Se ti sei mai trovato a scegliere il legno per un progetto fai da te, è probabile che ti sia imbattuto nel rovere. E non a caso: è uno di quei materiali che, appena lo tocchi, ti dà subito la sensazione di solidità e calore. Il legno massello è una varietà di legname di grande pregio e resistenza, che viene ricavata dalla parte più interna del tronco e che meglio rappresenta l’essenza della pianta: per questo motivo i mobili e altri tipi di creazioni realizzate con questo materiale sono molto ricercati e sono degli elementi di grande valore nelle abitazioni.
Il rovere è un legno duro e tosto, ma anche molto bello. Ha una grana marcata, ben visibile, e un colore che va dal miele chiaro al marrone dorato, con qualche sfumatura più intensa se stagionato. Questo legno resiste bene nel tempo, anche all’umidità e ai piccoli urti e non si deforma facilmente, quindi tiene la forma anche dopo anni. Per questo è usato sia nei mobili che nei pavimenti, e pure negli esterni se trattato come si deve. Che tu stia costruendo un tavolino, una mensola o magari una testiera per il letto, il rovere è una scelta azzeccata.
Shou Sugi Ban: la tecnica giapponese per inbrunire e proteggere il legno
Un’antica tecnica giapponese che brucia il legno per proteggerlo. Distruggere il materiale per renderlo più resistente, suona un po’ paradossale. Ma questo è esattamente ciò che accade nell’antica tecnica giapponese dello “shou sugi ban” (焼杉板), o “yakisugi”. Il termine si traduce letteralmente come “tavola di cedro bruciato”: la superficie del legno viene carbonizzata bruciandola con una fiamma e poi sigillata con olio. Shou Sugi Ban, come premesso, significa letteralmente “assi di cedro bruciate”. Lo shou sugi ban o Yakisugi è una tecnica giapponese per la quale la superficie del legno viene bruciata per renderlo più resistente all’acqua, al fuoco, ai funghi. Tradizionalmente veniva usato il legno di Sugi (cryptomeria japonica o cedro giapponese), da cui ha preso il nome. Tuttavia, può essere usata su qualsiasi specie legnosa, dalle conifere alle latifoglie, rendendola applicabile anche al rovere.
Origini e riscoperta di una tecnica millenaria
Le suggestioni dello “shou sugi ban” sono profondamente radicate nella cultura giapponese. La distruzione genera forza e resilienza. I carpentieri in Giappone usavano questa tecnica da tempi molto remoti. Via via si è andata affinando, arrivando a maturità intorno al 700. Nell’ultimo secolo, tuttavia, è andata persa rimpiazzata da prodotti moderni: plastiche, vernici, polimeri, tinture. Oggi, questa tecnica è stata riscoperta: Terunobu Fujimori, architetto e storico dell’architettura giapponese, è esperto nelle tecniche costruttive tradizionali nipponiche. Egli ha riscoperto la carbonizzazione del legno per la protezione dei manufatti lignei. Chi meglio di lui può essere da esempio per comprendere appieno questa tecnica?
L'uso di tecniche di carbonizzazione del legno non è esclusivo del Giappone. Al tempo di Vasco de Gama (1469-1524) i portoghesi erano soliti carbonizzare l’esterno delle loro navi come protezione dai molluschi marini (Teredini). Gli aborigeni chiamati Tiwi che vivono sull’isola di Melville, in Australia, contrassegnano le loro tombe con pali dipinti a colori vivaci. Prima della pittura, il legno viene carbonizzato e ricoperto di cera d’api, linfa di orchidea o bianco d’uovo di tartaruga.
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Vantaggi della carbonizzazione del legno
I motivi per utilizzare questa tecnica tanto antica quanto affascinante sono innumerevoli. È un’alternativa ecologica ai tanti prodotti sintetici presenti oggi sul mercato: resine, plastiche, vernici, lacche, impregnanti, conservanti chimici. Inoltre, è duratura perché forte di un’esperienza millenaria. Dal punto di vista della sostenibilità, la tecnica Shou Sugi Ban rispetta l’ambiente e salvaguarda anche la salute umana. È un trattamento sostenibile ed ecologico, nonché facile da eseguire ed economico: basta infatti bruciare il legno per mezzo di una fiamma.
