Informazioni sull'uso dell'amitraz in apicoltura e l'efficacia dei listelli imbevuti contro la Varroa

Le api da miele (Apis mellifera) svolgono un ruolo cruciale nell’impollinazione delle colture agricole e nella conservazione degli ecosistemi naturali. Per contrastare la varroa, gli apicoltori utilizzano strategie integrate, tra cui trattamenti chimici a base di acaricidi. Nellʼuso corrente i prodotti a base di amitraz vengono utilizzati come trattamento estivo o invernale senza effettuare blocchi di covata o altri interventi biomeccanici. La pratica si distingue soprattutto per la velocità e la praticità rispetto a un trattamento che prevede maggiore lavoro come lʼingabbio della regina e lʼuso di acido ossalico.

L’amitraz è un antiparassitario appartenente al gruppo delle formamidine, la cui distribuzione nell’alveare avviene per contatto. La disponibilità di una specialità medicinale a lento rilascio e la sua diffusione per contatto lo rendono uno strumento di lotta di facile utilizzo, sia come trattamento estivo che in autunno-inverno.

I prodotti commerciali e le modalità di applicazione delle strisce

I prodotti commerciali sono in genere strisce impregnate poste nel nido di covata o dispositivi a vapore/aerosol approvati. Tra i medicinali più diffusi a base di questo principio attivo si possono citare:

  • Apivar (Laboratoire Biove): strisce da 0,5 g di amitraz.
  • Apitraz (Laboratorios Calier S.A.): strisce da 0,5 g di amitraz.

Per l'applicazione, le indicazioni prevedono di posizionare 2 strisce di Apitraz per alveare, in un periodo antecedente alla formazione del glomere. Le strisce devono essere collocate tra 2 favi di scorte (per esempio: la prima striscia tra il 3° e il 4° favo e l’altra striscia tra il 7° e l’8° favo), possibilmente dove le api mostrano la maggiore presenza. È importante applicare il trattamento solo secondo l’etichetta del prodotto e le normative locali, in fase di flusso di miele esterno, con buona ventilazione e colonie stabili.

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Meccanismo d'azione ed effetti collaterali sulle api

Il meccanismo d’azione principale è l’interazione con i recettori dell’octopamina degli artropodi, di conseguenza l’amitraz ha il potenziale per influenzare il comportamento delle api. Livelli di octopamina aumentati anticipano l’inizio dell’attività di bottinatura e alterano la comunicazione con le danze delle fonti alimentari. Alcuni esperimenti hanno dimostrato che fornendo alle api una molecola chiamata octopamina si inducono le api giovani ad un bottinamento precoce, un fattore chiave che spiega la sindrome da spopolamento (CCD). Il bottinamento precoce a sua volta provoca un raffreddamento repentino della covata, una carenza di pane d’api ed un aumento dei virus e del nosema. Di conseguenza, l’amitraz può dare un significativo contributo allo spopolamento degli alveari.

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L’amitraz provoca una mortalità inferiore rispetto al tau-fluvalinate, ma determina comunque tossicità acuta, come danni alla parete intestinale delle larve e alterazione della funzionalità cardiaca delle api. Inoltre, Papaefthimiou sostiene che anche piccole dosi di amitraz raddoppiano la frequenza cardiaca delle api. Il principio attivo danneggia anche le difese antibatteriche e antifungine della cuticola e pare abbia effetti sul sistema immunitario, deprimendo l’immunità cellulo-mediata. Pettis è giunto alla conclusione allarmante che l’esposizione ad amitraz sembra raddoppiare il rischio relativo di infezione da Nosema. Per quanto riguarda la regina, Lubinevski ha osservato che la fumigazione con amitraz spesso porta alla sua sostituzione, mentre Pettis ha segnalato che il trattamento può causare un dimezzamento della vitalità dello sperma immagazzinato nella sacca spermatica.

Al contrario, alcuni studi dimostrano che il prodotto non ha avuto significativi effetti sulla mortalità delle api, sulle dimensioni della covata, sull’attività e sul peso dell’alveare o sul volume del raccolto di miele quando viene utilizzato al doppio della dose indicata.

