La Congregazione Vallombrosana, i cui membri pospongono al loro nome la sigla O.S.B. (Ordine di San Benedetto), affonda le sue radici in una storia ricca di spiritualità e impegno per la riforma monastica. Questo articolo esplora la storia, la spiritualità e il contributo di questa congregazione alla Chiesa e alla società.
Abbazia di Vallombrosa
Le Origini e San Giovanni Gualberto
La Congregazione Vallombrosana fu fondata da San Giovanni Gualberto, un monaco benedettino di San Miniato a Firenze. L'abbazia fu fondata nel 1036 da San Giovanni Gualberto, monaco benedettino di San Miniato a Firenze. Ad Acquabella San Giovanni Gualberto costruì, insieme ad altri due monaci del monastero di Settimo fr. Paolo e fr.
San Giovanni Gualberto diede inizio al suo percorso di riforma, direttamente collegato al grande movimento di riforma della Chiesa. Fin dalla sua istituzione la toscana Congregazione Vallombrosana con la carismatica figura del suo fondatore San Giovanni Gualberto, aveva lottato con forza contro la simonia (mercimonio delle cariche ecclesiastiche) e per il ritorno della Chiesa alla purezza evangelica, sostenendo la riforma ecclesiastica di papa Gregorio VII.
Il periodo dal 1036 fino agli inizi del 1330 è l'epoca del fervore degli inizi e della diffusione. È l'epoca d'oro dell'ordine e dell'espansione della congregazione sia nel centro e nord Italia che in Sardegna (in quest'ultima erige ricchi e splendidi monasteri e governa un gran numero di villaggi rurali).
Come all'inizio della vostra storia, quando San Giovanni Gualberto obbedì alla vocazione che lo sospingeva a maggiore autenticità, ci troviamo nuovamente all’alba di un millennio in cui fra molte paure il mondo intero sembra riconfigurarsi. Non si tratta di abbandonare le sfide del nostro tempo, ma di abitarle con la profondità di chi sa fare silenzio e ascoltare la Parola di Dio, per darla alla luce nella cultura che cambia.
Vallombrosa festa di San Giovanni Gualberto
La Spiritualità Vallombrosana
L’ideale monastico di S. tutto, dalla preghiera fino alla carità. La riforma monastica avviata da S. Giovanni Gualberto introdusse anche la figura dei “conversi”, incaricati di tenere i rapporti con il mondo esterno in modo da permettere ai monaci di vivere in clausura e in raccoglimento contemplativo. L’opera di rinnovamento di S.
I Vallombrosani sono da sempre sensibili alla tutela del creato e, in particolare, possono ritenersi dei veri e propri "monaci forestali" dato che per lungo tempo (dal XI al XIX secolo) hanno gestito la Foresta di Vallombrosa.
Vallombrosa: Un Luogo di Natura, Arte e Spiritualità
Vallombrosa è una località in grado di soddisfare svariati interessi: da quelli naturalistici, a quelli storico artistici, ricreativi ed anche spirituali. Vallombrosa è un connubio tra l’insediamento monastico e la foresta che nei secoli è stata plasmata dall’attività dei monaci vallombrosani. Situata sul versante ovest del Pratomagno, Vallombrosa ha iniziato ad attrarre il turismo tra l’800 e il ‘900. I principali motivi di interesse sono l’abbazia, la riserva naturale e gli arboreti.
L’Abbazia di Vallombrosa
L’abbazia e la congregazione di Vallombrosa furono fondate nell’XI secolo dal Giovanni Gualberto. Citata per la prima volta in un documento del 1037, l’abbazia nel corso del medioevo accumulò numerosi possedimenti e la sua congregazione si espanse nell’Italia centro settentrionale ed in Sardegna.
L’elegante e severo complesso si presenta nell’aspetto del rifacimento seicentesco, giunto dopo una serie di fasi costruttive protrattasi dal Medioevo fino alla ristrutturazione barocca.
