La Storia e la Tecnica dei Copisti e dei Manoscritti Antichi: Guardiani del Sapere Umano

La storia della conoscenza umana è intrinsecamente legata ai manoscritti, opere attraverso le quali culture e saperi sono stati tramandati, non senza sfide e complessità. Per secoli, è transitata la conoscenza umana attraverso i manoscritti, eppure essi, oltre che tramandare la storia, l’hanno talvolta anche falsificata. In questo contesto, l'opera dei copisti, figure spesso oscure ma fondamentali, ha plasmato il patrimonio culturale di intere regioni, inclusa quella salentina, contribuendo in modo significativo alla conservazione e alla diffusione del sapere antico. I manoscritti sono stati il tramite che ha consentito all’Europa medievale di far suo il grande patrimonio della classicità greco-romana, di trasmetterlo alla posterità, divenendo così essa il motore della civiltà umana.

Il Mestiere del Copista: Custodia e Insidie della Trasmissione

Grande è il debito verso quegli oscuri monaci che nei freddi scriptoria hanno realizzato diligentemente la copiatura delle opere dell’antichità. Ma i manoscritti sarebbero restati il più delle volte sepolti tra muffa e polvere nelle antiche biblioteche monastiche, se non ci fossero stati poi cacciatori, sagaci e fortunati che, dopo averli scovati, non li avessero resi noti e non ne avessero assicurato la definitiva conservazione, moltiplicando le copie, prima riproducendole a mano e poi a stampa, dopo la rivoluzionaria invenzione di Gutenberg. Tra questi sagaci cacciatori vi sono personaggi illustri come Petrarca e Poggio Bracciolini, ai quali, oltre che ai monaci copisti, deve andare la nostra grande riconoscenza.

Non di rado, però, le fonti manoscritte presentano insidie. Perduti spesso gli originali ci si deve affidare a copie. E le copie recano, introdotte dai copisti, inevitabili alterazioni, innocenti, ma non di rado intenzionali, per le ragioni le più varie. Nell’un caso e nell’altro, dalle alterazioni possono derivare rappresentazioni di fatti, eventi e pensieri non corrispondenti alla realtà. Né è facile distinguere le alterazioni casuali da quelle intenzionali, sebbene entrambe possano produrre alterazioni anche molto rilevanti. Qui il discorso conduce al difficile tema della trasmissione dei testi e a quello specularmente complesso del ‘mestiere’ di copista, destinato spesso a confondersi con quello di autore.

È del tutto ovvio che quando queste fonti manoscritte manipolate sono le uniche intorno a eventi storici, la storia di quegli eventi può risultare falsata. In questo contesto, casi di manipolazioni di fonti manoscritte, talora autentici intrighi filologici, hanno finito per trasmettere erronee rappresentazioni storiche. Ne sono state vittime anche personaggi illustri come il grande Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero, e suo nonno Ruggero II, fondatore del Regno dell’Italia meridionale.

L'Evoluzione dei Supporti Scrittori e della Scrittura

«A differenza dei libri, i manoscritti hanno una loro individualità». I manoscritti sono sempre opera unica, uscita dalle mani di una persona determinata, un autore o un oscuro copista, che ha usato supporti diversi a seconda delle epoche.

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Dai Rotoli al Codice

A partire dall’età faraonica e fino alla conquista araba dell’Egitto con la conseguente diffusione della carta di stracci, il papiro è stato il supporto scrittorio maggiormente usato nel Mediterraneo antico. Dopo la conquista dell’Egitto da parte di Alessandro Magno il greco divenne la lingua ufficiale del paese e si mantenne tale anche sotto l’impero romano e bizantino. Migliaia di papiri greci e, in minor misura latini, sono stati così ritrovati principalmente nelle zone desertiche dell’Egitto, insieme a testi scritti su materiali deperibili, quali i pezzi di coccio (ostraka), tavolette di legno e metallo e pergamena.

Un momento enigmatico e fondamentale nel mondo tardoantico fu il passaggio dal rotolo al codice. Questo è stato una trasformazione cruciale nel modo in cui le persone registravano e diffondevano il sapere. Le possibili ragioni dietro questa transizione e le ipotesi che sono state formulate spaziano dai vantaggi pratici del codice rispetto al rotolo all’influenza delle pratiche culturali e comunitarie del primo cristianesimo. Un libro manoscritto in forma di codice è il prodotto di una serie di operazioni artigianali, perfezionate nel corso di molti secoli, che servono ad allestirlo come contenitore di un testo.

Nel medioevo i manoscritti erano su pergamena, generalmente vergati con penna d’oca. Poi la scrittura ha subito evoluzioni nei supporti materiali, per la diffusione della carta, molto più economica della pergamena, anche se meno duratura. Dal sedicesimo secolo, con la scoperta delle miniere inglesi di grafite, è stata introdotta la matita. Ogni manoscritto è testimone di queste evoluzioni tecnologiche, ma ha, soprattutto, il fascino dell’opera unica.