Efficacia della molecola, resistenza e sinergie con i pesticidi

Lʼefficacia dellʼamitraz in presenza di covata viene messa in dubbio dalle esperienze di campo, unitamente al costante interrogativo sullʼinsorgenza di resistenza alla molecola da parte della varroa. Attraverso una revisione sistematica della letteratura, sono stati selezionati 74 studi globali riguardanti l’efficacia e la resistenza all’amitraz. I risultati mostrano che solo il 31,7% dei test in laboratorio raggiunge un’efficacia superiore al 95%, valore considerato ottimale. La varroa sviluppa resistenza all’amitraz con meccanismi ancora poco noti, forse con un aumento del metabolismo detossificante. Laddove ne è stato fatto un uso continuativo per più anni consecutivi l’efficacia è calata con lo sviluppo di ceppi resistenti.

La cosa più preoccupante è che l'amitraz ha la capacità di disattivare gli enzimi che aiutano gli insetti a detossificare i pesticidi, aumentando l'efficacia di alcuni insetticidi come organofosfati e piretroidi. Prullage ha scoperto che l’amitraz ha effetti sinergici con il fipronil, l’insetticida sistemico che gli apicoltori francesi ritengono abbia ucciso le loro api. Inoltre, è stato rilevato che l’amitraz presenta un profondo effetto sinergico non solo con alcuni piretroidi, ma anche con tre neonicotinoidi.

Residui nel miele e nella cera d'api

Nel miele l’amitraz in parte si degrada ma residuano i suoi metaboliti, tra i quali la 2,4 metilanilina (DMA), che ha dimostrato nelle rane proprietà mutagene, cancerogene e teratogene. Nel miele sono tollerati residui fino a 200 ppb (Reg. UE 37/2010). Benché il tempo di carenza sia zero, è prudente non trattare se non dopo l’ultimo raccolto. Nella cera invece l’amitraz si lega bene ma la degradazione è rapidissima: il tempo di dimezzamento è di poche ore. I metaboliti biologicamente più attivi, tra cui la DMA, non si ritrovano nella cera, specialmente dopo la fase di lavorazione, ma è possibile rinvenire il metabolita 2,4-dimetilfenilformamide (DMF).

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La tabella seguente riassume il comportamento dell'amitraz e dei suoi principali residui all'interno dei prodotti dell'alveare:

Matrice dell'alveareStabilità dell'amitrazMetaboliti principaliLimiti di residuo tollerati
MieleSi degrada parzialmente2,4 metilanilina (DMA)Fino a 200 ppb (Reg. UE 37/2010)
CeraDegradazione rapida (poche ore)2,4-dimetilfenilformamide (DMF)DMA assente dopo la lavorazione

Strategie integrate e buone pratiche di trattamento

Benché ceppi di acari resistenti siano diffusi in molti paesi, in Italia non risultano evidenze certe di resistenza. E’ bene quindi alternarne l’uso ad altri principi attivi ed eventualmente utilizzarlo in abbinamento ad una specialità a base di timolo. Per mantenere il miele legale e commerciabile, occorre trattare fuori dal flusso di miele, rispettare i tempi di ritiro, separare l’attrezzatura di trattamento da quella di estrazione e registrare accuratamente ogni intervento.

Un corretto piano di monitoraggio prevede le seguenti fasi di valutazione della colonia:

  • A. Valutazione iniziale: Annotare la forza, lo stato della regina e lo stadio di covata.
  • B. Controllo a 48-72 ore: Verificare la posizione della striscia e il normale comportamento della colonia.
  • C. Valutazione a 7-10 giorni: Ricontare gli acari e confrontare il dato con il valore iniziale per stimare l'efficacia.
  • D. Chiusura record: Completare le registrazioni indicando lotto, data, identificativo dell'alveare e condizioni meteo.

Le interruzioni della covata, siano esse naturali o gestite tramite l'ingabbio della regina, migliorano l'efficacia del trattamento poiché vengono eliminati più acari in fase foretica, ossia presenti direttamente sulle api adulte. L'obiettivo primario deve rimanere quello di proteggere la covata e preparare le famiglie per l'inverno, evitando di intervenire tardi o quando l'alveare si trova già in una fase critica.

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