La Chiesa
Consacrata nel 1038, la chiesa fu ricostruita in stile romanico nel XIII secolo; in quell’occasione venne eretto anche il campanile. La facciata è stata successivamente rifatta nel 1644 quando è stato aggiunto un portico. L’interno della chiesa è a croce latina ed è arricchito da numerosi affreschi e tele.
Il Monastero
Avviato nell’XI secolo, il monastero fu ampliato una prima volta nel XIII secolo ed una seconda nel XV. Risalgono alla metà del Quattrocento numerosi ambienti come il chiostro principale (modificato poi nel 1753), l’aula capitolare, il refettorio e parte della cucina monumentale. Nel XVII secolo furono ricostruiti il noviziato e la sacrestia.
La Foresta di Vallombrosa
La foresta di Vallombrosa è formata da abetine di abeti bianchi, impiantati nei secoli dai monaci, miste a faggi, castagni e pini larici. Nel 1977 la foresta è stata classificata come riserva naturale biogenetica.
L’abbazia rappresenta il cuore della foresta ed intorno ad essa sorgono numerose cappelle, tabernacoli e croci legate agli episodi della storia del monastero. Alcune di queste opere sorgono lungo la “Scalinata del Calvario” che conduce dall’abbazia al “Paradisino“, un luogo presso il quale un tempo si ritiravano i monaci eremiti.
Assolutamente degni di interesse sono gli arboreti. Si tratta di importanti collezioni di alberi che comprendono sia specie indigene che esotiche.
Figure Chiave nella Storia Vallombrosana
Pietro Igneo
Non si conoscono con certezza né il luogo di nascita di Pietro Igneo, intorno al 1020, e neanche la famiglia d’origine, forse gli Aldobrandini. Simbolo di questo periodo è la figura di PIETRO IGNEO. Igneo. cardinale sotto il pontificato di Gregorio VII.
Si narra che il nome derivi dal fatto che, per dimostrare la colpevolezza di un sacerdote simoniaco. il sacerdote avesse attraversato le fiamme, uscendone illeso. che si tratti di un tributo allumiltà di Pietro Igneo.
Bernardo degli Uberti
Bernardo degli Uberti apparteneva forse alla famiglia dei Cadolingi. La Congregazione Vallombrosana e quella di San Bernardo degli Uberti. La contessa Matilde accompagnò Bernardo nel suo viaggio verso Roma per l’incoronazione. morì il 4 dicembre 1133. Reliquie di Bernardo sono venerate a Vallombrosa, a Firenze e a Parma.
La sua opera fu essenziale per la riforma monastica e la lotta contro la simonia. L'intervento delle truppe della contessa Matilde. Parma la dedicazione della nuova cattedrale e consacrò Bernardo vescovo.
Monastero di Astino: Un Esempio di Insediamento Vallombrosano
Il monastero di Astino fu fondato nel 1107, anno in cui è documentato l’acquisto di terre da parte di alcuni notabili bergamaschi “ad utilità dell’edificando monastero di Astino”. Con queste acquisizioni si voleva favorire l’insediamento dei Vallombrosani a Bergamo, fortemente travagliata a quel tempo dalla lotta per le investiture e per la presenza sulla cattedra vescovile del vescovo Arnolfo, scomunicato perché simoniaco.
Le antiche cronache attribuiscono la fondazione della chiesa e del monastero a Bertario, monaco bresciano che sarebbe stato discepolo di S.Giovanni Gualaberto, fondatore dell’ordine Vallombrosano. Pergamene del 1107 documentano i primi acquisti di terre per l’edificazione del monastero. In quell'anno Pietro Giovanni Celsonis, di Bergamo, vende a Bonifacio orafo della stessa città per 15 libre d’argento un pezzo di terra vitata e campiva in Astino. Nell’atto è espressamente detto che la terra è destinata alla costruzione del monastero.
Fin dalla sua istituzione la toscana Congregazione Vallombrosana con la carismatica figura del suo fondatore San Giovanni Gualberto, aveva lottato con forza contro la simonia (mercimonio delle cariche ecclesiastiche) e per il ritorno della Chiesa alla purezza evangelica, sostenendo la riforma ecclesiastica di papa Gregorio VII.