La tecnica dello yakisugi è consigliata in quelle situazioni di esposizione rischiosa per la durabilità naturale del legno: in ambienti esterni a contatto con acqua ed esposti ai raggi del sole. Il vantaggio nell’uso dello yakisugi è che il fuoco genera una superficie carbonizzata protettiva. Lo strato di carbone che si forma ha un effetto ignifugo che riduce la conducibilità termica, e ne impedisce ulteriori bruciature. Bruciare il legno per renderlo ignifugo? Esattamente così. La fiamma assorbe l’umidità contenuta tra le fibre, chiude i pori e rende dura e compatta la superficie. La bruciatura rende la superficie del legno idrorepellente impedendo di assorbire l’umidità necessaria alla proliferazione dei funghi (oltre il 20%). Il legno è un materiale naturale e organico. È perciò soggetto a degrado biologico, funghi e attacchi da parte di insetti xilofagi. Gli insetti vanno particolarmente ghiotti degli zuccheri presenti sottoforma di cellulosa (polisaccaride).
A seconda della specie utilizzata, infatti, si ottengono durate dai 50 agli 80 anni senza manutenzione di sorta.
L'estetica del legno carbonizzato
La carbonizzazione annerisce il legno. Il legno, una volta trattato con la tecnica dello yakisugi, assume una lucentezza nero-argenteo e la sua superficie è più o meno solcata a seconda del grado di carbonizzazione. Un aspetto drammatico che sta diventando sempre più popolare tra architetti e produttori di mobili. La carbonizzazione del legno, senza dubbio, garantisce ottimi risultati anche dal punto di vista estetico. Una volta bruciata la superficie di crepa, come fosse un cretto nero di Burri, e diventa molto interessante. Penso che il piano di un tavolo realizzato così sia bellissimo, soprattutto se sigillato nella resina!
Come realizzare la tecnica Shou Sugi Ban sul rovere
La tecnica Shou Sugi Ban è una tecnica molto semplice, economica ed alla portata di tutti. La tecnica prevede sostanzialmente di bruciare, attraverso l’utilizzo di un cannello a gas, le facce esposte delle assi di legno. L’importante è effettuare una bruciatura quanto più uniforme possibile.
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Occorrente per la carbonizzazione
Ecco l'elenco degli strumenti e materiali necessari:
| Strumento/Materiale | Descrizione/Utilizzo |
|---|---|
| Bruciatore da cucina (o cannello a gas) | Per la carbonizzazione del legno. |
| Panno | Per asciugare la superficie e stendere l'olio. |
| Guanti in lattice | Per protezione durante il processo. |
| Olio di lino (o altro olio naturale) | Per sigillare e rifinire il legno. |
| Resina bicomponente trasparente | Alternativa all'olio per una finitura protettiva e lucida. |
| Bilancia | Per pesare accuratamente i componenti della resina. |
| Contenitore per resina | Per miscelare la resina. |
| Bastoncino | Per mescolare e spalmare la resina. |
| Spazzola di ferro | Per rimuovere la parte carbonizzata e rivelare le venature. |
| Secchio con acqua | Per sicurezza, in caso di emergenza. |
Procedura passo-passo
- Preparazione e Sicurezza: Mi raccomando, tieni a portata di mano un secchio con dell’acqua per ogni evenienza, e tendenzialmente poggia il legno su una superficie ignifuga, anche se effettivamente con il bruciatore si riesce a controllare perfettamente la fiamma.
- Bruciare: Pochi secondi bastano a creare una patina di qualche millimetro. Ti raccomando, tieni il bruciatore ad una distanza di una ventina di cm dal legno, insisti fino a che la parte è bruciata e poi sposta leggermente la fiamma. La superficie deve bruciare, l’idea è proprio che si carbonizzi. Brucia tutta la superficie, anche i laterali in modo che anche i laterali diventino neri e bruciati. Più insisti su un determinato punto, più si creano delle specie di “squame” caratteristiche del legno bruciato. Sta a te decidere fino a che punto arrivare.
- Pulire: Asciugare la superficie con un panno e spazzolare per rimuovere polvere e residui di bruciatura.
Sculptural Wall Clock | Shou-Sugi-Ban Technique
Finiture dopo la carbonizzazione
Una volta bruciata tutta la superficie hai 3 finiture possibili.
1. Spazzola e resina
Usa la spazzola di ferro per asportare tutta la parte carbonizzata. Il legno sottostante sarà comunque più scuro del colore di partenza e le sue venature saranno molto più evidenti, anche un po’ in rilievo. È un effetto molto interessante. Puoi proteggere la superficie come vuoi, io ho deciso di usare una resina bicomponente. I due componenti della resina vanno pesati e poi miscelati tra di loro. Le proporzioni sono sempre scritte sui barattoli e non è un’operazione che puoi fare a occhio. I due componenti vanno poi mischiati accuratamente per qualche minuto, cercando di inglobare meno aria possibile nella miscela. Più aria significa più bolle! Una volta fatto tutto ciò, versa abbondante resina sulla superficie e spalmala. Cola la resina sia sulla parte piana che sui bordi laterali. Se si formano delle bollicine puoi eliminarle con una passata di phon oppure nebulizzando dell’alcool.