La scrittura in alfabeto latino, dalle origini nel VII secolo a.C. fino ai giorni nostri, ha subito una lunga evoluzione: certo nel tempo, ma anche nello spazio e in rapporto alle tecniche e agli ambiti d’uso della scrittura. Le fonti documentarie manoscritte del medioevo costituiscono le fondamenta della ricerca storica. La loro quantità varia a seconda delle epoche considerate, e la loro stessa presenza è un dato suscettibile di conoscenza storica, consentendo la comprensione delle ragioni e dei contesti di produzione e conservazione.

Tabella: Evoluzione dei Supporti Scrittori

Supporto Materiale principale Epoca di maggiore utilizzo Caratteristiche
Papiro (rotolo) Steli di papiro Età faraonica - Conquista araba dell'Egitto Maggiore uso nel Mediterraneo antico; testi su materiali deperibili.
Pergamena (codice) Pelle animale trattata Medioevo Più duratura del papiro, usata con penna d'oca; transizione dal rotolo.
Carta (codice) Stracci, fibre vegetali Dal Medioevo (diffusione) in poi Molto più economica della pergamena, anche se meno duratura.
Matita Grafite Dal XVI secolo (introduzione) Innovazione per la scrittura.

Ritrovamenti e Segreti dei Manoscritti

Non sempre i manoscritti sono stati riversati in edizioni stampate, rendendoli così fruibili al grande pubblico. Molti giacciono ancora inesplorati. L’affascinante storia delle scoperte di manoscritti non conosce la parola fine, perché presenta sempre nuovi capitoli; ancor’oggi sono infatti possibili scoperte anche sensazionali.

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Il Prof. Ortensio Zecchino, autore del libro "Storie di manoscritti, libri e biblioteche", ha avuto la ventura di imbattersi in significativi manoscritti inediti. Di grande valenza storica è un manoscritto del 1502, mostrato qualche tempo fa nella Biblioteca Complutense di Madrid dalla direttrice. Sfogliatolo delicatamente con guanti, lo studioso fu colpito subito da alcuni passi, per poi consultarlo con calma nella riproduzione filmica. È così balzata la storia, delicata e struggente, di un giovinetto, figlio primogenito dell’ultimo re di Napoli della dinastia aragonese, trascinato da solo esule in Spagna. Uno scellerato patto tra i re di Francia e di Spagna detronizzò infatti i regnanti aragonesi. Il padre, l’ultimo re di Napoli, e sua madre erano stati tradotti prigionieri in Francia. Dal manoscritto traspare il senso di solitudine e la nostalgia del giovinetto verso la patria perduta e la volontà di riscattarla, con un ritorno vittorioso. Non tornerà più. Un tentativo per raggiungere almeno i genitori in Francia fu punito ferocemente: in sua presenza fu squartato vivo il personaggio che lo stava aiutando nel tentativo di evasione.

Un altro ritrovamento del Prof. Zecchino è stato un manoscritto recante la cronaca segreta del lungo e travagliato conclave che, a fine Settecento, dopo quattro mesi, elesse Pio VI, il papa che sarà fatto prigioniero da Napoleone. È un resoconto dettagliatissimo sul contrasto tra i due ‘partiti’ di curia che si fronteggiavano: quello ‘gesuitico’, più geloso dell’autonomia della Chiesa, e quello ‘regalista’, più sensibile alle esigenze delle cancellerie europee. Ad accrescere l’interesse c’è poi tutta una galleria dei grandi protagonisti del conclave.

Nel suo libro, il Prof. Zecchino racconta della sua passione bibliofila e dei suoi fortunati ritrovamenti. I manoscritti di cui ha parlato sono stati ritrovamenti in Biblioteca e dalle Biblioteche ci si possono aspettare belle sorprese. Racconta anche di emozionanti scoperte di libri, incunaboli e cinquecentine, esemplari unici, rimasti sconosciuti al mondo degli studi. Queste fortunate scoperte hanno avuto come teatro la Biblioteca Vaticana, la Biblioteca Colombina di Siviglia e la Biblioteca Nazionale di Napoli.

Ma emozione incomparabilmente più grande è venuta dal ritrovamento del tutto casuale di un manoscritto testimone e vittima di una storia di soprusi e di oscurantismo. Passante frettoloso, a Roma, tra le strade intorno al Pantheon, il Prof. Zecchino si fermò distrattamente davanti ad una bancarella di cose vecchie, quando fu attratto da un logoro e voluminoso manoscritto, racchiuso in una copertina in pergamena vistosamente lacerata da morsi di topi. Per farla breve, e molto semplificando la storia fascinosa e complessa, un autentico giallo, era un testo fortunosamente scampato alla furia censoria della curia romana per cancellare l’opera di un ecclesiastico che, nel secolo dei lumi, nella sua opera, aveva denunziato, in modo molto dettagliato, abusi, vessazioni e venalità del potente Ministero della Dataria, competente in materia di grazie, dispense matrimoniali e concessioni di privilegi.