Il rigore morale dei monaci di Astino trovò affinità, nella prima metà del Duecento, con il nascente Ordine domenicano, un esponente del quale, Guala de’ Roniis, discepolo diretto di San Domenico e vescovo di Brescia, nel 1239 scelse il monastero di Astino come luogo di rifugio e di preghiera durante il suo esilio dal vescovato, nonché di sepoltura: fu accolto in un ‘palatium’ edificato appositamente all’interno del monastero, tuttora esistente e poi abitato da un altro domenicano, il vescovo Algisio da Rosciate.
Dall’inizio del Trecento la fioritura spirituale ed economica del cenobio entrò in una fase di declino per risollevarsi nella seconda metà del Quattrocento con l’impulso dato dall’abate Silvestro de’ Benedictis, di cui è conservata in chiesa la bella lapide funeraria.
Il monastero, entrato ufficialmente a far parte della Congregazione dell’Osservanza Vallombrosana nel 1493, fu oggetto di una completa ricostruzione a partire dal 1515. Le precedenti strutture del cenobio, risalenti in parte all’epoca romanica e al XV secolo, furono progressivamente demolite per far posto a un imponente edificio con torrione angolare, esemplato sul modello della casa-madre dell’Ordine a Vallombrosa.
Anche alcune opere decorative come la raffinata Ultima Cena, eseguita per il refettorio dal fiorentino Alessandro Allori (oggi conservata presso il Palazzo della Ragione) rispondevano all’impronta data dai numerosi abati toscani, a cui spesso era affidato il governo del monastero.
Le Soppressioni e il Ritorno a Vallombrosa
Il 1800 è l'epoca delle soppressioni attuate dalle autorità statali. Il 10 ottobre 1810 per la prima volta i monaci furono costretti ad abbandonare addirittura l'abbazia di Vallombrosa, la casa madre.
I monaci di Vallombrosa si trasferirono a Pescia (Pistoia) fino al ritorno a Vallombrosa, nel 1949, reso possibile solo dalla concessione del monastero alla congregazione da parte dello Stato. Dopo varie vicissitudini questo importante monastero Vallombrosano è tornato nel 1986 ai Monaci che lo hanno riacquistato da privati e lo stanno via via ripristinando agli antichi splendori.
Nel 1346 venne eletto abate generale il Beato Michele Flammini che rimase in carica per 24 anni risiedendo sempre in S. Salvi a Firenze.
La Formazione della Proprietà
Ben presto il cenobio vallombrosano di Santa Maria cominciò a dotarsi di un sempre più ingente patrimonio fondiario, frutto, oltre che di acquisti, soprattutto di lasciti e donazioni: tra le più consistenti ricordiamo innanzitutto quella fatta il 3 luglio 1039 dall’abbadessa del Monastero di S. Ilario al Fiano, Domina Itta, che donò la parte dei suoi vasti possessi (che dalla Secchieta giungevano fino a Sant’Ellero, e che comprendevano terre agricole, boschi e pascoli) posta in prossimità del luogo ove si era radunata la comunità monastica (Vallombrosa, Diplomatico); in secondo luogo quella del 29 novembre 1103, con cui la contessa Matilde e il conte Guido Guerra donarono la metà del castello di Magnale e Pagiano comprese tutte le case, terre, vigne e selve che essi possedevano intorno al torrente Vicano e a Melosa (Vallombrosa: Diplomatico, Prot.
Nei decenni successivi, si andarono ad aggiungere a queste proprietà le terre di Paterno, Taborra, Tosi, Pitiana: si formò così una sorta di “signoria rurale” che dal Monte Secchieta scendeva fino alle sponde dell’Arno, a Sant’Ellero.
Nel 1255 una bolla di papa Alessandro IV concesse al monastero di Vallombrosa l’ormai decaduta Badia di S. Dal XIII sec. l’Abate di Vallombrosa ebbe il titolo di conte di Magnale, e in questa veste nominava un suo vicario (chiamato Visconte, o Console, o Capitano), di durata annuale, incaricato di amministrare la giustizia all’interno della giurisdizione feudale.
