Per comprendere appieno le patologie che possono affliggere i materiali lignei, dobbiamo pensare ad essi come ad organismi viventi che, anche dopo secoli dall’abbattimento dall’albero e dalla loro messa in opera, continuano la loro evoluzione e hanno reazioni ben precise di fronte all’ambiente esterno, sia per difendersi, sia per adattarsi a condizioni ambientali avverse o che, comunque, possono variare per un’infinità di motivi.
Quando queste capacità di adattamento non sono sufficienti a fronteggiare le aggressioni esterne, il legno sviluppa delle patologie che possono portarlo fino alla completa distruzione. Le patologie di tipo fisico sono sempre alla base degli altri ammaloramenti.
Fattori Scatenanti: Disidratazione e Umidità Eccessiva
Un ambiente troppo secco porta ad una progressiva disidratazione del legno e, quindi, ad una mancanza di elasticità che può provocare fessurazioni e spaccature a partire dalle zone più prossime ai nodi. I pori tenderanno ad aprirsi per conferire al legno la maggior igroscopicità possibile, così quando le condizioni dell’umidità dovessero cambiare, questo legno si troverebbe ad assorbire una quantità d’acqua che, oltre ad essere eccessiva in assoluto, sarà oltremodo eccessiva anche nei confronti del nuovo stato fisico che si è venuto a creare al suo interno.
Tutto questo porterà a dilatazioni anomale e, quindi, a spaccature, e ad una ritenzione idrica che, anche se momentanea, ripetuta nel tempo (pensiamo per esempio all’avvicendarsi delle stagioni) agevolerà la formazione di colonie di parassiti e ad un progressivo degrado della cellulosa. È da notare come gli attuali processi di essiccazione in forno, portino ad una costituzione fisico-chimica del legno simile a quella di un legno disidratato, cioè con poro troppo aperto e con i vasi talmente alterati da impedire la normale traspirazione.
Il legno invecchiato in modo tradizionale può essere considerato ben stagionato ed asciutto già con una umidità intorno al 17%. Si noti la grande differenza che intercorre fra l’umidità ritenuta da un legno conservato in un ambiente riscaldato a legna ed uno con riscaldamento di tipo moderno. Quest’ultimo caso è una delle principali cause del degrado dei mobili antichi che arredano le nostre case, anche perché si tratta di un degrado subdolo, che resta invisibile magari per anni, per manifestarsi all’improvviso, quando un intervento di restauro non può più essere un normale ripristino, ma occorre un’opera di vero e proprio salvataggio spesso assai problematica.
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Mi capita di sentir attribuire la causa di movimenti anomali e di spaccature del legno alla sua locazione nei pressi di caloriferi; è un grosso errore di valutazione. Il legno sopporta molto bene le differenze e gli sbalzi di temperatura, mentre non tollera l’aria troppo secca che abbiamo negli ambienti moderni e che, oltretutto, è dannosa anche per l’uomo. In casi del genere spesso vengono effettuate operazioni tese unicamente a ridare un aspetto piacevole al mobile, trascurando totalmente la sua conservazione. Un intervento razionale dovrebbe innanzitutto consistere nel ripristinare condizioni ambientali favorevoli alla conservazione dell’oggetto.
La Carie del Legno: Un Approfondimento sui Funghi Lignivori
Cos’è la carie del legno? È la degradazione chimico-fisica del legno dovuta a vari funghi xilofagi che, grazie a degli enzimi, demoliscono i componenti del legno (lignina, cellulosa, emicellulosa) e se ne nutrono. I funghi sono organismi vegetali inferiori privi di clorofilla che si nutrono a spese di materiali organici già elaborati. L’area di sviluppo del fungo assume colore bruno, da cui deriva il nome di carie bruna o distruttiva.
Ci sono molte specie di funghi lignivori, che possono degradare i manufatti in legno, causando quella che viene definita “carie del legno”. Riguardo al colore il legno può diventare, a seconda della specie fungina che lo ha attaccato, più chiaro (carie bianca, che attacca lignina e cellulosa e emicellulosa) oppure più scuro (carie bruna, che attacca prevalentemente la cellulosa e emicellulosa).