Le Biblioteche Oggi: Ruolo e Sfide della Lettura

In una società sempre più tecnologica e iperconnessa, quale ruolo per le biblioteche? “Fondare biblioteche è come costruire granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi vedo venire”. Queste parole Margherita Yourcenar nel suo "Memorie di Adriano" le mette in bocca all’imperatore romano. Esse dicono tutto, come meglio non si potrebbe, sulle biblioteche, sulla straordinaria loro funzione di conservazione e diffusione del patrimonio culturale dell’umanità, assicurata nei secoli. Oggi, pur mantenendo questa loro fondamentale funzione, oltre ad offrire la consultazione di libri e manoscritti e il prestito dei soli libri, le biblioteche vanno sempre più acquisendo anche quella di luogo d’incontri culturali, funzione anch’essa preziosa che nessuna connessione tecnologica da remoto può assicurare in modo adeguato.

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I dati Istat evidenziano come oltre il 60% degli italiani non legga. Le cause di questa situazione sono quanto mai complesse e in gran parte affondano le radici in un passato anche molto remoto. Tra le tante statistiche, colpisce che il 9,1% delle famiglie non ha alcun libro in casa, mentre il 21.1% ha in casa almeno un cane e il 19.5% almeno un gatto. Dati OCSE indicano che ben il 70% degli italiani non possiede un livello adeguato di competenze alfabetiche e questo spiega già sufficientemente il basso tasso di lettura degli italiani.

Il discorso, molto complesso, andrebbe poi approfondito nelle altre cause e nei divari tra le diverse aree del Paese. È noto che i valori ricordati nella domanda e quelli appena accennati nella risposta, sono valori medi che poco dicono sulle reali differenze, per esempio tra Nord e Sud. Qui entriamo nel labirinto della questione meridionale e delle sue cause. Certo è che in qualche modo rischiamo di trovarci in una sorta di circolo vizioso: chi più ha, più continua ad avere. Un caso recente che spiega meglio la contraddizione che viviamo proprio in tema di lettura è il bando della fondazione lombarda Cariplo per finanziare progetti volti ad incrementare la lettura. Il bando ha fissato a dicembre scorso il termine per la presentazione dei progetti e ha posto come condizione che i progetti debbano riguardare l’area lombarda e quella delle regioni limitrofe. Questo è un buon intervento, peccato che accrescerà il divario tra il Nord e il Sud, perché quest’ultimo non ha Fondazioni bancarie capaci di interventi come quello ideato dalla Cariplo.

Come Favorire la Diffusione della Lettura

La lettura è il terminale di una lunga catena. Intanto presuppone che chi vi si approcci sia alfabetizzato. Poi i modi di essere, l’oggetto verso cui si rivolge la lettura sono condizionati in modo diretto dal livello di alfabetizzazione del lettore. Tale livello è, a sua volta condizionato da fattori di contesto: familiari, sociali, geografici, che non sono definibili solo in ragione della condizione economica. Se il Mezzogiorno ha bassi tassi di lettura è perché storicamente, per ragioni che qui sarebbe lungo anche solo enumerare, ha avuto un deficit nel campo del sapere. Come dato emblematico, per secoli, mentre il Centro-Nord pullulava di Università, il Mezzogiorno continentale ne aveva avuta una sola e ha dovuto attendere gli anni Venti del secolo scorso per averne una seconda. I rimedi quindi dovrebbero andare alla radice del problema.

Non sempre, comunque, in tema di lettura, hanno rilievo le condizioni economiche. Vi sono infatti famiglie agiate in cui non si legge o si legge poco e vi sono famiglie disagiate in cui si legge di più. Giocano fattori imponderabili, come tradizioni che si radicano, perché la lettura è pratica che si apprende molto dall’esempio. Positivi sono comunque tutti quegli interventi che, senza pretendere di incidere sulle cause remote, puntano direttamente a incentivare la lettura - terminale che ho definito di un lungo processo - con sostegni di vario tipo. Lodevole è comunque che il Parlamento, lo scorso anno, abbia approvato una legge per la promozione e il sostegno alla lettura, la cosiddetta Legge per il libro. Prevede uno stanziamento annuo di 4.350.000 euro a decorrere dal 2020. L’iniziativa in teoria va nella direzione giusta, specie se terrà conto della necessità di dare segnali per aiutare le aree svantaggiate. C’è solo da sperare che la buona idea, come spesso avviene, non si perda in labirinti applicativi.

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