2. Resina (senza spazzolatura)
Stesso procedimento del paragrafo precedente, senza però spazzolare il legno carbonizzato. Pensando alla creazione di un piano per un tavolo penso che la finitura migliore sia quella con la resina, anche se può essere più dispettosa del dovuto.
3. Olio
Rifinire: Quando il legno è asciutto, dare una passata di olio naturale, che garantisce una maggior resistenza e ne esalta le venature. Versa dell’olio di lino sul legno e stendilo con uno straccio sulla superficie bruciata. Vedrai che lo straccio si sporcherà di fuliggine. Lascia penetrare l’olio per bene e dopo 12/24 ore ricomincia. Continua fino a saturazione, quando cioè lo straccio non si sporcherà quasi più. In alternativa si può anche terminare l’operazione con una mano di olio naturale per esaltare le venature.
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Finiture generali per il legno di rovere
La finitura fa la differenza. Il rovere si presta bene a tanti trattamenti. Choosing the finish for a piece of wooden furniture isn't just a matter of aesthetics. Wood breathes; it shrinks in the cold, expands in the heat, and reacts to sunlight and humidity. A good finish doesn't alter the wood-it protects it. Ci sono sei tipi principali di finiture per legno: olio, cera, vernice, lacca, mordente e finiture ibride. Le finiture naturali (olio e cera) preservano la texture del legno e sono facili da riparare; le finiture sintetiche (vernice, lacca) offrono la massima durabilità ma creano uno strato rigido sul legno.
Prima di tutto, leviga bene il legno e togli tutta la polvere. Poi stendi la finitura con calma, uno strato alla volta. Lascia asciugare bene tra una mano e l’altra. Se sbagli qui, rischi di rovinare ore di lavoro. Ma se fai bene, il pezzo ti ripagherà con gli interessi.
Tipologie di finiture per il rovere
- Olio naturale: È una delle finiture più popolari tra coloro che cercano un look caldo e autentico. Penetra nelle venature del legno, nutrendolo ed esaltandone i motivi naturali senza coprire la superficie. Se vuoi esaltare le venature senza stravolgerne il colore. Per l'uso quotidiano e una facile manutenzione, l'olio è l'opzione migliore. La manutenzione richiede l'applicazione di una nuova mano ogni 6-12 mesi, a seconda dell'uso. Ideale per tavoli da pranzo, scrivanie, piani di lavoro e mobili di uso quotidiano dove si vuole preservare l'aspetto naturale del legno. Le finiture naturali permettono al legno di invecchiare con grazia e sono facili da riparare nel tempo.
- Cera naturale: Offre una finitura setosa e leggermente lucida. Protegge il legno dall'umidità e dalla polvere senza formare un rivestimento duro, preservandone la sensazione naturale. Il suo principale vantaggio è che può essere riparata immediatamente: se la superficie si graffia, basta riapplicare il prodotto e lucidarlo con un panno morbido. Se vuoi un effetto più caldo e un po’ vintage. La sua limitazione principale è che la cera non fornisce protezione dall'acqua.
- Vernice: Crea uno strato protettivo altamente resistente all'uso intenso, alle macchie e all'acqua. Puoi optare per vernice opaca o lucida, per proteggere e rendere il pezzo più moderno. La finitura opaca è sobria e moderna, senza riflessi. La principale limitazione è che, se danneggiata, non può essere riparata in aree specifiche.
- Lacca: Crea una finitura lucida con massima durabilità. Questa è la finitura tipica utilizzata su pianoforti, mobili di lusso e vetrine. Ideale per mobili decorativi di alta gamma, strumenti musicali e vetrine.
- Mordente: Non è una finitura in sé: è un trattamento che cambia il colore del legno senza proteggerlo. Dovrebbe essere sempre combinato con uno strato finale di olio o vernice, che è ciò che fornisce la protezione.
- Finiture ibride: Alcuni mobili combinano diverse finiture per trovare un equilibrio tra protezione e bellezza naturale. Ad esempio: olio sul telaio e vernice opaca sulla superficie di lavoro.
L'importanza di un’accurata progettazione, dei dettagli costruttivi e la giusta scelta delle specie legnose, è fondamentale, ma anche il trattamento superficiale è la chiave per una casa in legno durevole. Tuttavia, se questo tipo di intervento può essere valido in alcuni casi, per il legno massello interferisce con uno dei suoi elementi di pregio: proprio l’evoluzione nel tempo delle sfumature della superficie aumentano ulteriormente il fascino di questo materiale. Le migliori finiture per legno non sono quelle che nascondono il materiale, ma quelle che proteggono la sua bellezza naturale e gli permettono di sviluppare carattere nel tempo.