Le fonti danno notizia che già in questo periodo esisteva la figura del “vergaio” incaricato dal monastero a “menare in Maremma, a tutte sue spese vernare e rimettere tutte le pecore, agnella e montoni della Casa”, indice dell’importanza dell’allevamento per la vita economica della comunità (A.S.F., Corp. Rel. Sopp., 260, v.214 c.
Nel 1422 le unità erano diventate 68 (33 spettanti a Paterno, 20 a Sant’Ellero e 15 a Pitiana) (A.S.F., Corp. Rel.
Struttura e Architettura del Monastero
La prima costruzione in pietra del monastero, che sostituiva l’oratorio e le cellette in legno, fu iniziata nel 1038 in seguito alla donazione della badessa Itta di S. La “Badia di S.
Il complesso subì trasformazioni e modifiche già all’inizio del XIII sec.
Successivamente, a seguito di alcuni incendi furono completamente ricostruiti il noviziato e la nuova sacrestia, progettati dall’architetto Gherardo Silvani, autore anche della facciata del monastero (1635-1640).
All’esterno del chiostro è visibile anche la meridiana: sullo stesso lato, all’ultimo piano, si trovano alcune sale della biblioteca, mentre gli altri piani sono destinati ad uso di foresteria.
Sulla sinistra del chiostro, mediante una scala in pietra, si sale all’appartamento abbaziale, affrescato da Antonio Cioci.
Sullo sfondo vi è la loggia a tre archi, opera di Alfonso Parigi, autore del chiostro della chiesa di S.
Usciti dal monastero, sull’angolo del lato sud, si innalza la torre quattrocentesca, alta 34 metri, e terminante con un ballatoio merlato.
Sullo stesso piano della foresteria si trova l’ampio salone della biblioteca, costruita nel tardo ‘500 da Alfonso Parigi; durante le soppressioni furono asportati molti manoscritti ed opere a stampa, e totalmente distrutti gli arredi.
Le pareti sono ornate da una grande tela dipinta ai primi del ‘600 da Arsenio Mascagni, mentre al centro della sala è collocato un tavolo ottagonale ad intarsio policromo del 1852.
L'Orologio Meccanico
Il congegno venne accomodato nel 1575 e ancora nel 1595, ma nel 1607, trovandosi in cattive condizioni e costando troppo il doverlo così frequentemente riparare, venne sostituito da un “orivolo nuovo”, costruito dal fiorentino Agnolo di Bastiano Ducci, orologiaio al Mercato Nuovo di Firenze, al prezzo di scudi 50 e della cessione del meccanismo vecchio.
Nel 1651 e nel 1673 il congegno fu riparato dal maestro Marco da Porciano, e successivamente (1694) da Bartolomeo e Niccolò Fioppa da Firenze.
Si tratta di un orologio meccanico con telaio a castello con tre cilindri con fusto di legno su cui scorrono tre cavi sorreggenti pesi di pietra che mettono in movimento un ruotismo di ottone; la batteria suona 12 ore per 12 ore con le mezze ore ed i quarti.
Lo scappamento è ad àncora a riposo di Graham.
Il pendolo ha un’asta di acciaio unita al telaio con verga, ed ha la lente di lamiera di ottone ripiena di piombo.
Testo di Mantovani M.
Cosa Fare a Vallombrosa
Nota per essere un luogo di relax, Vallombrosa presenta numerosi percorsi adatti a chi vuole fare trekking. La valle di Astino fa parte del Parco Regionale dei Colli di Bergamo. È delimitata a est dallo sperone della Benaglia, a nord da San Sebastiano e dai colli della Bastia e di San Vigilio, a ovest dal colle dominato dalla Villa Bagnada e dal Castello Presati. Da qui si dipartono vari percorsi che consentono piacevoli escursioni nel verde, ad esempio verso Città Alta, Sudorno e il bosco dell’Allegrezza.
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