L’obiettivo finale del capitalismo è quello di abolire la proprietà privata. Pensa a quanto di quello che possedevi in-house hai barattato con un abbonamento nel corso degli ultimi 15 anni. Quando ero all’università ha preso piede Dropbox, e poi a cascata hanno seguito Google Drive e OneDrive di Microsoft. Il risultato è che dal mio EDC - le stronzate che ti porti in giro su base giornaliera - sono sparite le chiavette USB. Era tutto in cloud.
Sempre negli anni dell’università un mio amico mi aveva fatto andare in fissa con Kodi. Con un Raspberry Pi 2 e un hard disk meccanico da 500 giga potevo guardare i miei film e le mie serie TV da ogni dispositivo di casa, avere a disposizione copertine, sinossi, cast: era il fottuto Netflix prima che Netflix fosse mainstream. Poi è per l’appunto arrivato Netflix, e quell’hard disk meccanico stipato di serie tv non so manco che fine abbia fatto.
Il paradosso di Steam Deck
Ti starai chiedendo cosa c’entra tutto questo con Steam Deck. Steam Deck è un hardware che ormai ha 4 anni. Rispetto ad altre handheld, arranca se si ha la pretesa di voler giocare i giochini più esosi. Non è questione di costare “troppo”, è questione di non avere semplicemente senso. Con relativamente pochi euro in più puoi comprare una ROG Ally X, che al netto di avere più potenza di fuoco sotto la scocca è una macchina più futuribile, permettendo di attaccarci una GPU esterna.
È la fine degli handheld?
Il nuovo prezzo di Steam Deck va messo di fianco al nuovo prezzo di PS5, a quello di Xbox, di Switch 2 e volendo anche di Meta Quest 3. Tutto va verso questa direzione: l’hardware costa sempre di più. Ed è un problema non perché sta diventando un lusso, ma perché ha sempre meno senso comprarlo. E quando non ha più senso comprare l’hardware possono succedere due cose: o smetti di giocare o affitti la potenza di calcolo per giocare.
| Piattaforma | Stato del servizio |
|---|---|
| Google Stadia | Fallito / Chiuso |
| Amazon Luna | Ridimensionato |
| Microsoft Xcloud | Attivo (integrazione Xbox) |
Verso la dematerializzazione del gioco
C’è la concreta possibilità che il discorso che possiamo fare adesso per Steam Deck, cioè quello di un hardware inadeguato ai tempi moderni che non ha senso comprare, si possa applicare alla prossima generazione di console. Se le memorie, le schede video e gli SSD vengono precettati dai data center, c’è il rischio concreto che ci toccherà far girare anche i videogiochi su 'sti cazzo di data center.
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È la dematerializzazione felice, nella testa di qualche executive: smetti di possedere un hardware costoso, paga un abbonamento tutto sommato economico. C’è il piccolo dettaglio che abbiamo visto cos’è successo nelle altre industrie, quando abbiamo smesso di possedere la nostra musica, i nostri film e le nostre serie tv. Siamo diventati dipendenti dai servizi, subendone ogni decisione: non avendo controllo su quello che esce dal catalogo, accettando che chi controlla la piattaforma decida di ritoccare i prezzi o di farti pagare un extra in base al numero di dispositivi.
Esiste una via d'uscita?
Non siamo necessariamente fottuti. La spinta di diversi produttori verso ARM come piattaforma hardware può essere una soluzione. Valve ha da poco rilasciato la beta di Proton 11, che gira anche su ARM: tradotto per i non-tecnici, vuol dire che potenzialmente tra qualche mese potrai installare una versione nativa di SteamOS sul tuo smartphone.
L’ingresso di NVidia nel mondo dei processori ARM apre alla possibilità che escano driver specifici per le loro GPU, rendendo possibile collegare al tuo smartphone una scheda video esterna per far girare qualche Tripla-A. Non siamo condannati a questa decrescita infelice, ma tutto quello che ho descritto è roba da smanettoni. Quando i Prodigeek si chiedono se sia la fine per PC e console, non è uno strillone clickbait: è il capitalismo che come conseguenza ultima ha l’abolizione della proprietà privata. Se devi pagare qualcuno, paga chi non ti prende per il culo.
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