Carie Bruna (Putredine Bruna)
La carie bruna è detta anche putredine bruna. È il risultato della putrefazione del legno con la distruzione della cellulosa, della emicellulosa, ma non della lignina; degradazione provocata dal micelio dei funghi saprofiti o parassiti lignicoli, per la maggior parte appartenenti ai Basidiomiceti. Il legno colpito da carie bruna si impoverisce di cellulosa e di emicellulosa, assumendo colorazioni più scure; solitamente, diventa anche più friabile e meno resistente. Il fungo digerisce prevalentemente la cellulosa e lascia intatta la lignina. Il risultato è un legno residuo di colore brunastro, secco, friabile, che si sbriciola in piccoli cubetti quando lo schiacci con le dita.
Dal punto di vista biomeccanico, è la carie più traditrice: la cellulosa è ciò che dà al legno la flessibilità, quindi il legno aggredito da carie bruna è rigido ma fragile: perde la capacità di flettere prima di rompersi. Le essenze arboree interessate alla carie bruna sono soprattutto Conifere, con qualche eccezione per alcune specie di Latifoglie (come il Castagno o la Quercia).
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In particolare il legno di Castagno o di Quercia colpito da carie bruna causata da *Fistulina hepatica* assume colorazioni bruno-rossastre che ne aumentano l'aspetto estetico e, contrariamente a quanto accade per molte Conifere colpite da carie bruna, indurisce; acquistando così più valore in prospettiva di un suo utilizzo artistico e/o ornamentale.
Tra gli altri agenti di carie bruna si annoverano: *Postia stiptica*, *Neolentinus lepideus* (responsabile di carie bruna molto rapida e intensa, saprofita su piante morte di Pino e Abete) e *Fomitopsis pinicola*. È uno dei più importanti degradatori di massa legnosa (caduta a terra) presenti in Italia. Fondamentale quindi la sua azione per il mantenimento di un buon equilibrio ecologico nelle nostre foreste.
Altri Funghi Lignivori Rilevanti
- Funghi Deuteromiceti da carie soffice: questi funghi provocano un tipo di carie caratterizzata da rammollimento superficiale del legno, per quanto possano provocare anche carie in profondità. Richiedono un tasso di umidità del legno superiore rispetto a quella necessaria ai basidiomiceti.
- Funghi dell’azzurramento: provocano una colorazione dal blu al nero, di intensità e profondità variabili; aggrediscono soprattutto l’alburno di certi legni. Si tratta di funghi che si manifestano con macchie superficiali di vario colore su legno la cui umidità di superficie sia superiore al 20%. Il fungo dell’azzurramento invece entra in profondità nel legno e anche mediante carteggiatura non è possibile toglierlo completamente, correndo quindi il rischio che si ripresenti in continuazione.
- *Serpula lacrimans*: è un agente di carie bruna che riesce a sfruttare umidità vicine al 20%. L’evoluzione della sua carie nel legno è piuttosto rapida, perché è un fungo aggressivo con una buona capacità di sopravvivenza, anche in condizioni sfavorevoli. Estende le sue ife e i suoi cordoni miceliari facendosi strada tra le infrastrutture di un edificio, trasportando le sostanze nutritive e l’acqua che si procura, alla volta dei quartieri di sviluppo più poveri o, privi di questi elementi.
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Insetti Xilofagi: Co-Fattori di Degrado
Sotto questa denominazione sono raggruppati gli insetti le cui larve si sviluppano nel legno. I Coleotteri si riproducono per mezzo di uova dalle quali, dopo un certo periodo d’incubazione, si schiudono le larve. Esse, una volta arrivate a maturità, si trasformano in pupe: in questo stadio le larve subiscono profondi mutamenti, che porteranno la pupa a trasformarsi in insetto adulto. Si parla di una vera e propria metamorfosi.
