La Santa Sede alla Biennale di Venezia: Le Cappelle nel Bosco e la Varietà dei Materiali

Per la prima volta nella storia, il Vaticano partecipa alla Biennale di Architettura di Venezia, e lo fa in una maniera unica e profondamente significativa. In occasione della sedicesima mostra internazionale, che sarà visitabile dal 26 maggio al 25 novembre sull'isola veneziana di San Giorgio Maggiore, la Santa Sede presenta un padiglione diffuso composto da dieci piccole architetture.

Un Padiglione Diffuso: Architettura Come Pellegrinaggio

Il curatore del padiglione diffuso, Francesco Dal Co, ha sottolineato che il progetto si discosta dai modelli tradizionali, scegliendo di non presentare «niente tavole, modelli o render». La visione è che «Il ruolo dell'architettura è quello di mettere ordine in uno smisurato peso, che è il mondo. Solo nel costruito l'architettura trova la sua pienezza». Ecco perché il Padiglione della Santa Sede prende la forma di un percorso tra architetture costruite.

Il cardinale Gianfranco Ravasi ha rimarcato l'unicità del progetto, affermando che «Dal Co ha optato per un padiglione singolare, inteso come un pellegrinare nel bosco», fatto di «dieci tappe elaborate da altrettanti architetti».

L'Ispirazione: La Cappella di Gunnar Asplund

Questa scelta concettuale trae ispirazione da una celebre frase dell'architetto austriaco Adolf Loos: «Quando si incontra un tumulo in un bosco, si incontra un'architettura». Dal Co ha usato questa frase per evidenziare come l'apparire di qualcosa di costruito in uno spazio smisurato, come un bosco, dà la misura del luogo, aiutando a orientarsi e diventando un punto di riferimento e di incontro.

Il parallelo tra la riflessione di Loos e la cappella nel bosco, costruita nel 1920 da Gunnar Asplund nel cimitero di Stoccolma, è immediato. Asplund è una fonte di ispirazione fondamentale per i dieci architetti coinvolti nel progetto, tanto che un padiglione dedicato, firmato da Map studio, servirà a raccontare la sua opera.

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Architetti di Fama e Talenti Emergenti

I nomi degli autori delle dieci cappelle, in corso di costruzione, sono stati presentati a Roma. Tra i progettisti, che provengono da quattro continenti, figurano architetti di fama mondiale come i Pritzker Eduardo Souto de Moura e Norman Foster.

Accanto a queste figure di spicco, sono stati selezionati anche giovani architetti emergenti. Tra questi spiccano la brasiliana Carla Juaçaba - selezionata anche da Yvonne Farrell e Shelley McNamara per la loro «Freespace» - e il giovane, ma già pluripremiato, studio veneziano Map, guidato da Francesco Magnani e Traudy Pelzel. Map studio è anche autore di un progetto di riuso di una casa colonica a Ferrara, finalista al premio Medaglia d'oro dell'architettura italiana 2015. L'architetto statunitense Andrew D. Cellini completa la lista degli architetti scelti.

  • Architetti del Padiglione della Santa Sede:
  • Eduardo Souto de Moura (Pritzker)
  • Norman Foster (Pritzker)
  • Carla Juaçaba (Brasile)
  • Map studio (Francesco Magnani e Traudy Pelzel, Italia)
  • Andrew D. Cellini (Stati Uniti)
  • Altri architetti provenienti da quattro continenti

Sperimentazione di Materiali e Simboli

Le architetture, definite da Dal Co «neanche tanto piccole», si concentreranno su due simboli importanti: l'ambone e l'altare. Soprattutto, sperimenteranno le possibilità offerte da una vasta gamma di materiali.

La sperimentazione spazia «dalla ceramica al legno, dal calcestruzzo sottile e armato al metallo». Ad esempio, Andrew D. Cellini ha testato le potenzialità delle lastre sottili in ceramica, mentre Eduardo Souto de Moura ha impiegato i blocchi di pietra di Vicenza per la sua cappella. Questa varietà di materiali evidenzia la ricchezza delle soluzioni architettoniche adottate per le cappelle nel bosco, che includono anche l'uso del legno, in linea con l'ispirazione bucolica del progetto.

Architettura Tra Dono e Spiritualità

Il progetto della Santa Sede si inserisce perfettamente nel tema generale della Biennale, che si concentra sul concetto di dono che l'architettura può fare alla città e ai cittadini. Questo dono si manifesta attraverso lo spazio libero, lo spazio pubblico e quella «generosità di spirito e senso di umanità» che l'architettura sa esprimere.

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Un tema che si incrocia profondamente con il ruolo storico della Chiesa come committente di opere che, da sempre, uniscono arte e fede. Dunque, la riflessione delle cappelle si muove in due direzioni: una di tipo più pratico, legata alla sperimentazione progettuale, e l'altra aperta ai temi di natura più spirituale, legati a doppio filo al ruolo della Chiesa e a quel connubio indissolubile tra arte e fede da ritrovare.

Il Futuro delle Cappelle

Resta ancora da definire cosa sarà delle cappelle dopo la mostra. Tuttavia, già ci sono state manifestazioni di interesse, suggerendo che queste architetture uniche potrebbero trovare una nuova vita o destinazione al termine della Biennale.

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