le Moschee Ipostile Lignee dell'Anatolia Medievale
Un altro esempio significativo dell'uso del legno nell'architettura delle moschee proviene dall'Anatolia. Ci troviamo di fronte a uno dei capitoli meno noti ma più affascinanti dell’architettura islamica: le Moschee Ipostile Lignee dell’Anatolia Medievale. Queste cinque moschee, costruite tra la fine del XIII e la metà del XIV secolo, ci accompagnano attraverso le province di Afyon, Eskişehir, Ankara, Konya e Kastamonu.
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Mentre ci addentriamo negli interni, notiamo come l’austerità degli esterni in pietra grezza e tagliata contrasti con la calda eleganza delle sale ipostile, dove colonne lignee finemente scolpite sostengono soffitti piatti in legno. Le colonne, spesso arricchite da capitelli in muqarnas (tecnica ornamentale tipica dell’architettura islamica) o elementi lapidei di recupero, ci parlano di una tradizione artistica raffinata. Queste moschee non rappresentano soltanto un’eccezione costruttiva, ma testimoniano un momento cruciale nell’evoluzione dell’architettura islamica. La loro costruzione coincide con l’arrivo in Anatolia di artigiani centro-asiatici dopo le invasioni mongole degli anni 1240. Dal XIV al XX secolo, la loro struttura e il loro stile hanno ispirato numerose altre costruzioni in Anatolia e oltre.
L’estensione geografica delle cinque moschee riflette quanto fosse diffuso questo stile architettonico nel Medioevo anatolico. Nonostante alcune modifiche avvenute nel corso dei secoli, come la trasformazione dei tetti da piatti a spioventi, il nucleo autentico di queste moschee è rimasto intatto. Gli elementi strutturali, decorativi e funzionali originali sono ancora presenti. Ci rassicura sapere che queste moschee sono tutelate dalle più alte normative turche in materia di beni culturali. La loro proprietà è affidata alla Direzione Generale delle Fondazioni, e ogni edificio rientra in zone sottoposte a vincoli di tutela.
Caratteristiche delle Moschee Ipostile Lignee Anatoliche
Queste moschee condividono alcune caratteristiche distintive:
- Periodo di costruzione: Tra la fine del XIII e la metà del XIV secolo.
- Materiali: Esterni in pietra grezza, interni con colonne e soffitti in legno.
- Decorazioni: Colonne con capitelli in muqarnas o elementi lapidei di recupero.
- Contesto storico: Influenzate dall'arrivo di artigiani centro-asiatici dopo le invasioni mongole.
- Diffusione: Province di Afyon, Eskişehir, Ankara, Konya e Kastamonu.
Il Ruolo del Legno e la Semplicità nell'Architettura Islamica Tradizionale
Il termine moschea (arabo masjid) definisce il luogo riservato alla preghiera dei musulmani, indipendentemente dalle diverse tipologie architettoniche. La tradizione islamica ha tuttavia conservato numerosi precetti del profeta Maometto che non soltanto sottolineano come la preghiera non necessiti di un edificio a essa appositamente destinato, ma che esprimono anche una esplicita ostilità all'architettura in quanto tale, poiché essa può condurre a un’inutile ostentazione. Non sorprende quindi l'estrema semplicità delle primissime moschee; ciò si riflette anche nella singolare assenza di un complesso apparato simbolico, di cerimonie e di arredi nella pratica religiosa islamica. La stessa casa di Maometto, costruita a Medina nel 622, è generalmente considerata la prima moschea, sebbene Maometto guidasse in realtà la preghiera comune nella muṣallā di Medina, ovvero in un semplice spazio delimitato all'aperto.
L'austerità della pratica religiosa del profeta, mai dimenticata, nel corso dei secoli ha ripetutamente condizionato quei movimenti che si ponevano l'obiettivo di riformare l'architettura della moschea. È inoltre da sempre pratica consueta costruire moschee a esclusivo uso privato o familiare, per membri dello stesso gruppo, per chi esercita la stessa attività o per un determinato quartiere. Questo approccio ha spesso favorito l'uso di materiali locali e facilmente disponibili, come il legno.
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Elementi Strutturali e Decorativi in Legno
Il minbar è una sorta di trono o di pulpito dal quale viene recitata l'orazione del venerdì, non privo di impliciti riferimenti al sovrano legittimo e da cui i primi califfi ricevevano la manifestazione di fedeltà dai loro sudditi. Esso era generalmente realizzato in legno, sebbene si abbiano esempi costruiti in mattoni crudi, in ferro, in marmo e in laterizi rivestiti da piastrelle invetriate. Alcuni minbar potevano essere mobili e muniti di ruote. Nella sua forma evoluta, i fianchi assumono l'aspetto di grandi triangoli rettangoli, articolati all'esterno da arcature cieche o da motivi geometrici; sulla fronte, in basso, si apre una porta a doppio battente, sovrastata da una trabeazione che poggia su alti sostegni, che dà accesso a una scala interna che conduce a una piattaforma coronata da una cupoletta o da altre strutture. Tutto ciò naturalmente serve a esaltare la figura del predicatore che si trova al di sotto della cupola, la cui funzione deriva direttamente dalla pratica istituita dal profeta.
La forma più semplice e più utilizzata per gran parte delle moschee del venerdì è quella di uno spazio coperto con un cortile annesso. Lo spazio coperto - talvolta demarcato da torri o portali - poteva essere quadrato o rettangolare, a tetto piano o a spioventi, con volte o con copertura piramidale; laddove presenti, le cupole potevano essere in numero di una o di tre, in quest'ultimo caso a formare un impianto a T, molto popolare nel Maghreb. Il fatto che moltissime moschee del venerdì si siano continuamente ampliate nel corso dei secoli è stato tuttavia spesso sottovalutato in favore dell'attenzione posta sulle loro forme originarie. In un periodo successivo essa poteva ricevere abbellimenti e ampliamenti, ma ciò avveniva generalmente senza danneggiare il suo aspetto estetico unitario.
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