Quando pensiamo alle alterazioni del legno, la mente di solito corre ai tarli, e non si riflette abbastanza sull’eccezionale capacità distruttiva di alcuni funghi. Le larve dei tarli del legno in particolari circostanze potrebbero veicolare le spore o frammenti delle ife all’interno delle gallerie che scavano nel legno. L’ambiente protetto e la respirazione delle larve determinano un’umidità ottimale per la germinazione delle spore e per lo sviluppo del micelio. Nel caso di forti infestazioni di tarli del legno accertare l’esistenza di funghi lignivori è aspetto che qualifica l’inevitabile analisi.
Principali Specie di Insetti Dannosi
- Tarlo dei mobili (*Anobium punctatum*): Lunghezza mm. 3,5. Colore da bruno scuro al grigio. Con il capricorno delle case è il parassita più pericoloso. Ama il calore, l’umidità, il silenzio ed il buio. L’attacco avviene preferibilmente su legno in opera, sia esso alburno o durame. Le larve, il cui ciclo vitale va da uno a tre anni, scavano, all’interno del legno, gallerie del diametro di circa un millimetro fino a distruggerne completamente la struttura lasciando pressoché inalterata la superficie esterna.
- Capricorno delle case (*Hylotrupes bajulus*): Lunghezza mm. 8 - 22. Colore da bruno scuro a nero. È il peggior nemico ed il maggior distruttore del legno secco; predilige le conifere sia in interno che in esterno. Durante il periodo dello sfarfallamento la femmina depone le sue uova nelle fessure del legno per mezzo di un ovidepositore retrattile, in più gruppi o colonie che possono arrivare ad avere fino a trecento uova. Il periodo di incubazione delle uova è di 5-9 giorni con una temperatura di 31,5 °C e umidità ambientale del 90-95%, oppure di 48 giorni con temperatura di 16,6 °C e umidità ambientale del 18%. Le larve vivono all’interno del legno, invisibili dall’esterno. Nessun danno è rilevabile fino al momento in cui gli insetti escono dal legno attraverso un foro ovale del diametro di mm. 6-10 e con i bordi frastagliati.
- *Lyctus* (lyctus linearis Goeze - lyctus brunneus Stephens): Lunghezza mm. 2,5 - 5. Colore da giallo bruno a bruno scuro. Questi due insetti nel passato hanno ricevuto scarsa attenzione, ma i danni da essi provocati sono ingenti; aggrediscono praticamente tutte le essenze lignee, tranne, forse, quelle del pioppo, faggio e betulla. Anche i legni tropicali teneri e gli eucalipti ne sono vittima. In attacchi particolarmente intensi, la massa interna del legno si trasforma in un unico ammasso di rasura molto fine e compressa.
- *Hesperophanes*: le larve di questo insetto presente nell’Europa centro-meridionale, vengono depositate quasi esclusivamente nel legno in opera: travi, infissi, pavimenti.
- Termiti (*Reticulitermes lucifugus* e *Kalotermes flavicollis*): si tratta di insetti simili alle formiche sia per aspetto, sia come vita sociale. L’attacco biologico si verifica solo in particolari condizioni di umidità e temperatura, che favoriscono lo sviluppo di agenti patogeni.
- Formiche Xilofaghe (*Crematogaster scutellaris*): a volte approfitta di una trave ammalorata per costruire al suo interno un nido satellite, che poi ramifica nella coibentazione del tetto.
Prevenzione e Rimedi: Strategie per la Salvaguardia del Legno
Come per tutte le affezioni del legno è di fondamentale importanza la prevenzione, poiché non esiste alcun rimedio che non abbia controindicazioni. Soprattutto il comune tarlo dei mobili ed il capricorno difficilmente agiscono in presenza di luce, rumori e normale umidità. L’apparizione di un foro sospetto o il rinvenimento di un po’ di rosume su una trave suscita, invece, un’immediata preoccupazione.
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In presenza di infestazione micotica occorre, innanzi tutto, eliminare le cause che l’hanno provocata ripristinando il giusto grado di umidità. La normativa vigente stabilisce l’esistenza del rischio di attacco di funghi degradatori del legno quando i manufatti hanno un’umidità superiore al 20%.
Interventi di Risanamento per Funghi
Particolari problemi di restauro vengono spesso creati dalla carie bruna e dalla carie bianca. Le soluzioni sono molteplici e devono essere studiate caso per caso.
- Prodotti fungicidi: sono reperibili sul mercato prodotti in polvere da diluire in acqua, o pronti per l’uso sotto forma di pasta. Sono preferibili quelli in polvere poiché permettono di dosare la diluizione secondo le esigenze.
- Acido ossalico: è usato da sempre nella disinfezione del legno. Essendo un acido deve essere usato con la massima parsimonia, e soltanto quando per inderogabili motivi estetici si deve ripristinare l’originale tinta del legno. Esso è particolarmente efficace nei confronti delle muffe superficiali ed ha la proprietà di ripristinare l’originario colore naturale del legno. Dopo aver esplicato la sua azione è, però, di difficile asportazione; occorre effettuare ripetuti lavaggi con acqua e spazzolature.
- Resina epossidica: ha la proprietà di conferire una maggiore durezza alla parte trattata e meno elasticità; ciò andrà tenuto presente nel caso che il legno sottoposto a questo trattamento debba subire sbalzi di umidità. La resina deve penetrare sino alla parte sana del legno, così che la zona risanata non subisca nel tempo distacchi dovuti a diversa dilatazione. A questo scopo, quando l’aggressione fungina è molto profonda, si dovrà ricorrere ad una resina molto liquida e a catalizzazione molto lenta e ad un’applicazione, magari, con il metodo della fleboclisi. Questo genere di resine conferisce al legno l’aspetto bagnato, fattore che va tenuto in conto per non avere, a fine lavoro, differenti tonalizzazioni che sulla parte restaurata sono irreversibili se non mediante mascheratura con colorazioni superficiali, anzi, pitturazioni, che difficilmente risulteranno invisibili.
- Oleoresine: tecnicamente l’applicazione di oleoresine è simile, sebbene le difficoltà siano di gran lunga inferiori. Anch’esse devono penetrare alla massima profondità possibile. A tal fine è buona norma procedere con una prima applicazione molto diluita e, a distanza di un certo tempo (di solito un’ora) che non consenta la completa evaporazione del diluente, effettuare una seconda impregnazione con prodotto puro.
Metodi per la Disinfestazione da Insetti
In passato per disinfestare i mobili veniva usato il petrolio che veniva iniettata nei buchi di sfarfallamento. In seguito sono state usate altre sostanze più aggressive o dotate di azioni collaterali.
Tuttora sono reperibili in commercio numerosi prodotti insetticidi iniettabili la cui tossicità per l’uomo è relativamente bassa. Sono stati messi a punto altri vari sistemi basati sulla fumigazione o camera a gas utilizzando diversi prodotti insetticidi quali la formaldeide, il bromuro di etilene, vapori di cianuro, ossido di etilene, piretroidi e pesticidi di ogni genere.
Il sistema consiste nel creare una camera sigillata ermeticamente (di solito viene usati sacchi o bolle di polietilene; apparati del genere vengono prodotti industrialmente in varie dimensioni), nelle quali viene posto l’oggetto da disinfestare ed immesso il biocida. I gas che normalmente vengono impiegati, sono considerati per la legge italiana gas tossici e come tali sono soggetti al Regio Decreto N. 147 del 09-01-1927, che ne regola l’uso, la detenzione e l’acquisto. L’impiego dei suddetti gas, in base a tale legge, va effettuato da aziende con personale abilitato e inoltre non è possibile il loro impiego in ogni luogo.
Un grosso problema, inoltre, è dato dal fattore inquinante della maggior parte di essi. Il bromuro di etilene, per esempio, che viene proposto da alcune ditte italiane come trattamento ecologico, è considerato uno dei principali responsabili della formazione del buco dell’ozono ed è altamente cancerogeno. Il legno impregnato con questo gas, ne rilascerà i residui nell’ambiente per vari anni, e lo stesso discorso è valido anche per gli altri prodotti biocidi.
Sistemi non basati su prodotti tossici sono stati messi a punto ultimamente; ne citerò due che risultano essere validi, anche se suscettibili di miglioramenti (fra i quali un abbassamento dei costi che al momento sono abbastanza elevati): il primo si basa sulle interazioni dei campi magnetici con i magnetosomi che regolano i ritmi biologici animali. Mi è capitato spesso, in presenza di mobili posti in ambienti molto silenziosi, di proporre rimedi tipo sveglie rumorose poste all’interno del mobile stesso destando lo scetticismo del cliente.
Tabella Comparativa: Tipologie di Trattamenti per Insetti Xilofagi
| Tipo di Trattamento | Principio | Vantaggi | Svantaggi |
|---|---|---|---|
| Iniezione insetticida | Infiltrazione di insetticidi liquidi nei fori di sfarfallamento. | Tossicità relativamente bassa per l'uomo (per alcuni prodotti), mirato. | Efficacia variabile, non raggiunge tutte le larve, può lasciare residui. |
| Fumigazione/Camera a gas | Utilizzo di gas insetticidi in ambienti sigillati. | Alte percentuali di eliminazione, raggiunge ogni parte del legno. | Richiede personale abilitato, gas tossici, elevato impatto ambientale (per alcuni gas), rilascia residui a lungo termine. |
| Campi magnetici | Interazione con ritmi biologici animali. | Non tossico, ecologico. | Costi elevati, ancora in fase di miglioramento. |
| Rimedi "disturbo" | Rumore, luce e normale umidità. | Economico, non tossico. | Efficacia limitata a determinate specie (es. tarlo, capricorno), non risolutivo per infestazioni gravi. |
Valutazione Strumentale del Danno nelle Travi
Quando una VTA (Visual Tree Assessment) evidenzia segni di carie, il tecnico generalmente esegue un approfondimento strumentale. Quello che la natura fa, in molti casi, è "riciclare materiale che non serve più". Le cellule più interne del tronco, che compongono il legno più vecchio, non sono più meccanicamente cruciali perché la porzione più resistente è quella più esterna. La domanda quindi non è "è cavo?" ma "quanta parete residua c'è, dov'è, e di che qualità?".
Ecco alcune delle tecniche utilizzate:
- Tomografia sonica: Il tomografo sonico permette di analizzare una sezione del fusto o di una branca sfruttando le proprietà di diffusione del suono all’interno del legno. La corretta interpretazione dell’immagine che si ricava dall’esame consente di individuare, indirettamente, le parti di legno sano, quelle di legno eventualmente degradato e la presenza di cavità. Il dato ottenuto non riguarda la resistenza del legno, che viene quindi valutata in modo indiretto.
- Resistografia: Un trapano a bassissima velocità con punta sottile (3 mm) che registra la resistenza incontrata dalla punta mentre attraversa il legno. Permette di confermare puntualmente la profondità di una carie e la transizione tra legno sano e legno cariato.
Cosa non fare: Errori Comuni
Prima di giungere all’applicazione di sistemi così complessi e costosi, è bene procedere, come già detto, prima ad un risanamento dell’ambiente eliminando le cause dell’infestazione, successivamente pensare ad una disinfestazione che non sempre deve per forza essere chimica e, quindi, pericolosa anche per l’uomo.
- Non chiudere la cavità: Per anni si è usato cemento, schiume poliuretaniche, perfino mastici per "sigillare" le cavità. È esattamente l’opposto di quello che serve. La cavità ventilata si asciuga e rallenta la carie (Ossigeno e raggi UV sono ottimi "disinfettanti").
- Non tagliare i carpofori per "pulire": I carpofori sono solo la parte riproduttiva del fungo. Eliminarli non rimuove il micelio, che lavora già da anni nel legno.
- Non disinfettare la cavità di un albero cariato: Non funziona e può peggiorare le cose. I funghi cariogeni vivono dentro il legno, dove nessun disinfettante topico li raggiunge. Sostanze applicate sulla superficie della cavità danneggiano la barriera di compartimentalizzazione che l’albero ha costruito autonomamente. La gestione moderna della cavità è semplicemente lasciarla ventilata e monitorarne l’evoluzione nel tempo.
- Non abbattere senza valutazione strumentale: Vedere "un fungo" non basta per giustificare un abbattimento.